Il 75-83 del Flaminio consegna alla Tezenis Verona la salita in Serie A e chiude una finale playoff che aveva preso una piega netta nelle prime due partite, prima della reazione romagnola in gara 3. Il verdetto arriva con una partita tutt’altro che lineare: Verona scappa, Rimini rientra, poi Federico Zampini firma i tiri che separano la festa gialloblù dal tentativo di portare la serie alla bella.
Il pezzo entra nei parziali, nei tabellini e nelle scelte che hanno orientato la partita del 14 giugno 2026 al PalaFlaminio.
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Il risultato fissato dal Flaminio
La partita si è chiusa sul 75-83 con una progressione che spiega bene la tensione della serata: 16-30 dopo il primo quarto, 44-46 all’intervallo e 61-61 al trentesimo. Il margine finale dice otto punti, però dentro quei numeri c’è una gara passata dal controllo veronese alla piena parità prima dell’ultimo strappo.
Il successo vale il 3-1 nella serie e cancella gara 5 dal calendario. La Tezenis aveva già vinto i primi due atti a Verona, poi aveva perso il primo match point al Flaminio. La risposta in trasferta pesa proprio per questo: arrivava dopo l’unica sconfitta della finale e con Rimini spinta dal proprio pubblico.
Quaranta minuti con due partite dentro
Il primo quarto ha orientato subito la serata. Verona è salita fino al 30-16 dopo dieci minuti, poi Bolpin ha aperto il secondo periodo con la tripla del +17. Da lì Rimini ha alzato la pressione difensiva e ha accorciato fino al 44-46 dell’intervallo, trasformando una gara avviata verso il controllo ospite in una sfida di nervi.
Nel terzo periodo il copione si è ulteriormente chiuso. Rimini ha trovato anche il sorpasso, Verona ha assorbito il colpo e Diego Monaldi ha firmato la tripla del 61-61 alla sirena. Le due triple di Zampini negli ultimi possessi sono registrate anche nella cronaca di Scaligera Basket, dentro una chiusura gestita con freddezza dai gialloblù.
Il peso delle rotazioni gialloblù
Il tabellino mostra un dato utile: Verona ha mandato nove giocatori a referto e otto hanno segnato almeno 7 punti. Tyrus McGee ha chiuso a 15, Lorenzo Ambrosin a 12; Zampini si è fermato a 11 con il tiro che ha deciso il finale. Riccardo Bolpin ha aggiunto 10 punti e ha aperto il secondo periodo con la tripla del massimo vantaggio.
Rimini ha trovato la produzione più alta da Ivan Alipiev, autore di 20 punti e 9 rimbalzi. Gora Camara ha aggiunto 19 punti, con presenza interna costante fino alle azioni conclusive. Pierpaolo Marini ha contribuito con 13, dato che conferma quanto la Dole abbia retto la sfida fino alla soglia della volata.
La partita nei tiri dall’arco
Il dato di tiro aiuta a leggere l’andamento meglio del semplice punteggio: Verona ha chiuso con 18/34 da due e 13/27 dall’arco. Rinascita Basket Rimini riporta nel proprio tabellino anche il 48% veronese da tre, una percentuale che chiarisce il primo strappo gialloblù.
La precisione perimetrale ha inciso soprattutto sullo spazio. Una squadra che segna dall’arco con continuità costringe la difesa ad aprirsi; quando il finale si è ristretto, quella memoria di partita ha dato a Zampini il margine per alzarsi in ritmo.
La serie prima del colpo esterno
La finale era partita a Verona con due successi interni: 84-74 in gara 1 e 84-76 in gara 2. Rimini aveva riaperto il confronto al Flaminio con l’82-70 di gara 3, togliendo alla Tezenis il primo match point e restituendo pressione al quarto atto.
La gara del 14 giugno ha misurato la capacità di Verona di assorbire la sconfitta di due giorni prima. La risposta è arrivata attraverso una gestione diversa dei possessi finali: meno forzature frontali e più responsabilità affidata ai piccoli, con Zampini chiamato a colpire sul lato forte.
