Energia, materie prime strategiche, intelligenza artificiale e capitale umano sono le grandi sfide che attendono le imprese e i direttori finanziari italiani. Sono questi i temi al centro del 48° Congresso nazionale di ANDAF, l’Associazione nazionale direttori amministrativi e finanziari, che si è svolto a Roma, allo Sheraton Rome Parco de’ Medici, dall’8 al 10 ottobre, con il titolo “Energy e talento, i motori del futuro”. Un appuntamento che ha riunito circa 500 professionisti di una comunità che conta oggi 2.740 associati e che ha rappresentato un’occasione di confronto sulle trasformazioni dell’economia globale, sul futuro della professione del Cfo e sulla necessità di affrontare un contesto internazionale attraversato da tensioni geopolitiche, instabilità energetica, innovazione tecnologica e nuove dipendenze strategiche. A segnare il congresso è stato anche l’annuncio del presidente Agostino Scornajenchi, amministratore delegato e direttore generale di Snam, che ha comunicato l’intenzione di lasciare anticipatamente la guida dell’associazione dopo l’approvazione del bilancio d’esercizio 2026, per favorire un ricambio al vertice e consentire a un professionista ancora impegnato direttamente nel ruolo di Cfo di assumere la presidenza. Una decisione che lo stesso Scornajenchi ha definito difficilissima, maturata alla luce delle crescenti responsabilità professionali e condivisa con l’advisory council dell’associazione, al quale spetterà accompagnare il percorso di successione. «Resterò comunque un uomo Andaf», ha assicurato, sottolineando il legame con una comunità che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita significativa, passando dai 1.357 associati del 2020 ai 1.982 del 2023, ai 2.418 del 2025 fino ai 2.740 attuali, con 2.104 nuovi ingressi, circa mille uscite per ragioni indipendenti dall’associazione e 220 eventi organizzati negli ultimi dodici mesi. Nel suo intervento, insieme bilancio del mandato e riflessione sulle prospettive future, Scornajenchi ha ripercorso i temi dei congressi precedenti, dall’Estote parati di Capri, nel pieno della crisi energetica, all’enterprise servant, fino al confronto sull’intelligenza artificiale, sulla necessità di coniugare potenza tecnologica e controllo e sull’innovazione della funzione finanziaria. Un percorso che, a suo giudizio, testimonia come il Cfo abbia progressivamente abbandonato una posizione prevalentemente tecnica per assumere un ruolo sempre più centrale nelle scelte strategiche delle aziende. Se in passato il direttore finanziario poteva essere considerato la più temibile «fabbrica dei no», oggi è diventato soprattutto «la fabbrica dei sì e spesso dei come», un protagonista della vita aziendale chiamato non soltanto a misurare i risultati, ma a contribuire a determinare la direzione dell’impresa. Una responsabilità che richiede competenze, coraggio e capacità di guardare oltre le esigenze immediate, perché molte delle decisioni prese oggi produrranno conseguenze negli anni e persino nelle generazioni future. È in questa prospettiva che assume particolare rilievo il tema dell’energia, intesa sia come capacità intellettuale e organizzativa sia come risorsa fisica indispensabile allo sviluppo industriale, economico e tecnologico. Secondo Scornajenchi, l’energia, per lungo tempo considerata una disponibilità quasi scontata, è tornata a rappresentare un fattore decisivo per la sicurezza e la competitività dei sistemi produttivi. Le scelte sulle infrastrutture, sugli approvvigionamenti e sugli investimenti energetici non possono essere guidate esclusivamente dall’andamento dei costi nel breve periodo, ma devono rispondere a una visione strategica capace di garantire continuità, resilienza e sviluppo. Accanto all’energia, il talento costituisce l’altra grande risorsa su cui costruire il futuro. «Se l’energia alimenta lo sviluppo economico, industriale e tecnologico, sono le competenze e la capacità delle persone di interpretare i cambiamenti a trasformare questo potenziale in competitività e creazione di valore», ha sottolineato il presidente. Un