Autunno caldo per il Pianeta


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Dalla biodiversità al cambiamento climatico, dal ripristino degli ecosistemi alle nuove normative europee: ottobre e novembre saranno mesi cruciali per le politiche ambientali. Mentre l’Italia deve trasformare gli impegni europei in interventi concreti, la società civile prepara nuove mobilitazioni. Il 14 novembre torna a Roma il Climate Pride

Il calendario dell’autunno 2026 è particolarmente fitto di appuntamenti per chi si occupa di sostenibilità. E questa volta non si tratta soltanto di grandi conferenze internazionali, ma anche di leggi, regolamenti e decisioni che potrebbero cambiare il modo in cui gestiamo il territorio, proteggiamo la biodiversità, produciamo energia e affrontiamo gli effetti del cambiamento climatico.

C’è un filo conduttore che unisce tutti questi appuntamenti: non basta più proteggere ciò che resta della natura, bisogna anche recuperare ciò che abbiamo degradato. Una prospettiva che mette in relazione ambiente, economia, agricoltura, salute e qualità della vita.

Il 2026, del resto, è l’anno delle tre Cop delle Convenzioni di Rio, dedicate rispettivamente a desertificazione, biodiversità e clima. La prima si è già svolta in agosto in Mongolia; le altre due ci attendono nelle prossime settimane.

Ottobre: la biodiversità arriva al tavolo delle decisioni mondiali

Dal 19 al 30 ottobre, Yerevan, in Armenia, ospiterà la Cop17 della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica. Sarà il primo grande momento di verifica collettiva dell’accordo globale Kunming-Montreal, sottoscritto nel 2022, che prevede, tra gli altri obiettivi, la conservazione di almeno il 30% delle terre e dei mari entro il 2030 e il ripristino di una quota significativa degli ecosistemi degradati.

Italia, il Piano nazionale di ripristino della natura entra nel vivo

Uno degli sviluppi più significativi riguarda proprio l’Italia. Il 7 ottobre l’Ispra ha annunciato la pubblicazione della bozza del Piano nazionale di ripristino della natura, trasmessa alla Commissione europea nell’ambito dell’attuazione del Regolamento Ue 2024/1991, conosciuto come Nature Restoration Law.

Non è una semplice dichiarazione di intenti. Il regolamento europeo prevede misure di ripristino che, nel loro insieme, interessino almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell’Unione entro il 2030, con ulteriori obiettivi per il 2050.

Per l’Italia significa individuare interventi su foreste, fiumi, zone umide, ecosistemi agricoli, aree urbane e ambienti marini. Significa anche affrontare temi come la frammentazione degli habitat, la perdita di impollinatori e la resilienza dei territori agli eventi meteorologici estremi.

La Commissione europea dispone di sei mesi dalla ricezione della bozza per valutarla e formulare eventuali osservazioni. Il percorso porterà alla versione definitiva del Piano nel 2027, ma le misure di ripristino non devono necessariamente attendere la conclusione dell’iter.

È una questione che merita particolare attenzione anche da parte degli enti locali. Perché il ripristino della natura non riguarda soltanto le grandi aree protette: può coinvolgere la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, la gestione del verde urbano, la continuità ecologica dei territori agricoli e la capacità dei suoli di assorbire l’acqua.

Novembre: la Cop31 sul clima arriva in Turchia

Dal 9 al 20 novembre, Antalya ospiterà la Cop31, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Dopo la Cop30 di Belém, in Brasile, il confronto internazionale si concentrerà sull’attuazione degli impegni climatici, sul finanziamento della transizione e sulla capacità dei Paesi di adattarsi a un clima che sta già cambiando.

La presidenza della Conferenza sarà turca, mentre l’Australia guiderà i negoziati. Una formula particolare che riflette anche il ruolo dei Paesi del Pacifico, tra i territori maggiormente esposti all’innalzamento del livello del mare.

L’attenzione sarà rivolta ai nuovi impegni nazionali di riduzione delle emissioni, alla finanza climatica e alle misure di adattamento. Sullo sfondo resta l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C, proseguendo gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.

La questione centrale sarà verificare se gli impegni politici trovino corrispondenza in strumenti finanziari, piani energetici e risultati misurabili.

Il 14 novembre Roma si prepara al Climate Pride

Mentre i negoziatori discuteranno ad Antalya, in Italia la società civile tornerà a manifestare. Il 14 novembre 2026 Roma ospiterà la terza edizione del Climate Pride, la mobilitazione che intreccia giustizia climatica, diritti sociali, transizione energetica e partecipazione dei cittadini.

L’appuntamento sarà preceduto, il 16 ottobre, dallo sciopero nazionale per il clima promosso da Fridays for Future. Due occasioni diverse per riportare la questione ambientale nel dibattito pubblico, coinvolgendo giovani, associazioni e cittadini.

Il Climate Pride si caratterizza per una formula che unisce manifestazione, musica, creatività e partecipazione collettiva. Non soltanto una protesta, dunque, ma anche un momento di confronto sul rapporto tra scelte energetiche, disuguaglianze e qualità della vita.

