Arena dei Cedri, il palco è pronto. Ma gli atti sono arrivati… dopo
Lunedì Giorgia inaugurerà una rassegna costruita dallo stesso circuito che per anni ha animato i Ruderi di Cirella. La vera novità non è il cartellone, ma l’intervento del Comune: 220 mila euro, un’area pubblica e una procedura avviata formalmente quando artisti, date e biglietti erano già stati annunciati. Restano da chiarire i conti dell’operazione, la concessione del suolo e l’eventuale distribuzione di ingressi gratuiti.
Lunedì 3 agosto Giorgia inaugurerà l’Arena dei Cedri sul lungomare Giorgio Perlasca di Santa Maria del Cedro. Nei giorni successivi arriveranno Luchè, lo spettacolo ispirato al fenomeno K-pop, i Negramaro, Enrico Brignano, Geolier e i Pooh. Claudio Baglioni, il primo artista annunciato, avrebbe dovuto esibirsi il 26 agosto, ma il concerto è stato rinviato al 23 agosto 2027 insieme al resto del tour, a causa dei problemi di salute dell’artista. Il programma resta, nel suo insieme, uno dei più importanti proposti quest’estate sul Tirreno cosentino.
Non occorre sminuire la qualità degli artisti per discutere della scelta politica e amministrativa compiuta dal Comune. Sarebbe però altrettanto inesatto presentare l’Arena come l’invenzione di un modello culturale completamente nuovo per la Riviera dei Cedri. La formula è quella già sperimentata per anni a Cirella dallo stesso direttore artistico, Alfredo De Luca: grandi nomi della musica italiana, eventi a pagamento, biglietteria privata, sostegno regionale e promozione turistica. Dal 2020 De Luca ha diretto il Festival del Teatro dei Ruderi, che nel 2024 ha dichiarato circa cinquantamila spettatori e che ancora nel 2025 proponeva un cartellone con Fiorella Mannoia, Brunori Sas, Luchè, Sal Da Vinci, Umberto Tozzi e altri artisti di richiamo. Le fonti dell’epoca descrivevano la manifestazione come cofinanziata dalla Regione Calabria e patrocinata dal Comune di Diamante; non emerge, almeno dalla documentazione pubblicamente reperibile, un intervento finanziario comunale neppure lontanamente comparabile con quello oggi sostenuto da Santa Maria del Cedro.
La novità, dunque, non è tanto artistica. È finanziaria e amministrativa. Per trasferire il festival da Cirella a Santa Maria del Cedro non ci si è limitati a offrire una nuova sede, una collaborazione istituzionale o il patrocinio del Comune: il bilancio municipale è stato chiamato a sostenere l’operazione con 220 mila euro, mentre l’organizzatore conserva, secondo la ricostruzione fornita dal sindaco Ugo Vetere, la titolarità degli incassi e il rischio imprenditoriale della manifestazione.
È proprio questa novità a meritare attenzione. Non perché un Comune non possa investire negli spettacoli o nella promozione turistica, ma perché una spesa di tale rilievo dovrebbe nascere da una decisione pubblica riconoscibile, preceduta da un’istruttoria e accompagnata da condizioni economiche trasparenti. Nel caso dell’Arena dei Cedri, invece, la cronologia racconta una storia diversa: prima è nato il progetto privato, poi sono arrivati gli artisti e i biglietti, infine il Comune ha adottato gli atti con i quali ha formalmente dichiarato di voler avviare la programmazione.
Un’Arena già disegnata nel settembre 2025 – La storia comincia il 28 settembre 2025. Quel giorno la pagina ufficiale dell’Arena dei Cedri non presentava una vaga idea da sviluppare, ma annunciava la nascita di una struttura capace di ospitare grandi concerti, mostrandone già il rendering sull’area del lungomare: palco, platea, tribuna e ingressi erano collocati con precisione su uno spazio determinato. La stampa descriveva una struttura da realizzare in un’area demaniale concessa al Comune, sino ad allora utilizzata come parcheggio, e già destinata a diventare il nuovo centro del Tirreno Festival dopo l’esperienza di Cirella.
