Piscine, 100 metri quadri di Patria, 140 centimetri di Costituzione


Si fa presto a dire “piscina”. Ma c’è piscina e piscina! E c’è bagnino e bagnino! C’è quella lombarda, quella veneta, quella lucana, quella pugliese, calabrese, piemontese! E di conseguenza ci sono (o non ci sono), bagnini per tutte le regioni (e le stagioni). Di cosa stiamo parlando?
Per capirlo, signore e signori, consideratevi tutti benvenuti nel Manicomio Italia. O meglio, nel Manicomio del federalismo incompiuto ma devastante, dell’autonomia differenziata ma rincoglionente.
C’è una legge che affida alle Regioni la normativa sulle piscine private, prescrivendo le caratteristiche entro le quali queste piscine possono essere usate dai loro proprietari senza il presidio di sicurezza di un bagnino, e oltre le quali invece o hanno il bagnino o sono fuorilegge. Non ce ne saranno milioni in Italia, di simili piscine, ma migliaia sì. Soprattutto condominiali, perché quelle di singoli proprietari se rigorosamente chiuse al pubblico, la schivano…
Ebbene, è un bestiario di regole diverse e cervellotiche, a sancire l’originaria consueta corbelleria. Ossia che in un Paese con 8.300 chilometri di coste marittime, 1.500 chilometri di coste lacustri e 135 mila chilometri di fiumi e torrenti, dove ogni giorno tiepido o caldo milioni di persone si fanno bagni in libertà, su spiagge libere, senza bagnini né salvagente, e periodicamente qualcuno annega, ed è sempre tristissimo ma è sempre successo e sempre succederà e non si può proibire tutto per regalare l’immortalità all’essere umano. È puro ipercorrettismo paternalistico e paraculo, ma vabbè. Vediamo nel merito cosa accade sul “fronte della piscina”.
Cominciamo dal nocciolo duro, il partito trasversale del “cento e uno-quaranta”: Piemonte, Liguria, Puglia, Molise, Calabria e Sardegna hanno deciso, ciascuna per conto proprio, con proprio timbro e proprio gonfalone, che il confine tra la vita spericolata e la vita assistita passa esattamente per una vasca di 100 metri quadrati e 1,40 metri di profondità. Non di più, se no: o bagnino, o niente tuffo!
Sei Regioni, sei delibere, sei Bollettini Ufficiali, sei firme in calce, sei procedimenti amministrativi, sei tavoli tecnici, probabilmente sei convegni con coffee break — per arrivare, tutte, allo stesso identico numero. Si potevano risparmiare cinque delibere su sei e un bel po’ di alberi, ma no: ogni Regione ha voluto la sua, di piscina, come si vuole la propria bandiera, il proprio inno, il proprio stemma con l’aquila o il leone o il pino marittimo. Uguali nella sostanza, sovrane nella forma. È il federalismo del copia-incolla notarile.
E poi c’è la Lombardia, che notoriamente fa sempre le cose più in grande, più European, più cosmopolita — e infatti non si accontenta dei volgari metri quadrati da geometra di paese: no, la Regione del Pil pro capite più alto d’Italia calcola la deroga al bagnino in metri cubi. Non quanto è larga la piscina, ma quanto ci sta dentro. Come se il bagnino dovesse in realtà salvare l’acqua, non il bagnante. Sotto i 180 metri cubi, vigilanza leggera; tra 180 e 300, vigilanza rinforzata; oltre 300, bagnino fisso. Un algoritmo da acquario pubblico applicato al cortile del condominio di Segrate. Complimenti, ingegneri: avete trasformato la sicurezza dei bagnanti in un problema di idraulica.
Se sei un condominio umbro, oggi puoi dirti fortunato: la tua Regione ti concede fino a 180 metri quadrati e 150 centimetri di profondità senza obbligo di bagnino — l’80% di superficie e i 10 centimetri di profondità in più regalati rispetto al Piemonte, alla Liguria o alla Puglia. Non si sa bene perché un bambino rischi di più ad annegare in una piscina pugliese di 101 metri quadrati che in una umbra di 179, ma tant’è: evidentemente in Umbria l’acqua è più clemente, o forse solo la burocrazia lo è. Sta di fatto che se possiedi un condominio a cavallo tra Umbria e Lazio, conviene spostare il muro di cinta di qualche metro: ti cambia la legge, non il rischio.
E qui arriviamo al capolavoro assoluto del cervellotico all’italiana. Nelle Marche la soglia per l’esonero dal bagnino non dipende (solo) dalla piscina. Dipende da quanti posti letto ha la struttura turistica a cui la piscina appartiene. Fino a 120 posti letto, deroga automatica: puoi scavare una piscina olimpionica di sei metri di profondità, non serve il bagnino, perché il tuo agriturismo è piccolo e quindi — per un prodigio di logica amministrativa tutto marchigiano — la fisica dell’annegamento non si applica. Superi i 120 posti letto, invece, e a quel punto la piscina deve stare sotto i 240 metri quadrati e i 140 centimetri medi, pendenza del fondo inferiore all’8% inclusa. Cioè: la stessa identica vasca, con la stessa identica acqua e lo stesso identico bambino che non sa nuotare, è “sicura” o “pericolosa” a seconda di quante camere ha l’hotel accanto. È il principio di precauzione applicato con lo spirito del catasto.
