Giustino Trincia denuncia la trasformazione della casa in un’emergenza strutturale: «Lo scandalo dei B&B». Canoni insostenibili, sfratti e precarietà colpiscono famiglie e studenti. La richiesta di misure fiscali, alloggi pubblici più efficienti e una moratoria sugli sfratti ancora attesa.
La casa è diventata uno dei principali fattori di impoverimento delle famiglie. A Roma, dove il mercato degli affitti brevi continua a espandersi, la difficoltà di trovare un alloggio a prezzi sostenibili si intreccia con stipendi e pensioni che non recuperano il potere d’acquisto perduto, costi crescenti delle utenze e precarietà del lavoro. A lanciare l’allarme è Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma, che in un’intervista a RomaSette definisce quella abitativa una povertà ormai strutturale, non più un’emergenza improvvisa.
Il dato che colpisce è quello delle 41 mila offerte di affitti brevi presenti sulle piattaforme online nella sola capitale, secondo la cifra citata da Trincia. «Significa togliere dal mercato 41 mila possibilità», osserva, indicando nella crescita esponenziale dei B&B e delle locazioni turistiche uno dei fattori che contribuiscono alla riduzione dell’offerta per gli affitti di lunga durata e alla pressione sui canoni.
La denuncia non riguarda soltanto le scelte dei singoli proprietari, ma un modello economico e abitativo che rischia di privilegiare la redditività immediata rispetto al diritto delle persone a trovare una casa. Per questo, secondo il direttore della Caritas, occorre intervenire anche attraverso la leva fiscale: incentivare chi mette gli immobili sul mercato delle locazioni residenziali e disincentivare il ricorso agli affitti brevi.
Famiglie e studenti schiacciati dal costo della casa
La dimensione del problema emerge anche dai dati sulle persone esposte alla precarietà abitativa. Trincia richiama una rilevazione delle università romane del marzo 2025, secondo la quale sarebbero 114 mila le famiglie in condizioni di fragilità abitativa. A queste si aggiungono circa 70 mila studenti fuori sede, molti dei quali devono fare i conti con prezzi che arrivano, secondo la denuncia della Caritas, a 500 euro per un posto letto.
Per chi studia lontano da casa, l’affitto può trasformarsi in un ostacolo all’accesso all’università. Per una famiglia con redditi modesti, invece, il costo dell’abitazione può assorbire una parte tanto consistente dello stipendio da rendere impossibile sostenere tutte le altre spese.
Trincia stima che, in numerosi casi, il 60-70% dello stipendio finisca per pagare l’affitto o la rata del mutuo. Restano così poche risorse per bollette, alimentazione, trasporti, spese scolastiche e sanitarie. Quando si aggiungono gli oneri condominiali, il rischio di morosità e di sfratto aumenta.
È il punto in cui la povertà abitativa incontra il sovraindebitamento. Chi non riesce più a sostenere le spese può essere costretto a chiedere prestiti, ricorrere a soluzioni finanziarie rischiose o finire nella rete dell’usura. «Ormai la povertà è multidimensionale», sottolinea Trincia: quella abitativa si alimenta insieme alla povertà economica, relazionale e sanitaria.
Alloggi pubblici inutilizzati e appartamenti vuoti
Per affrontare la crisi, il direttore della Caritas indica la necessità di agire contemporaneamente sul patrimonio pubblico e su quello privato.
Sul fronte degli alloggi pubblici, propone una gestione più efficace, con tempi più rapidi per le assegnazioni e le riassegnazioni, interventi tempestivi di manutenzione e una migliore integrazione tra le strutture che amministrano le proprietà della Regione Lazio e quelle di Roma Capitale. Esistono inoltre edifici pubblici non utilizzati che potrebbero essere recuperati e riconvertiti, anche quando non sono già destinati a uso abitativo.
Sul mercato privato, invece, la priorità è riportare in locazione le decine di migliaia di appartamenti vuoti. Trincia riconosce che molti piccoli proprietari temono di non riuscire a riscuotere regolarmente l’affitto o di incontrare difficoltà e tempi lunghi per rientrare in possesso dell’immobile alla scadenza del contratto. Rafforzare le garanzie per i proprietari, sostiene, potrebbe contribuire a rendere nuovamente disponibili queste abitazioni.