Nella stessa giornata arrivava il primo annuncio: Claudio Baglioni, il 26 agosto 2026. Non si trattava di una manifestazione d’interesse o di una data ancora sottoposta alla disponibilità del luogo. La tappa di Santa Maria del Cedro era inserita nel calendario nazionale del tour e la macchina commerciale era già avviata: prevendita per il fan club dal 29 settembre, per i clienti Telepass dal 30 settembre e vendita generale dal 2 ottobre.
Il cartellone si è poi formato pubblicamente, un annuncio alla volta. Il 30 ottobre sono stati comunicati i Negramaro, con biglietti disponibili nello stesso giorno; il 20 gennaio è stata annunciata la data dei Pooh; il 28 gennaio quella dello spettacolo K-pop; il 9 febbraio sono arrivati Giorgia e Geolier; il 16 marzo Luchè; il 24 marzo Enrico Brignano. Le schermate della pagina ufficiale dell’Arena documentano puntualmente queste date e mostrano, già sulle singole locandine, lo stemma del Comune di Santa Maria del Cedro. Le fonti ufficiali dei produttori confermano, tra l’altro, che le tappe dei Negramaro, dei Pooh, di Geolier e di Luchè erano state inserite nei rispettivi tour e avviate alla vendita molto prima di qualsiasi atto comunale.
Il 5 marzo la pagina dell’Arena pubblicizzava già una rete di punti vendita fisici autorizzati distribuiti tra Santa Maria del Cedro, Scalea, Cirella, Diamante, Praia a Mare, Paola e Cosenza. Il 24 marzo, con l’annuncio di Brignano, il cartellone era completo. Quasi un mese prima che la Giunta comunale adottasse quello che, negli atti ufficiali, sarebbe stato definito il suo primo indirizzo.
All’inizio di aprile il progetto aveva ormai superato da tempo la fase dell’annuncio. Il 3 aprile la stampa parlava di lavori avviati, sopralluoghi già effettuati dal sindaco e da Alfredo De Luca, verifiche sulla fattibilità tecnica e organizzazione già all’opera. Sei dei principali concerti venivano descritti con le relative date, mentre l’amministrazione invitava strutture ricettive e operatori economici a prepararsi all’afflusso di pubblico.
Il 17 aprile, cinque giorni prima del primo atto della Giunta, la tappa di Baglioni veniva presentata alla Cittadella regionale alla presenza del presidente Roberto Occhiuto, dell’artista e dei sindaci delle località calabresi inserite nel tour. Vetere ringraziava Alfredo De Luca, Occhiuto e la Giunta regionale per il sostegno all’iniziativa, mentre la comunicazione dell’evento richiamava anche il resto del cartellone dell’Arena.
A quel punto l’Arena aveva un nome, una sede, una configurazione fisica, una direzione artistica, un programma completo, una rete di vendita, biglietti già acquistati e una presentazione istituzionale alla Regione. Mancava, però, l’atto con cui il Comune avrebbe formalmente deciso di iniziare a occuparsene.
Il primo indirizzo arrivato quando il programma era già completo – La deliberazione di Giunta n. 47 è datata 22 aprile 2026 e ha come oggetto l’«atto di indirizzo per l’approvazione e la realizzazione del programma di eventi estivi 2026».
Il provvedimento riporta esattamente il cartellone già annunciato nei mesi precedenti: Giorgia, Luchè, K-pop, Negramaro, Enrico Brignano, Geolier, Claudio Baglioni e Pooh. Dopo averne preso atto, la Giunta dichiara di voler fornire un «primo indirizzo» ai responsabili delle aree competenti, affinché individuino la procedura amministrativa più idonea e curino gli adempimenti necessari alla realizzazione del festival.
L’espressione “primo indirizzo”, letta alla luce di ciò che era avvenuto nei sette mesi precedenti, assume un significato quasi paradossale. Il programma non era più una possibilità sulla quale orientare gli uffici: era un prodotto già formato, pubblicizzato e venduto. Non si trattava di stabilire se organizzare una rassegna, quale rassegna realizzare, quali obiettivi perseguire o quali proposte confrontare; si trattava ormai di trovare la procedura amministrativa capace di consentire ciò che era stato pubblicamente promesso.
Ancora più singolare è ciò che accade nei giorni successivi. La proposta formale di De.Do Eventi viene protocollata soltanto il 29 aprile, con il numero 5061. Il 30 aprile la Giunta ne prende atto, osservando che il progetto presentato dall’operatore è coerente con gli indirizzi strategici del Comune e prevede un cartellone di elevato livello.
