Confapi Lombardia: «Rivedere ETS ed ETS2, la competitività delle imprese deve tornare al centro»


L’associazione regionale accoglie con interesse la decisione del Consiglio europeo di incaricare la Commissione europea di valutare l’impatto del sistema ETS2, in vista dell’entrata in vigore prevista per il 2028. Il presidente Pierluigi Cordua chiede una revisione delle politiche europee che concili decarbonizzazione, sostenibilità economica e competitività industriale.

Confapi Lombardia guarda con interesse alla decisione del Consiglio europeo di affidare alla Commissione europea una valutazione dell’impatto del sistema ETS2, il meccanismo di scambio delle quote di emissione destinato a interessare i combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in ulteriori settori, con entrata in vigore prevista per il 2028.

Per l’associazione regionale, il passaggio può rappresentare un punto di partenza per una revisione più ampia delle politiche comunitarie in materia di transizione ecologica, regolamentazione delle emissioni e industria. L’obiettivo indicato è rendere gli strumenti europei maggiormente aderenti alle condizioni economiche e produttive, senza perdere di vista le finalità climatiche.

Al centro della posizione di Confapi Lombardia c’è la necessità di affrontare la pressione dei costi energetici che grava sul sistema economico italiano, con conseguenze sia sulla competitività delle imprese sia sul potere d’acquisto delle famiglie.

Costi energetici e pressioni internazionali sulle imprese

Secondo Confapi Lombardia, l’attuale scenario economico richiede un approccio pragmatico alle politiche energetiche europee. L’industria manifatturiera è chiamata a investire nell’innovazione tecnologica e nella riduzione delle emissioni, mentre deve confrontarsi con l’aumento dei costi di produzione, le tensioni commerciali internazionali e una concorrenza globale sempre più intensa.

Tra i fattori richiamati dall’associazione figurano l’incremento delle barriere tariffarie e la pressione competitiva proveniente dalla Cina, anche alla luce dell’aumento del surplus commerciale cinese nei confronti dell’Unione europea.

In questo contesto, Confapi Lombardia sottolinea che gli obiettivi di decarbonizzazione e la tutela della capacità produttiva europea dovrebbero procedere in modo coordinato. Il rischio, secondo l’associazione, è che una regolamentazione non sufficientemente calibrata sulle condizioni delle imprese finisca per aggravare le difficoltà industriali, compromettendo anche la capacità di sostenere gli investimenti necessari alla transizione.

Cordua: «Una revisione sostanziale dei sistemi ETS ed ETS2 è fondamentale»

A esprimere la posizione dell’associazione è Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Lombardia, che richiama la necessità di riconsiderare l’impatto economico delle misure europee.

«Riteniamo che una revisione sostanziale del sistema ETS e ETS2 e l’abbattimento degli oneri per imprese, lavoratori e settori produttivi siano oggigiorno fondamentali», dichiara Cordua.

Secondo il presidente, la normativa europea dovrebbe partire da una valutazione realistica di un quadro internazionale profondamente cambiato, nel quale le imprese rischiano di dover affrontare contemporaneamente diverse pressioni sui costi e sulla redditività.

Il sistema manifatturiero, osserva Cordua, potrebbe risentire non soltanto degli effetti diretti del costo dell’energia, ma anche di quelli indiretti legati al mercato delle quote di emissione, alle pressioni inflazionistiche e al rincaro dei carburanti.

A questi elementi si aggiungerebbero gli effetti del nuovo ETS2 lungo le filiere, attraverso i costi della logistica e dei trasporti, con possibili ricadute sia sui produttori sia sui consumatori.

Il rischio di un effetto a catena su produzione e occupazione

Uno dei principali timori espressi da Confapi Lombardia riguarda la possibilità che l’aumento dei costi si propaghi progressivamente all’intero sistema economico.

«Il sistema manifatturiero rischia di pagare maggiormente la spesa in energia per la generazione elettrica incorporante i costi del mercato dei permessi d’inquinamento, per le pressioni inflattive che erodono i margini, per l’effetto a cascata del caro-carburanti e del nuovo ETS2 sull’intera filiera», sottolinea Cordua.

Il presidente avverte che l’accumularsi di questi fattori potrebbe mettere in difficoltà interi comparti industriali e filiere produttive. Una riduzione della capacità produttiva, degli investimenti e dell’occupazione avrebbe conseguenze anche sulla crescita economica e sulla possibilità di finanziare i processi di innovazione necessari alla decarbonizzazione.

Per questo, secondo Confapi Lombardia, le politiche climatiche dovrebbero prevedere strumenti adattabili alle condizioni economiche, capaci di garantire flessibilità e di accompagnare le imprese nelle fasi di maggiore pressione.

La questione riguarda anche le famiglie. L’aumento dei costi energetici e dei carburanti può ridurre il reddito disponibile, comprimere i consumi e incidere sulla domanda di beni e servizi, con effetti che si riflettono sull’attività delle imprese e sull’andamento del prodotto interno lordo.

Transizione ecologica e competitività: la richiesta di un approccio pragmatico

La posizione di Confapi Lombardia non mette in discussione la necessità di perseguire gli obiettivi climatici, ma evidenzia l’esigenza di individuare modalità di attuazione compatibili con la tenuta del sistema industriale europeo.

L’associazione ricorda che il manifatturiero sta affrontando un percorso di trasformazione che richiede investimenti significativi, ricerca e innovazione tecnologica. Per mantenere questa capacità di adattamento, sostiene, è necessario che le politiche europee tengano conto delle condizioni di mercato e delle pressioni concorrenziali che interessano le imprese.

La richiesta è quindi quella di una maggiore integrazione tra gli obiettivi ambientali e quelli industriali, attraverso regole flessibili e strumenti in grado di rispondere alle diverse condizioni dei settori produttivi.

In questa prospettiva, la valutazione d’impatto affidata alla Commissione europea viene considerata un’opportunità per verificare gli effetti delle misure previste e valutare eventuali correttivi.

«Rimettere la competitività al centro della discussione»

Cordua auspica che il lavoro della Commissione europea apra la strada a un sistema maggiormente orientato a sostenere la crescita e a tutelare le imprese, considerate un elemento fondamentale dello sviluppo economico europeo.

«Ci aspettiamo che la valutazione d’impatto della Commissione apra alla prospettiva di un sistema più adatto alla crescita e alla tutela delle imprese, motori dello sviluppo europeo», afferma il presidente.

Il rischio evidenziato è che una perdita di competitività possa tradursi in una minore capacità produttiva, in un rallentamento degli investimenti e in una contrazione dell’occupazione, aumentando l’incertezza economica e sociale senza produrre, secondo la valutazione espressa dall’associazione, benefici ambientali proporzionati ai costi sostenuti.

«Abbiamo più di un anno a disposizione per rimediare al rischio di un errore strategico: rimettere la competitività al centro della discussione può servire a promuovere politiche all’altezza delle sfide che ci aspettano», conclude Cordua.

Per Confapi Lombardia, la sfida dei prossimi mesi sarà dunque individuare un equilibrio tra riduzione delle emissioni, sostenibilità dei costi energetici e capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali. Un confronto che coinvolge non soltanto il futuro del manifatturiero, ma anche il lavoro, i consumi e le prospettive di crescita dell’economia europea.


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