Certe note della Prefettura di Frosinone, quando arrivano al Protocollo del Comune, provocano lo stesso effetto che determina la salita dell’Alberata fatta tutta di corsa. Serve qualche minuto per respirare e riprendere conoscenza.
La missiva arrivata oggi a Palazzo Munari, acquisita alle ore 12:47 con protocollo 0053323 e indirizzata al Segretario Generale del Comune e per conoscenza al sindaco Riccardo Mastrangeli ha richiesto attimi di riflessione per la sua straordinaria valenza amministrativa. Ma anche per i suoi importanti potenziali effetti politici.
La doppia istanza
«Si fa seguito alla prefettizia prot. n. 51004 del 10 luglio 2026, di pari oggetto», scrive il Prefetto di Frosinone Giuseppe Ranieri. È la prima nota inviatagli da undici consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione del Comune di Frosinone che il mese scorso avevano chiesto lumi su chi potesse legittimamente convocare l’Aula in presenza delle dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale e di due componenti dell’Ufficio di Presidenza. (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono a Prefetto e Ministero: delibere dubbie a Frosinone).
Un’istanza che nasceva dalle dimissioni del Presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri alle quali avevano fatto seguito quelle dei componenti dell’Ufficio di Presidenza Pasquale Cirillo e Norberto Venturi. In loro assenza, chi poteva convocare i lavori? E la strada seguita dal Comune di Frosinone è corretta? O rende nulli tutti i lavori svolti?
A firmare quella richiesta erano stati i Consiglieri Pasquale Cirillo (che aveva sollevato la questione con gli altri), Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella, Maurizio Scaccia, Giovanni Bortone, Giovambattista Martino, Teresa Petricca, Paolo Fanelli, Fabrizio Cristofari, Norberto Venturi ed Angelo Pizzutelli. Gli stessi che due settimane fa, il 3 agosto, avevano presentato una ulteriore richiesta nel solco della prima. (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono al Prefetto per il visto di legittimità delle sedute).
Il fondamento giuridico: TUEL e Statuto
Il cuore del parere della Prefettura trova fondamento nell’articolo 39 del Testo Unico degli Enti Locali (d.lgs. 267/2000) e nelle norme statutarie e regolamentari del Comune di Frosinone.
«Al Presidente del Consiglio Comunale sono attribuiti, tra gli altri, i poteri di convocazione e direzione dei lavori e delle attività del consiglio. Quando lo Statuto non disponga diversamente, le funzioni vicarie di Presidente del Consiglio Comunale sono esercitate dal Consigliere Anziano», ricorda la Prefettura, richiamando il TUEL come norma di chiusura a garanzia della continuità amministrativa.
Nel caso di Frosinone, però, lo Statuto comunale ha scelto una strada diversa rispetto al Consigliere Anziano. L’articolo 39, comma 6, stabilisce che «in caso di assenza, di impedimento o di vacanza del Presidente, le sue funzioni sono svolte dal vice Presidente del Consiglio comunale, con precedenza per il Vicario».
Il quadro regolamentare
La Prefettura sottolinea che lo Statuto è la «sede naturale» per disciplinare le funzioni oggetto dei rilievi degli undici consiglieri, mentre al Regolamento spetta la normazione di dettaglio. E ricostruisce dettagliatamente le norme locali:
Art. 16 Regolamento: fino all’elezione del Presidente e dell’Ufficio di Presidenza, il consigliere anziano svolge le funzioni di Presidente.
Art. 32 Regolamento: in assenza del Presidente e dei due Vicepresidenti, la seduta è presieduta dal consigliere anziano.
Art. 33 Regolamento: in caso di decadenza o dimissioni di un Vicepresidente o di un segretario, si procede alla rielezione dei Vicepresidenti e dei segretari.
La conclusione: Ferrara può convocare
Alla luce di questo quadro, la Prefettura afferma un punto chiaro: «Nel caso in esame ed alla luce di quanto sopra evidenziato, il Vicepresidente vicario, ai sensi dell’art. 39, comma 6, dello Statuto ha il potere di svolgere le funzioni del Presidente».