La sequenza ufficiale finisce così per rovesciare quella reale. Dagli atti sembrerebbe che il Comune abbia prima definito autonomamente artisti e date e che, soltanto dopo, De.Do abbia presentato una proposta casualmente identica. Dalla cronaca, dalle locandine e dalle vendite emerge invece che il cartellone era stato costruito dal circuito privato e successivamente assunto dal Comune come proprio programma.
Accogliere una proposta privata non è, di per sé, censurabile. Le amministrazioni possono collaborare con operatori capaci di portare sul territorio iniziative di interesse. Ma una cosa è ricevere una proposta, valutarla e poi decidere; altra cosa è promuoverla per mesi, consentirne la commercializzazione e soltanto successivamente adottare gli atti che dovrebbero aprire la fase decisionale.
Non è una distinzione meramente formale. Se un progetto è già stato annunciato da mesi, se i biglietti sono stati venduti, se gli artisti hanno inserito la località nei propri tour e se il sindaco lo ha presentato insieme al presidente della Regione, quanto è ancora realmente libera la successiva istruttoria degli uffici? Quale funzionario avrebbe potuto, alla fine di aprile, concludere che la proposta non era conveniente, che l’importo era eccessivo o che sarebbe stato preferibile rivolgersi ad altri operatori, senza provocare la cancellazione di spettacoli già acquistati dal pubblico e smentire l’intera amministrazione? Gli atti, in questo caso, non sembrano avere preceduto la decisione. Sembrano averla inseguita.
Dalla Cittadella al Senato, mentre l’affidamento era ancora da completare – Il 18 giugno il progetto viene presentato nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica, durante una conferenza promossa dal senatore Mario Occhiuto. Intervengono l’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese, il consigliere regionale Piercarlo Chiappetta, il sindaco Vetere, il presidente di Assomusica Carlo Parodi e Alfredo De Luca. La manifestazione viene descritta come un progetto promosso dal direttore artistico e dal Comune, con il cofinanziamento del Dipartimento Turismo della Regione Calabria.
È opportuno essere precisi: la presentazione in una sala di Palazzo Madama non significa che il Senato abbia approvato o finanziato l’Arena. Quella sede, tuttavia, conferisce alla manifestazione una legittimazione politica e istituzionale evidente. Il progetto, ancora prima che il Comune ne completasse il finanziamento e l’affidamento, veniva rappresentato come una realtà acquisita e sostenuta a livello regionale e nazionale.
Anche il contesto politico merita di essere ricordato, senza trasformarlo in ciò che non è. Vetere è stato candidato alle elezioni regionali nella lista collegata a Roberto Occhiuto e, nella recente diretta dedicata all’Arena, ha dichiarato che entrerà presto in Consiglio regionale, collegando questa prospettiva agli impegni del presidente e al futuro riassetto della Giunta. La presentazione di Baglioni si è svolta con Roberto Occhiuto; quella dell’intero festival è stata promossa dal fratello Mario; alla conferenza ha partecipato Piercarlo Chiappetta, consigliere regionale e cognato di Mario Occhiuto.
Nessuno di questi rapporti prova un’interferenza negli atti del Comune, né sarebbe corretto insinuarla senza elementi concreti. Essi descrivono però una rete politica nella quale Vetere è pienamente inserito e che ha offerto al progetto una consacrazione istituzionale molto anticipata rispetto alla conclusione del procedimento amministrativo.
La questione politica non è dunque se Roberto o Mario Occhiuto abbiano condizionato i funzionari comunali. La questione è se tutta questa forza istituzionale abbia reso l’Arena politicamente irreversibile prima che gli uffici potessero ancora valutarla davvero. Quando una manifestazione è stata presentata alla Regione e al Senato, quando il sindaco ne ha legato il nome allo sviluppo futuro del territorio e quando migliaia di biglietti sono già sul mercato, la procedura che segue rischia di non essere più il luogo nel quale si decide, ma quello nel quale si costruisce la giustificazione formale di una decisione già assunta.