principio che assume un significato ancora più importante di fronte alla diffusione dell’intelligenza artificiale, destinata a modificare profondamente processi aziendali, modelli organizzativi e attività professionali. La tecnologia può accrescere l’efficienza e offrire opportunità straordinarie, ma non sostituisce la necessità di interpretazione, supervisione e responsabilità delle persone. Quanto più gli strumenti diventano sofisticati, tanto più si rafforza l’esigenza di manager in grado di comprenderne gli effetti e orientarne l’utilizzo. Scornajenchi ha invitato inoltre i direttori finanziari a non rinunciare alla propria autonomia di giudizio, anche quando significa esprimere posizioni scomode o contrarie alle opinioni prevalenti. In una fase segnata da crisi internazionali e trasformazioni profonde, la conoscenza diretta delle aziende e dei loro equilibri rende il Cfo una figura sempre più autorevole nel confronto economico e istituzionale. A sintetizzare il senso di questa responsabilità, il presidente ha richiamato anche un monito di Aldo Moro sulla necessità di un nuovo senso del dovere per il futuro del Paese, ricordando come uno dei risultati più importanti del proprio mandato sia stato proprio quello di spingere la comunità ANDAF oltre i confini tradizionali della professione. Il rapporto tra trasformazione tecnologica e risorse materiali è stato approfondito anche dal giornalista Francesco Vecchi, che ha richiamato l’attenzione su una delle contraddizioni delle transizioni energetica e digitale: dietro un’economia percepita come sempre più immateriale esiste una crescente necessità di materie prime fisiche. Rame, litio, terre rare e materiali indispensabili alla produzione dei microchip sono elementi fondamentali per l’elettrificazione, le batterie, le infrastrutture digitali e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La domanda crescente di queste risorse espone le economie occidentali a nuove forme di dipendenza dai Paesi che ne controllano l’estrazione e la trasformazione, facendo della sicurezza degli approvvigionamenti una questione industriale e geopolitica. Vecchi ha inoltre espresso una posizione critica nei confronti dell’eccesso di burocrazia legato alle politiche di sostenibilità e agli obblighi di rendicontazione, invitando le imprese a privilegiare la concretezza delle scelte e la valutazione dei loro risultati effettivi. Sullo scenario internazionale si è soffermato anche Giulio Tremonti, presidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati, che ha proposto una lettura critica della globalizzazione e della trasformazione dei rapporti di forza economici. «Il mondo resta globale, le merci circolano, l’informatica è ovunque, ma il sogno di un pianeta unificato dal mercato è finito», ha affermato l’ex ministro dell’Economia, sostenendo che il modello fondato sull’integrazione dei mercati e sulla libera circolazione dei capitali abbia progressivamente mostrato i propri limiti. Tremonti ha criticato anche la risposta alle crisi economiche, a suo giudizio troppo concentrata sugli strumenti monetari e insufficientemente orientata alla costruzione di regole capaci di governare la globalizzazione. In questo quadro, accanto alla finanza tradizionale stanno acquisendo un peso crescente le grandi piattaforme tecnologiche, che concentrano informazioni, infrastrutture e potere economico, mentre la competizione tra Stati riguarda sempre più il controllo delle reti, delle tecnologie e delle risorse naturali. Il congresso ha offerto anche uno spazio di riflessione culturale grazie all’intervento di Francesco Rutelli, già vicepresidente del Consiglio, che ha accompagnato i partecipanti in un percorso attraverso la storia e l’identità di Roma. Una città che, secondo Rutelli, non può essere raccontata attraverso gli slogan o le sole immagini più conosciute, perché la sua unicità risiede nella stratificazione delle epoche, dei monumenti e delle vicende che ne hanno costruito l’identità. Da qui l’invito a superare un approccio turistico concentrato sugli scatti fotografici più popolari per