Scopri quando l’assenza alla visita fiscale è giustificata e quali sono i rischi di licenziamento per chi non rispetta le fasce di reperibilità.
Quando un dipendente si trova in stato di infermità, il suo primo dovere consiste nel favorire la propria guarigione e nel restare a disposizione per i controlli dell’ente previdenziale. Tuttavia, sorgono spesso dubbi sulla possibilità di lasciare la propria abitazione per ragioni sanitarie. Molti lavoratori si chiedono: «Posso uscire di casa durante la malattia per andare dal medico?». La risposta a questo interrogativo non è univoca e dipende da una serie di variabili legate all’urgenza della prestazione e alla condotta complessiva del dipendente.
La legge tutela il diritto alla salute, ma impone anche il rispetto di regole precise per garantire che il datore di lavoro possa verificare l’effettiva impossibilità della prestazione lavorativa. Se l’assenza durante le fasce di reperibilità non riceve una valida giustificazione, il rischio non è solo una sanzione economica, ma può arrivare fino alla perdita del posto di lavoro. È quindi fondamentale conoscere i criteri stabiliti dalla giurisprudenza per evitare contestazioni disciplinari che potrebbero compromettere definitivamente il rapporto professionale.
Cosa succede se non sono in casa durante la visita fiscale?
Il lavoratore che si trova in malattia ha l’obbligo di essere reperibile presso l’indirizzo comunicato nel certificato medico. Questo dovere serve a permettere al medico dell’Inps di effettuare la visita fiscale e confermare lo stato di salute dichiarato. Se il medico bussa alla porta e non trova nessuno, la procedura prevede l’invio di una comunicazione ufficiale al dipendente. A quel punto, il lavoratore deve fornire una prova valida per la sua irreperibilità. In caso contrario, l’Inps può sospendere il pagamento dell’indennità di malattia per un periodo determinato.
Oltre alle sanzioni previdenziali, il datore di lavoro ha il diritto di avviare un procedimento disciplinare. La mancata presenza al domicilio è considerata una violazione dei doveri di correttezza e buona fede (art. 1175 cod. civ.). Se il comportamento è particolarmente grave o ripetuto nel tempo, può portare al licenziamento.
La legge non vieta in assoluto di uscire, ma richiede che ogni allontanamento sia motivato da ragioni valide e documentabili, specialmente se queste coincidono con le ore in cui è atteso il controllo medico.
Quando l’assenza alla visita fiscale è considerata giustificata?
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha definito criteri molto chiari per stabilire quando un lavoratore può allontanarsi da casa senza subire conseguenze negative. Esistono tre situazioni specifiche in cui l’assenza è considerata legittima (Cass. civ. sez. lav. n. 5671/2012):
-
ricorra una forza maggiore;
-
vi sia, altrimenti, una lesione di beni primari, come ad esempio il crollo improvviso della propria abitazione;
- la presenza del lavoratore in un altro luogo sia indifferibile.
Quest’ultimo punto riguarda proprio le necessità sanitarie. Se il dipendente deve sottoporsi a una visita medica, a una prestazione sanitaria o ad accertamenti specialistici, la sua assenza da casa è giustificata. Tuttavia, non basta avere un appuntamento dal dottore per essere protetti da ogni contestazione. La regola generale impone al lavoratore di dimostrare che non era possibile effettuare tale visita in un orario diverso da quello previsto per le fasce di reperibilità. Se la prestazione medica può essere programmata in momenti della giornata in cui il controllo fiscale non è previsto, il dipendente ha l’obbligo di scegliere quegli orari. L’urgenza o l’impossibilità di fare altrimenti sono elementi essenziali per rendere l’allontanamento privo di colpa.
Posso andare dal dottore durante l’orario della visita fiscale?
Andare dal proprio medico curante o presso un ambulatorio è un diritto, ma va bilanciato con i doveri verso l’azienda. Se un lavoratore decide di recarsi dal dottore proprio durante le ore di reperibilità, deve essere pronto a fornire una prova solida. La giustificazione è valida se il dipendente dimostra che la visita era necessaria in quel preciso momento per monitorare il decorso della malattia o per ricevere cure immediate. In molti casi, la giurisprudenza valuta se la patologia del soggetto richiedeva un intervento non rimandabile. Ad esempio, se un lavoratore soffre di una febbre molto alta e ha bisogno di una ricetta urgente per un farmaco salvavita, lo spostamento è giustificato. Se invece si tratta di una visita di controllo di routine che poteva essere fissata nel pomeriggio o in un altro giorno, il giudice potrebbe ritenere la condotta negligente. La giustificatezza dell’assenza non dipende quindi solo dal fatto di essere stati dal medico, ma dalla necessità di esserci andati proprio in quel frangente temporale.
