Iperammortamento, oltre 16.500 domande: cosa cambia


Economia

Dopo i primi mesi di operatività emergono con maggiore chiarezza il cambio di paradigma fiscale, la risposta delle imprese e il peso della procedura.

di Francesco De Santis –

All’avvio, il nuovo Iperammortamento — agevolazione che consente di maggiorare fiscalmente il costo degli investimenti delle imprese italiane — era soprattutto una misura da interpretare. Oggi comincia a essere una misura da osservare.

La piattaforma GSE è operativa dal 12 giugno e dal 21 luglio sono attive le comunicazioni di conferma. A inizio settembre, il ministro Urso ha indicato oltre 16.500 domande, per circa 5,4 miliardi di euro di progetti di investimento presentati.

Il vero cambio di paradigma

Il dato più rilevante, però, non è soltanto quantitativo. Con il nuovo Piano si torna dal credito d’imposta alla maggiorazione del costo fiscalmente deducibile.

La differenza modifica il profilo finanziario dell’incentivo. Il credito produceva un beneficio utilizzabile in compensazione; l’Iperammortamento opera invece attraverso una deduzione extracontabile delle maggiori quote di ammortamento o dei canoni di locazione finanziaria, calcolate sul costo fiscalmente maggiorato del bene.

Il vantaggio dipende quindi maggiormente dalla capacità dell’impresa di generare reddito imponibile. Per un’azienda fiscalmente capiente l’effetto può essere rilevante; per un’impresa in perdita o in fase di avvio la monetizzazione può risultare meno immediata.

Digitale ed energia: due direttrici distinte

Il nuovo Iperammortamento non richiede, per agevolare i beni digitali, una riduzione percentuale dei consumi come avveniva nel precedente credito Transizione 5.0.

La disciplina affianca agli investimenti in beni tecnologicamente avanzati quelli destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo. Per gli impianti elettrici, la producibilità massima attesa non può eccedere il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva.

Digitale ed energia possono quindi convergere nella strategia industriale, ma restano due direttrici agevolabili distinte: l’efficienza energetica può essere un risultato del progetto, non un requisito da dimostrare per ogni investimento 4.0.

Dalla prenotazione al completamento

È nella procedura che la norma diventa operativa. Dopo la comunicazione preventiva, l’impresa deve trasmettere entro sessanta giorni dall’esito positivo del GSE la conferma dell’investimento. In caso di acquisto diretto va documentato il pagamento degli acconti fino al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene. Nel leasing, il requisito si considera soddisfatto con la stipula del contratto di locazione finanziaria e con l’impegno assunto dalla società concedente verso il fornitore mediante la sottoscrizione dell’ordine di acquisto.

La comunicazione di completamento segna invece un passaggio sostanziale: a quel momento l’investimento deve essere ultimato e, per i beni 4.0, deve essere già avvenuta l’interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. L’impresa deve inoltre disporre della documentazione tecnica e contabile prevista: perizia tecnica asseverata, o attestazione equivalente di un ente di certificazione accreditato, e certificazione contabile.

Le comunicazioni di completamento possono riguardare uno o più beni della stessa conferma e devono essere trasmesse entro il 15 novembre 2028. La maggiorazione rileva dal periodo d’imposta in cui la comunicazione viene inviata, purché il bene sia entrato in funzione nello stesso periodo e il GSE abbia comunicato l’esito positivo delle verifiche.

Il banco di prova

I numeri iniziali indicano che l’interesse delle imprese c’è. Il vero indicatore di successo, però, non sarà il numero delle prenotazioni, ma quante diventeranno macchine installate, sistemi interconnessi, impianti in esercizio e nuova capacità produttiva.

È lì che l’iperammortamento smette di essere una norma e diventa politica industriale.


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