Aumenti contrattuali al 5% nel 2027: chi ne ha diritto


Gli aumenti contrattuali tassati al 5% sono un’agevolazione della legge di bilancio 2026: per i dipendenti privati con reddito da lavoro dipendente 2025 fino a 33.000 euro, gli aumenti dei contratti nazionali rinnovati tra il 2024 e il 2026 e pagati nel 2026 sono tassati con un’imposta sostitutiva del 5% invece che con IRPEF e addizionali. Vale per oltre 4 milioni di lavoratori e scade il 31 dicembre. La proroga al 2027, che costa circa un miliardo insieme a quella su turni e notturni, è tra le misure più probabili della manovra ma non è ancora scritta. Il nostro calcolo mostra che chi ci guadagna di più è chi sta appena sotto la soglia: con una RAL di 36.000 euro il risparmio arriva a 930 euro.

Le aliquote ordinarie che si applicherebbero senza proroga sono spiegate nell’articolo sull’IRPEF 2027 e lo stipendio netto; il quadro della manovra è nella guida alla legge di bilancio 2027.

Aumenti contrattuali tassati al 5%

Aumenti contrattuali al 5%: chi ne ha diritto

Ne ha diritto il dipendente privato con reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente fino a 33.000 euro. Si sommano tutti i redditi da lavoro dipendente, anche da più datori; il pubblico impiego è escluso.

Requisito Regola 2026 (legge 199/2025) Cosa servirebbe nel 2027 con la proroga
Chi Dipendenti del settore privato Dipendenti del settore privato
Limite di reddito Reddito da lavoro dipendente 2025 fino a 33.000 € Probabilmente reddito 2026 fino a 33.000 €
Quali contratti CCNL rinnovati tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026 Da definire: estensione ai rinnovi 2027 non ancora nota
Quali somme Aumenti pagati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 Aumenti pagati nel 2027
Aliquota 5% al posto di IRPEF e addizionali 5%
Come si applica Automaticamente in busta paga, con possibilità di rinuncia scritta Probabilmente identico

Le istruzioni operative sono nella circolare 2/E del 24 febbraio 2026 dell’Agenzia delle Entrate. Il datore di lavoro applica l’imposta in automatico: non serve presentare domanda. Chi ha avuto più datori nel 2025 deve consegnare all’attuale le altre Certificazioni Uniche, per permettere la verifica della soglia.

La soglia in termini di busta paga

Il limite di 33.000 euro riguarda il reddito imponibile, non la RAL. Al netto dei contributi a carico del dipendente, pari al 9,19%, corrisponde a una RAL di circa 36.300 euro. È una soglia “a scalino”: un euro di reddito in più fa perdere l’intera agevolazione, non solo la parte eccedente.

Quali aumenti rientrano e quali no

Rientrano solo gli aumenti che derivano dal rinnovo del contratto nazionale. Il resto della retribuzione resta tassato con le aliquote ordinarie.

Rientra nel 5% Resta tassato normalmente
Aumenti dei minimi tabellari del CCNL rinnovato Scatti di anzianità e straordinari
Quote di aumento su tredicesima e quattordicesima Una tantum a copertura della carenza contrattuale
Superminimo assorbito dall’aumento Aumenti da accordi aziendali o territoriali
Tranche 2026 di aumenti scaglionati Somme che incidono sul TFR, ferie e permessi

I contributi INPS restano dovuti anche sugli aumenti agevolati: il 5% sostituisce solo IRPEF e addizionali. Le somme tassate al 5% non entrano nel reddito complessivo, ma contano per verificare il diritto al trattamento integrativo.

Il calcolo: quanto si risparmia con il 5%

Con un aumento di 1.300 euro l’anno il risparmio va da circa 300 a oltre 600 euro, secondo la RAL. Abbiamo confrontato l’imposta ordinaria con l’imposta sostitutiva per diversi livelli di stipendio.

RAL Aumento annuo lordo Tasse con IRPEF ordinaria Tasse con il 5% Risparmio
22.000 € 1.300 € 362 € 59 € 303 €
26.000 € 1.300 € 403 € 59 € 344 €
30.000 € 1.300 € 444 € 59 € 385 €
33.000 € 1.300 € 516 € 59 € 457 €
36.000 € 1.300 € 663 € 59 € 604 €
36.000 € 2.000 € 1.020 € 91 € 930 €

Stima per un dipendente privato senza familiari a carico: contributi al 9,19%, IRPEF 2026 con detrazioni per lavoro dipendente e misure del cuneo fiscale, addizionali al 2%. L’imposta al 5% si applica all’aumento al netto dei contributi.

Il risultato è controintuitivo: il beneficio cresce proprio vicino alla soglia. Tra 35.000 e 44.000 euro di RAL, come abbiamo calcolato nell’articolo sull’IRPEF, su ogni euro lordo in più ne restano circa 40 centesimi, perché al 33% si somma la perdita del bonus cuneo e delle detrazioni. Per chi sta appena sotto i 36.300 euro, il 5% funziona come un ombrello aperto nel momento esatto in cui piove più forte.

Quanto si perde senza proroga

Se la misura non venisse rinnovata, dal 2027 lo stesso aumento di 1.300 euro costerebbe a un dipendente con RAL di 30.000 euro circa 385 euro di tasse in più. Su un aumento medio dei rinnovi recenti, è come restituire al fisco quasi un terzo del beneficio contrattuale.

Chi supera la soglia ha comunque altre leve per alleggerire le tasse sullo stipendio. La più efficace è il fondo pensione, che riduce il reddito imponibile: quanto vale per ogni fascia lo abbiamo calcolato nell’articolo sulla deducibilità del fondo pensione 2027. E se l’aumento del contratto non basta, vale la pena guardare dove si lavora meglio in Italia secondo i dipendenti.

