Il tradimento non porta solo alla separazione. Scopri quando l’infedeltà lede i diritti del coniuge e dà diritto a un risarcimento economico.

Il matrimonio comporta obblighi precisi che non sono solo impegni morali o spirituali. Quando due persone decidono di sposarsi, firmano un patto che ha una valenza giuridica profonda. Tra i doveri principali che nascono da questa unione c’è quello della fedeltà. Per decenni, la legge italiana ha considerato la violazione di questo dovere solo come una possibile causa per interrompere la convivenza. Oggi la prospettiva è cambiata in modo significativo. Molti cittadini si chiedono spesso: quando si può chiedere il risarcimento per tradimento? Questa domanda trova risposta in una evoluzione della giurisprudenza che protegge non solo il legame di coppia, ma l’individuo in quanto tale. Il tradimento può infatti trasformarsi in un vero e proprio atto illecito che colpisce i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Non si tratta più soltanto di stabilire chi ha colpa per la fine del matrimonio, ma di riparare un danno concreto alla persona. Il dolore per la scoperta di un’altra relazione può superare la normale sofferenza e diventare una lesione della salute o della dignità che merita di essere risarcita economicamente attraverso un’azione civile specifica.

Si può ottenere un risarcimento se il coniuge tradisce?

Nel sistema del diritto di famiglia, la violazione dell’obbligo di fedeltà (art. 143 cod. civ.) produce solitamente un effetto tipico: l’addebito della separazione. Questo significa che il giudice dichiara che la fine del matrimonio è colpa del coniuge infedele. Tale dichiarazione comporta la perdita del diritto al mantenimento e dei diritti successori per chi ha tradito. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che questa sanzione non è l’unica possibile (Cass. n. 18853/2011). Se il comportamento del partner fedifrago causa un danno che va oltre la semplice fine dell’affetto, si apre la strada al risarcimento del danno.

La legge riconosce che i doveri matrimoniali hanno natura giuridica. Se la loro violazione lede diritti come la salute, l’immagine o la dignità, si configura un illecito civile (art. 2059 cod. civ.). È importante chiarire che non ogni tradimento dà diritto a ricevere denaro. Una storia clandestina che rimane segreta e che porta semplicemente alla crisi del rapporto è considerata una vicenda interna alla coppia. In questo caso, il rimedio resta la separazione. La richiesta di risarcimento diventa possibile solo quando l’infedeltà si manifesta con modalità tali da aggredire la persona dell’altro coniuge in modo violento o umiliante. Il giudice valuta se l’adulterio ha provocato una ferita profonda alla dignità che la semplice separazione non può riparare.

Quali sono i danni risarcibili oltre alla separazione?

Quando si parla di risarcimento in ambito familiare, la distinzione tra i vari tipi di danno è fondamentale. Il coniuge tradito può richiedere il ristoro per diverse tipologie di pregiudizio:

  • il danno biologico, che riguarda una vera e propria lesione della salute psichica o fisica documentata da perizie mediche;

  • il danno esistenziale, che consiste in uno sconvolgimento negativo delle abitudini di vita e delle relazioni sociali;

  • il danno all’immagine e alla reputazione, specialmente se il tradimento è diventato di dominio pubblico nel contesto sociale o lavorativo;

  • il danno morale, inteso come la sofferenza interiore e il turbamento psicologico che superano la soglia della normale tollerabilità.

Un esempio pratico aiuta a comprendere la differenza. Se un marito intrattiene una relazione pubblica e notoria con una persona conoscente, esponendo la moglie al discredito di amici, parenti e colleghi, egli non sta solo tradendo un patto. Egli sta ledendo l’immagine e la dignità della moglie. In questo caso, la sofferenza non è solo legata alla fine dell’amore, ma alla frustrazione di essere derisa o commiserata pubblicamente. La lesione della salute può manifestarsi anche sotto forma di depressione o stati d’ansia gravi che richiedono cure specialistiche. In tali scenari, il risarcimento serve a compensare la violazione di diritti che ogni persona possiede indipendentemente dal fatto di essere sposata.

Il tradimento deve essere pubblico per dare diritto ai soldi?

La natura e le modalità della relazione extraconiugale sono elementi determinanti per il giudice. La giurisprudenza distingue tra un tradimento “ordinario” e uno “straordinario”. Il primo è quello che rimane confinato in una sfera di segretezza e che non aggiunge umiliazione alla sofferenza del distacco. Il secondo è quello caratterizzato da una particolare lesività. La pubblicità della relazione è uno dei fattori che trasforma l’infedeltà in un illecito civile. Se il partner fedifrago agisce senza alcun riguardo per la riservatezza o per la sensibilità dell’altro, magari facendosi vedere apertamente con l’amante in luoghi frequentati dalla cerchia sociale della coppia, compie un atto di aggressione alla persona.

In una sentenza specifica, la Corte ha dato ragione a una moglie il cui marito aveva una relazione ampiamente nota con un’altra donna sposata. La notorietà del fatto ha reso la situazione “particolarmente frustrante”. Qui il danno non nasce dal fatto che l’amore sia finito, ma dal modo in cui è finito. La dignità del coniuge tradito viene calpestata davanti alla comunità. La legge tutela il diritto di non essere umiliati pubblicamente dal proprio partner. Pertanto, quanto più il tradimento è ostentato o irrispettoso delle minime regole di decoro, tanto più è probabile che il giudice riconosca una somma a titolo di risarcimento.