Il documento con il quale Ticket Service Calabria concede a De.Do Eventi l’esclusiva degli artisti nella provincia di Cosenza viene acquisito dal Comune soltanto il 24 luglio. La determinazione del 28 luglio afferma che proprio questa esclusiva rende De.Do l’unico soggetto in grado di garantire il calendario e impegna in suo favore 220 mila euro, IVA compresa.
L’esclusiva, dunque, arriva dopo la nascita dell’Arena, dopo tutti gli annunci, dopo la vendita dei biglietti, dopo il primo atto di Giunta, dopo la proposta di De.Do, dopo la Cittadella e dopo il Senato. Non è necessariamente falsa o inefficace. Ma interviene alla fine di un percorso nel quale l’unicità dell’operatore era stata, nei fatti, costruita scegliendo preventivamente il suo stesso cartellone.
Prima il Comune assume come irrinunciabili proprio quegli artisti e proprio quelle date; poi constata che soltanto il soggetto che li ha organizzati può garantirli. Il ragionamento è perfettamente circolare. E l’area pubblica, quando è stata concessa? La cronologia solleva una seconda domanda, finora rimasta quasi completamente fuori dal dibattito: quando e con quale atto l’area del lungomare è stata messa a disposizione dell’organizzatore?
Il 28 settembre 2025 la pagina dell’Arena mostrava già il progetto collocato su uno specifico spazio, con una struttura capace di ospitare migliaia di spettatori, accessi separati, tribuna, platea e palco. La stampa descriveva quel terreno come un’area demaniale concessa al Comune e precedentemente utilizzata come parcheggio.
Ma la concessione dell’area al Comune non coincide automaticamente con il diritto di un’impresa privata di occuparla, recintarla, installarvi una struttura temporanea, controllarne gli accessi e utilizzarla per spettacoli commerciali a pagamento. Tra il titolo pubblico del Comune e l’utilizzazione economica da parte di De.Do deve esistere un passaggio amministrativo, accompagnato da condizioni, durata, superficie, obblighi e, normalmente, dalla determinazione di un canone o dalla motivazione della sua eventuale gratuità.
Nei tre atti finora esaminati questo passaggio non appare. La deliberazione del 22 aprile indica il lungomare Giorgio Perlasca come luogo del festival, ma non concede l’area e non stabilisce alcuna condizione economica. La deliberazione del 30 aprile prende atto della proposta di De.Do e demanda agli uffici i successivi provvedimenti. La determinazione del 28 luglio impegna la spesa, ma non specifica quando il terreno sia stato consegnato all’organizzatore, quale superficie occupi, per quanto tempo, a quale titolo e dietro quale corrispettivo.
L’atto può esistere in un diverso fascicolo, presso l’Ufficio demanio, l’Area tecnica o il SUAP. La sua assenza dai documenti analizzati non consente di sostenere che l’occupazione sia priva di titolo. Consente però di formulare una domanda precisa: se l’area era già stata concessa a De.Do nel settembre 2025, sulla base di quale procedimento era avvenuto, considerato che la proposta formale dell’impresa risulta protocollata soltanto sette mesi dopo? Se, invece, il titolo è stato rilasciato successivamente, come è stato possibile progettare l’Arena su quel terreno, annunciare gli artisti e vendere i biglietti prima di averne la disponibilità formale?
È necessario conoscere anche le condizioni economiche. L’Arena occupa uno spazio considerevole, sottratto per settimane al suo uso ordinario e destinato non soltanto agli spettacoli, ma anche ad aree food e servizi interni. Se il terreno è stato concesso gratuitamente, il valore di questa disponibilità deve essere aggiunto ai 220 mila euro già impegnati. Il sostegno pubblico, infatti, non coincide soltanto con il denaro che materialmente esce dal bilancio: comprende anche il valore dei beni messi gratuitamente a disposizione, i canoni ai quali il Comune rinuncia e gli eventuali costi pubblici di viabilità, sicurezza, pulizia, personale e ripristino. Un contributo indispensabile oppure il prezzo di un servizio?
Vetere ha difeso l’intervento comunale spiegando che la manifestazione avrebbe un valore complessivo superiore a due milioni e mezzo di euro, che la sola struttura costerebbe circa 250 mila euro e che i cachet di alcuni artisti raggiungerebbero diverse centinaia di migliaia di euro. Ha aggiunto che il rischio della biglietteria resta a carico dell’organizzatore e che il sostegno pubblico è proporzionato, anzi necessario, perché senza di esso il festival non avrebbe potuto essere realizzato.
