Cosa sarebbe l’Italia senza i suoi vigneti e l’enorme varietà e quantità di vini che si producono? Innanzitutto si perderebbero circa 800mila posti di lavoro. E poi il Bel Paese non sarebbe più il Bel Paese, perdendo gran parte del suo fascino paesaggistico, a cui contribuiscono i tanti operatori che con passione e abnegazione svolgono il loro ruolo, prendendosi cura delle proprie vigne, di autentici “architetti del paesaggio” e custodi del territorio.
Proprio per preservare questo enorme patrimonio nazionale – che al momento regge ancora ma che deve affrontare grandi sfide per il futuro, soprattutto a causa della forte instabilità globale e dell’aggressiva politica dei dazi americana – e per potenziare un indotto economico e culturale sempre più strategico, si è svolta a Bari il 5 e 6 giugno la Convention nazionale dell’Associazione italiana Sommelier (Ais), un appuntamento che ha messo al centro il valore economico, sociale e formativo del comparto vitivinicolo italiano, fondamentale per il nostro sistema Paese.
I numeri dell’eccellenza vitivinicola italiana
Un settore, quello vitivinicolo italiano, che resta un’eccellenza sia per fatturato che per qualità, nonostante la non facile situazione internazionale. Secondo Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato agricolo alimentare, nel 2025 il settore vitivinicolo nostrano ha generato un fatturato di 14 miliardi di euro, corrispondente al 10% dei ricavi dell’intero comparto agroalimentare nazionale.
La filiera comprende 241 mila imprese viticole, oltre 681 mila ettari coltivati a vite e poco meno di 29 mila aziende dedite alla vinificazione. Nel 2025 l’Italia ha mantenuto la propria posizione di leader mondiale per produzione ed export in volume, con oltre 44 milioni di ettolitri prodotti e quasi 21 milioni esportati, confermandosi inoltre il secondo esportatore mondiale per valore, grazie a 7,8 miliardi di euro realizzati sui mercati esteri.
Questa leadership si fonda non solo sui volumi, ma anche sulla qualità certificata: il sistema italiano può contare su 523 riconoscimenti DOP e IGP, mentre le Indicazioni Geografiche incidono mediamente per il 56% della produzione, contribuendo a consolidare la presenza e la competitività del vino italiano sui mercati internazionali.
Ais per valorizzare il patrimonio vinicolo del Bel Paese
La giornata inaugurale della convention nazionale Ais con l’apertura degli Stati Generali ha visto il confronto tra i responsabili delle aree operative dell’associazione sulle criticità e le opportunità che attendono il settore, con il contributo scientifico del professor Vincenzo Russo, dello Iulm di Milano, sui nuovi comportamenti di consumo. Dati e insight che hanno confermato come il vino non sia in crisi, ma stia cambiando linguaggio, occasioni e contesti di consumo, richiedendo una narrazione più contemporanea, accessibile e coerente con i nuovi pubblici.
La seconda giornata dei lavori, moderata dal giornalista Rai Gianluca Semprini, ha sviluppato una riflessione sul valore del gioco di squadra e sulla necessità di rafforzare il dialogo tra competenze, filiera e territori. Nel centenario della nascita di Luigi Veronelli, il confronto ha richiamato la centralità della cultura del vino come patrimonio identitario e come leva di sviluppo per le comunità locali.


Tra gli ospiti della giornata, Dominga Cotarella, amministratore delegato Famiglia Cotarella e presidente Terranostra e Campagna Amica, che ha sottolineato il valore dell’alleanza tra mondo del vino, agricoltura e turismo, Gioacchino Bonsignore, giornalista e storico volto dell’informazione enogastronomica, e l’ex commissario tecnico della Nazionale di calcio Roberto Donadoni – che, fra le altre cose, si dedica proprio al vino in una tenuta acquistata in Puglia – che ha portato sul palco la sua esperienza sul gioco di squadra.
