Se qualcuno pensa che la calura estiva di questi giorni costituisca il picco termico dell’anno in provincia di Frosinone, deve probabilmente ricalibrare i termometri. I 40° di luglio e agosto sono acqua fresca rispetto alle temperature incandescenti che raggiungerà il confronto politico tra i Partiti, da settembre e nei primi mesi del prossimo anno.

Non sarà una semplice ripresa dell’attività ma una vera e propria battaglia senza esclusioni di colpi. Tra Regione Lazio e Provincia di Frosinone sta per aprirsi un’intensa stagione di confronto (e probabilmente di scontro) con quasi cento nomine negli enti di sottogoverno: una vera e propria operazione di ricollocamento strategico che coinvolgerà tutti i Partiti, nessuno escluso.

Le trattative sono già in corso: bermuda e infradito

(Foto © DepositPhotos.com)

I primi segnali di quello che accadrà alla rifrescata sono già visibili. Chi conosce la geografia profonda della politica ciociara sa bene che le trattative più importanti non cominciano quando si convocano le Segreterie di Partito. Cominciano molto prima. A tavola. I grandi accordi, quelli veri, anche di natura trasversale, dove la diplomazia sveste la giacca e la cravatta per fare spazio a bermuda e infradito, sono già in pieno svolgimento nei migliori ristoranti di Terracina, San Felice Circeo, Gaeta e Sperlonga. È lì che si stanno creando le premesse per trovare l’intesa generale tra i vari leader di Partito, che poi dovrà essere declinata e perfezionata a livello locale.

Da settembre partiranno i circa sei mesi ufficiali di fuoco in Ciociaria, con il calendario politico scadenzato da riunioni ufficiali, incontri riservati, vertici di Partito, telefonate notturne, messaggi WhatsApp e convocazioni improvvise delle segreterie provinciali e regionali.

Perché la posta in gioco è enorme per tutti. In palio non c’è mera filosofia politica, ma la ciccia vera, quella che conta: la ripartizione strategica dei posti negli enti di sottogoverno tra Regione Lazio e Provincia di Frosinone. Nomine che valgono potere, influenza, visibilità. E soprattutto peso politico interno alle coalizioni, nel proprio Partito e nella corrente di riferimento. Facendo una stima approssimativa, lo score politico segna quasi 100 poltrone da assegnare. Una massa critica di potere gestionale ed economico in grado di spostare gli equilibri politici per i prossimi anni. Fondamentale per le elezioni politiche del 2027 e le Regionali del 2028.

Le caselle in gioco: una rete di potere enorme

Solo per citarne alcune: 

  • Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza,
  • Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale
  • Difensore civico regionale
  • Garante regionale per i diritti delle persone anziane
  • Coadiutori dei Garanti
  • CdA delle ATER del Lazio
  • Consigli direttivi degli Enti Parco regionali
  • Presidente e CdA dell’ASP di Frosinone
  • Presidente e CdA della SAF.
Marino Fardelli, Difensore Civico Regionale (Foto: Philippe Buissin © Imagoeconomica)

Una rete di potere politico e amministrativo enorme.

Un vecchio detto siciliano recita che «comandare è meglio che fottere». In provincia di Frosinone, questa massima piuttosto colorita è stata adottata, da più di qualcuno, come rigida norma di condotta politica. Per una poltrona si fanno pazzie più che per una bella donna. Per questo lo scontro nei partiti sarà durissimo nei prossimi mesi.

Il Manuale Cencelli e il bilancino di precisione

Nell’assegnazione delle caselle occorrerà, da parte delle Segreterie dei Partiti, una sapiente applicazione congiunta del Manuale Cencelli e del bilancino di precisione della rappresentanza politica e territoriale. Nel centrodestra — che con FdI, Lega e FI governa la Regione e ha vinto le elezioni provinciali di marzo scorso — ogni nomina rappresenterà il coefficiente algebrico per misurare la forza di un singolo partito e delle rispettive correnti interne.

Ma la battaglia non risparmierà nemmeno il centrosinistra e il PD, chiamati a spartirsi la quota spettante alle opposizioni. Qui la battaglia sarà interna al Partito Democratico: dove sono quattro le sensibilità principali: quella dell’ex Presidente della Provincia Antonio Pompeo (Riformisti di Guerini), quella della Consigliera Regionale Sara Battisti (Rete Democratica), quella del presidente regionale Pd Francesco De Angelis (AreaDem), quella vicina alla Coordinatrice della Segreteria Nazionale Marta Bonafoni (Comitato Parte da Noi). Ognuna delle quattro sensibilità reclama la sua quota.

E occhio anche a Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci che, anche se non ha rappresentanza né in Regione né in Consiglio Provinciale, con il suo 7% potenziale vorrà comunque cominciare a dire la sua.

A marzo si voterà per il Presidente della Provincia. La partita è già iniziata da tempo e ha cominciato a evidenziare i primi distinguo nel centrodestra su chi dovrà essere il candidato da sostenere.

Mazarin: la lealtà si compra con il vantaggio

Francesco Rocca

In ogni caso il punto chiave non risiede nella semplice vanità dell’occupare un posto in un CdA. In politica la geografia del potere presente serve soprattutto a blindare le candidature che contano: quelle future, al Parlamento e alla Regione. Gestire un ente di sottogoverno significa radicare la presenza del Partito nei Comuni, rispondere alle esigenze degli amministratori locali e costruire la filiera del consenso.

Un lavorio fondamentale, considerando l’orizzonte elettorale dei prossimi due anni: le elezioni provinciali a marzo 2027, le successive amministrative in primavera con Frosinone al centro della scena, per poi sfociare nei due veri appuntamenti che pesano: le Politiche del 2027 e le Regionali del 2028.

Jules Mazarin, uno dei più fini strateghi della storia politica europea, scriveva nei suoi taccuini: «Fai in modo che chiunque sia tuo alleato tragga un vantaggio dal restarlo, perché il risentimento di chi si sente ignorato vale il doppio della lealtà di chi è stato appagato». Il punto centrale della prossima tornata di nomine sta tutto qui. I vari leader di Partito non possono permettersi di sbagliare nemmeno una casella.

L’amministratore soddisfatto è una risorsa

(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

C’è una regola non scritta che i partiti conoscono benissimo. Un amministratore soddisfatto è una risorsa. Un amministratore scontento è un problema. Alle prossime elezioni politiche e regionali, a decidere un’elezione non saranno i social né i reel su TikTok, ma i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali che andranno casa per casa a chiedere il voto per il candidato del partito. Serve chi corre.

Se un amministratore locale viene lasciato ai margini dal leader di riferimento nella spartizione delle nomine di sottogoverno, se la legherà al dito. Quando sarà l’ora di fare campagna elettorale, lavorerà sottotraccia per il Re di Prussia: per l’avversario diretto. Meglio ancora se alleato della coalizione. Per fare quanti più danni politici possibili.

Per questo l’estate torrida del 2026 rischia di essere ricordata come una stagione relativamente fresca a Frosinone, rispetto a quello che potrebbe accadere politicamente da settembre. Perché in ballo non ci sono soltanto tante nomine. C’è la costruzione dei rapporti di forza tra i Partiti.

Si salvi chi può.


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