Poco meno di un mese fa a Reggio il blitz della Dda “Epicentro 2” ha aperto uno squarcio dei rapporti della ‘ndrangheta con settori grigi della politica ma anche del sindacato. Il coinvolgimento di Francesco e Domenico Stillittano, in particolare, ha messo in evidenza i loro rapporti con Alternativa Popolare, il movimento civico di Massimo Ripepi – attuale assessore della giunta Cannizzaro -.
“Meglio un voto in meno oggi che un’ombra sulla nostra dignità domani” aveva solennemente dichiarato in campagna elettorale Cannizzaro. Forse, con il senno di poi, quest’ultima frase potrebbe essere trasformata in “meglio un candidato in meno oggi che un’ombra sulla nostra dignità domani”. Ne avrà parlato sicuramente con il suo neo-assessore Massimo Ripepi a cui ha affidato le deleghe alla Protezione civile, all’edilizia residenziale pubblica e pure quelle sulle politiche dell’Area integrata dello Stretto. In passato candidato al Senato con Fratelli d’Italia, oggi in Calabria Ripepi è l’uomo di Stefano Bandecchi che lo ha nominato leader regionale di “Alternativa popolare”. E proprio in questa veste, Ripepi (che è anche pastore della chiesa cristiana “Pace”) ha scelto i candidati della sua lista a sostegno del futuro sindaco Francesco Cannizzaro. E tra gli aspiranti consiglieri c’era anche un commercialista di 58 anni, Francesco Stillittano, che non è stato eletto ma ha portato 261 voti al centrodestra e ad “Alternativa popolare”.
Il nome di Francesco Stillittano compare nelle carte dell’inchiesta “Epicentro 2”, l’operazione della Direzione distrettuale antimafia che la settimana scorsa ha portato all’arresto di 79 persone, compreso il figlio del commercialista, Domenico Stillittano. Quest’ultimo è il giovane che si è laureato nel 2024 in “Economia e commercio” e, per l’occasione, il padre aveva chiesto all’indagato Nicola Gattuso, “capo locale” di Oliveto, un singolare premio: una dote di ‘ndrangheta e, in particolare, quella del “vangelo”. 
La storia è stata raccontata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall’aggiunto Walter Ignazitto durante la conferenza stampa sul blitz, ma i due magistrati, a causa delle linee guida “bavaglio” dettate dal Csm, avevano omesso i riferimenti all’identità del commercialista. Che, però, stanno nell’ordinanza di custodia cautelare. La premessa è d’obbligo: Francesco Stillittano è privo di “pregiudizi penali e di polizia” ma nel fascicolo dell’inchiesta c’è la sua iscrizione nel registro degli indagati. Un atto dovuto dopo che i carabinieri sentono dalla sua viva voce le conversazioni intrattenute con esponenti di ‘ndrangheta. “Si laurea e gli voglio fare un regalo a mio figlio”. Alla richiesta del candidato, il boss risponde picche (“Non dire che gli possiamo dare il ‘Vangelo’ a tuo figlio!”) e trova d’accordo anche l’indagato Fortunato Marino che gli investigatori indicano essere un altro “capo locale”, quello della frazione di Aretina: “Minchia – dice – ma deve rompere le palle, cioè ci deve far passare per ridicoli a noi, se no non è lui!… noi siamo ridicoli quando facciamo queste cose”.
Secondo Marino, infatti, Gattuso dovrebbe chiarire a Stillittano che, a suo figlio, di regali “gliene ha fatti tre”. I pm non hanno dubbi: significa che al neo-laureando, nonostante la giovane età (classe 2001) “in passato gli sono state conferite altre doti di ndrangheta”.
Tornando al padre commercialista, nei suoi confronti i carabinieri ritengono di aver acquisito “elementi indizianti” che “hanno consentito di delineare un robusto quadro probatorio tale da ritenere qualificata la sua piena organicità all’associazione mafiosa denominata ndrangheta”. Nelle carte, infatti, si parla di una “sua consapevole, stabile e perdurante compartecipazione alle dinamiche” mafiose. A riscontro ci sono numerose conversazioni dove i carabinieri, per esempio, sentono lo stesso Stillittano dire: “Mi hanno chiamato per dargli, che gli diamo… la ‘Santa’ (altra dote di ‘ndrangheta, ndr)… al figlio di Giovanni Esposito, a Totò…. Ho detto: ‘che cazzo stai dicendo?”.