La coincidenza con la Cop31 sarà significativa: mentre la diplomazia internazionale discuterà gli strumenti per affrontare la crisi climatica, le organizzazioni promotrici porteranno nelle strade le proprie richieste di accelerazione della transizione ecologica.

Le normative europee: foreste, acqua e suolo sotto osservazione

Ma l’autunno ambientale non si esaurisce con le conferenze internazionali. A Bruxelles prosegue il lavoro normativo su questioni che interessano direttamente cittadini e imprese.

Una delle scadenze più importanti è il 30 dicembre 2026, quando inizierà ad applicarsi il regolamento europeo contro la deforestazione, Eudr, per gli operatori grandi e medi e per alcune categorie di piccoli operatori già soggette alla normativa europea sul legname. Per le altre micro e piccole imprese la scadenza è fissata al 30 giugno 2027.

L’obiettivo è impedire l’immissione sul mercato europeo di determinate materie prime e prodotti collegati alla deforestazione, introducendo obblighi di tracciabilità e dovuta diligenza. Tra le filiere interessate figurano legno, cacao, caffè, soia, olio di palma, gomma e bovini, oltre a specifici prodotti derivati.

Si tratta di una normativa con ricadute importanti anche per l’industria alimentare, il settore del mobile e numerose filiere del Made in Italy.

Un secondo fronte riguarda l’acqua. A maggio 2026 è entrata in vigore una revisione delle norme europee sulle sostanze inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee, con maggiore attenzione a Pfas, pesticidi e altre sostanze pericolose.

Gli Stati membri dovranno recepire le modifiche alle direttive interessate entro dicembre 2027. Inoltre, i nuovi rapporti pubblicati dalla Commissione europea a ottobre confermano quanto l’inquinamento chimico, l’eccesso di nutrienti e le alterazioni dei corsi d’acqua continuino a compromettere la salute degli ecosistemi acquatici.

Il Parlamento italiano discute di ambiente, clima e consumo di suolo

Anche il calendario legislativo nazionale presenta appuntamenti da seguire. L’8 ottobre il Governo ha adottato il decreto-legge n. 177/2026, dedicato al rafforzamento delle istruttorie ambientali, alla gestione delle problematiche climatiche, all’economia circolare e alle bonifiche.

Il relativo disegno di legge di conversione, C.3133, è all’esame della Camera e dovrà completare il proprio percorso parlamentare entro il 7 dicembre 2026. Sarà importante verificare il contenuto delle modifiche approvate e le conseguenze operative per autorizzazioni ambientali, gestione dei rifiuti e risanamento dei siti contaminati.

Resta aperta anche la questione del consumo di suolo. Ad agosto il Cnel ha presentato alla Camera una proposta legislativa, C.3073, che affronta il contenimento dell’urbanizzazione, la rigenerazione territoriale, la tutela del suolo agricolo e delle aree interne.

Alla data del 14 ottobre il testo risulta ancora da assegnare: non si può quindi parlare di un’approvazione imminente, ma rappresenta un dossier da monitorare nei prossimi mesi.

È proprio il suolo uno degli elementi che collegano le politiche climatiche a quelle per la biodiversità. Un terreno impermeabilizzato non assorbe le precipitazioni come un suolo naturale, perde funzioni ecologiche e può contribuire ad aggravare gli effetti delle piogge intense e delle isole di calore urbane.

Dicembre: l’acqua entra nell’agenda mondiale

L’ultima parte dell’anno porterà un altro appuntamento internazionale: la Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua, prevista a dicembre ad Abu Dhabi.

Sarà l’occasione per affrontare sicurezza idrica, accesso all’acqua, gestione sostenibile delle risorse e cooperazione internazionale.

Per l’Italia, Paese esposto sia a periodi di siccità sia a precipitazioni molto intense, il confronto internazionale potrà offrire nuovi spunti sulle politiche di adattamento, sulla gestione dei bacini idrografici e sul rapporto tra disponibilità d’acqua, agricoltura ed ecosistemi.

Dalla protezione al ripristino: la vera sfida dell’autunno

C’è infine un segnale interessante che arriva dal mondo della ricerca. Il 2 ottobre la Commissione europea ha annunciato una nuova iniziativa da 230 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe dedicata alla natura.

Tra i temi figurano il monitoraggio della biodiversità, il ripristino degli ecosistemi, gli effetti dei Pfas e il rapporto tra biodiversità e salute secondo l’approccio One Health.

È la dimostrazione di come la transizione ecologica richieda non soltanto norme, ma anche conoscenze scientifiche, innovazione e nuove competenze.

Dalla Cop17 sulla biodiversità alla Cop31 sul clima, passando per la Nature Restoration Law, la normativa sulla deforestazione e il Climate Pride, l’autunno 2026 metterà alla prova la capacità delle istituzioni di collegare obiettivi globali e azioni locali.

Il vero bilancio, però, non si farà contando le conferenze organizzate o le dichiarazioni sottoscritte. Si farà osservando quanti ecosistemi saranno recuperati, quante emissioni evitate, quanta acqua protetta e quanto suolo restituito alle sue funzioni naturali.

Crediti immagine: Depositphotos




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