Valter Lavitola ha confessato. Davanti al gip di Roma ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato esplosivo contro Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione.
Ma la confessione, anziché chiudere il caso, apre nuovi interrogativi.
Lavitola sostiene di aver organizzato l’attentato “per il bene” di Ranucci, per far aumentare il livello della sua protezione dopo alcune presunte minacce. Una versione che la Procura dovrà adesso verificare e che non coincide perfettamente con il movente fin qui ricostruito dagli investigatori: quello di un attentato pensato per accrescere la popolarità del giornalista e favorirne una possibile futura carriera politica.
E poi c’è un altro passaggio che continua a far discutere: alla domanda dei cronisti sull’estraneità di Ranucci, il difensore di Lavitola ha preferito non rispondere.
Cinque ore di interrogatorio a Rebibbia
L’interrogatorio è durato oltre cinque ore.
Lavitola, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato, ha deciso questa volta di parlare. Una scelta diversa da quella tenuta lo scorso luglio, quando davanti ai magistrati aveva mantenuto un atteggiamento molto più prudente.
La confessione è arrivata subito.
Letto il capo d’imputazione, Lavitola avrebbe ammesso di avere organizzato l’attentato. La sua spiegazione è stata netta: Ranucci sarebbe stato in pericolo e lui avrebbe voluto costringere le autorità ad aumentargli la scorta.
Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Sergio Cola, Lavitola avrebbe spiegato di aver agito perché il giornalista era oggetto di minacce.
«Volevo fargli aumentare la scorta»
La versione di Lavitola è questa: l’attentato avrebbe dovuto essere dimostrativo.
Nessuno, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto farsi male.
L’obiettivo sarebbe stato quello di creare un allarme tale da indurre lo Stato a rafforzare la protezione di Ranucci.
Lavitola avrebbe anche detto di considerare raggiunto quell’obiettivo, sostenendo che dopo l’attentato la scorta del giornalista sarebbe passata da due a otto agenti.
Una spiegazione che, però, lascia aperto un problema enorme: l’ordigno era comunque reale.
Gli investigatori che hanno analizzato i resti dell’esplosivo hanno infatti sempre considerato la bomba potenzialmente pericolosa. E questo rende difficile liquidare l’accaduto come una semplice messinscena innocua.
Il legale di Ranucci: «Un delirante teatro della follia»
Dura la reazione dell’avvocato di Sigfrido Ranucci, Roberto De Vita.
Per il legale, la confessione di Lavitola conferma un quadro completamente estraneo alla volontà del giornalista.
De Vita ricorda inoltre che Ranucci aveva già una scorta dal 2021 e che godeva già di una forte popolarità.
Se dunque il movente fosse davvero quello raccontato da Lavitola, osserva la difesa del conduttore di Report, si tratterebbe di un piano sostanzialmente inutile.
Resta però da valutare la credibilità complessiva della confessione.
Il vero movente resta il nodo principale
Ed è proprio questo il cuore dell’inchiesta.
Perché Lavitola avrebbe dovuto organizzare una bomba contro un uomo che considerava un amico?
La Procura, fino all’arresto, aveva ricostruito un possibile movente diverso: aumentare la popolarità di Ranucci e trasformarlo, nel tempo, in una possibile figura politica.
Dalle carte dell’indagine emerge infatti che Lavitola da tempo insisteva sull’idea di una futura candidatura del giornalista.
Gli parlava di un possibile ingresso in politica, gli prospettava risultati elettorali molto alti e arrivava persino a immaginarlo come futuro presidente del Consiglio.
I sondaggi e l’idea di “Ranucci premier”
Lavitola avrebbe commissionato sondaggi per misurare il gradimento di un possibile candidato proveniente dalla società civile.
In alcuni messaggi prospettava a Ranucci un futuro politico molto ambizioso.
Il conduttore di Report, secondo quanto scrive il gip, non avrebbe mai aderito formalmente a quel progetto, ma nel tempo avrebbe mostrato curiosità verso alcune delle ipotesi prospettate dall’amico.
La giudice, però, è molto chiara su un punto: Ranucci sarebbe stato vittima della manipolazione di Lavitola e inconsapevole dell’attentato.
