COMUNICATO STAMPA
EMODINAMICA ITINERANTE IN CALABRIA, ASU: «UNA SALA NON BASTA. LA SICUREZZA DIPENDE DALL’INTERO SISTEMA»
«Ridurre liste d’attesa e spostamenti è un obiettivo condivisibile. Ma prima dell’avvio servono garanzie verificabili su équipe, assistenza post-procedura, gestione delle complicanze, tempi di trasferimento, volumi ed esiti»
Calabria, 17/08/2026 – Il progetto regionale di emodinamica itinerante merita un confronto serio, trasparente e fondato su criteri clinici e organizzativi. Come cardiologo e come Dirigente Sindacale, Coordinatore regionale del Sindacato ASU ritengo necessario chiarire preliminarmente un punto: non si tratta di essere favorevoli o contrari alla medicina di prossimità, né di contrapporre gli ospedali Hub agli Spoke. Ridurre le liste d’attesa, limitare gli spostamenti dei pazienti e rendere le prestazioni maggiormente accessibili sul territorio rappresentano obiettivi condivisibili. La questione sulla quale riteniamo necessario concentrare l’attenzione è un’altra: quali garanzie organizzative assicurano al paziente qualità e sicurezza durante la procedura, nelle ore successive e soprattutto nell’eventualità di una complicanza?
UNA SALA NON È UN SISTEMA
Una sala angiografica moderna e adeguatamente attrezzata costituisce una componente fondamentale dell’attività di emodinamica, ma non esaurisce da sola il sistema assistenziale necessario.
La sicurezza di una procedura invasiva dipende dall’insieme dell’organizzazione nella quale essa viene eseguita: esperienza dell’operatore e dell’équipe, infermieri e tecnici adeguatamente formati, assistenza cardiologica, UTIC, anestesia e rianimazione, diagnostica, protocolli condivisi e capacità di riconoscere e affrontare tempestivamente le eventuali complicanze.
Un emodinamista esperto conserva naturalmente la propria competenza spostandosi da un ospedale all’altro. Ma l’esperienza organizzativa di un centro non coincide con quella del singolo professionista. Essa nasce anche dall’attività ripetuta dell’intera équipe, dai volumi, dall’addestramento, dalla standardizzazione delle procedure e dalla capacità del sistema di reagire all’imprevisto.
PROGRAMMATA NON SIGNIFICA PRIVA DI RISCHI
Una coronarografia o un’angioplastica eseguite in elezione sono procedure programmate. Ciò non significa, tuttavia, che siano prive di possibili complicanze.
Nel corso o successivamente a una PCI possono verificarsi eventi che richiedono una risposta tempestiva, fino alla necessità, in determinate circostanze, di un nuovo intervento urgente.
Per questo la valutazione del modello non può limitarsi alla domanda “chi esegue la procedura?”, ma deve comprendere anche quella successiva: “che cosa accade se il paziente presenta una complicanza?”
La DGR Calabria n. 400 del 21 luglio 2026, secondo quanto previsto nel modello organizzativo, distingue l’attività H24 dei Centri Hub per la gestione dello STEMI dalle attività H6-H12 previste per attività programmate e contempla protocolli condivisi con gli Hub e procedure per il trasferimento in sicurezza in caso di complicanze. Proprio questa previsione pone una questione organizzativa concreta: se una complicanza clinicamente rilevante insorge quando l’équipe itinerante ha terminato la propria attività nello Spoke, quale percorso viene immediatamente attivato?
Quali professionisti sono presenti? Quali risorse sono immediatamente disponibili? È prevista una copertura interventistica? Quando è necessario il trasferimento, quali sono i tempi organizzativi previsti per raggiungere l’Hub? Sono domande, non conclusioni precostituite. E proprio perché riguardano la sicurezza del paziente meritano risposte chiare e documentate.
IL TEMPO DI “RESCUE” CONTA
La previsione di protocolli per il trasferimento rappresenta una componente importante dell’organizzazione. Ma un protocollo deve potersi tradurre in una risposta concretamente efficace.
Per questo riteniamo utile conoscere non soltanto l’esistenza formale del percorso, ma anche le modalità di attivazione, stabilizzazione e trasporto del paziente e la presa in carico da parte del centro ricevente.
Va chiarito un aspetto fondamentale: non stiamo affermando che una procedura elettiva debba essere eseguita esclusivamente in un Hub, né che un percorso Hub-Spoke sia, per sua natura, insicuro.
Chiediamo invece che, per le procedure e i pazienti selezionati, le condizioni di sicurezza del modello siano definite attraverso criteri clinici e organizzativi espliciti e successivamente verificate attraverso i risultati.
VOLUMI, ESPERIENZA ED ESITI DEVONO ESSERE MISURABILI
Il D.M. 70/2015 attribuisce rilievo al rapporto tra volumi di attività ed esiti e individua standard anche per l’angioplastica coronarica percutanea.