È una difesa che apre più interrogativi di quanti ne chiuda. Se il contributo comunale era indispensabile, su quali basi l’organizzatore aveva potuto, già dal settembre 2025, inserire Santa Maria del Cedro nel tour nazionale di Baglioni, mettere in vendita i biglietti e costruire progressivamente l’intero programma? Aveva deciso di assumersi il rischio che, molti mesi dopo, il Comune potesse negare ogni sostegno? Oppure aveva ricevuto una disponibilità politica sufficientemente concreta da poter considerare l’intervento pubblico ragionevolmente acquisito?
La seconda domanda riguarda la natura stessa dei 220 mila euro. Nella comunicazione del sindaco vengono descritti come un sostegno necessario a fronteggiare i costi. Negli atti, però, non sono trattati come un semplice contributo: è stato acquisito un CIG, l’importo è comprensivo di IVA, la somma viene impegnata in favore di De.Do Eventi e la liquidazione è prevista a fronte di fattura e dopo l’esecuzione del servizio.
Le due impostazioni producono conseguenze molto diverse. Se il Comune ha acquistato un servizio al prezzo di 220 mila euro, il risultato economico finale dell’impresa non è, in sé, decisivo. De.Do può legittimamente conseguire un utile anche elevato, purché il Comune dimostri di aver ricevuto una prestazione equivalente alla somma versata e di averne verificato seriamente la congruità. In questo caso, però, non basta sostenere che il contributo fosse necessario perché i costi erano tanti: bisogna spiegare che cosa sia stato acquistato, quali obblighi specifici siano stati assunti dall’organizzatore e perché il servizio valga esattamente 220 mila euro.
Se, invece, la vera funzione dell’intervento è quella illustrata dal sindaco — colmare lo squilibrio economico di una rassegna che la sola biglietteria non avrebbe reso sostenibile — allora il rapporto dovrebbe essere costruito come una compartecipazione limitata al fabbisogno effettivo. Servirebbero un piano economico preventivo, una rendicontazione finale e un meccanismo capace di considerare tutti i ricavi: biglietti, sponsorizzazioni, finanziamenti regionali e ministeriali, concessioni commerciali interne e ogni altra entrata.
Da qui nasce la provocazione più semplice. Supponiamo che, terminata la stagione, l’Arena produca per De.Do Eventi un utile di 300 mila euro. I 220 mila euro del Comune rimangono integralmente all’organizzatore? È previsto un conguaglio? Una restituzione almeno parziale? Un tetto alla remunerazione? Oppure l’intervento pubblico funziona in una sola direzione: quando i costi sono elevati li sostiene anche la collettività, mentre quando gli incassi superano le attese il profitto resta interamente privato?
Negli atti pubblicati che abbiamo esaminato non emerge una clausola di restituzione, una compartecipazione del Comune ai ricavi, un limite al margine dell’impresa o un meccanismo contro la possibile sovracompensazione.
Non si tratta di contestare a un imprenditore il diritto di guadagnare. L’organizzatore persegue legittimamente il proprio profitto e non ha alcun dovere di rinunciarvi spontaneamente. È il Comune che deve scegliere con coerenza: se sta pagando il prezzo di un servizio, deve dimostrarne il valore; se sta coprendo un fabbisogno economico, deve misurare quel fabbisogno alla fine dell’operazione. Non può utilizzare il linguaggio del contributo indispensabile per giustificare la spesa e, contemporaneamente, quello dell’appalto a prezzo fisso per sottrarre costi e ricavi a qualsiasi rendicontazione pubblica.
Altrimenti il modello è fin troppo conveniente: una parte del rischio viene attenuata dal denaro pubblico, mentre tutto il potenziale vantaggio rimane privato.
I conti che il cittadino non può conoscere – Il destinatario dell’affidamento è De.Do Eventi di Alfredo De Luca, impresa individuale. Non vi è nulla di anomalo o di censurabile in questa forma giuridica, ma essa rende ancora più importante la trasparenza imposta dal Comune.