Una precisazione che ha portato il presidente vicario, Marco Ferrara, a scrivere a caldo suoi suoi social: «Ho svolto il mio compito regolarmente, così come è previsto dallo Statuto del Comune di Frosinone».
Una precisazione fondamentale ai fini di tutto quanto accaduto nell’Aula consiliare dal momento delle dimissioni di Massimiliano Tagliaferri il 30 maggio scorso.
Il parere prefettizio entra poi nel dettaglio, richiamando un precedente orientamento del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, Direzione Centrale Autonomie, parere del 22 marzo 2021). La Prefettura chiarisce che la supplenza del vicepresidente nei casi di assenza o impedimento del Presidente si esercita solo quando il Presidente mantiene la carica ma è oggettivamente impossibilitato a svolgere le sue funzioni. «Diverso è il caso delle dimissioni che comportano necessariamente la convocazione di una nuova seduta per l’elezione del presidente», si legge nella nota.
Il nodo: la vacanza strutturale
Qui sta il nodo che ha infiammato il dibattito politico. Dopo le dimissioni del Presidente del Consiglio (30 maggio 2026), del consigliere segretario Pasquale Cirillo (30 giugno) e del Vicepresidente Norberto Venturi (3 luglio), l’Ufficio di Presidenza è rimasto strutturalmente incompleto.
Secondo gli undici consiglieri, questa vacanza strutturale avrebbe dovuto limitare i poteri del vicepresidente vicario, soprattutto rispetto alla possibilità di convocare sedute con ordini del giorno più ampi della sola elezione del nuovo Presidente.
La Prefettura compie però un passaggio importante: «L’immediata elezione comporta una convocazione del Consiglio, funzione che può essere esercitata, nel caso in questione, solo dal Vicepresidente vicario». E aggiunge che il vicepresidente vicario può convocare il Consiglio per procedere all’elezione del Presidente e per discutere argomenti urgenti, qualora non si raggiunga in tempi brevi il quorum per eleggere il Presidente, «al fine di assicurare la continuità dei lavori dell’assise consiliare».
Il paletto finale: la parola spetta al Consiglio
La Prefettura fissa però un paletto impossibile da aggirare: «Si rappresenta, comunque, che soltanto il Consiglio comunale, nella sua autonomia ed in quanto titolare della competenza a dettare le norme cui conformarsi in tale materia, è abilitato a fornire un’interpretazione autentica delle norme di cui lo stesso si è dotato».
Tradotto: il parere amministrativo indica una via ma la vera parola definitiva sulle norme statutarie e regolamentari spetta all’organo politico, cioè al Consiglio comunale. Perché è il Consiglio che ha dettato quella norma da scrivere nello Statuto. Ed a questo punto è solo il Consiglio a poter dire cosa intendeva con quelle parole (ecco cosa è l’interpretazione autentica). È un richiamo forte alla responsabilità dell’Aula, che non può limitarsi ai pareri esterni per evitare di assumere decisioni chiare.
Il senso politico: la serie Netflix e il parere Michetti
Per capire il peso della nota del Prefetto bisogna guardare al contesto. Da settimane la vicenda della presidenza del Consiglio comunale di Frosinone è diventata una vera serie politico-istituzionale, degna di Netflix: dimissioni a catena, Ufficio di Presidenza falcidiato, sedute contestate, pareri legali a tappe forzate.
L’Amministrazione Mastrangeli aveva affidato un incarico al professor Enrico Michetti, fondatore della Gazzetta Amministrativa, che nel suo primo parere aveva fissato paletti molto rigidi: il vicepresidente vicario può convocare il Consiglio ma con un ordine del giorno vincolato alla ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza. Salvo poi precisare, qualche giorno dopo, che «qualora il consiglio comunale sia regolarmente convocato, a prescindere dall’esito della votazione posta inderogabilmente al primo punto […] si potrà procedere comunque, nel bilanciamento degli interessi in campo, alla discussione e votazione dei successivi punti all’ordine del giorno quando non ulteriormente procrastinabili».