È quindi opportuno chiarire come saranno considerati i volumi delle attività svolte nei diversi presidi, quali indicatori saranno adottati e con quali modalità saranno monitorati gli esiti.
Anche su questo punto non formuliamo anticipatamente un giudizio di illegittimità o inadeguatezza del modello.
Poniamo una questione differente: se viene introdotto un nuovo assetto organizzativo, devono essere chiariti preventivamente gli standard con i quali verrà valutato e successivamente resi disponibili i risultati necessari a verificarne il funzionamento.
PROSSIMITÀ E SICUREZZA NON DEVONO ESSERE CONTRAPPOSTE
La prossimità territoriale rappresenta un valore.
Ridurre gli spostamenti dei pazienti e delle loro famiglie può costituire un beneficio importante, soprattutto nei territori nei quali raggiungere i centri maggiori comporta difficoltà.
Ma prossimità e sicurezza non devono diventare alternative: l’obiettivo deve essere garantire entrambe.
Per le procedure programmate il cittadino deve poter ricevere informazioni comprensibili sul percorso proposto, sui suoi benefici e rischi e sulle possibili alternative, affinché la scelta possa essere realmente consapevole.
IL NUOVO MODELLO NON DEVE INDEBOLIRE GLI HUB
Un ulteriore aspetto merita di essere verificato.
Se le équipe itineranti saranno costituite utilizzando professionisti che già garantiscono l’attività degli Hub regionali, è importante documentare che il nuovo modello non determini una riduzione della capacità assistenziale dei centri chiamati a garantire l’emergenza H24 e i casi a maggiore complessità.
Non affermiamo che questo effetto si verificherà. Chiediamo che l’organizzazione degli organici consenta di escluderlo e che ciò sia verificabile.
Decongestionare gli Hub è un obiettivo condivisibile se il risultato complessivo è il rafforzamento della rete, non la semplice redistribuzione di risorse professionali già limitate.
QUATTRO DOMANDE CHE MERITANO UNA RISPOSTA
ASU ritiene pertanto utile che siano chiariti pubblicamente almeno quattro aspetti:
- Chi garantisce l’assistenza immediata al paziente se una complicanza insorge dopo la conclusione dell’attività dell’équipe itinerante nello Spoke?
- Quali modalità e tempi organizzativi sono previsti per l’eventuale trasferimento urgente verso l’Hub e quali risorse sono disponibili per assistere il paziente nell’intervallo?
- Con quali organici sarà realizzato il progetto e come verrà garantito che l’impiego delle équipe itineranti non riduca la capacità assistenziale degli Hub H24?
- Saranno resi disponibili, secondo criteri scientificamente appropriati, dati relativi a volumi, complicanze, trasferimenti urgenti, reinterventi e indicatori di esito?
Non sono domande politiche.
Sono domande cliniche e organizzative alle quali è possibile rispondere con protocolli, organizzazione, tempi, numeri e risultati.
UN PROGETTO SPERIMENTALE DEVE ESSERE MISURATO
Un modello innovativo deve avere la possibilità di dimostrare sul campo la propria efficacia.
Se l’emodinamica itinerante riuscirà a ridurre le attese e gli spostamenti, mantenendo adeguati standard di qualità e sicurezza, saranno i risultati a documentarlo.
Per questo riteniamo particolarmente importante che siano definiti sin dall’inizio indicatori verificabili e che il monitoraggio consenta di valutare concretamente il funzionamento del progetto.
La trasparenza non ostacola una sperimentazione: contribuisce a renderla credibile.
ASU: «RAFFORZARE LA RETE, NON CONTRAPPORRE HUB E SPOKE»
ASU non intende alimentare contrapposizioni tra territori, ospedali o professionisti.
Gli Spoke sono una componente essenziale della rete sanitaria e devono essere valorizzati e potenziati. Gli Hub devono, contemporaneamente, poter continuare a garantire l’emergenza H24 e la gestione della maggiore complessità senza essere depotenziati.
Il confronto deve quindi rimanere sul terreno che maggiormente interessa pazienti e professionisti:
appropriatezza, organizzazione, sicurezza, tempi di risposta, qualità ed esiti.
Non chiediamo di dichiarare oggi che il progetto non funzionerà.
E non affermiamo che sia, in quanto tale, un modello insicuro.
Chiediamo che le garanzie vengano definite prima, che siano verificabili e che i risultati vengano misurati dopo.
Perché una sala di emodinamica non è, da sola, un sistema di emodinamica.
E la qualità di un’organizzazione sanitaria non si misura soltanto quando tutto procede regolarmente.
Si misura soprattutto quando interviene una complicanza e il paziente ha bisogno, nel minor tempo possibile, dell’intero sistema assistenziale. Dott Francesco Arabia Dirigente Medico Cardiologo – Coordinatore regionale ASU
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