Un’impresa individuale non è una società dotata di un patrimonio autonomo rispetto alla persona dell’imprenditore e non deposita annualmente al Registro delle imprese un bilancio pubblico come una società di capitali. I cittadini non possono quindi conoscere, attraverso documenti camerali liberamente consultabili, i ricavi, i costi, il patrimonio e il risultato economico della manifestazione.
Questa opacità non è imputabile all’imprenditore, che rispetta la disciplina prevista per la propria forma d’impresa. È il Comune, proprio perché utilizza risorse pubbliche, che dovrebbe colmarla attraverso il contratto e gli obblighi di rendicontazione.
Negli atti pubblicati non si rinvengono il piano economico-finanziario completo, la stima degli incassi di biglietteria, il numero dei posti vendibili, l’importo delle sponsorizzazioni, il quadro complessivo dei contributi regionali e ministeriali, i ricavi delle aree food, il dettaglio dei costi effettivi o il margine finale dell’operazione. Potrebbero essere contenuti nella proposta di De.Do, nel contratto o in altri documenti non allegati agli atti esaminati. Se esistono, dovrebbero essere resi pubblici. Se non esistono, il cittadino è chiamato a credere sulla parola che i 220 mila euro fossero indispensabili.
Il confronto con Roccella Jonica è utile proprio sotto questo profilo, pur tenendo conto delle inevitabili differenze tra le due manifestazioni. Il Roccella Summer Festival 2026, marchio di Ticket Service Calabria, propone un cartellone che condivide con Santa Maria del Cedro Giorgia, Luchè, Negramaro, Pooh e, prima del rinvio, Baglioni. Non è dunque un evento marginale né artisticamente incomparabile.
Per l’edizione 2025 il Comune di Roccella aveva concesso a Ticket Service un contributo nominale di 25 mila euro per dodici serate. Prima della liquidazione, l’operatore aveva prodotto una rendicontazione di 307.500 euro e le fatture degli artisti contrattualizzati. Dal contributo furono poi compensati 13.200 euro per l’utilizzo del Teatro al Castello, 1.200 euro per il bar e 2.741 euro per l’occupazione del suolo pubblico. Ticket Service ricevette materialmente 7.859 euro.
Non significa che Santa Maria del Cedro dovesse spendere la stessa cifra o applicare esattamente lo stesso modello. La struttura, il numero dei posti e le prestazioni acquistate potrebbero essere diversi. Il confronto dimostra però che è possibile sostenere una rassegna privata a pagamento pretendendo la documentazione dei costi, facendo pagare l’utilizzo dei beni pubblici e liquidando soltanto il saldo effettivamente dovuto.
A Santa Maria del Cedro, al contrario, il Comune versa 220 mila euro all’organizzatore e, almeno nei documenti finora accessibili, non rende visibile un analogo controllo complessivo sui ricavi, sul risultato economico e sul valore dell’area pubblica utilizzata.
Il beneficio per il paese non può essere presunto – La giustificazione politica dell’intera operazione è la promozione turistica. È plausibile che concerti di questa dimensione aumentino il movimento sul territorio, producano pernottamenti e generino lavoro per ristoranti, bar, stabilimenti e attività commerciali. Vetere ha riferito che le prenotazioni sarebbero già cresciute in corrispondenza degli eventi.
Ma tra un beneficio plausibile e un beneficio dimostrato esiste una differenza che, quando si spendono 220 mila euro, non può essere colmata con l’entusiasmo. Agosto è già il periodo di maggiore affluenza sulla costa. Non tutti gli spettatori rappresentano turisti aggiuntivi: molti si trovano già in vacanza nella zona, altri possono arrivare poche ore prima e ripartire subito dopo, altri ancora possono pernottare a Scalea, Diamante, Praia a Mare o nei Comuni vicini. Una parte dei consumi può concentrarsi all’interno dell’Arena, nelle aree commerciali gestite dall’organizzazione, senza trasformarsi automaticamente in ricavi per le imprese locali.
Per misurare l’effettivo ritorno dell’investimento sarebbe necessario conoscere almeno la provenienza del pubblico, i pernottamenti realmente aggiuntivi, la spesa generata sul territorio, il numero delle imprese locali coinvolte, l’occupazione temporanea prodotta e gli ulteriori costi sostenuti dal Comune per viabilità, sicurezza, rifiuti, pulizia e personale.
