PIOMBINO. Cornicioni che si staccano, balconi che rischiano di crollare, colonne di cemento spaccate dalle quali spuntano i ferri arrugginiti. E poi pannolini sporchi, bottiglie di birra infrante, centinaia di mozziconi di sigaretta, mobili abbandonati, rifiuti di ogni genere. Acqua che fuoriesce dalle tubature, ristagna e forma pozze. Serpenti che si rintanano nelle tubature rotte e topi che, secondo i residenti, hanno trovato casa persino dentro vecchi bomboloni abbandonati, forse contenenti eternit. Un sospetto, quest’ultimo, che richiede verifiche.
Non siamo nel Bronx. Non siamo a Detroit. Siamo a Piombino, nel quartiere Diaccioni. A poche decine di metri dalle scuole elementari e medie, accanto alle villette a schiera, sorgono le quattro torri di Casalp. Trentadue appartamenti ciascuna, 128 alloggi complessivi, nei quali vivono famiglie, anziani, bambini, persone che lavorano, pagano l’affitto e cercano semplicemente di condurre una vita normale.
C’è chi arriva a pagare anche 400 euro al mese per abitare in palazzi dove, secondo le testimonianze raccolte, persino uscire dal portone può diventare un rischio.
E non è un’esagerazione. Basta ascoltare chi ci vive, andare sul posto e vedere con i propri occhi.
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«Ero appoggiato al balcone quando ho sentito venire giù qualcosa. Per fortuna mi sono spostato in tempo. Una parte del balcone è crollata».
Il racconto di uno degli abitanti restituisce la misura della paura. Quella che non passa quando si chiude la porta di casa, perché il pericolo può essere proprio sopra la testa.
I cornicioni si sgretolano, le facciate perdono pezzi, il cemento lascia scoperti i ferri delle strutture. Ci sono punti dove sono state installate recinzioni per impedire il passaggio, perché avvicinarsi potrebbe essere pericoloso.
Fuori dagli ingressi compaiono persino cartelli con la scritta «Pericolo di crollo».
Qualche tempo fa una tromba d’aria ha strappato anche alcune mattonelle dal rivestimento di uno dei palazzi. Sono finite a terra. E, raccontano i residenti, sono ancora lì, ammucchiate, come un monumento all’abbandono.
I giardini condominiali, un tempo spazi nei quali trascorrere qualche ora all’aperto, sono diventati zone interdette. Nessuno ci può più andare da anni.
«Se ti cade un vestito steso ai fili del terrazzo, rimane lì. Non puoi andare a riprenderlo».
In queste condizioni, anche un gesto banale diventa impossibile.
La spazzatura davanti ai portoni e i topi tra i rifiuti

Il degrado non riguarda soltanto la sicurezza degli edifici.
Tra le inferriate delle recinzioni vengono gettati rifiuti di ogni genere. Davanti agli androni si trovano pannolini e pannoloni sporchi, bottiglie rotte, vetri, mozziconi, sacchi dell’immondizia e oggetti abbandonati.
Qualcuno ha provato perfino a sistemare scatole di cartone utilizzate come cestini improvvisati, nella speranza che almeno una parte della spazzatura finisse lì dentro anziché sul pavimento. Un tentativo disperato di riportare un minimo di decoro dove il decoro sembra essere diventato un lusso. Da buon civile, poi al mattino la buon anima svuota gli scatoloni e li rimette lì.
Ci sono poi i rifiuti ingombranti. I residenti segnalano la loro presenza a Sei Toscana, gli operatori intervengono e li portano via. Ma, raccontano, dopo poco tempo qualcuno ne abbandona altri.
Una discarica a cielo aperto che si svuota e si riempie di nuovo. Sempre nello stesso posto. Davanti alle case delle persone.
E tra i materiali abbandonati, ci sono anche dei vecchi bomboloni danneggiati nei quali avrebbero nidificato dei ratti. Non è chiaro di che materiale siano fatti: qualcuno teme possa esserci amianto, ma soltanto un accertamento tecnico potrà stabilirlo.