Serve per forza l’addebito per chiedere i danni al partner?

Un punto di grande interesse per chi affronta una causa legale riguarda il rapporto tra la separazione e l’azione di risarcimento. Molti pensano che se la separazione è stata consensuale, ovvero decisa di comune accordo senza dare la colpa a nessuno, non sia più possibile chiedere i danni. La Cassazione ha smentito questa idea (Cass. n. 18853/2011). L’azione per ottenere il risarcimento del danno è autonoma rispetto alla procedura di separazione. Anche se i coniugi hanno deciso di separarsi senza litigare in tribunale sulla “colpa”, il coniuge tradito può comunque avviare una causa civile separata per chiedere i soldi.

Questo accade perché la tutela dei diritti fondamentali della persona (come la salute o l’onore) non può essere limitata dalle regole specifiche del diritto di famiglia. Se un comportamento integra gli estremi di un illecito civile (art. 2043 cod. civ.), la vittima ha il diritto di essere risarcita a prescindere dall’esito della causa di separazione. Naturalmente, chi chiede i danni ha l’onere di provare i fatti. Deve dimostrare:

  • l’esistenza del tradimento;

  • la gravità delle modalità con cui è avvenuto;

  • la lesione concreta subita (ad esempio un certificato medico per il danno alla salute);

  • il nesso di causalità tra il tradimento e il danno.

Come si dimostra la lesione della salute o della dignità?

La prova è l’ostacolo più difficile da superare. Non basta affermare di aver sofferto molto. La sofferenza psichica è una conseguenza naturale di ogni fine matrimonio e, come tale, non viene risarcita. Per ottenere il denaro, occorre provare che quella sofferenza è andata oltre l’offesa insita nel tradimento. Il coniuge deve documentare una lesione di un diritto costituzionalmente garantito.

Ecco alcuni criteri pratici utilizzati per valutare la richiesta:

  • la durata e la frequenza della relazione extraconiugale;

  • il grado di conoscenza della relazione da parte della comunità circostante;

  • la presenza di comportamenti volti a screditare il coniuge davanti ai figli o ai colleghi;

  • l’insorgenza di patologie psichiche certificate da medici o psicologi;

  • la perdita di relazioni sociali o opportunità professionali a causa del discredito.

Un caso particolare riguarda l’obbligo di lealtà anche prima del matrimonio. La Corte ha riconosciuto il risarcimento in un caso in cui il marito aveva nascosto alla futura moglie una malformazione fisica che impediva i rapporti sessuali (Cass. n. 9801/2005). In quella situazione, l’omessa informazione ha leso il diritto alla sessualità e alla procreazione della donna. Questo esempio dimostra che la lealtà è un valore che permea tutto il rapporto e che la sua violazione grave, se causa un danno ingiusto, trova sempre una sanzione nel risarcimento.

Qual è la differenza tra dovere morale e dovere giuridico?

Per lungo tempo si è ritenuto che gli obblighi del matrimonio fossero solo di natura morale. Questa visione è ormai superata. Il codice civile impone obblighi giuridici inderogabili. La fedeltà non è un optional del matrimonio, ma un pilastro della “comunione materiale e spirituale” a cui l’unione è rivolta. Se questi doveri fossero solo morali, lo Stato non interverrebbe con sanzioni. Poiché invece sono doveri legali, la loro violazione produce effetti nel mondo del diritto.

La risarcibilità del danno non patrimoniale (art. 2059 cod. civ.) interviene quando la violazione del dovere di fedeltà colpisce la persona nei suoi aspetti essenziali. Il giudice non premia chi è stato “bravo”, ma ristora chi è stato “vittima” di un comportamento che ha sorpassato il limite della civile convivenza. Il tradimento che diventa aggressione alla dignità o alla salute trasforma il partner in un danneggiante e l’altro in un creditore. La funzione del risarcimento è satisfattiva: serve a dare un sollievo economico a chi ha subito una ferita che non può guarire solo con un documento di divorzio.

Il risarcimento per infedeltà è una regola automatica?

Bisogna essere molto chiari: il risarcimento non è un automatismo. La maggior parte dei tradimenti porta solo alla separazione con addebito. La soglia per arrivare ai danni economici è alta e richiede la prova del dolo o della colpa grave del coniuge traditore. Il giudice deve verificare che la condotta sia stata intrinsecamente grave. Se la crisi di coppia era già in atto e il tradimento è stato solo l’ultima fase di un allontanamento iniziato anni prima, il risarcimento viene solitamente negato.

Per ottenere ragione in tribunale, bisogna dimostrare che:

  • tra le parti non preesisteva una irrimediabile situazione di crisi affettiva;

  • l’infedeltà è stata la causa diretta e unica della sofferenza estrema;

  • il coniuge fedifrago ha agito con particolare disprezzo o indifferenza per l’altro;

  • le conseguenze negative sulla vita del coniuge tradito sono tangibili e misurabili.

In sintesi, la regola pratica ci dice che il tradimento è risarcibile solo quando si trasforma in un atto di crudeltà psicologica o sociale. La legge protegge la libertà di ogni individuo di cessare di amare, ma punisce il modo violento o umiliante di manifestare questa fine. Chi tradisce calpestando la reputazione o la salute del partner deve essere pronto a pagare le conseguenze della propria condotta illecita davanti a un giudice civile.




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 Raffaella Mari

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