Il centro del film non passa soltanto dal rapporto sentimentale tra Ursula e Davide. La materia più interessante è il rapporto fra vista e potere sulla casa: chi possiede gli strumenti economici per abbattere uno stabile incontra una donna che in quello spazio ha costruito autonomia quotidiana. Da qui nasce una prova attoriale molto concreta, giocata sulla distanza fra ciò che l’occhio non afferra e ciò che il corpo ricorda.
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Le coordinate del film
Piccolo miracolo porta nel concorso internazionale di Taormina una storia costruita su uno sfratto imminente. Davide Lancia lavora all’abbattimento di una palazzina e Ursula ne abita ancora una parte. La relazione fra i due nasce da un ordine materiale, la demolizione, prima di aprire uno spazio emotivo che il film affida ai corpi e al ritmo degli interni.
La scelta di collocare il film pochi giorni prima dell’uscita in sala crea un ponte diretto fra festival e pubblico. Taormina offre la prima discussione critica. La distribuzione del 25 giugno porta il racconto dentro il mercato estivo e il trailer consente allo spettatore di riconoscere subito il conflitto: un uomo abituato a trasformare gli edifici in valore economico incontra una donna per cui la casa è orientamento fisico.
Ursula e la mappa della casa
Ursula non coincide con una figura fragile messa in scena per generare compassione. Il personaggio conosce il proprio appartamento attraverso memoria muscolare e distanza dagli oggetti. Questo rende la recitazione più severa: Scarano doveva mostrare il limite della percezione visiva senza rendere Ursula estranea al luogo che abita.
La casa diventa una vera mappa sensoriale. Una porta lasciata socchiusa, un mobile spostato o una presenza inattesa possono alterare l’equilibrio della scena. L’attrice lavora quindi su microcorrezioni del passo e dell’ascolto, perché il personaggio si orienta nel proprio mondo con una competenza che il film deve far percepire senza dichiararla in modo didascalico.
Lo sguardo lontano scelto da Scarano
Scarano ha definito il lavoro «difficilissimo». Il metodo adottato durante le riprese passava da un fuoco visivo spinto lontano, così da lasciare meno definiti gli oggetti vicini. L’effetto fisico produce impaccio e obbliga l’attrice a regolare il passo. Il vincolo era evitare che quell’impaccio tradisse Ursula, perché il personaggio possiede una mappa interna delle stanze.
Questa scelta recitativa ha una ricaduta immediata sul tono del film. Lo sguardo non cerca mai l’enfasi del gesto evidente. Lavora piuttosto per sottrazione: il pubblico vede un corpo che ascolta e anticipa lo spazio dopo averlo calcolato. La difficoltà nasce proprio da qui, dal far convivere limite percettivo e competenza abitativa senza trasformare la disabilità in espediente melodrammatico.
Davide Lancia davanti al proprio limite
Marco D’Amore interpreta Davide Lancia, imprenditore immobiliare cresciuto in un privilegio che gli ha reso semplice possedere spazi e rapporti. Il film gli assegna un paradosso netto: il personaggio che vede fisicamente è quello che comprende meno se stesso. Il ribaltamento evita alla disabilità di diventare tema isolato, perché l’arco narrativo passa dalla proprietà al riconoscimento dell’altro.
La demolizione non agisce solo come evento di trama. È il linguaggio con cui Davide è stato educato a misurare il mondo: ciò che ostacola un progetto si rimuove, ciò che produce valore si conserva. Ursula introduce un criterio diverso, fatto di presenza e diritto ad abitare. Da questo attrito nasce il movimento sentimentale del film, molto più concreto di una semplice opposizione fra caratteri.
Crediti di produzione e romanzo
La sceneggiatura è firmata da Nicoletta Micheli, con soggetto di Edoardo Leo e della stessa Micheli. La produzione coinvolge No Name Entertainment, Alea Film e Rai Cinema. Il cast affianca a D’Amore e Scarano Giorgio Colangeli, Pierluigi Gigante, Mariangela D’Abbraccio, Laura Adriani, Francesca Antonelli e Gian Marco Tognazzi.
Il materiale letterario di partenza è La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei, pubblicato da Edizioni e/o. Il passaggio al cinema concentra il conflitto sulla relazione fisica fra i due protagonisti: nel romanzo la palazzina agisce da territorio morale, nel film il corpo di Ursula misura lo spazio che Davide vorrebbe convertire in valore immobiliare.
I materiali di Filmitalia fissano cast artistico e reparti principali, mentre Italy for Movies colloca la lavorazione a Roma fra il 10 novembre e il 19 dicembre 2025. L’uscita del 25 giugno allinea la campagna sala con la scheda registrata da MYmovies; il confronto di Taormina documentato da ANSA ha aggiunto il tassello più utile sulla tecnica interpretativa di Scarano.
Taormina prima della sala
Il 72° Taormina Film Festival si svolge dal 10 al 14 giugno 2026. Nel concorso internazionale il film di Chiesa entra come titolo italiano in una selezione guidata da una giuria presieduta da Jane Campion. Il contesto ha un peso specifico: una storia ambientata dentro un conflitto abitativo viene presentata in un festival che quest’anno ha messo al centro anche il dialogo pubblico sul ruolo femminile nell’audiovisivo, con il panel Donne oltre lo sguardo segnalato dal programma e ripreso da Sky TG24.
La finestra scelta per l’anteprima dà al film una traiettoria leggibile. Prima il festival misura la tenuta culturale dell’opera, poi la sala verifica la capacità di raggiungere un pubblico più ampio. Per una produzione italiana di questo tipo, il vantaggio sta nell’uscire con un’identità già nitida: storia d’incontro e conflitto abitativo risultano immediatamente riconoscibili, con il lavoro attoriale sullo sguardo come tratto distintivo.
Il percorso recente di Scarano
Scarano arriva a questo appuntamento dopo una stagione in cui il suo nome è passato con forza anche dietro la macchina da presa. Nel nostro focus sulle candidature ai David di Donatello 2026 l’avevamo già inserita fra le registe candidate all’esordio per La vita da grandi. Il percorso internazionale dello stesso film era entrato anche nel racconto della rassegna La Dolce Vita à Mogador, dove la chiusura affidata alla sua opera confermava la circolazione del nuovo cinema italiano fuori dai confini nazionali.
Questo doppio movimento rende più interessante il ritorno davanti alla macchina da presa. Scarano porta nel ruolo di Ursula un’esperienza recente da regista, quindi una consapevolezza maggiore del rapporto fra corpo e ritmo dell’inquadratura sul set. La performance deriva dall’empatia verso il personaggio e da un controllo molto concreto delle condizioni di scena.
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Junior Cristarella
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