Cercasi papere per il nuovo acquario – di Rocco Tripodi
Distratto dalla famelica ingordigia con cui la Meridionale Petroli, ben tutelata e sorvegliata a vista da Governo e Regione, continua indisturbata a sfruttare l’abitato di Vibo Marina e i diritti di chi ci vive, rinviavo di commentare un recente mega progetto che riguarda questo stesso territorio. Si tratta della costruzione di un acquario con un finanziamento di 8.000.000 di euro, che se dovesse partire INFOGNERA’ l’Amministrazione che dovrà accollarsela e, ancora una volta, i cittadini della Marina, e ne anticipo le mie personali convinzioni.
Oggi leggo che forti dubbi sulla fattibilità del progetto sono mossi dalla compagine avversa al sindaco AGGARBATUNI. Atteggiamento questo che annoto con piacere, anche se avrei trovato più urgente e doveroso fare pressione su chi, a loro vicini, a Roma e Catanzaro, ARRIMINIJANU i portafogli della Nazione e della Calabria e agire quindi sulla BONIFICA della frazione di Vibo Marina, smettendo di dare a bere ai cittadini che la responsabilità sia soltanto dell’AGGARBATUNI, il quale, come l’ultimo pistola, ci aveva anche creduto. Sul costruendo acquario non abbiamo nessuna informazione. Sappiamo però cosa è un acquario. Il più famoso è sicuramente quello di Genova che ospita 12.000 animali e che sarà costato molto più di 8.000.000, e che sopratutto si trova inglobato nello storico Porto Antico di una delle più importanti città di mare, confinante con le regioni più popolose e ricche della Nazione. Cosa questa essenziale perché si registrino centinaia di migliaia di presenze annuali, al contrario di questo trascurato tratto di Calabria che non avrebbe nient’altro da offrire, se non un goloso tartufo e una buona frittura di freschi surici e solo in un breve periodo dell’anno. O anche tanti elementi di studio ed interesse, ma solo per pochi appassionati di archeologia industriale ai quali possono essere offerte visite guidate a cementifici, fabbriche, fiere, capannoni, rimesse, cantieri navali abbandonati e mai bonificati, baracche e costruzioni da quarto mondo le cui fondamenta, quando ce le hanno, fanno abluzioni sulla battigia, fin quando il mare, e lo fa solo lui, non s’incazza.
Leggendo dati riguardanti l’acquario di Genova resto impressionato. 750 dipendenti, di cui 45 tra biologi, veterinari e acquariofili, ed un’infinità di professionalità a seconda della tipologia di animali, ambientazione, habitat di provenienza, familiarità e confidenza con gli umani; spazi, peculiarità e profondità degli stessi, clima, temperature, luce; e mille altre accortezze che richiedono competenze specifiche. Certo, quello che si andrebbe a costruire sarà sottodimensionato, ma sono comunque certo che molte di queste competenze e attenzioni siano indispensabili per la sopravvivenza di queste creature a prescindere dal loro numero.
Le mie paure? Temo che abbiano questa idea di acquario: un vascone con pesci verdi, gialli, neri, azzurri e bianchi OLTRE che rossi. Punto! Con importanti attrattive di contorno come la baracchetta del tirassegno, la tenda con Zingara e la sfera di cristallo, un paio di giostre, la bancarella con i mostacciuoli, e spazio libero per venditori abusivi di croccantini, briciole di pane e restatine di wurstel e crauti da lanciare ai pesci. Le chiavi le terrà il gestore del bar che essendosi aggiudicato l’appalto si assume l’onere di aprire, chiudere e pulire i cessi. E poi non dimentichiamoci che l’elemento principe in questo progetto è L’ACQUA. E non c’è stata Amministrazione nella storia di Vibo che, nella gestione dell’acqua non abbia ingurgitato abbondanti dosi di purghe. La storia la conosciamo e sintetizzo: l’acqua che viene erogata e fatta pagare non viene bevuta…La compriamo. Non c’è modo che si tenti anche con tempi lunghi di risolvere il problema dell’approvvigionamento, della distribuzione e della potabilità.
Il centro storico, l’acqua praticamente non ce l’ha. In p.zza Morelli, con gli ultimi lavori di rigenerazione, hanno risparmiato la vecchia fontanella, forse l’ultima ancora rimasta, perché fortunatamente non le è stato riconosciuto un valore storico. Lì, ho visto i pochi commercianti rimasti fare la raccolta dell’acqua per l’igiene dei locali avendogliene il Comune ormai azzerato la fornitura. La splendida, storica, unica villa Gagliardi dove è stato speso quasi un milione di euro per una riqualificazione generale, è stata privata, tra l’altro, delle cascatine e vasche di raccolta dell’acqua tipiche delle aristocratiche pertinenze dei palazzi gentilizi dell’epoca. Tutti i vecchi pozzi della città sono stati chiusi e negato l’approvvigionamento ai cittadini. La piscina comunale è abbandonata da anni alla muffa e alle cacche degli uccelli. La vasca storica della villa comunale non ha, da anni, più un pesce, in compenso raccoglie la piscia serale ed altro ancora dei fanciulli meno garbati e più bevuti del nostro sindaco. C’è speranza che la ex sindaca MARIA SPETTACOLO, al ritorno dalla Padania la riempia con pesci del Po. La vasca di p.zza Municipio, dopo I recenti lavori, è stata cancellata, e la statua della Ninfa Scrimbia dalla quale sgorgava l’acqua, messa in castigo alle spalle dello stesso; e se le scappa ancora, la può mollare come un qualunque cagnolino ai piedi della vicina profumatissima magnolia che, nonostante la ragguardevole crescita non è ancora stata capitozzata dal sindaco segaiolo. E quello straordinario fantasioso gioco d’acqua di recente installazione in p.zza Martiri d’Ungheria, dagli effetti unici mirabolanti, ahimè anch’esso precocemente passato a migliore e più asciutta vita, è l’ultima testimonianza che volevo mettere in evidenza, di quanta empatia, compatibilità e propensione hanno i nostri amministratori appunto, nei confronti dell’ACQUA. Per cui cosa aspettarci dall’ennesimo progetto che non CI CALZA? I milioni li cercassero per farcela bere l’acqua. E per meglio riuscirci, a proposito di acqua, si facessero un bidè per rinfrescarsi le idee.
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