Aggiornato il tetto economico del congedo straordinario per chi assiste un familiare con disabilità grave. Attenzione però: durante l’assenza non tutto matura come se si lavorasse. Ecco cosa succede a stipendio, ferie, tredicesima, TFR e contributi.
L’INPS ha aggiornato per il 2026 i cosiddetti massimali, cioè i valori economici di riferimento per il congedo straordinario riconosciuto ai lavoratori che assistono un familiare con disabilità grave ai sensi della Legge 104.
La novità principale riguarda il tetto massimo annuo entro cui rientrano indennità e contribuzione figurativa. Ma l’aggiornamento dei massimali riporta l’attenzione anche su un aspetto spesso sottovalutato: il congedo straordinario non è uguale ai permessi mensili della Legge 104.
Chi si assenta per un periodo lungo conserva il posto di lavoro, riceve un’indennità paragonabile allo stipendio e e ha la copertura contributiva piena, ma lo svantaggio è che durante questo periodo non matura automaticamente ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima e TFR come durante il lavoro ordinario.
Ecco a cosa bisogna prestare attenzione.
Quanto vale il congedo straordinario nel 2026?
Il congedo straordinario previsto dall’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001 consente ad alcuni familiari del disabile grave di assentarsi dal lavoro per prestare assistenza continuativa.
Durante il periodo di congedo, il lavoratore ha diritto a un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, calcolata sulle voci fisse e continuative del trattamento. Lo stesso periodo è coperto da contribuzione figurativa, cioè vale ai fini pensionistici anche se il dipendente non sta lavorando.
Per il 2026, il tetto massimo complessivo di retribuzione e contribuzione è stato rideterminato dall’INPS in 57.837 euro annui. Questo significa che indennità economica e contributi figurativi devono rientrare, nel complesso, entro questo limite.
Attenzione però: questa cifra non coincide interamente con la somma che il lavoratore riceve in busta paga. Il massimale comprende due componenti: da un lato l’indennità economica vera e propria, dall’altro la contribuzione figurativa accreditata per il periodo di assenza. In termini pratici, la quota di indennità può arrivare a circa 43.380 euro annui, mentre la restante parte è destinata alla copertura contributiva figurativa.
Non si tratta quindi di un importo che tutti i lavoratori ricevono automaticamente, ma del limite massimo riconoscibile per il congedo di durata annuale. Se la retribuzione del dipendente supera i parametri previsti, la parte eccedente non viene coperta.
Lo stipendio resta pieno?
Non sempre. La regola generale è che l’indennità corrisponde all’ultima retribuzione, ma solo con riferimento alle voci fisse e continuative.
Questo significa che non tutto ciò che il lavoratore percepisce abitualmente entra nel calcolo. Restano fuori, di regola, gli elementi variabili o occasionali, come straordinari, premi di produzione, indennità di trasferta, maggiorazioni per lavoro notturno o festivo e compensi legati alla presenza o al rendimento.
Per chi ha una busta paga composta soprattutto da stipendio base, la perdita può essere limitata. Per chi invece integra il reddito con straordinari, turni, trasferte o premi, il congedo può comportare una riduzione concreta dell’importo mensile percepito.
Il punto critico: l’assenza non è lavoro effettivo
Il congedo straordinario è una tutela importante, soprattutto per chi deve assistere un familiare disabile in modo continuativo. Tuttavia non va confuso con una normale giornata lavorata.
Durante il congedo, infatti, il rapporto di lavoro resta sospeso sotto il profilo della prestazione: il dipendente non perde il posto, continua ad avere tutela economica e previdenziale, ma non svolge attività lavorativa.
Questa distinzione produce effetti pratici rilevanti. In particolare, salvo eventuali condizioni più favorevoli previste dal contratto collettivo o da accordi aziendali, il periodo di congedo straordinario non comporta la normale maturazione di alcune voci economiche e contrattuali.
Ferie, tredicesima e TFR: cosa succede?
L’effetto più delicato riguarda diversi elementi che molti lavoratori danno per scontati:
- ferie;
- permessi retribuiti;
- tredicesima mensilità;
- eventuale quattordicesima;
- trattamento di fine rapporto.
Durante il congedo straordinario, queste voci non maturano come avviene durante l’attività lavorativa ordinaria. In pratica, chi resta assente per più mesi potrebbe ritrovarsi, alla fine dell’anno, con meno ferie accumulate, meno permessi, una tredicesima più bassa, una quattordicesima ridotta se prevista dal contratto e una quota di TFR inferiore.
È un aspetto che spesso emerge solo al momento della busta paga o del conteggio delle spettanze finali. Per questo è importante valutare prima l’impatto economico dell’assenza, soprattutto quando il congedo viene richiesto per periodi lunghi.
Diverso è invece il discorso previdenziale: il periodo è coperto da contribuzione figurativa e quindi non lascia “buchi” ai fini della pensione, nei limiti previsti dalla legge.
Congedo straordinario e permessi 104: qual è la differenza?
La confusione nasce spesso dal fatto che sia il congedo straordinario sia i permessi mensili riguardano l’assistenza a persone con disabilità grave.
Ma le regole non sono le stesse.
I permessi retribuiti della Legge 104, cioè i tre giorni mensili di assenza dal lavoro, sono equiparati al lavoro effettivo. Per questo, di regola, non riducono ferie, tredicesima e altri istituti collegati alla normale maturazione del rapporto.
Il congedo straordinario, invece, serve a consentire un’assistenza prolungata e continuativa a un familiare, che deve essere una persona riconosciuta in situazione di disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104. Proprio perché comporta una sospensione più lunga dell’attività lavorativa (può arrivare fino a un massimo complessivo di due anni, anche se è fruibile in modo frazionato), produce effetti diversi sulle voci accessorie della retribuzione, che possono essere tagliate. Per approfondire, leggi come funziona il congedo straordinario Legge 104.
Cosa deve valutare il lavoratore prima della domanda?
Prima di chiedere il congedo straordinario, il lavoratore dovrebbe verificare non solo quale sarà l’indennità riconosciuta in base alla propria retribuzione, ma anche quale impatto avrà l’assenza su ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima e TFR.
Il congedo resta una misura fondamentale per chi deve assistere un familiare fragile, ma non va considerato neutro dal punto di vista economico. La copertura pensionistica è garantita, ma alcune voci della retribuzione complessiva possono ridursi.
La regola pratica è semplice: i permessi 104 servono per assenze brevi e ricorrenti e non incidono normalmente sulla maturazione degli istituti economici; il congedo straordinario serve per un’assistenza lunga e continuativa, ma può alleggerire ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima e TFR.
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Paolo Remer
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