La Lega Nazionale Pallacanestro aveva definito la finale al meglio delle cinque partite, con Verona quarta nel tabellone playoff e Rimini nona dopo il Play-In. Il regolamento indicava la vincente della finale come seconda squadra promossa nella Serie A 2026/27.
Il primo posto della stagione regolare aveva già portato Scafati direttamente in Serie A. Il risultato di Rimini completa dunque la coppia di neopromosse e consegna alla LBA una piazza tornata ad affacciarsi al piano alto appena tre stagioni dopo l’ultima partecipazione.
Ramagli, quinta salita personale
Il nome di Alessandro Ramagli pesa sul verdetto. Il tecnico livornese aggiunge Verona 2026 a un percorso già passato per Biella da vice, Pesaro, Virtus Bologna e la stessa Verona nel 2022. ANSA indica questa quinta promozione come record assoluto nel basket italiano.
Il tratto interessante è il rientro in panchina durante la stagione. Nelle parole diffuse dal club dopo gara 4, Ramagli ha ricordato di essere arrivato quattro mesi prima e ha ringraziato un gruppo che gli ha permesso di incidere in tempi stretti. La frase restituisce il nucleo sportivo della promozione: un allenatore inserito in corsa ha trovato risposte immediate in una squadra già costruita per competere.
Il ritorno dopo l’annata 2022/23
Il rientro nel massimo campionato avviene a tre anni dall’ultima presenza in Serie A, chiusa nel 2023 con la retrocessione. Quella cadenza temporale è confermata anche da Sky Sport, che collega il ritorno alla vittoria della serie su Rimini.
Dentro questo intervallo Verona ha attraversato una A2 complessa, con roster cambiati e un profilo competitivo ricostruito per tornare rapidamente in alto. La promozione del 2026 assume valore per un motivo semplice: accorcia la distanza tra l’ultima uscita dalla LBA e il nuovo ingresso senza trasformare il club in una realtà di lungo esilio dalla massima serie.
Rimini ha ceduto solo nell’ultimo strappo
La Dole ha costruito una rimonta vera dopo il 16-33 e ha portato la gara fino all’ultima curva. Le due triple di Zampini dalla parità sono indicate anche da Il Resto del Carlino come la svolta della serata, dopo una lunga rincorsa riminese e un consumo di energie evidente.
Il limite della serata romagnola sta qui: l’enorme lavoro per rientrare ha lasciato meno lucidità nei possessi terminali. Alipiev e Camara hanno tenuto in piedi l’attacco, però Verona ha trovato tiri più puliti quando il punteggio chiedeva scelte fredde.
Il cambio di marcia nei playoff
La promozione ha una chiave utile nel ritorno di Ramagli a metà stagione, elemento richiamato anche da Basket Magazine. Il dato sportivo più utile, oltre al profilo emotivo, è la continuità del rendimento nei playoff: Verona ha perso una sola volta nella finale e ha convertito il secondo match point.
Questa continuità racconta una squadra capace di alternare soluzioni. Quando McGee ha dato punti in avvio, Verona ha corso. Quando Rimini ha tolto ritmo al palleggio, sono servite letture più pazienti. Quando la gara è tornata in bilico, la responsabilità è finita nelle mani di Zampini.
Da gara 4 alla prossima LBA
Per la LBA 2026/27 l’ingresso di Verona porta una piazza con identità definita e una base di pubblico riaccesa dalla corsa playoff. Le due triple di Zampini sono richiamate anche da Sportando come ultimo strappo. Il valore della giocata nasce da ciò che l’ha preceduta: Verona aveva già costretto Rimini a rincorrere per lunghi tratti e ha ritrovato quel vantaggio emotivo appena la palla ha pesato di più.
La serata del Flaminio contiene anche un messaggio gestionale: la Tezenis ha vinto fuori casa una gara che aveva iniziato dominando e poi rimesso in discussione. La maturità competitiva sta nella seconda risposta, quella arrivata dopo la rimonta subita.
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Junior Cristarella
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