15°55’24.3” latitudine sud, 05°43’03.52” longitudine ovest: “Sant’Elena: piccola isola”, come scrisse Napoleone Buonaparte sul quaderno di scuola da bambino. Le coordinate geografiche sono un tema interessante. Oggi recuperarle è molto facile, anzi, con Google Maps e con altre applicazioni e dispositivi, è automatico. Ma solo trent’anni fa non lo era e uno dei pochi modi per averle era rivolgersi a organismi militari e/o marittimi.
Conoscere le coordinate di un viaggio
Nel romanzo I figli del Capitano Grant del 1867 di Jules Verne, uno dei protagonisti, che partecipa al giro del mondo alla ricerca del naufragato capitano, è il geografo Jacques Paganel che scandisce i tempi del viaggio e il susseguirsi delle pagine del racconto con il rilevamento costante delle coordinate in cui si trova il bastimento. D’altra parte, il libro inizia con la cattura di uno squalo nella cui pancia viene trovata una bottiglia con all’interno un messaggio, a firma Capitano Grant, in cui sono scritte le coordinate della latitudine dove è avvenuto il naufragio, ma purtroppo la longitudine è erosa dall’acqua marina.
Definire le proprie coordinate attraverso l’arte
Questa ossessione del rilevamento dei luoghi ha influenzato sicuramente, anche se inconsciamente, le opere dei miei inizi, ma a metà degli Anni Novanta mi tornò in mente e decisi di produrre proprio un Omaggio a Jacques Paganel facendomi un tatuaggio sul braccio sinistro, al di sotto della spalla, segnando le coordinate del reparto maternità in cui ero stato partorito: l’ospedale Galliera di Genova. Di quell’immagine nel 1996 ne feci un dittico fotografico in bianco e nero, ma stampato a colori. A sinistra un mezzo busto dal mento alla vita, di sbieco, con in primo piano il braccio tatuato; a destra la stessa immagine ma stampata al contrario, girando il negativo, che nel dittico diventa speculare, ma le coordinate si leggono correttamente da sinistra a destra come nella foto precedente. Per quanto negli anni la vita ci cambi, il luogo, con le sue convenzioni – identità, tradizioni, radici, memorie – è sempre lo stesso.
L’approdo di Luca Vitone sull’isola di Sant’Elena
Ma torniamo alla nostra “piccola isola”. Finalmente ci siamo. Siamo arrivati al buio, alle 02:30 di sabato 4 luglio 2026, e quando è sorto il sole si è rivelata un’isola senza spiagge, solo alti faraglioni, molto lussureggiante. Non c’è porto, siamo fermi in rada, all’ancora, e una volta sbarcati abbiamo trovato una capitale, Jamestown, costituita da una arteria centrale salendo dal mare e due strade parallele sulla destra e un paio di traverse che le collegano. Arrivati al centro urbano, la Main Street si divide in due, a sinistra sale la Napoleon Street che, dopo duecento metri, si perde nella campagna per raggiungere, dopo circa 8, chilometri la residenza che fu di Napoleone e sulla destra si passa la banca per arrivare in fondo alla strada dove, dopo circa cinquecento metri, si arriva all’ospedale, sede anche dell’unica farmacia dell’isola.

La memoria napoleonica a Sant’Elena
Appena arrivati ci siamo organizzati per accompagnare il nostro fonico Alessandro all’aeroporto dove avrebbe preso l’unico volo settimanale che collega l’isola con il continente: Johannesburg in Sud Africa. E poi abbiamo iniziato a guardarci intorno.
L’idea iniziale era di fermarci il tempo sufficiente per fare le riprese nella residenza napoleonica di Longwood e di alcuni paesaggi circostanti, ma alcuni problemi della barca ci hanno fatto ritardare la ripartenza. Prima, sperando di muoverci dopo il fine settimana seguente, in attesa dell’aereo settimanale con un pezzo di ricambio che doveva arrivare dal Sud Africa. Per vari motivi quel pezzo non è arrivato e abbiamo atteso un’altra settimana, per averlo finalmente in mano.