La proroga nella manovra 2027

La proroga è considerata la misura più probabile perché già sperimentata, ma il testo non c’è ancora. Restano aperte tre questioni: il limite di reddito, i contratti interessati e l’eventuale estensione ai rinnovi firmati nel 2027.

  • Costo: circa un miliardo, insieme alla proroga dell’imposta al 15% su notturni, festivi e turni.
  • Limite di reddito: le ricostruzioni di stampa danno per probabile la conferma dei 33.000 euro.
  • Giovani: è in discussione una versione al 5% per gli aumenti agli under 35, alternativa alla no tax area per i giovani.

Cosa ha detto il governo e cosa potrebbe cambiare

La premier Meloni ha annunciato la conferma della misura per il 2027 al congresso della UIL il 2 luglio 2026; il sindacato chiede di estenderla anche al 2028. Il 12 ottobre, in audizione sul documento di finanza pubblica, il ministro Giorgetti ha ripetuto che il governo continuerà a sostenere gli aumenti, senza però impegnarsi sui dettagli.

Secondo InformazioneFiscale le modifiche possibili sono tre: limitare la proroga a chi ne beneficia già, cambiare il periodo dei rinnovi ammessi o modificare il tetto di 33.000 euro. Nel 2026 la misura costa circa 570 milioni.

Quanti lavoratori riguarda davvero

Secondo l’ISTAT, gli undici rinnovi contrattuali dell’ultimo anno hanno interessato circa 3,1 milioni di dipendenti, mentre il 10,9% dei lavoratori aspettava ancora il rinnovo. La CGIL stima un beneficio medio di circa 126 euro l’anno per lavoratore: modesto in media, perché molti aumenti sono piccoli o arrivano a metà anno. Il nostro calcolo mostra che, per chi riceve un aumento pieno, il risparmio è da due a sette volte più alto.

Per il 2027 sono invece già coperti i premi di produttività tassati all’1% fino a 5.000 euro, una misura diversa che riguarda i premi aziendali e non gli aumenti del contratto nazionale.

Notturni, festivi e turni al 15%

Per il 2026 le maggiorazioni per lavoro notturno, festivo, nel riposo settimanale e le indennità di turno sono tassate al 15% fino a 1.500 euro l’anno, per chi ha avuto nel 2025 un reddito da lavoro dipendente fino a 40.000 euro. Il governo valuta di rinnovarla o di portarla al 5%: su 1.500 euro di maggiorazioni varrebbe 150 euro netti in più l’anno.

Cosa controllare in busta paga

  • Voce dedicata: l’aumento agevolato deve comparire con l’imposta sostitutiva separata dall’IRPEF.
  • Conguaglio di dicembre: eventuali errori dei primi mesi vengono corretti a fine anno, come spiegato nella guida alla busta paga di dicembre 2026.
  • Tredicesima: anche la quota di aumento nella tredicesima è agevolata; i conti sono nella guida alla tredicesima 2026.
  • Errori non corretti: si recuperano con il 730 o il modello Redditi del 2027.

Chi ha anche una partita IVA forfettaria deve tenere presente che il reddito da lavoro dipendente conta anche per un’altra soglia: dal 2027 il limite per restare forfettari torna a 30.000 euro. Il tema dei salari bassi resta aperto anche oltre il fisco: lo abbiamo affrontato nell’analisi sul salario minimo in Italia. Do ut des, dicevano i romani: do perché tu dia. Lo Stato rinuncia a una parte delle tasse perché le imprese rinnovino i contratti; senza proroga, lo scambio si interrompe proprio nell’anno dell’inflazione più alta.

La nostra serie sul fisco 2027 di partite IVA e famiglie

Domande frequenti

Chi ha diritto alla tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali?

I dipendenti privati con reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente fino a 33.000 euro. L’aumento deve derivare da un contratto nazionale rinnovato tra il 2024 e il 2026. I dipendenti pubblici sono esclusi.

La tassazione al 5% sugli aumenti vale anche nel 2027?

Solo se la legge di bilancio 2027 la proroga: oggi la misura scade il 31 dicembre 2026. La proroga è considerata probabile e costerebbe circa un miliardo insieme all’agevolazione su turni e notturni.

Devo fare domanda per avere il 5%?

No, il datore di lavoro la applica in automatico in busta paga. Il lavoratore può rinunciare per iscritto. Se nel 2025 ha avuto più datori, deve consegnare le altre Certificazioni Uniche.

Sugli aumenti al 5% si pagano i contributi INPS?

Sì, i contributi restano dovuti. L’imposta sostitutiva del 5% prende il posto solo di IRPEF e addizionali regionale e comunale.

Quanto si risparmia con il 5% sugli aumenti?

Con un aumento di 1.300 euro l’anno, da circa 300 a 600 euro secondo la RAL. Il risparmio è maggiore per chi ha una RAL tra 33.000 e 36.000 euro, dove l’aliquota effettiva ordinaria è più alta.

Fonti e avvertenze

La misura è prevista dall’articolo 1, comma 7, della legge 199/2025; le istruzioni sono nella circolare 2/E del 24 febbraio 2026 dell’Agenzia delle Entrate. Per i contributi il riferimento è l’INPS. Lo stato della proroga è aggiornato al 19 ottobre 2026 sulla base del Documento programmatico di bilancio del Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle ricostruzioni di stampa. I calcoli sono stime editoriali con ipotesi dichiarate.


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