Il problema, tuttavia, non può essere risolto lasciando che il mercato agisca da solo. Servono politiche pubbliche capaci di conciliare la tutela della proprietà con il diritto all’abitare, ampliando l’offerta di alloggi accessibili e contenendo le dinamiche speculative.
La moratoria sugli sfratti promessa per il Giubileo
Nell’intervista a Toni Mira torna anche il tema della moratoria sugli sfratti per morosità, invocata da Papa Francesco in occasione del Giubileo e, secondo Trincia, ancora attesa. «La stiamo ancora aspettando, non abbiamo avuto notizie», afferma il direttore della Caritas.
La richiesta si inserisce in un quadro nel quale la perdita della casa può diventare irreversibile, soprattutto per chi dispone di redditi insufficienti e non riesce a trovare un’altra sistemazione. Trincia ricorda che il problema abitativo a Roma era già evidente negli anni Settanta: al convegno sui mali della città del 1974 si parlava di 64 mila appartamenti vuoti. Oggi, secondo la ricostruzione riportata nell’intervista, il numero sarebbe più che triplicato.
Nel frattempo, la crescita degli affitti brevi ha ulteriormente complicato il quadro. Il direttore della Caritas non giustifica le occupazioni abusive, ma invita a distinguere le situazioni e a comprendere che non tutte le persone che occupano un immobile hanno alternative concrete. La risposta, quindi, non può limitarsi allo sgombero o all’ordine pubblico: deve comprendere soluzioni abitative praticabili.
La Chiesa e il patrimonio immobiliare
Trincia richiama anche la responsabilità degli enti e delle associazioni religiose. Il patrimonio immobiliare della Chiesa è spesso destinato a sostenere attività pastorali, comunità e missioni in diverse parti del mondo; proprio per questo, osserva, la questione è complessa. Ma la complessità non può diventare un motivo per rinviare ogni riflessione.
Papa Francesco aveva rivolto un appello ad aprire maggiormente le strutture ecclesiali alle persone in difficoltà. Per Trincia è necessario proseguire su questa strada con una valutazione responsabile e realistica delle risorse disponibili, cercando di mettere a disposizione alloggi e spazi per chi non ha una sistemazione.
La Caritas di Roma porta avanti il Progetto don Roberto Sardelli, che consente ad alcune famiglie di trovare un alloggio, e il programma di accoglienza diffusa avviato oltre dieci anni fa dopo un appello di Papa Francesco. Parrocchie e comunità religiose mettono a disposizione abitazioni e spazi per periodi determinati, accompagnando le persone in percorsi di autonomia.
L’assistenza comprende inoltre il microcredito sociale “Mi fido di noi”, promosso dalla Conferenza episcopale italiana e da Caritas italiana in collaborazione con la Consulta nazionale antiusura San Giovanni Paolo II. Il programma prevede finanziamenti fino a 8 mila euro senza interessi, da restituire in cinque anni, per aiutare le persone a fronteggiare difficoltà economiche, comprese quelle legate agli affitti e alle utenze.
Un piano decennale non basta
Sul piano politico, Trincia chiede un’intesa tra governo, Regione e amministrazioni locali. La casa, afferma, dovrebbe diventare oggetto di un grande accordo nazionale, capace di superare gli interessi di parte e di coordinare gli interventi.
Il piano casa decennale del governo può rappresentare un passo concreto, riconosce, ma bisognerà verificarne gli effetti e i tempi. «Non possiamo aspettare i dieci anni del piano», avverte, perché le famiglie che rischiano di perdere la casa hanno bisogno di risposte immediate. «Quando scoppia un incendio devi spegnere l’incendio».
La denuncia finale è quella di una città nella quale la disperazione rischia di crescere insieme alla marginalità e alla criminalità. Per Trincia, la tutela del diritto all’abitare è inseparabile dalla difesa della cittadinanza sociale: senza casa, molti altri diritti diventano difficili da esercitare.
«Non ci può essere condizione peggiore di tornare a casa propria sapendo che c’è gente in mezzo alla strada. È veramente terribile», conclude.
Il messaggio della Caritas è netto: non bastano interventi episodici né progetti destinati a produrre risultati soltanto nel lungo periodo. Servono misure strutturali per aumentare l’offerta di abitazioni accessibili, rendere più efficiente il patrimonio pubblico, riequilibrare gli incentivi tra affitti brevi e locazioni ordinarie e prevenire gli sfratti. Perché la casa non è soltanto un bene sul mercato: è una condizione essenziale per vivere con dignità.
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