Gli undici consiglieri, dal canto loro, avevano denunciato una «acclarata incertezza giuridica» e il rischio di nullità degli atti approvati nelle sedute del 3 e del 30 luglio.
Le due letture del parere
Ora la Prefettura, pur non entrando nel merito della validità delle singole delibere, indica una linea chiara: il vicepresidente vicario Marco Ferrara è il soggetto legittimato a convocare il Consiglio, anche in una situazione di vacanza definitiva della presidenza, per garantire la continuità dei lavori: ma procedendo subito alla ricostituzione dell’organo.
Da un lato, la maggioranza ha già letto il documento esattamente così: come conferma piena della legittimità del percorso seguito. E lo ha detto pubblicamente nel pomeriggio con una nota del consigliere Dino Iannarilli. Dall’altro, l’opposizione e gli undici consiglieri critici possono continuare a contestare la gestione complessiva, soprattutto laddove le norme regolamentari sembrano imporre una priorità assoluta alla ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza. Ma a questo punto il terreno del confronto si è spostato: non è più sulla legittimità formale del vicario, che la Prefettura ha confermato, ma sulla gestione politica complessiva di una crisi che dura da oltre due mesi.
La frase finale della Prefettura suona come un invito, quasi un imperativo: la politica non può delegare all’amministrazione la soluzione di problemi che nascono da scelte politiche, da equilibri interni, da prove di forza muscolari.
Touché.
La maggioranza risponde: «Il caos non c’era»
Pochi minuti dopo la pubblicazione del parere prefettizio, è arrivata la presa di posizione della maggioranza attraverso una nota del consigliere Dino Iannarilli.
«Per settimane abbiamo ascoltato ricostruzioni allarmistiche, interpretazioni catastrofiche e persino previsioni sulla possibile illegittimità delle sedute del Consiglio comunale e degli atti adottati. Qualcuno aveva prospettato una sorta di paralisi istituzionale. Qualcun altro aveva messo in dubbio il potere del vicepresidente vicario di convocare il Consiglio. Si era arrivati persino a ipotizzare che le deliberazioni assunte dall’Aula potessero essere travolte perché adottate da un Consiglio convocato in maniera non legittima».
«Oggi è arrivata la risposta della Prefettura, formulata sulla base del parere del Ministero dell’Interno, e il quadro che ne emerge è molto diverso da quello apocalittico che qualcuno aveva voluto rappresentare», scrive Iannarilli, che rivendica la piena correttezza della condotta tenuta dall’Amministrazione: «È esattamente il principio sul quale l’Amministrazione, il Segretario generale e la maggioranza avevano impostato la propria condotta: garantire la continuità dell’istituzione e impedire che il Consiglio comunale venisse paralizzato».
Il consigliere riconosce la legittimità delle richieste degli undici firmatari («avevano legittimamente sollevato dubbi e chiesto l’intervento del Prefetto e del Ministero») ma chiede altrettanta lealtà nell’accettare la risposta: «Quando il chiarimento arriva, bisogna avere anche l’onestà istituzionale di prenderne atto. Non c’è stata alcuna forzatura istituzionale, nessun vuoto di potere e nessuna di quelle conseguenze catastrofiche che erano state prospettate».
La chiusura è netta: «Avevano annunciato il caos. È arrivato il parere della Prefettura. E il caos, semplicemente, non c’era».
Bobbio e la volontà di rispettare le regole
Viene in mente una citazione di Norberto Bobbio: «La democrazia è il governo delle regole, ma le regole non bastano se manca la volontà di rispettarle».
In questa surreale vicenda le regole ci sono: TUEL, Statuto, Regolamento, pareri ministeriali e da oggi anche il parere prefettizio. La vera partita si gioca sulla volontà del Consiglio Comunale di assumersi la responsabilità di ricomporre l’organo di presidenza e di restituire all’aula una guida stabile e condivisa.
Continuare con questa situazione di incertezza fa solo perdere credibilità al Consiglio Comunale. E di converso a Frosinone.
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