Negli ambienti mafiosi, solo chi ha un grado superiore può dire la sua sulle doti da assegnare agli affiliati. Per questo secondo gli investigatori, l’aspirante consigliere comunale era in “possesso di una elevata dote di ndrangheta”. Che consentiva al commercialista di dispensare addirittura consigli anche su quali bar frequentare sconsigliando quelli pieni “di telecamere e di microspie”. Oltre all’associazione mafiosa, Francesco e Domenico Stillittano sono sotto inchiesta per un illecito giro di moneta falsa.
Eppure nessuno finora ha “osato” tirare fuori le connessioni tra la famiglia Stillittano e la Cisl della potentissima famiglia Sbarra. Luigi “Gigi” come tutti sanno è addirittura sottosegretario nel governo Meloni e la sorella Nausica tiene le redini del sindacato a Reggio. E finalmente qualcuno ci ha inviato una lettera che apre uno squarcio di amara verità. La pubblichiamo di seguito.
Stimatissimo dott. Carchidi,
la vorrei informare che Domenico Stillittano, arrestato nel maxi blitz della Dda di Reggio “Epicentro 2”, titolare insieme al padre Francesco Stillittano, di uno studio commerciale convenzionato con il Caf Cisl di Reggio, è un dipendente del Caf Cisl di Reggio e svolgeva la sua attività lavorativa in qualità di consulente fiscale anche presso la nuova sede del Caf Cisl del comune di Villa San Giovanni. Il soggetto in questione, visto lo spessore criminale dedito a imporre sul territorio la propria volontà, è stato assunto per precisa scelta e volontà della segretaria generale della Cisl di Reggio Nausica Sbarra, dopo che la stessa, riuscendo nel suo intento, si era adoperata a tal punto per fare “allontanare” Simona Calabrò, la quale, nei mesi scorsi, esasperata, ha rassegnato le dimissioni.
C’è da evidenziare che la Calabrò era una dei consulenti più apprezzati per capacità e professionalità del Caf Cisl di Reggio e ha prestato servizio, da oltre trent’anni, sia nella sede di Reggio che in quella di Villa. Nausica Sbarra ha uno stretto legame di amicizia personale con la sorella dello Stillittano Francesco… ed è quasi superfluo rilevare che i due Stillittano, padre e figlio, avendo a disposizione lo studio commerciale, su richiesta della Sbarra hanno stipulato una convenzione con il Caf Cisl di Reggio, al quale hanno passato numerose pratiche fiscali, oltre a quelle di disoccupazione agricola, Isee, fascicoli aziendali eccetera, oltre che al patronato Inas Cisl di Reggio. Il tutto probabilmente ponendo come condizione per la “collaborazione” in convenzione con la Cisl, l’allontanamento della dipendente Simona Calabrò, così da favorire facilmente l’assunzione di Domenico Stillittano che, periodicamente, negli anni scorsi, aveva già prestato la sua attività lavorativa presso la sede del Caf Cisl di Reggio, essendo peraltro anche parente del responsabile provinciale del Caf Cisl di Reggio.
E’ superfluo supporre, visto lo strapotere mafioso, l’influenza che gli stessi Stillittano esercitavano sul territorio al fine di favorire l’incremento del numero delle pratiche da girare alla Cisl e ai servizi Caf Cisl e Inas Cisl da essa gestiti, con piena soddisfazione di Nausica Sbarra. Ed è notorio che nella Ust Cisl di Reggio, così come nel Caf Cisl e nell’Inas Cisl, le assunzioni di personale le decidono solo ed esclusivamente Nausica Sbarra e suo fratello Luigi Gigi Sbarra, che non ha certo bisogno di presentazioni… (Lettera firmata)
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