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Le recinzioni contro i crolli diventano una scala per i ladri
C’è anche un paradosso che i residenti denunciano con particolare preoccupazione.
Le recinzioni installate per impedire l’accesso alle zone pericolanti potrebbero diventare, per chi vuole introdursi negli appartamenti, un comodo punto d’appoggio.
«Ci si può arrampicare e raggiungere i balconi. Per un ladro è una strada già pronta».
Quello che dovrebbe proteggere gli abitanti rischia così di trasformarsi in un ulteriore problema per la loro sicurezza.
Nel frattempo, le infiltrazioni e le perdite d’acqua continuano a preoccupare. L’acqua fuoriesce dalle tubature e si accumula nelle aree comuni, aggravando una situazione che, secondo chi abita nelle torri, richiederebbe interventi strutturali e non soltanto riparazioni occasionali.
«Casalp sa tutto. Arriva un operaio, sistema qualcosa e poi spariscono»
La rabbia dei residenti si concentra anche sulla gestione degli immobili.
«Casalp conosce la situazione. Abbiamo segnalato i problemi, ci vengono promessi interventi, ma i lavori che servirebbero davvero non arrivano», raccontano.
«Magari viene qualche operaio, sistema qualcosina, poi per mesi non si vede più nessuno».
Il risultato, secondo gli abitanti, è che i problemi si accumulano. Quello che oggi potrebbe essere riparato, domani rischia di diventare un intervento molto più impegnativo.
Intanto le persone continuano a vivere lì, pagando regolarmente l’affitto. E per alcune famiglie alle difficoltà quotidiane si aggiunge il peso delle bollette.
C’è chi racconta di essersi trovato davanti a conguagli dell’acqua che arrivano a 3mila euro, relativi ai consumi accumulati dal 2020 in avanti. A questi si aggiungono le contestazioni sulle cosiddette perdite occulte, con ulteriori costi che i residenti faticano a comprendere e sostenere.
Una cifra enorme per chi vive in un alloggio di edilizia residenziale pubblica, dove spesso ogni euro deve essere contato.
Urla, paura e il disagio che entra negli appartamenti
Ma il cemento che si sgretola è soltanto una parte della storia. Nelle quattro torri, raccontano gli abitanti, la convivenza è diventata sempre più difficile. Ci sono urla, litigi, episodi che generano paura. Alcuni residenti segnalano presunti consumi di droga e riferiscono racconti di possibili attività di prostituzione all’interno degli appartamenti. Circostanze alcune documentate dalle testimonianze, altre accertate dai fatti, di fatto poi le pattuglie della polizia passano in continuazione.
C’è poi il problema delle persone che manifestano gravi situazioni di disagio e che, secondo i vicini, avrebbero bisogno di un’assistenza adeguata.
I residenti raccontano di una donna di 64 anni che avrebbe più volte minacciato di provocare un incendio utilizzando il gas, terrorizzando gli altri condomini. E di un’altra donna, di circa 60 anni, protagonista, secondo le testimonianze, di episodi legati al fuoco e al fumo all’interno della propria abitazione. In uno di questi casi avrebbe cercato di riscaldare delle coperte nel forno a microonde.
Situazioni che pongono un problema serio di sicurezza, ma anche di assistenza sociale e sanitaria. Perché chi vive una condizione di fragilità deve essere aiutato, mentre chi abita negli appartamenti vicini ha diritto di sentirsi al sicuro.
Il disagio non può essere lasciato sulle spalle degli altri condomini. E la paura non può diventare una componente normale della vita quotidiana.
«Qui si finisce per ammalarsi. Anche psicologicamente»
A colpire, più delle immagini dei palazzi deteriorati, sono le voci di chi ci abita. Persone che raccontano la loro quotidianità con le lacrime agli occhi, la voce spezzata, la rabbia di chi ha chiesto aiuto tante volte e ha la sensazione di non essere ascoltato.