Il datore di lavoro può licenziarmi se non mi trova in casa?
Il licenziamento non è una conseguenza automatica dell’assenza alla visita fiscale, ma è una possibilità concreta. Esistono due tipologie di licenziamento che possono scattare in queste circostanze. Il primo è il licenziamento per giusta causa, che avviene senza preavviso (art. 2119 cod. civ.). Questo provvedimento si applica quando il comportamento del dipendente è così grave da rompere immediatamente il vincolo fiduciario con l’azienda. Ad esempio, se il lavoratore finge la malattia e viene sorpreso a svolgere un’altra attività. Il secondo è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che prevede il pagamento del preavviso. In questo caso, pur essendoci una mancanza del lavoratore, essa non è ritenuta tale da impedire la prosecuzione temporanea del rapporto fino alla scadenza del termine di preavviso.
Se un dipendente non si fa trovare a casa perché è dal medico per cure programmabili in altri orari, non commette necessariamente un atto che mette in dubbio la veridicità della sua malattia. Tuttavia, se questo comportamento si ripete più volte, la sua condotta diventa un inadempimento contrattuale che giustifica l’interruzione del rapporto di lavoro.
Quali sono i doveri specifici per chi occupa ruoli dirigenziali?
La posizione ricoperta all’interno dell’azienda influisce pesantemente sulla valutazione della sanzione disciplinare. Un dirigente o un quadro, infatti, è tenuto a un grado di fedeltà e di diligenza superiore rispetto a un impiegato o a un operaio. Chi ricopre una posizione di vertice rappresenta l’azienda e ha responsabilità organizzative elevate. Per questo motivo, la sua irreperibilità alla visita fiscale viene giudicata con maggiore rigore.
Se un dirigente si assenta ripetutamente dal domicilio durante la malattia per motivi medici non urgenti, dimostra una scarsa attenzione ai propri doveri verso l’organizzazione. Anche se la sua patologia è reale e documentata, il fatto di ignorare le regole sulla reperibilità può ledere la fiducia del datore di lavoro. In queste situazioni, il giudice può confermare la legittimità del licenziamento proprio a causa del ruolo apicale del lavoratore (Cass. civ. sez. lav. n. 5671/2012). La responsabilità professionale richiede un rispetto scrupoloso delle procedure, poiché ogni mancanza ha un peso maggiore nell’economia generale dell’impresa.
Che differenza c’è tra licenziamento in tronco e con preavviso?
La distinzione tra le due forme di licenziamento è fondamentale per i diritti economici del lavoratore. Se l’azienda procede con un licenziamento per giusta causa, il rapporto di lavoro termina nel momento stesso in cui viene consegnata la lettera. Il dipendente perde il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso. Se invece il giudice ritiene che la condotta non sia così estrema, può trasformare il provvedimento in un licenziamento per giustificato motivo soggettivo. In questo scenario, il datore di lavoro è obbligato a pagare l’indennità di mancato preavviso. Questo accade spesso quando l’assenza alla visita fiscale è dovuta a una negligenza (come andare dal medico in orari non consentiti) ma non c’è il sospetto che la malattia sia falsa.
Se il lavoratore è realmente malato, non si può dire che abbia agito con l’intento di truffare l’azienda, ma ha comunque violato una regola di comportamento. La legge quindi sanziona la mancanza di disciplina ma preserva il diritto del lavoratore a ricevere il compenso previsto per il periodo di preavviso, a meno che il fatto non sia talmente grave da non permettere nemmeno un giorno di ulteriore collaborazione.
Come dimostrare che l’assenza era necessaria e urgente?
Per evitare di incorrere in sanzioni o licenziamenti, il lavoratore deve essere meticoloso nella raccolta della documentazione. Quando ci si allontana da casa per una visita medica durante le fasce di reperibilità, è indispensabile farsi rilasciare un certificato di presenza dalla struttura sanitaria o dal professionista. Questo documento deve indicare con precisione l’orario di inizio e di fine della prestazione. Non basta però una semplice attestazione di presenza; è utile che il medico specifichi, se possibile, il carattere di indifferibilità della prestazione o l’urgenza legata allo stato di salute del paziente.
Se l’assenza è dovuta a prestazioni ambulatoriali programmate, è bene conservare anche la prova che tali appuntamenti erano gli unici disponibili in tempi brevi. La comunicazione preventiva al datore di lavoro o all’Inps, sebbene non sempre obbligatoria per legge in tutti i settori, rappresenta un segnale di correttezza che può pesare positivamente in caso di contestazione giudiziaria. La trasparenza e la prova documentale sono le migliori difese contro l’accusa di irreperibilità ingiustificata.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Angelo Greco
Source link



