Immigrazione: la linea italiana, ipocrisia tra le ipocrisie europee

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L’Europa finge di dibattere sulla questione migratoria, ma a tutta evidenza gli stati “buonisti” (in primis la Spagna) e quelli “cattivisti”, tra cui il nostro, sono accomunati da una disgustosa montagna di ipocrisia e dal desiderio elettoralista di lisciare gli opposti populismi.

L’Europa dell’Austerity, quella consacrata dalla recente moscissima revisione dei trattati e sostanzialmente ribadita dal vero, anche se ormai decrepito, “padrone del vapore” cioè dalla Germania, non si riserva alcuna reale possibilità di gestire la pressione migratoria con le due leve che servirebbero: una straordinaria capacità di accoglienza e inclusione; e, insieme, una rigorosa ed efficientissima capacità di cernita, controllo e – sempre che necessario – remigrazione.

Per accogliere ed includere servono innanzitutto risorse: economico-finanziarie e professionali. Servono eserciti di professionisti capaci di dare a queste persone che arrivano dal “nowhere” innanzitutto l’essenziale per vivere – vitto, alloggio, abiti, assistenza medica – poi istruzione di base, la lingua, e poi formazione professionale, secondo le linee guida che dovrebbero essere state già applicate nell’accogliere alcuni ed escludere altri, ossia lascia entrare quelli che o sanno già o sono disposti a fare i lavori che ci servono e che gli italiani non fanno più (o per i quali non ci sono più italiani reclutabili, che è uguale); e insomma servirebbero grandissime risorse per gestire bene l’unica forma di migrazione davvero problematica, quella economica (le altre forme di accoglienza, di etichetta politica o umanitaria, sono quasi unicamente fuffa ideologica dei populisti di sinistra e dei mercanti di schiavi).

Immaginatevi un Paese come l’Italia, dove nelle regioni più efficienti le liste d’attesa per la sanità sfondano mediamente i 12 mesi, a doversi far carico di milionate di migranti in arrivo costante: e con quali soldi? Con quale personale? La sanità italiana ha un disperato bisogno di migranti per le attività basiche, come gli Operatori socio sanitari e gli infermieri, e non ha i soldi per assumerli, come pensiamo che possa accudire centinaia di migliaia di nuovi concittadini senza una riforma straordinaria e straordinarie mobilitazioni di risorse?

 E davvero pensiamo di poter attivare nelle scuole primarie e secondarie l’accoglienza didattica necessaria a porre i nuovi arrivati nelle condizioni di comunicare? Rileggiamoci i test Invalsi, non riusciamo a insegnare l’italiano ai bambini italiani, come lo insegneremo mai agli immigrati?

E’ chiaro anche agli scemi che le funzioni lavorative minacciate dall’intelligenza artificiale non sono quelle che necessitano di personale immigrato, ma questo personale – quindi indispensabile al futuro di tutta la vecchia Europa, e non solo della vecchissima Italia – andrebbe almeno in parte pre-selezionato all’ingresso e formato, oltre che accudito, fin quando non si rendesse autosufficiente e non dimostrasse di essersi inserito a dovere nella nosyra comunità: con la lingua, innanzitutto; e anche con la rinuncia a determinate pretese, una fra tutte il burqa, che un  Paese civile non deve accogliere. Ma apriti cielo, a sinistra, soltanto a dirlo, che in Italia chi gira col volto nascosto è fuorilegge…

Provate a cercare una sola sillaba sensata in queste direzioni – investimenti per l’inclusione, rigore nell’accoglienza – negli slogan della sinistra progressista. Non la troverete. E men che mai troverete nella faccia feroce della destra barricadera scampoli di concretezza gestionale.

D’altra parte il Mediterraneo si è riempito in questi ultimi anni di migliaiai di disperati morti innocenti per il convergere di un desolante “bias” cognitivo ormai permeato in tanti Paesi del Magreb, che porta milioni di persone a sopravvalutare sia la facilità d’accesso in Europa sia la possibilità di costruirvi una vita migliore; ed anche per l’imbarazzante incapacità, soprattutto italiana (la Francia è durissima contro l’immigrazione clandestina e lo è anche la Spagna per antica tradizione, con l’eccezione dell’ultimo Sanchez) di farsi rispettare: perché il luogo comune che ripetono i trafficanti alle loro vittime – come raccontano tuttì i veri addetti ai lavori –  è che l’Italia è come il Colosseo: porte sempre aperte, polizia impotente, magistratura compiacente. Rendiamoci conto che viviamo in un paese in cui un migrante clandestino colto in flagrante di un reato contro la persona – stupro, ad esempio – non va in carcere e viene punito con un foglio di via che nessuna autorità è in grado, e nemmeno prova, di fargli rispettare.

La capacità di remigrazione forzata è uno strumento odioso ma inevitabile, che però ridimensionerebbe la sua odiosità se fosse vero, e dimostrabile, che un canale fisiologico di immigrazione economica regolare esistesse  e che metodiche di inclusione accoglienti quanto serie e severe, a loro volta esistessero.

Ma ci rendiamo conto che tutto questo sarebbe onere di una pubblica amministrazione che già boccheggia nell’erogazione dei servizi civili ordinari agli italiani? Che trascura la natalità, ignora gli anziani?

L’ipocrisia dei buonisti punta solo a raccogliere i voti di una vasta parte dell’opinione pubblica che innorridisce alle foto delle carrette del mare rovesciate e vota sugli slogan, salvo poi pagare la colf in nero e cambiare marciapiedi se vede un clochard di colore o tremare, e pure con ragione, se rischia d’ìncrociare tre maranza in vena di bravate. E l’ipocrisia di destra ripete come un mantra alcune cifre sulla riduzione di alcuni filoni di immigrazione irregolare ma non registra che i suoi paladini non hanno saputo fare un passo avanti che fosse uno, in quattro anni e mezzo di governo, sulla gestione degli irregolari già in Italia e dell’inclusione dei migranti in regola ma derelitti e sprovveduti.

In questo senso, la convergenza di amorosi sensi tra Meloni e la premier danese Frederiksen è un delizioso paradosso della storia. La Danimarca socialdemocratica e filo-tedesca ha un pil procapite di 61 mila dollari. L’Italia di 45 mila. In Danimarca il matrimonio egualitario tra tutti i sessi è legge dal 2012, in Italia c‘è la legge Cirinnà. Fa piacere che Meloni e Frederiksen si stiano simpatiche.


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 Sergio Luciano

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