riscoprire luoghi, dettagli e storie meno evidenti, ma altrettanto importanti per comprendere la Capitale. A riportare l’attenzione sul futuro dell’associazione e della professione è stato il direttore generale di ANDAF, Paolo Fanti, che ha sviluppato il proprio intervento partendo dal logo del congresso, ispirato alla cupola del Pantheon, e dal significato antico della parola talento, originariamente un’unità di misura del peso e della ricchezza. Oggi, ha osservato, proprio il talento rischia di diventare una risorsa scarsa, soprattutto in relazione alle competenze richieste dalla trasformazione digitale. Secondo una ricerca da lui richiamata, soltanto un Cfo su cinque si considera pronto ad affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale, mentre gli altri segnalano carenze di competenze, personale e strutture. È su questo terreno che ANDAF intende rafforzare il proprio ruolo di talent house, una comunità professionale capace di valorizzare conoscenze, esperienze e opportunità di crescita. Fanti ha illustrato un programma articolato intorno a quattro priorità: il riconoscimento della professione, il radicamento territoriale, la comunicazione e l’attenzione alle nuove generazioni. Sul primo fronte, l’associazione mette a disposizione degli iscritti un percorso gratuito di valutazione per ottenere un’attestazione professionale valida ai sensi di legge, affiancato da attività di formazione permanente, forum mensili dedicati a bilanci e controllo di gestione e corsi in presenza capaci di coinvolgere almeno 300 partecipanti. Sul piano territoriale, ANDAF può contare su dodici sezioni provinciali e su quattro nuovi chapter a Monza e Brianza, in Trentino, in Romagna e a Palermo. La comunicazione rappresenta un altro ambito di sviluppo, con contenuti e podcast che raggiungono settimanalmente circa 17 mila persone. Particolare attenzione è dedicata infine ai giovani, attraverso il progetto ANDAF Next Generation, inserito nel piano industriale dell’associazione e orientato a portare la conoscenza della professione nelle università, in collaborazione con una diffusa associazione studentesca. L’obiettivo è mostrare come il lavoro del Cfo non si esaurisca nell’elaborazione di numeri e documenti, ma richieda leadership, capacità di valutazione, competenze organizzative e responsabilità nella gestione aziendale. Nella stessa direzione si collocano il Cfo Value Program, che nell’arco di sette mesi ha coinvolto circa cento professionisti insieme a coach e head hunter in un percorso dedicato alle power skills, e il nuovo Chief Future Officer Award, intitolato ad Angelo Sidoti, pensato per accompagnare i manager più giovani nel loro sviluppo professionale e verso la certificazione. Il futuro sarà il filo conduttore anche del prossimo congresso nazionale, previsto a Spoleto. Per concludere il proprio intervento, Fanti ha scelto un’immagine tratta dalla tradizione classica e dalla storia di Roma: quella di Enea che scende negli inferi, si confronta con il passato e ne riemerge con uno scudo sul quale è raffigurato il destino della città futura. Una metafora della responsabilità che attende anche i direttori finanziari, chiamati a utilizzare l’esperienza accumulata per affrontare trasformazioni che richiedono visione, competenza e capacità di decisione. Dal confronto romano emerge così un messaggio comune: la competitività delle imprese non dipenderà da un singolo fattore, ma dalla capacità di integrare sicurezza energetica, disponibilità di materie prime, innovazione tecnologica e valorizzazione delle persone. In un mondo attraversato da quella che è stata definita una policrisi, il Cfo assume un ruolo sempre più strategico, non soltanto nella gestione delle risorse economiche, ma anche nella costruzione di condizioni di crescita sostenibili nel lungo periodo. Una trasformazione che ANDAF intende accompagnare rafforzando la propria identità di comunità professionale, il rapporto con le istituzioni e gli strumenti messi a disposizione delle nuove generazioni di manager.
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