Il “giallo” della Amisos, la nave mercantile maltese ferma da quasi tre settimane al molo Ronciglio di Trapani, sembra avere finalmente una spiegazione. I due marittimi turchi morti a bordo lo scorso 21 luglio sono deceduti per intossicazione da monossido di carbonio e conseguente asfissia.
È quanto emerge dai primi risultati degli esami autoptici disposti dalla Procura di Marsala, guidata dal procuratore Fernando Asaro. Mancano ancora alcuni accertamenti medico-legali e istologici, ma il quadro che si delinea è ormai quello di un gravissimo incidente sul lavoro avvenuto in navigazione.
La nave, intanto, resta sotto sequestro nel porto di Trapani. Ma l’inchiesta italiana si avvia verso la conclusione: gli atti saranno trasmessi alle autorità giudiziarie di Malta, competenti perché la Amisos batte bandiera maltese e l’incidente si è verificato in acque internazionali.
Uno entra nella stiva, l’altro prova a salvarlo
La dinamica ricostruita dagli investigatori è drammatica.
Secondo quanto riferito dal comandante del mercantile, uno dei due uomini sarebbe entrato in una parte della stiva per effettuare alcuni controlli. L’ambiente sarebbe stato però saturo di gas.
Il collega, accortosi di quanto stava accadendo, avrebbe tentato di soccorrerlo. Entrando a sua volta nello spazio chiuso avrebbe respirato la stessa aria contaminata. Per entrambi non ci sarebbe stato scampo.
I risultati dell’autopsia rafforzano dunque l’ipotesi formulata già nelle prime ore dopo la tragedia: nessun mistero criminale, ma una possibile esposizione letale a monossido di carbonio all’interno della nave.
Restano naturalmente da chiarire le cause che hanno determinato l’accumulo del gas e soprattutto se tutte le procedure di sicurezza previste per l’accesso agli spazi chiusi siano state rispettate.
L’allarme dei Chimici sugli spazi confinati
Già nei giorni successivi alla tragedia, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici era intervenuta sul caso della Amisos, richiamando l’attenzione sui pericoli degli spazi confinati a bordo delle navi. In quella fase, prima degli esiti autoptici, era stata avanzata anche l’ipotesi di una forte riduzione dell’ossigeno nel trunk di accesso alla stiva, ambiente nel quale sarebbero entrati i due marittimi. La Federazione aveva spiegato come, in spazi di questo tipo, possano verificarsi alterazioni dell’atmosfera non percepibili senza strumenti, dovute a carenza di ossigeno, gas tossici o fenomeni chimico-fisici legati anche al carico trasportato. La Amisos trasportava frammenti di pneumatici, materiale classificato dal Codice IMSBC nel Gruppo C, cioè normalmente non soggetto a particolari rischi chimici se correttamente stoccato e non contaminato. Sul mercantile è intervenuto anche il consulente chimico del porto di Trapani, impegnato insieme alle autorità nelle analisi dell’atmosfera degli spazi interessati e nella messa in sicurezza della nave. La Federazione aveva inoltre ricordato che le procedure internazionali IMO prevedono, prima dell’ingresso in ambienti confinati come trunk e stive, controlli dell’atmosfera, ventilazione e monitoraggio continuo. I risultati dell’autopsia, che indicano adesso nel monossido di carbonio la causa dell’intossicazione mortale, rendono ancora più centrale la questione: capire come quel gas si sia formato o accumulato e se, prima dell’ingresso dei due marittimi, fossero state effettuate tutte le verifiche di sicurezza previste.
La richiesta di soccorso e l’intervento da Mazara
L’allarme era scattato il 21 luglio.
La Amisos stava navigando dalla Germania verso la Turchia con un carico di pneumatici triturati quando, mentre si trovava in acque internazionali, aveva lanciato via radio una richiesta di soccorso.
A raccoglierla era stata la Capitaneria di porto di Mazara del Vallo.
Il mercantile aveva quindi modificato la rotta avvicinandosi alla costa siciliana. Due unità della Guardia Costiera avevano raggiunto la nave per verificare la situazione a bordo e prestare assistenza.
I corpi dei due marittimi erano stati trasferiti sulle motovedette e successivamente sbarcati a Marsala. Da qui l’intervento iniziale della Procura marsalese e l’avvio degli accertamenti medico-legali.
La Amisos, invece, non potendo attraccare nel porto di Marsala, era stata indirizzata verso Trapani.
I controlli sulla nave al molo Ronciglio
Dal 22 luglio il mercantile è fermo al molo Ronciglio del porto di Trapani.
A bordo sono intervenuti anche gli specialisti Nbcr dei Vigili del fuoco, il nucleo che opera nelle situazioni con potenziale rischio nucleare, biologico, chimico o radiologico.
Gli accertamenti hanno riguardato anche il carico trasportato dalla nave e le condizioni di sicurezza del mercantile, per verificare il rispetto delle norme previste per il trasporto e la gestione di questo tipo di materiale.
Tutta la documentazione raccolta entrerà nel fascicolo destinato adesso alle autorità maltesi.
Adesso l’inchiesta passa a Malta
Ed è questo l’altro sviluppo importante.
Poiché la tragedia è avvenuta in acque internazionali e la Amisos è registrata sotto bandiera maltese, sarà Malta a proseguire gli accertamenti giudiziari e a stabilire eventuali responsabilità.
Alla magistratura maltese toccherà quindi verificare non soltanto perché si sia sviluppata la presenza di monossido di carbonio, ma anche quali fossero le condizioni di lavoro dei due marittimi e quali procedure siano state adottate prima del loro ingresso nella stiva.
Il caso, insomma, perde i contorni del mistero ma apre quelli, non meno seri, della sicurezza sul lavoro in mare.
La Amisos rimane per il momento sotto sequestro a Trapani. Se gli ultimi accertamenti e gli adempimenti giudiziari saranno completati, potrebbe lasciare il porto già nei prossimi giorni e fare rotta verso Malta.
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