«L’Atlante non nasce per descrivere il fundraising culturale, ma per farlo crescere». Non ha esitazioni Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma, nel presentare i primi due report dell’Atlante italiano del fundraising culturale, ideato dalla Scuola di fundraising di Roma e da Patrimonio cultura e realizzato con la direzione scientifica della Fondazione Santagata per l’economia della cultura, in partnership con Iulm e con il sostegno di Fondazione Cariplo. «Vogliamo mettere a disposizione di operatori, istituzioni, finanziatori e decisori pubblici una base comune di conoscenze che renda più efficaci le politiche e gli investimenti per la sostenibilità della cultura, la quale ha bisogno non solo di risorse ma anche di conoscenza. Senza dati e conoscenza condivisa si governa per intuizioni».
L’Atlante è stato presentato allo Iulm il 1° luglio scorso e i contributi arrivati in quell’occasione sono stati importanti anche per la finalizzazione dei due primi report online da pochi giorni e curati da Paola Borrione, Federica Rubino, Rossella Lombardo, Alessia Crotta ed Erica Dalmazzone.
«L’Atlante è un grande progetto partecipato e multistakeholder, nel senso che concorrono alla produzione di conoscenza tutti i punti di vista necessari: sia chi chiede soldi, sia chi li dona, sia chi fa ricerca, sia chi fa formazione, sia istituzioni che devono dare vita a politiche di sostenibilità della cultura: i beneficiari sono al tempo stesso oggetto e soggetto della ricerca», sottolinea Coen Cagli.
Una mappa articolata
Carte, strumenti e rotte future del dono per la cultura: è questo il focus della prima parte del Report 1. «Il lavoro ricostruisce il campo del fundraising culturale italiano mettendo in relazione letteratura scientifica, report di settore, dati disponibili e voci di professionisti ed esperti», spiega Coen Cagli. «Donazioni, sponsorizzazioni, Art Bonus, crowdfunding, membership e 5 per mille compongono una mappa articolata, nella quale risorse pubbliche e private si intrecciano con competenze, relazioni e capacità organizzative. Il report rende visibili pratiche e strumenti già presenti, ma anche le discontinuità che rendono il fenomeno ancora difficile da osservare: fonti frammentate, definizioni non uniformi, dati scarsamente comparabili, differenze territoriali e organizzative. Ne emerge una prima base conoscitiva condivisa, utile per comprendere lo stato attuale del settore e orientare le prossime esplorazioni dell’Atlante».
Intercettare i segnali di trasformazione
La seconda parte del Report 1 – Le rotte del futuro: trend, segnali emergenti e scenari – guarda oltre la fotografia del presente per intercettare i segnali di trasformazione già osservabili. «Attraverso un percorso di futures thinking, le evidenze raccolte vengono organizzate in tre traiettorie: il digitale come infrastruttura relazionale; il passaggio dal sostegno episodico a forme di appartenenza e corresponsabilità; il crescente legame tra fundraising, reti territoriali e geografie del dono», precisa il direttore scientifico della Scuola di Fundraising.
«I trend vengono tradotti in scenari che rendono visibili possibili configurazioni future e le condizioni necessarie per realizzarle. Il confronto con professionisti ed esperti durante la sessione Delphi dell’Atlante ne approfondisce rilevanza, criticità e implicazioni operative, facendo emergere nuove domande per il futuro del fundraising culturale italiano».
Oggi tutti sono concordi nel dire che la cultura non è sostenibile senza fundraising però, di fatto, del fundraising non siamo in grado di dire granché. O diamo ai diversi stakeholder dati e conoscenze per operare bene, oppure operiamo solo a intuito
Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma
Un’idea che parte da lontano
Il progetto della Scuola di Fundraising di Roma nasce alcuni anni fa e, strada facendo, ha coinvolto diversi stakeholder. «Abbiamo cercato di rispondere a un’esigenza che tutti gli operatori culturali sentono», commenta Coen Cagli. «Oggi un po’ tutti sono concordi nel dire che la cultura non è sostenibile senza fundraising però, di fatto, del fundraising non siamo in grado di dire granché: quanto donano e perché donano le aziende e i singoli individui, se donano per il patrimonio o per le attività culturali. Quindi, se dobbiamo far crescere il fundraising per sostenere la cultura, o diamo ai diversi stakeholder dati e conoscenze per operare bene, oppure operiamo solo a intuito. In altri termini, non esiste impresa che possa svilupparsi in assenza di ricerca. Vale per tutti i settori, e il fundraising non fa eccezione».
Questa idea ha trovato anche una sostanza scientifica nell’accordo tra la Scuola di Fundraising di Roma e la Fondazione Santagata per l’economia della cultura, «che è un ente di ricerca e ci dà la garanzia che tutto il lavoro venga svolto scientificamente. Lo scopo principale dell’Atlante è quello di restituire al Paese un quadro di dati e conoscenze quantitative e qualitative sul fenomeno del sostegno dei privati alla cultura. In questo modo, chi chiede soldi lo sa fare meglio; chi dona soldi può avere maggiore contezza degli impatti che ciò produce; infine, chi deve istruire delle politiche pubbliche a livello nazionale, regionale o comunale, per migliorare la sostenibilità della cultura, ora ha in mano degli strumenti oggettivi per poter dare vita a politiche giuridiche, fiscali o di altro genere che possano migliorare il fundraising in Italia».


Le connessioni con le realtà non profit
La Scuola di Fundraising di Roma è un ente che fa formazione, ricerca e consulenza, e collabora con tante realtà del Terzo settore. «Nel mondo della cultura, l’aspetto del Terzo settore è molto importante», precisa il direttore scientifico. «Quando si parla di sostenibilità della cultura, soprattutto nelle politiche pubbliche, si parla quasi esclusivamente del patrimonio culturale pubblico: il teatro o il museo nazionale, il monumento, e via discorrendo. Ci si scorda che nella cultura, in Italia, il ruolo del non profit è fortissimo: l’ultimo censimento Istat mette in evidenza che, per numerosità e aderenti, gli enti di Terzo settore che si occupano di cultura costituiscono il secondo settore dopo lo sport. Stiamo parlando di circa 60mila organizzazioni non profit che non sono mai prese in considerazione nelle politiche pubbliche: non lo fa l’Art Bonus, per esempio, ma anche le agevolazioni fiscali sono riservate agli enti sociali Ets. L’Atlante ha tra i suoi obiettivi anche quello di fare emergere questa realtà, che nel nostro Paese è rilevante ed è fatta di cooperative e di associazioni che si occupano di tutelare un patrimonio abbandonato o di restituire alla fruizione pubblica i beni comuni. Tutto ciò è parte essenziale della vita culturale italiana. Il Terzo settore ormai è consapevole del fatto che bisogna operare anche con strumenti professionali, e tra questi c’è sicuramente la ricerca».
Credits foto nel pezzo Scuola di Fundraising di Roma. In apertura un appuntamento del Teatro tascabile di Bergamo (foto di Gianfranco Rota)
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Luigi Alfonso
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