L’Emilia-Romagna, patria del buon vivere e della buona amministrazione (si dice), riesce nell’impresa di avere due soglie che convivono nella stessa Regione senza mai essersi presentate: 100 metri quadrati per la norma regionale sulle piscine A2, e 50 metri quadrati per il vecchio decreto ministeriale sugli impianti sportivi, che qualcuno continua imperterrito a citare come se fosse la stessa cosa. Risultato: chiedete a due consulenti diversi qual è la soglia in Emilia-Romagna e otterrete due risposte diverse, entrambe pronunciate con sicumera assoluta. Il “modello Emilia” funziona benissimo, a patto di non doverlo spiegare a nessuno.
Toscana e Basilicata hanno risolto il problema alla radice: niente metri quadrati, niente centimetri, nessun numero. In Toscana basta vietare l’ingresso ai minori di 14 anni non accompagnati, mettere una recinzione e un cartello, e la piscina — grande o piccola che sia — se la cava senza bagnino. In Basilicata la deroga dipende dalla “categoria” dell’impianto, non dalle sue dimensioni: puoi avere una vasca enorme, ma se rientra nella categoria giusta, tanti saluti al bagnino, basta un’informativa agli utenti. Il messaggio implicito è delizioso: mentre sei regioni si accapigliano sul centimetro di troppo, altre due hanno alzato le spalle e detto “mettete un cartello, va bene lo stesso”. Stessa Repubblica, approcci agli antipodi, stesso bambino che non sa nuotare.
E qui il paradosso tocca il suo apice mistico: la Provincia Autonoma di Trento fissa la soglia a 120 metri quadrati (o 50 se la vasca ha un solo lato libero) e 140 centimetri — venti metri quadrati di margine in più rispetto al “partito del cento” più a sud. La Provincia Autonoma di Bolzano, che sta letteralmente attaccata, stesso statuto speciale, stessa Regione sulla carta d’identità amministrativa, non ha (a quanto risulta) alcuna soglia dimensionale: l’assistenza va garantita per tutto l’orario di apertura, punto. Due Province gemelle, separate da una manciata di chilometri di Val d’Adige, con due filosofie di sicurezza acquatica agli antipodi. Se possedete una piscina condominiale proprio sul confine tra le due Province, sappiate che basta l’ombra del cartello stradale a decidere se dovete pagare un bagnino per l’estate o no.
E infine, la ciliegina: alcune tra le Regioni più affollate di piscine e di turisti d’Italia — Veneto, Sicilia, Campania, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta — risultano prive di una soglia dimensionale rintracciabile. Non è chiaro se abbiano semplicemente deciso di non decidere, se la norma esista ma sia sepolta in qualche circolare mai digitalizzata, o se — ipotesi affascinante — abbiano preferito lasciare la faccenda “al buon senso”, quella stessa risorsa naturale che la legge sulle piscine dichiara implicitamente di non fidarsi affatto quando si tratta di condomini, ma di cui si fida moltissimo quando si tratta di 8.300 chilometri di spiagge libere aperte a chiunque, senza bagnino, senza recinzione, senza cartelli sulla profondità.
Tirando le somme: per fare il bagno in mare, in un lago o in un torrente, in Italia basta la vostra prudenza personale — nessuna Regione vi chiede quanti metri cubi d’acqua avete davanti o quanti posti letto ha l’albergo sulla spiaggia.
Ma se quella stessa acqua la mettete dentro una vasca di cemento nel cortile di un condominio, ecco che si materializzano venti sistemi normativi diversi, ciascuno convinto della propria superiore saggezza idraulica, nessuno capace di spiegare perché 100 metri quadrati siano letali in Puglia e tollerabili in Umbria, perché la profondità in Lombardia si misuri in metri cubi e nelle Marche in posti letto d’albergo. Non è sicurezza. È scenografia normativa, messa in scena da venti compagnie diverse che recitano lo stesso copione con venti finali diversi. L’unica cosa che accomuna tutte queste Regioni, in fondo, è la stessa identica certezza di avere ragione. Bagnarsi, in Italia, resta un diritto costituzionale garantito ovunque — basta solo capire, prima di tuffarsi, in quale Regione si trova il bordo della piscina.

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P.S.: ben venga la nuova regola che proibisce gli scarichi a risucchio che sistematicamente, ogni estate da quando c’è la cronaca nera, imprigionano sul fondo un bambino piccolo uccidendolo. Questo è buon senso, colpevolmente tardivo ma sacrosanto. Il resto è solo chiacchiere e distintivo. Che fanno passare la voglia di piscina.


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 Sergio Luciano

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