Entrare nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, in prossimità di Porta Capuana, significa scoprire uno dei più maestosi monumenti del gotico napoletano, al cospetto del Mausoleo di Re Ladislao di Durazzo, magniloquente pur nella sua austerità. E ammirare una porzione originale di pavimento maiolicato quattrocentesco di un bel blu oltremare, perfettamente conservato nonostante i ripetuti crolli occorsi all’edificio, che durante la dominazione austriaca fu persino utilizzato come caserma. Del resto, già appropinquandosi all’ingresso, risalendo lo scalone in pietra serena progettato da Ferdinando Sanfelice, si intuisce l’eccezionalità del luogo, sorto nel Trecento in un’area che in epoca medievale era destinata allo smaltimento e incenerimento dei rifiuti (da qui il toponimo “Carbonara”).
Cos’è MUDD. Il Museo Diocesano Diffuso di Napoli
Eppure, la Chiesa di San Giovanni – che custodisce anche affreschi cinquecenteschi nella Cappella Caracciolo del Sole, oltre a una Crocefissione di Vasari e al raffinatissimo Altare dell’Epifania decorato ad altorilievo da Bartolomeo Ordonez – ha riaperto al pubblico meno di un anno fa, a settembre 2025, beneficiando dell’ampliamento del circuito MUDD – Museo Diocesano Diffuso, che punta a riaprire una dopo l’altra le moltissime chiese di Napoli inaccessibili per vicissitudini varie. Valorizzando al contempo il patrimonio storico e artistico della città e quello umano: ragazze e ragazzi che meritano di avere un’opportunità per restare a vivere e lavorare dove sono cresciuti, trasmettendo l’amore e l’orgoglio che nutrono per la loro città.

Occupazione e turismo si sostengono a vicenda: gli obiettivi di MUDD a Napoli
L’impatto occupazionale è l’elemento cardine dell’operazione avviata nel 2022 dall’Arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia, già fautore del progetto La Paranza, che ha rivitalizzato, anche sotto il profilo turistico, il Rione Sanità a partire dalla sua identità culturale. Il modello vincente è il medesimo: promuovere e incentivare l’occupazione giovanile attraverso il recupero dei beni culturali. Coinvolgendo la comunità locale e invitando chi arriva per visitare Napoli a percorrere circuiti alternativi che rafforzano il turismo sostenibile (in un momento che, per certi versi, vede la città sopraffatta dalla “riscoperta” turistica degli ultimi anni), amplificando così il beneficio economico e sociale già ottenuto grazie alla formazione professionale e alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Da queste premesse, per sostenere l’impegno richiesto dal progetto MUDD, si è costituita nel 2024, su iniziativa dell’Arcidiocesi di Napoli, la Fondazione Napoli C’entro (di cui è vicepresidente don Antonio Loffredo, altra figura chiave per la rinascita della Sanità), che promuove cultura, inclusione sociale e valorizzazione del patrimonio artistico di Napoli, coordinando le attività del Museo Diocesano Diffuso. “Ogni chiesa che riapre” precisa la Fondazione “è un’opportunità per connettersi con la storia, la spiritualità di Napoli, e può rivivere come centro di cultura, partecipazione e innovazione, grazie ai giovani che se ne prendono cura”. Alla fine del 2025 erano già 20 i giovani assunti, con margini di crescita costanti. E in meno di un anno dall’inizio concreto delle attività oltre 100mila persone avevano partecipato alle visite, contribuendo direttamente con circa 250mila euro di donazioni (in aggiunta al milione di euro donato dai partner privati che sostengono l’iniziativa: Fondazione CON IL SUD, Fondazione Grimaldi, Fondazione Riva, Fondazione Peppino Vismara, Fondazione di Comunità San Gennaro, Intesa Sanpaolo).
Le chiese di MUDD: un percorso a tappe nel centro di Napoli
Così, il MUDD sta procedendo sulla sua strada, ed è già in grado di offrire un percorso articolato tra alcune delle più belle chiese della città. Le visite sono gratuite – ma una donazione per contribuire alla crescita del progetto è ben accetta, nell’interesse di tutti – e condotte dai giovani (assunti, non volontari!) del Museo Diocesano Diffuso. Oltre a San Giovanni a Carbonara, restaurata e riaperta dopo anni di chiusure dovute a problemi di sicurezza e all’assenza di personale (con aperture solo sporadiche per eventi speciali), si accede alla Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, nell’area dell’antica acropoli della Neapolis greca. Intitolata al settimo patrono di Napoli, ha attraversato grandi trasformazioni, dal primo edificio bizantino alla chiesa rinascimentale del Cinquecento, che conserva gruppi scultorei e dipinti. La riqualificazione dell’edificio, valorizzato da un progetto di recupero promosso a partire dal 2013 con il contributo di Legambiente, ha inoltre restituito murazioni greche del IV secolo a.C., strutture romane in opus reticolatum del II secolo d.C. e sepolture altomedievali, che oggi si osservano camminando su un pavimento in vetro.
Anche la Chiesa di Donnaregina Nuova, parte del complesso monumentale che è sede del Museo Diocesano di Napoli, è parte della rete. E così il nuovo percorso sui tetti del Duomo di Napoli, la Cattedrale intitolata a Santa Maria Assunta che è cuore del MUDD. L’ascesa guidata prevede la prenotazione è il pagamento di un biglietto; ma il circuito offre numerose altre esperienze gratuite per approfondire la conoscenza dell’edificio che conserva le reliquie di San Gennaro, passando per la Basilica di Santa Restituta e il Battistero di San Giovanni in Fonte. E si lavora per aprire nuove aree di visita, come il Quadriportico, spazio che fungeva da atrio, scoperto solo nel 1929.
Tra le novità in arrivo, c’è anche il prossimo ingresso nel circuito della Chiesa di San Giorgio Maggiore, con l’affresco “nascosto” di Aniello Falcone, un San Giorgio che uccide il drago celato dietro a un quadro che, nell’abside, funge da quinta scenica. Poi si proseguirà, rendendo giustizia all’idea del museo diffuso. E all’incredibile patrimonio religioso di Napoli.
Livia Montagnoli
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