È un elemento centrale dell’ordinanza.
Quel “no comment” dell’avvocato Cola
A rendere ancora più complicata la giornata è stata una frase del difensore di Lavitola.
All’uscita dal carcere, un giornalista gli ha chiesto se durante l’interrogatorio fosse stata confermata l’estraneità di Ranucci.
Cola non ha risposto nel merito.
Ha spiegato di non poter dire altro.
Una risposta che ha inevitabilmente alimentato interpretazioni e polemiche, anche se dalle carte dell’inchiesta emerge che per i magistrati Ranucci non sarebbe stato consapevole dell’attentato.
Le minacce a Ranucci adesso saranno verificate
La versione fornita da Lavitola obbliga comunque gli investigatori a una nuova verifica.
Se davvero l’attentato sarebbe stato organizzato per proteggere Ranucci, bisognerà capire da quali minacce.
La Procura potrebbe affidare ai carabinieri nuovi accertamenti per ricostruire eventuali situazioni di pericolo segnalate al giornalista prima del 16 ottobre.
Nelle carte già acquisite emerge che Lavitola insisteva da tempo con Ranucci sulla necessità di aumentare la sua protezione.
In alcuni messaggi gli avrebbe rappresentato un livello di rischio molto elevato, invitandolo a fidarsi e sostenendo che soltanto una maggiore presenza di uomini della scorta avrebbe potuto proteggerlo.
Il ruolo di Gomes Clesio Tavares
La confessione di Lavitola rafforza anche il quadro accusatorio nei confronti di Gomes Clesio Tavares, suo uomo di fiducia ed ex compagno di cella.
Secondo gli investigatori sarebbe stato lui a occuparsi della parte operativa.
Tavares avrebbe reclutato i quattro presunti esecutori materiali: Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis.
Al momento Tavares si trova in Camerun ed è irreperibile per la giustizia italiana.
I quattro esecutori e il piano operativo
La ricostruzione investigativa individua dunque una struttura abbastanza precisa.
Lavitola sarebbe stato il mandante e lo stratega.
Tavares avrebbe fatto da intermediario.
I quattro campani avrebbero eseguito materialmente il blitz.
Ed è proprio questa organizzazione che aveva portato gli inquirenti a contestare l’aggravante del metodo mafioso.
Resta ora da chiarire se Lavitola abbia raccontato tutto oppure soltanto una parte della storia.
La richiesta dei domiciliari
La confessione ha anche una conseguenza immediata sul piano giudiziario.
La difesa di Lavitola ha già chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari.
Secondo l’avvocato Cola, dopo le ammissioni del suo assistito sarebbero venuti meno il rischio di fuga e quello di inquinamento delle prove.
Sarà il giudice a valutare.
Il post di Ranucci e le polemiche politiche
Intanto Ranucci è finito nuovamente al centro delle polemiche per un post pubblicato sui social.
Nel testo il giornalista ha richiamato le figure di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, collegandole al tema di chi paga un prezzo per avere visto e raccontato ciò che altri non volevano fosse raccontato.
Il paragone ha suscitato reazioni molto dure.
Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, ha espresso disagio per l’accostamento. Anche Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, ha preferito non commentare.
Dal centrodestra sono arrivati attacchi pesanti.
Matteo Salvini ha chiesto alla Rai di sospendere Ranucci, mentre esponenti di Fratelli d’Italia hanno definito l’accostamento inopportuno e indecente.
Dal Movimento 5 Stelle, invece, è arrivata una difesa del giornalista e del lavoro di Report.
Una confessione che non chiude il caso
Lavitola ha dunque ammesso il punto fondamentale: la bomba l’ha commissionata lui.
Ma restano almeno tre grandi domande.
La prima: perché?
La seconda: quanto era davvero pericoloso quell’ordigno e quanto Lavitola poteva controllarne gli effetti?
La terza: la versione dell’attentato organizzato per far aumentare la scorta è tutta la verità oppure una nuova strategia difensiva?
La confessione segna certamente una svolta.
Ma nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, paradossalmente, più cose vengono chiarite e più emergono nuovi lati oscuri.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@tp24.it (Redazione)
Source link









