qui il 31% dei nuovi progetti siciliani


La provincia di Trapani è diventata il principale laboratorio siciliano della transizione energetica. Quasi un terzo della superficie interessata in Sicilia dai nuovi progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili si concentra nel Trapanese. E anche sul fronte della potenza prevista nessun’altra provincia raggiunge gli stessi numeri.

A fotografare questa corsa alle rinnovabili è il rapporto sull’attività svolta nel primo semestre del 2026 dalla Commissione Tecnica Specialistica (CTS) della Regione Siciliana, l’organismo chiamato a esprimere i pareri ambientali sui grandi progetti sottoposti alle procedure regionali.

I numeri raccontano una trasformazione enorme, che riguarda tutta la Sicilia ma che nella provincia di Trapani assume dimensioni particolarmente rilevanti. Una trasformazione fatta soprattutto di agrivoltaico, fotovoltaico ed eolico, alla quale si aggiunge la nuova frontiera degli impianti offshore nel Canale di Sicilia.

 

Oltre 42 miliardi di investimenti

Nel primo semestre del 2026 la CTS ha espresso 733 pareri, relativi a circa 600 procedimenti, per investimenti complessivi superiori ai 42 miliardi di euro.

Più di 450 pareri sono stati favorevoli, per opere che complessivamente valgono oltre 35 miliardi di euro.

Una parte consistente del lavoro della Commissione riguarda proprio gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Complessivamente, i progetti energetici esaminati nel semestre raggiungono una potenza di circa 11.700 megawatt.

Numeri che danno la misura della trasformazione in corso. Ma è la distribuzione territoriale a mostrare quanto il fenomeno sia tutt’altro che uniforme.

 

 

Trapani prima in Sicilia: 3.479 megawatt

La provincia di Trapani è nettamente al primo posto per la potenza degli impianti interessati dai procedimenti esaminati dalla CTS.

Nel Trapanese i progetti raggiungono complessivamente 3.479 MW. Molto più indietro le altre province: Palermo si ferma a 1.809 MW, Catania a 1.532 MW.

In altre parole, da sola la provincia di Trapani concentra una quota vicina al 30% della potenza complessiva presa in esame dalla Commissione nel semestre.

È un dato che conferma quanto la Sicilia occidentale sia diventata particolarmente appetibile per gli investimenti nel settore energetico: disponibilità di grandi superfici, irraggiamento solare, ventosità e possibilità di connessione alla rete rendono il territorio uno dei principali obiettivi degli operatori.

 

Quasi 4.900 ettari interessati

Ancora più evidente è il dato relativo al consumo di superficie.

I progetti localizzati nella provincia di Trapani interessano complessivamente 4.886 ettari. In tutta la Sicilia le superfici coinvolte ammontano a 15.787 ettari.

Significa che circa il 31% di tutta la superficie siciliana interessata dai progetti esaminati si trova nel Trapanese.

Ed è probabilmente questo il numero che meglio rappresenta la portata del fenomeno.

Rapportando le superfici interessate alla Superficie agricola utilizzata, in provincia di Trapani l’incidenza raggiunge il 3,56%, contro una media regionale dell’1,14%.

Non significa naturalmente che tutta questa superficie sia già occupata da pannelli o turbine. Si tratta dei progetti passati all’esame della CTS e non necessariamente di impianti già autorizzati o realizzati. Ma il dato permette di capire quale sia la pressione progettuale sul territorio.

 

La grande corsa all’agrivoltaico

A trainare la crescita è soprattutto l’agrivoltaico, la formula che dovrebbe consentire di mantenere l’attività agricola insieme alla produzione di energia solare.

È proprio questa tipologia di impianti a rappresentare la quota maggiore della potenza sottoposta alla valutazione della Commissione.

L’agrivoltaico nasce con l’obiettivo di superare uno dei principali problemi del fotovoltaico tradizionale a terra: la sottrazione dei terreni all’agricoltura. I pannelli vengono installati con modalità che, almeno sulla carta, consentono di continuare a coltivare o utilizzare i terreni sottostanti.

Ma è qui che si apre uno dei nodi principali. Perché tra un vero progetto agrivoltaico, nel quale agricoltura ed energia convivono, e un grande impianto fotovoltaico semplicemente collocato su un terreno agricolo la differenza può essere sostanziale.

Per questo molti dei pareri della CTS sono accompagnati da prescrizioni ambientali, paesaggistiche e agronomiche, finalizzate a garantire la compatibilità degli impianti con i territori nei quali vengono realizzati.

 

Il Belìce al centro della trasformazione

La pressione dei nuovi impianti è particolarmente evidente nel Belìce e nell’entroterra trapanese, dove negli ultimi anni si sono moltiplicati i progetti.

Salemi, Partanna, Santa Ninfa, Castelvetrano e gli altri comuni dell’area sono diventati territori particolarmente interessati dalla crescita del fotovoltaico e dell’agrivoltaico.

Ma la trasformazione riguarda anche Marsala, Mazara del Vallo e Trapani, con progetti di dimensioni differenti e nuove infrastrutture necessarie per collegare gli impianti alla rete elettrica.

Ed è proprio la concentrazione a porre una questione che va oltre il singolo progetto. Un impianto può risultare compatibile se valutato singolarmente; decine di impianti concentrati nello stesso territorio possono invece produrre un effetto cumulativo completamente diverso sul paesaggio e sull’agricoltura.

 

E poi c’è il mare: il progetto Med Wind

La corsa alle rinnovabili non si ferma sulla terraferma. Davanti alla provincia di Trapani si gioca infatti una delle partite più importanti dell’eolico offshore italiano.

Il progetto simbolo è Med Wind, il grande parco eolico galleggiante previsto nel Canale di Sicilia, al largo delle Egadi.

Un progetto gigantesco, che porta anche in mare il confronto già aperto sulla terraferma: da una parte la necessità di accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; dall’altra la tutela del paesaggio, degli ecosistemi, della pesca e delle attività economiche legate al mare.

Anche in questo caso la questione non è semplicemente essere favorevoli o contrari alle rinnovabili. Il tema è dove vengono realizzati gli impianti, con quali dimensioni e 

con quale rapporto con i territori che li ospitano.

 

La transizione passa da Trapani. Ma a quali condizioni?

I dati della CTS mostrano quindi qualcosa che ormai è difficile considerare marginale. La provincia di Trapani sta assumendo un ruolo centrale nella trasformazione energetica della Sicilia.

3.479 megawatt di potenza progettata e quasi 4.900 ettari interessati significano investimenti, nuove infrastrutture e produzione di energia pulita. Ma significano anche una pressione senza precedenti su un territorio nel quale agricoltura, paesaggio e turismo rappresentano una parte importante dell’economia.

La transizione energetica è necessaria. Il problema è evitare che venga affrontata con la stessa logica che in passato ha accompagnato altre grandi trasformazioni del territorio: individuare le aree considerate disponibili, autorizzare gli impianti e discutere soltanto dopo degli effetti complessivi.

La domanda, dunque, non è se la provincia di Trapani debba partecipare alla transizione energetica. Lo sta già facendo, e più di qualsiasi altro territorio siciliano.

La questione è un’altra: quale parte di questa trasformazione viene governata dal territorio e quale, invece, viene semplicemente subita?




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