L’Europa vuole riprendere il controllo del proprio futuro digitale. Con il nuovo European Technological Sovereignty Package, presentato dalla Commissione Europea, Bruxelles punta a rafforzare la propria autonomia in settori considerati strategici come semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud computing e software open source. In questo modo l’Europa punta forte sulla propria sovranità tecnologica, per ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei, in particolare statunitensi e cinesi, in un contesto geopolitico sempre più complesso e caratterizzato da crescenti tensioni internazionali.
“La tecnologia non è più soltanto una questione economica, ma anche di sicurezza e resilienza”, sembra essere il messaggio alla base del pacchetto di misure. Non a caso, la presidente della Commissione EuropeaUrsula von der Leyen ha sottolineato che l’Unione non può permettersi di dipendere da altri per tecnologie fondamentali per il funzionamento di ospedali, reti energetiche e servizi essenziali.
Sovranità tecnologica in Europa: cloud, AI e il timore del kill switch
Uno dei pilastri del piano è il nuovo Cloud and AI Development Act (CADA), una proposta che mira a rafforzare la capacità europea nel cloud e nell’intelligenza artificiale.
Alla base dell’iniziativa c’è una preoccupazione precisa: la forte dipendenza dell’Europa da fornitori stranieri per infrastrutture digitali critiche. La Commissione intende introdurre un quadro normativo unico a livello europeo per valutare i diversi livelli di sovranità nel cloud e nell’AI, soprattutto per le applicazioni più sensibili utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e dai servizi essenziali.
Particolare attenzione viene riservata alla protezione dei dati strategici. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha dichiarato che Bruxelles vuole evitare che i fornitori di servizi cloud che gestiscono carichi di lavoro critici possano disporre di un eventuale “kill switch”, ovvero di strumenti che consentano di interrompere o limitare servizi essenziali. Un tema che si intreccia anche con il Cloud Act statunitense, normativa che permette alle autorità americane di richiedere dati alle aziende USA indipendentemente dal luogo in cui tali informazioni siano archiviate.
Il piano prevede inoltre di triplicare la capacità dei data center europei nei prossimi cinque-sette anni, sostenendo ricerca, innovazione e sviluppo di infrastrutture considerate sostenibili e compatibili con gli obiettivi climatici dell’Unione. La Commissione punta anche a favorire una diffusione più rapida dell’intelligenza artificiale attraverso centri dedicati all’adozione e all’accelerazione delle tecnologie AI nei diversi Stati membri.
Chips Act 2.0: la corsa europea ai semiconduttori per l’era dell’AI
Il secondo grande tassello del pacchetto è il Chips Act 2.0, evoluzione della normativa introdotta nel 2023 per rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori.
Secondo la Commissione, l’Europa continua a dipendere in misura significativa da Paesi terzi sia per la progettazione sia per la produzione dei chip più avanzati. Una vulnerabilità che rischia di diventare ancora più evidente con la crescita dell’intelligenza artificiale, destinata a trainare oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030.
La nuova proposta punta quindi a sviluppare capacità produttive europee nelle tecnologie più avanzate necessarie alle applicazioni AI. Tra le misure previste figurano l’accelerazione delle procedure autorizzative, una maggiore cooperazione con partner internazionali considerati affidabili e il sostegno a investimenti e progetti strategici. Bruxelles intende inoltre dare priorità alla realizzazione di impianti produttivi avanzati all’interno dell’Unione, rafforzando il collegamento tra produttori di chip e settori in forte crescita come data center, cloud provider e AI Gigafactories.
Oltre il cloud: open source ed energia digitale
La strategia europea non si limita però a cloud e semiconduttori. Il pacchetto comprende anche una nuova Open Source Strategy, pensata per valorizzare una comunità che conta oltre tre milioni di contributori open source in Europa.
In questo modo è possibile sviluppare alternative europee nei settori chiave del cloud, dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza e delle tecnologie internet, sostenendo al tempo stesso startup, competenze e manutenzione delle infrastrutture digitali aperte.

Infine, Bruxelles guarda anche al rapporto tra digitale ed energia. La nuova Strategic Roadmap for Digitalisation and AI in Energy punta a integrare in modo sostenibile data center e infrastrutture digitali nel sistema energetico europeo, accelerando l’adozione di soluzioni basate su AI, smart meter e modelli di intelligenza artificiale sviluppati e addestrati su dati europei.
Il messaggio politico è chiaro: l’Europa vuole costruire una maggiore autonomia tecnologica senza rinunciare alla cooperazione internazionale. Resta ora da vedere se le proposte supereranno il percorso legislativo che coinvolgerà Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea e se riusciranno davvero a trasformare il continente in quello che la Commissione definisce una vera “AI continent”.
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Marco Brunasso
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