La vita quotidiana sull’isola di Sant’Elena
In questa lunga attesa abbiamo avuto la possibilità di godere dei lussureggianti paesaggi con viste sul mare spettacolari e conoscere diverse persone che abitano l’isola, tutte molto accoglienti, curiose e spesso simpatiche. C’è una particolare abitudine sociale che rende il luogo particolare: il salutarsi continuamente. Lo si fa in macchina alzando la mano come da noi per ragioni di cortesia per un favore ricevuto, lo si fa continuamente per strada ogni volta che si incontra una persona che cammina anche se è dall’altra parte della strada. La popolazione è di circa quattromila abitanti ed è normale che si possa pensare che, se non parenti, si conoscano tutti almeno di vista, ma è interessante che questo accada meccanicamente e di continuo anche per gli ospiti temporanei come noi, che non solo venivamo salutati, ma a volte, con le persone che abbiamo avuto modo di conoscere un po’ meglio, venivamo chiamati per nome e fermati per due chiacchiere.
Un altro aspetto interessante è che con tutti ci si chiama per nome e mai per cognome. Per strada, negli uffici, nei negozi, anche con persone che non hai mai visto prima ci si presenta solo con il nome. Essendo pochi abitanti, all’inizio, ho pensato che anche i cognomi non fossero tanti, ma poi mi sono reso conto che non era vero e che la loro varietà era al contrario ampia. Addirittura, in ospedale la bacheca all’entrata con l’elenco del personale, dal medico principale in giù, comprendeva solo l’elenco dei nomi propri e in alcuni casi anche solo il soprannome.
Il viaggio di Luca Vitone e compagni
In tutto questo noi, suddividendoci i compiti, abbiamo continuato con le nostre incombenze: chi come Bruno e Pietro a seguire i problemi tecnici della barca, chi a pensare alla cambusa, Elvio finalmente ha pescato i suoi primi pesci che felicemente abbiamo cucinato e soprattutto abbiamo seguito le riprese video e sonore nella residenza di Longwood, dove abbiamo trovato un piccolo, ma ricco museo di oggetti appartenuti all’imperatore che testimoniano in modo esauriente l’ultimo periodo della sua esistenza vissuta sull’isola circondato da alcuni suoi fidi collaboratori, ma che non sappiamo con quanta spontaneità abbiano partecipato all’avventura dell’esilio. Invece, noi siamo consapevoli della spontanea partecipazione di tanti amici che, in aggiunta al Ministero della Cultura e alla Fondazione Oelle, con il loro supporto ci hanno permesso di affrontare la nostra avventura e qui li vogliamo ricordare: Renato Alpegiani, Roberto Bassano, Sergio Beretta e Mauro Micheli, Francesco Berti Riboli, Sergio Bertola, Andrea Carobbi, Francesca Ciluffo e Angelo Chianale, Claudia Consolandi, Enrico Consolandi, Franca Volpin e Valeriano D’Urbano, Luciano Formica, Fabio D’Amato e Andrea Fustinoni, Gianni Garrera, Giuseppe Garrera, Eric Guichard, Zara Grigillo e Salvatore Iabichella, Ottorino La Rocca, Maria Grazia Longoni, Luisa e Emilio Marinoni, Alessandro Nieri, Eva Perini, Alice Setari e Andrea Montanari, Giuliana Carusi e Tommaso Setari.

Lasciare Sant’Elena per tornare a casa
Per il film abbiamo dovuto ripetere l’arrivo all’isola, visto che era avvenuto di notte e nell’occasione, al largo, abbiamo ripreso anche il lancio della nona e ultima bottiglia con messaggio che è stato un po’ un leitmotiv del viaggio. Insomma, arrivati a destinazione, adesso si pensa al ritorno. Il nostro entusiasmo è vitale quanto un’esplosione.
Luca Vitone
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