Un evento che ha visto anche la consegna di cinque borse di studio, da 2.500 euro ciascuna, istituite da Ais in favore delle scuole nell’ambito della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio, giunta alla sua XVI edizione.
A contorno della convention spazio anche alla valorizzazione del territorio pugliese, con masterclass sui vitigni autoctoni, itinerari e visite guidate a Bari Vecchia, Alberobello, in Valle d’Itria, e a eccellenze del territorio, come la Cantina Museo Albea, oltre a degustazioni nel corso della manifestazione “Bianca di Puglia”, dedicata ai grandi vini bianchi del Tacco d’Italia.
Il ruolo dell’Associazione italiana Sommelier
Adattarsi alla modernità, trovare nuovi modi per comunicare il vino, per raggiungere sempre più anche i target giovani – che non di rado percepiscono il mondo del vino come un ambito appannaggio delle generazioni più mature, mentre loro si indirizzano soprattutto su birra e superalcolici – è una delle mission dell’Associazione italiana Sommelier (fondata nel 1965 e che oggi conta circa 45mila soci, una rete di 146 delegazioni e oltre 2mila corsi organizzati ogni anno, in Italia e all’estero), strettamente collegata al suo obiettivo di fare cultura intorno al mondo del vino.
Come sottolinea il presidente di Ais Italia Sandro Camilli: «Sessant’anni fa Ais è nata proprio dalla grande intuizione di creare un’associazione indipendente capace di promuovere la cultura del vino. Oggi quella missione è più attuale che mai e il sommelier non è più soltanto una figura legata al servizio: è diventato un professionista, un comunicatore e un ambasciatore del vino a 360 gradi, un ponte tra chi produce e chi consuma». Un ruolo fondamentale per la crescita del comparto, che passa anche attraverso l’enoturismo e la capacità di valorizzare l’esperienza complessiva del visitatore.
Un approccio e un cambiamento che passano necessariamente dalla formazione e dalla capacità di parlare ai nuovi pubblici. «I giovani parlano un linguaggio diverso rispetto a quello di trent’anni fa. Per questo dobbiamo imparare a comunicare il vino in modo più semplice, diretto e contemporaneo, senza mai rinunciare alla qualità dei contenuti», spiega Camilli. «La sfida non è banalizzare il vino, ma renderlo comprensibile e interessante per le nuove generazioni».


La necessità di fare sistema e il futuro del vino
Il tema economico resta però centrale. La filiera vitivinicola italiana continua a rappresentare un asset strategico per il Paese, ma è sempre più evidente la necessità di fare sistema tra imprese, istituzioni e territori. «Oggi nessun attore della filiera può più affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti», sottolinea il presidente Camilli, «ed è per questo che Ais punta a rafforzare il proprio ruolo di piattaforma di raccordo tra produttori, scuole, istituzioni e consumatori».
Un ruolo che si traduce anche in attività concrete di formazione e divulgazione, anche attraverso la promozione di un consumo più consapevole del vino. «Noi educhiamo il palato dei consumatori: il nostro è un lavoro che va oltre il vino: significa aiutare le persone a riappropriarsi dei propri sensi e della capacità di percepire qualità e sfumature».
Questo in un contesto caratterizzato da nuovi modelli di consumo, ma in cui la qualità e l’eccellenza, se valorizzata e comunicata nel giusto modo, continueranno a pagare. «Le sfide sono molte, ma, nonostante le difficoltà che il settore sta attraversando, la filiera italiana continua a dimostrare resilienza, entusiasmo e grande capacità di innovazione», conclude Camilli. «Il vino può avere un futuro solo se saremo capaci di raccontarlo – ed è proprio questo il compito di Ais – per quello che è davvero: non una semplice bevanda, ma una storia fatta di cultura, tradizioni, territori e competenze che appartengono, imprescindibilmente, al patrimonio del nostro Paese».
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Vincenzo Petraglia
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