Belvedere, riprenditi: la voce di un turista che ama questa città
Una riflessione da turista, senza appartenenze politiche e senza la pretesa di avere soluzioni in tasca, ma con il desiderio di vedere tornare Belvedere ai fasti che merita.
Sono un turista che da anni sceglie Belvedere per trascorrere le proprie vacanze. Non sono un politico, non appartengo ad associazioni, non ho interessi personali da difendere e, soprattutto, non mi interessa entrare nelle dinamiche della politica locale.
Sono semplicemente un turista che ama questa città, che la vive per alcune settimane all’anno e che, proprio perché la osserva con gli occhi di chi viene da fuori, sente di poter fare qualche riflessione. La mia vuole essere una critica costruttiva, fatta con affetto e con la speranza che possa servire ad aprire una discussione.
In questi giorni leggo diverse polemiche riguardo alla vita estiva di Belvedere. Alcune, a mio avviso, rischiano di concentrarsi sulla forma e non sulla sostanza.
Per esempio, si discute del pagamento dei parcheggi sulle strisce blu. Ma i parcheggi a pagamento esistono ormai in tantissime località turistiche italiane. Personalmente, da turista, mi preoccuperei molto di più di capire se i servizi che una località offre siano all’altezza di chi decide di trascorrervi le proprie vacanze.
Anche la questione dei cinque minuti di “cortesia” mi sembra un esempio di attenzione rivolta forse al dettaglio sbagliato. Cinque minuti, francamente, servono a poco se il problema vero è quello di rendere una città turistica più accogliente, organizzata e attrattiva.
Avantieri, ad esempio, ho visto che si stava preparando una spiaggia per un evento in programma per la sera. C’era chi si lamentava per la polvere provocata dai lavori. Io, invece, penso: ben vengano queste iniziative!
Facciamone una al giorno, se possibile.
Perché il problema di Belvedere, a mio avviso, non è che ci siano troppi eventi o che per realizzarli si debba qualche volta sopportare un po’ di polvere. Il problema è esattamente il contrario: servono più iniziative, più programmazione, più entusiasmo e soprattutto una visione turistica.
E qui arrivo alla questione che più mi preoccupa.
Siamo all’11 agosto e, da quello che riesco a vedere e conoscere da turista, ancora non si conosce con chiarezza il programma degli eventi successivi al 15 agosto.
Mi chiedo: è possibile che una località che vive di turismo arrivi al cuore della stagione senza avere una programmazione estiva comunicata con largo anticipo?
Non so di chi sia la responsabilità. Amministrazione? Associazioni? Organizzazione? Comunicazione? Mancanza di coordinamento?
Non spetta certamente a me stabilirlo.
So però chi rischia di pagare il prezzo di questa situazione: il turista.
Il turista che arriva a Belvedere, prende il telefono, cerca cosa fare quella sera e non trova un programma chiaro. Il turista che magari confronta Belvedere con altre località del Tirreno e scopre che altrove gli eventi vengono pubblicizzati settimane o mesi prima. Il turista che vorrebbe programmare una serata, una cena, una passeggiata, una visita, ma non sa cosa accadrà nei giorni successivi.
Eppure Belvedere ha avuto momenti in cui il turismo e l’intrattenimento erano un vero punto di forza.
Ricordo con piacere Note di Fuoco. Ricordo le sagre. Ricordo Castello d’Oro. Ricordo le serate di luglio che animavano l’anfiteatro. Ricordo una Belvedere che sembrava avere una propria identità turistica e che riusciva a richiamare persone anche dai paesi vicini.
Oggi, invece, ho la sensazione che qualcosa si sia spento.

Non credo che il turismo possa essere affidato soltanto a iniziative estemporanee. Serve una programmazione condivisa, che magari inizi a settembre per l’estate successiva.
Un altro tema che mi ha fatto riflettere riguarda l’ordinanza che vieta i cani sulle spiagge e limita il gioco del pallone dei bambini in luoghi non idonei.
Sindaco, non me ne voglia, ma anche qui vorrei fare una riflessione da semplice turista.
A Cetraro, per esempio, vedo un sindaco che invita i bambini ad allenarsi e a partecipare allo sport. Da turista mi chiedo: siamo sicuri che la soluzione sia vietare, anziché organizzare e creare spazi adeguati?
E soprattutto: le ordinanze, per essere efficaci, hanno bisogno di essere applicate.
Basta fare un giro sulle spiagge o nelle strade nelle ore serali per rendersi conto che, senza un adeguato controllo, alcune disposizioni rischiano di rimanere soltanto sulla carta.
È un po’ come avere in una clinica una sala operatoria perfettamente attrezzata e poi scoprire che mancano i bisturi.
Prima ancora di discutere se un’ordinanza sia giusta o sbagliata, bisognerebbe chiedersi se esistano le condizioni per farla rispettare.
Ma il punto centrale del mio intervento non sono i parcheggi, i cani, i palloni, la polvere o i cinque minuti di cortesia.
Il punto è molto più grande. È il futuro turistico di Belvedere. Perché io questa città la adoro.
E proprio per questo mi dispiace vedere quello che, almeno ai miei occhi, è un progressivo spegnimento di quella vivacità che un tempo la caratterizzava.
Ricordo una frase che mi disse qualche anno fa un cittadino di Belvedere, durante una delle serate estive:
“I paesi affianco cantano e noi balliamo.”
Era una frase ironica, ma rendeva perfettamente l’idea di una Belvedere che si sentiva protagonista, che aveva qualcosa da offrire, che sapeva animare l’estate.
Oggi, con molta amarezza, mi viene da dire che forse gli altri cantano e ballano, mentre Belvedere rischia di essersi spenta.
Ma io non credo che sia troppo tardi.
Belvedere ha un territorio straordinario, un mare bellissimo, un centro storico suggestivo, una posizione privilegiata e soprattutto ha una storia turistica importante. Non manca la materia prima. Manca, forse, la capacità di metterla a sistema.
Per questo la mia non vuole essere una lettera contro qualcuno. Vorrei che fosse una lettera per Belvedere.
Una sollecitazione all’amministrazione, alle associazioni, agli operatori turistici, ai commercianti e soprattutto ai cittadini: sediamoci intorno a un tavolo e chiediamoci quale Belvedere vogliamo tra cinque o dieci anni.
Non limitiamoci a discutere delle strisce blu. Non fermiamoci ai cinque minuti di cortesia. Non trasformiamo ogni evento in una polemica per la polvere.
Chiediamoci invece perché, l’11 agosto, un turista non dovrebbe già conoscere cosa accadrà a Belvedere il 16, il 20 o il 25 agosto.
Chiediamoci perché non possiamo avere un calendario estivo costruito con mesi di anticipo.
Chiediamoci come riportare manifestazioni, musica, cultura, sport, sagre, spettacoli e iniziative che facciano vivere il paese.
Chiediamoci come coinvolgere maggiormente i giovani, i commercianti, gli operatori turistici e le associazioni.
E soprattutto chiediamoci come fare in modo che chi viene in vacanza a Belvedere non si limiti a dormirci, ma scelga Belvedere perché vuole viverla.
Io continuerò a venire qui perché questa città mi piace.
Ma proprio perché la amo da turista, mi permetto di dirlo con sincerità:
Belvedere, riprenditi.
Non hai bisogno di rincorrere gli altri comuni. Hai bisogno di ricordarti chi sei stata e decidere, tutti insieme, chi vuoi diventare.
E se questa riflessione servirà anche solo ad aprire un confronto, allora sarà valsa la pena scriverla. (Lettera firmata)
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