Un concerto pieno dimostra che l’artista ha richiamato pubblico. Non dimostra, da solo, che il Comune abbia investito bene 220 mila euro. Un albergo esaurito non prova che la stessa camera sarebbe rimasta vuota in un normale fine settimana di agosto. Una fotografia della folla non misura il beneficio netto per il bilancio e per la comunità. Senza indicatori stabiliti prima e verificati dopo, la “ricaduta sul territorio” rischia di restare una formula politica buona per giustificare qualunque spesa.
Il Comune ha ricevuto biglietti gratuiti? – Resta infine una domanda apparentemente minore, ma importante proprio perché riguarda il confine tra interesse pubblico e utilità privata: il Comune ha ricevuto biglietti gratuiti, accrediti, pass o posti riservati per i concerti?
Negli atti esaminati non ve ne è traccia. Ciò non significa che esistano, né autorizza a immaginare distribuzioni improprie. Significa semplicemente che il Comune dovrebbe chiarirlo.
Se l’organizzatore ha messo a disposizione ingressi gratuiti, quanti ne sono stati concessi per ciascuna serata? Qual è il loro valore commerciale? Chi li gestisce? Sono destinati ad amministratori, consiglieri comunali, dipendenti, rappresentanti della Regione, ospiti istituzionali, associazioni, persone in condizioni di fragilità o sponsor? Esiste un criterio scritto di assegnazione? Rimane una traccia delle consegne?
Gli omaggi sono comuni nel settore dello spettacolo e non costituiscono di per sé uno scandalo. Quando, però, il Comune sostiene l’evento con denaro e beni pubblici, ogni ingresso ricevuto in relazione a quel rapporto cessa di essere una cortesia personale e diventa un’utilità che deve essere amministrata con criteri trasparenti.
Non è necessario pubblicare indiscriminatamente i nomi di tutti i beneficiari. Sarebbe sufficiente rendere noti il numero dei titoli ricevuti, il loro valore, le categorie destinatarie e le modalità seguite per distribuirli. La trasparenza, in questo caso, servirebbe non tanto a denunciare favoritismi, quanto a impedire che possa persino nascerne il sospetto.
Lo spettacolo può riuscire. Le domande rimangono – Lunedì Giorgia potrebbe inaugurare una stagione di grande successo. L’Arena può riempirsi, gli artisti possono offrire spettacoli memorabili e le attività economiche del territorio possono trarne beneficio. Sarebbe un risultato positivo per Santa Maria del Cedro e per tutta la Riviera.
Ma il successo artistico non risponde alle domande amministrative. Una serata esaurita non spiega quando il Comune abbia realmente deciso di sostenere il progetto, quali garanzie fossero state date all’organizzatore nel settembre 2025, perché la proposta formale di De.Do sia arrivata dopo l’approvazione del cartellone, con quale atto sia stata concessa l’area, come siano stati determinati i 220 mila euro e che cosa accada se l’operazione produce utili molto superiori alle previsioni.
La cronologia oggi conosciuta è difficile da ignorare. Il 28 settembre 2025 l’Arena era già disegnata su un’area pubblica e Baglioni veniva messo in vendita; entro il 24 marzo 2026 l’intero cartellone era completo; il 3 aprile si parlava di sopralluoghi e lavori; il 17 aprile il progetto veniva presentato alla Cittadella regionale; soltanto il 22 aprile la Giunta impartiva il suo “primo indirizzo”; il 29 aprile arrivava la proposta ufficiale di De.Do; il 18 giugno il festival veniva presentato al Senato; il 24 luglio veniva acquisita l’esclusiva; il 28 luglio il Comune impegnava i 220 mila euro.
Prima il progetto, dunque. Poi gli annunci e le vendite. Infine gli atti. L’amministrazione può sostenere che tutto sia stato svolto correttamente e che l’investimento produrrà risultati straordinari. Ma non dovrebbe chiedere ai cittadini di affidarsi alla sola parola del sindaco. Dovrebbe pubblicare la proposta integrale di De.Do, il contratto, la verifica di congruità, il quadro completo dei finanziamenti e dei ricavi, il titolo di disponibilità dell’area, gli eventuali canoni, gli obblighi di rendicontazione e le informazioni sugli ingressi gratuiti. Lo spettacolo appartiene al palco. La fiducia nelle istituzioni, invece, nasce dai documenti.
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