«Viviamo in una condizione di degrado tale che anche una persona che sta bene finisce per ammalarsi. Anche di testa. E poi abbiamo paura».
È una frase durissima. Ma racconta cosa significa vivere per anni con la paura di un crollo, con i rifiuti davanti alla porta, con i problemi di convivenza, con le bollette che arrivano e i lavori che non arrivano.
Non è soltanto una questione di manutenzione. È una questione di dignità umana. Perché la casa dovrebbe essere il luogo nel quale sentirsi protetti. Non quello dal quale si ha paura di uscire o nel quale si teme di rientrare. E quando una persona arriva a piangere raccontando dove vive, significa che il problema è andato ben oltre un cornicione da riparare.
Centoventotto appartamenti, una domanda: quanto deve durare ancora?
Le quattro torri di Casalp sono lì, a Diaccioni, in mezzo a un quartiere abitato, vicino alle scuole, alle famiglie, alla vita quotidiana di Piombino.
Non sono edifici nascosti in una periferia irraggiungibile. Non sono invisibili. Sono palazzi nei quali vivono persone che hanno gli stessi diritti di chi abita nelle villette a poche decine di metri. Il diritto di uscire di casa senza temere che cada un pezzo di cemento. Il diritto a spazi comuni puliti. Il diritto a non convivere con rifiuti e infestazioni. Il diritto a sapere se le strutture degli edifici sono sicure. Il diritto a ricevere risposte sulle bollette e sugli interventi necessari.
E soprattutto il diritto a non essere dimenticati.
Le testimonianze raccolte chiamano in causa Casalp, per le condizioni e la manutenzione degli immobili, ma pongono interrogativi anche alle istituzioni competenti per la sicurezza, l’igiene e la gestione delle situazioni di disagio sociale.
Occorrono verifiche, risposte e tempi certi. Non bastano le promesse, né qualche intervento isolato.
Perché se per proteggere le persone dai propri palazzi bisogna recintare i palazzi stessi, forse è arrivato il momento di chiedersi se qualcuno abbia davvero compreso la gravità della situazione. E mentre si aspetta una risposta, a Diaccioni la vita continua. Tra un cornicione che cade, un sacco di spazzatura abbandonato e un’altra notte passata con la paura.
«Il Comune lo sa, Casalp lo sa. Nessuno ci aiuta. Ci sentiamo abbandonati» concludono i residenti.
A Piombino, nel 2026. Non nel Bronx.
Anche i giardini pubblici sono abbandonati: portare i bambini a giocare diventa un’impresa
E se dentro le quattro torri la situazione è desolante, basta attraversare la strada per rendersi conto che il degrado non si ferma ai portoni dei palazzi.
Anche i giardini pubblici che si trovano proprio di fronte agli stabili versano in condizioni tutt’altro che dignitose. I marciapiedi sono stati sollevati e spaccati dalle radici degli alberi, rendendo difficoltoso il passaggio, soprattutto per chi spinge un passeggino o ha problemi di mobilità.
A terra ci sono sporcizia e i segni evidenti del passaggio dei cinghiali, che arrivano dal bosco poco distante e rovistano nel terreno, lasciandosi dietro le tracce delle loro incursioni. Così anche accompagnare un bambino a fare due scivoli, quello che dovrebbe essere uno dei momenti più semplici e spensierati della giornata, rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli. E viene spontaneo chiedersi che cosa debbano fare le famiglie di Diaccioni per avere almeno un angolo di quartiere pulito, sicuro e curato.
Perché qui non si parla di pretendere chissà quali servizi o strutture all’avanguardia, ma semplicemente di poter portare i propri figli a giocare senza dover prima controllare dove mettono i piedi. Un diritto elementare che, a quanto pare, anche a pochi metri da casa è diventato un lusso.
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