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In Campidoglio la firma storica: ANCI e Autorità di bacino dell’Appennino centrale unite per l’acqua e il territorio
L’Aula Giulio Cesare del Campidoglio ha ospitato un momento istituzionale di grande rilevanza per il futuro dei territori italiani: ANCI e l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa destinato a rafforzare il supporto ai Comuni nella pianificazione territoriale, nella gestione del rischio idrogeologico e idraulico, nella tutela delle risorse idriche e nella transizione digitale.
La firma è avvenuta nell’ambito del Consiglio tematico “Comuni Italiani – Pianeta Acqua”, promosso dalla Conferenza nazionale ANCI dei Presidenti dei Consigli comunali. L’accordo avrà durata fino al 31 dicembre 2028 e coinvolge direttamente i 901 Comuni del Distretto idrografico dell’Appennino centrale.
Manfredi: “Non lasciamo mai soli i Comuni, specialmente quelli medio-piccoli”
Il presidente dell’ANCI e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha sottolineato il valore strategico dell’intesa per gli enti locali di tutta Italia: «La gestione delle risorse idriche e la mitigazione del rischio idrogeologico sono urgenze che i sindaci affrontano ogni giorno in prima linea. Come ANCI, il nostro obiettivo è non lasciare mai soli i Comuni, specialmente quelli medio-piccoli, sostenendoli nella loro capacità tecnica e amministrativa».
Manfredi ha evidenziato come il Protocollo introduca una svolta concreta nelle procedure operative: «Questo accordo semplifica le procedure e accelera i tempi grazie alla transizione digitale e a strumenti interoperabili. Mettere l’innovazione a disposizione dei tecnici comunali significa garantire decisioni più rapide e basate su dati scientifici, coniugando lo sviluppo economico con la sicurezza e la sostenibilità ambientale».
Cosa prevede il Protocollo: dal Digital Twin alla formazione
L’accordo si articola su cinque pilastri operativi che coprono l’intero ciclo della gestione territoriale, dalla conoscenza alla prevenzione.
Il primo e più innovativo è la diffusione del Digital Twin di distretto, il sistema digitale georeferenziato sviluppato dall’Autorità di bacino per il monitoraggio del territorio e il supporto alle decisioni amministrative. Uno strumento che consente ai tecnici comunali di disporre di una rappresentazione digitale aggiornata e scientificamente fondata del proprio territorio.
A questo si affiancano la realizzazione di attività formative rivolte ad amministratori e tecnici comunali, la predisposizione di linee guida, vademecum e strumenti operativi condivisi, il rafforzamento dell’interoperabilità dei dati territoriali e ambientali e il sostegno all’accesso dei Comuni a opportunità di finanziamento nazionali ed europee.
Particolare rilievo assume il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali nell’aggiornamento delle mappe di pericolosità e di rischio, attraverso la condivisione di dati, studi, rilievi ed evidenze territoriali utili a migliorare la qualità della pianificazione pubblica.
Casini: “I Comuni sono il primo presidio del territorio”
Il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale Marco Casini ha inquadrato il Protocollo in una visione di sistema: «Intendiamo mettere a disposizione dei Comuni un quadro di collaborazione concreto, operativo e continuativo. La gestione dell’acqua, del suolo e del rischio idrogeologico richiede oggi una forte integrazione tra pianificazione di bacino, governo del territorio, conoscenza digitale e capacità amministrativa locale».
La chiave di volta, per Casini, è il potenziamento delle capacità locali: «I Comuni sono il primo presidio del territorio: sostenerli con strumenti, dati, procedure e formazione significa rendere più efficace la prevenzione e più sicure le comunità».
Tantillo: “A 15 anni dal referendum, l’acqua resta un bene comune”
Il coordinatore nazionale della Conferenza ANCI dei Presidenti dei Consigli comunali e presidente del Consiglio comunale di Palermo Giulio Tantillo ha collocato l’accordo in una cornice più ampia, richiamando un anniversario significativo: «A quindici anni dal referendum sull’acqua pubblica, ribadiamo che l’acqua è un bene comune essenziale e una priorità strategica per il futuro delle nostre comunità».
Tantillo ha poi indicato l’obiettivo di lungo periodo: «Costruire una rete nazionale di Comuni impegnati nella tutela delle risorse idriche e nell’adattamento climatico», sottolineando come di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici i Comuni debbano poter contare su strumenti concreti per pianificare, prevenire i rischi e rafforzare la resilienza dei territori.
Celli: “Roma Capitale orgogliosa di ospitare questo impegno comune”
La presidente dell’Assemblea Capitolina e vicaria della Conferenza dei Consigli comunali di ANCI Svetlana Celli ha sottolineato il ruolo centrale dei Consigli comunali in questo processo: «La tutela dell’acqua è una priorità. La prevenzione del rischio idrogeologico e l’adattamento ai cambiamenti climatici richiedono una visione condivisa e la capacità di mettere in rete competenze, dati e responsabilità».
Celli ha poi espresso soddisfazione per la scelta del Campidoglio come sede dell’evento: «Siamo orgogliosi, come Assemblea Capitolina e Roma Capitale, di aver ospitato in Campidoglio questo momento di confronto e di impegno comune».
Il Comitato ANCI-AUBAC: governance e monitoraggio fino al 2028
Per garantire l’attuazione concreta del Protocollo, l’accordo prevede l’istituzione di un Comitato di coordinamento ANCI-AUBAC, incaricato di programmare le attività, monitorarne l’attuazione e promuovere il coinvolgimento delle amministrazioni comunali nei tavoli tecnici e nei gruppi di lavoro previsti dall’intesa.
Un meccanismo di governance strutturato che trasforma il Protocollo da documento di intenti in strumento operativo, con scadenze, responsabilità e obiettivi verificabili fino al termine del 2028. Un modello di collaborazione istituzionale che potrebbe diventare riferimento per altri distretti idrografici italiani, in un Paese che affronta ogni anno con crescente urgenza le conseguenze del dissesto idrogeologico e della crisi climatica.
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