Oro e argento deludono nonostante inflazione e …


Il comportamento di oro e argento può apparire anomalo

Il comportamento di oro e argento può apparire anomalo: inflazione elevata, tensioni geopolitiche, debiti pubblici crescenti e volatilità delle Borse dovrebbero teoricamente sostenere i beni rifugio.

In realtà, l’oro non reagisce automaticamente a ogni fase d’incertezza e l’argento, avendo anche una forte componente industriale, può comportarsi diversamente.

In questa fase prevalgono soprattutto quattro forze: rendimenti reali elevati, dollaro forte, timori sulla crescita e liquidazioni delle posizioni speculative.

1. Il vero problema sono i rendimenti reali

L’oro non distribuisce interessi né dividendi. Quando un Treasury a lunga scadenza offre rendimenti nominali superiori al 5% e i titoli indicizzati all’inflazione garantiscono rendimenti reali particolarmente elevati, detenere oro comporta un costo-opportunità crescente.

Non conta quindi soltanto che l’inflazione sia alta. Conta la relazione:

rendimento reale = rendimento nominale − inflazione attesa

Se i rendimenti nominali salgono più rapidamente delle aspettative d’inflazione, aumenta il rendimento reale delle obbligazioni.

In questo scenario un investitore può ottenere una remunerazione elevata, al netto dell’inflazione prevista, senza sostenere il rischio e i costi impliciti di un’attività che non genera flussi di cassa.

Perché l’inflazione favorisca decisamente l’oro, il mercato dovrebbe temere che le banche centrali siano in ritardo o incapaci di contenerla.

Se invece il rincaro del petrolio induce gli investitori ad aspettarsi nuovi rialzi dei tassi, l’effetto iniziale può essere negativo per il metallo prezioso.

2. Il dollaro forte pesa sulle quotazioni

Oro e argento sono quotati prevalentemente in dollari. Quando il biglietto verde si rafforza, i metalli diventano più costosi per gli investitori che utilizzano euro, yen o altre valute.

Il grafico dell’euro/dollaro mostra chiaramente la pressione rialzista sul dollaro: il cambio è sceso verso 1,1125, dove coincidono il 50% di ritracciamento del precedente rialzo e la base del canale discendente.

La perdita di questo supporto potrebbe portare l’euro verso 1,09, rafforzando ulteriormente il freno valutario su oro e argento.

Un recupero deciso dell’euro, soprattutto se accompagnato dalla discesa dei rendimenti americani, eliminerebbe invece uno dei principali ostacoli alla ripresa dei metalli preziosi.

Il punto importante è che non basta un dollaro leggermente più debole per produrre un rally: sarebbe preferibile una combinazione composta da dollaro in calo e rendimenti reali in discesa.

3. La geopolitica sostiene l’oro solo se produce domanda di protezione

Una crisi geopolitica non provoca necessariamente un rialzo duraturo dell’oro. L’effetto dipende dalle conseguenze economiche e finanziarie percepite.

Nel caso dell’Iran, il primo impatto passa attraverso il petrolio:

  • •

  • •

    inflazione attesa più elevata;

  • •

    banche centrali potenzialmente più restrittive;

  • •

    rendimenti obbligazionari in aumento;

  • •

Questa catena può inizialmente penalizzare l’oro, nonostante l’aumento del rischio geopolitico. Il metallo inizierebbe probabilmente a reagire con maggiore decisione se il mercato temesse una crisi sistemica, un’estensione incontrollata del conflitto, problemi di liquidità o la perdita di credibilità della politica monetaria.

Inoltre, una parte del rischio geopolitico può essere già incorporata nei prezzi.

Per alimentare nuovi acquisti serve quindi un peggioramento rispetto allo scenario atteso, non semplicemente la permanenza delle tensioni.

4. L’argento risente anche delle prospettive economiche

Per l’argento la spiegazione è ancora più articolata. Oltre a essere un metallo prezioso, viene utilizzato in numerose applicazioni industriali:

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  • •

    elettronica e semiconduttori;

  • •

  • •

    reti e infrastrutture energetiche;

  • •

    apparecchiature medicali.

Quando aumentano i timori di rallentamento dell’economia globale, il mercato può ridurre le stime sulla domanda industriale. L’argento perde così parte del sostegno che l’oro conserva grazie alla sua natura prevalentemente monetaria e difensiva.

Il rincaro del petrolio produce quindi un effetto ambiguo: aumenta l’inflazione, ma riduce il reddito disponibile, comprime i margini delle imprese e può rallentare consumi e produzione. Per l’argento il secondo effetto può prevalere sul primo.

Una fase di stagflazione moderata può sostenere l’oro, ma essere meno favorevole all’argento. Quest’ultimo tende generalmente a comportarsi meglio quando all’inflazione si accompagna una crescita industriale solida.

5. Nelle fasi di stress si vende anche ciò che dovrebbe proteggere

Quando la volatilità aumenta rapidamente, gli investitori possono vendere oro e argento per generare liquidità, coprire richieste di margine o compensare perdite su azioni e obbligazioni.

In una prima fase di correzione generalizzata, quindi, anche i beni rifugio possono scendere.

Soltanto successivamente, quando diminuiscono le liquidazioni forzate e prevale la ricerca di protezione, l’oro può iniziare a distinguersi dagli altri asset.

Il fenomeno è normalmente più violento sull’argento, che presenta un mercato meno profondo, una volatilità superiore e una maggiore presenza di posizioni speculative.

Il quadro tecnico dell’oro

L’oro quota intorno a 4.177 dollari e sta oscillando a ridosso del ritracciamento del 23,6% del precedente ribasso, collocato a circa 4.165 dollari. Il tentativo di reazione non ha ancora modificato una struttura di breve periodo debole.

Il metallo rimane sotto:

  • •

    4.240-4.250 dollari, prima resistenza;

  • •

    4.300-4.315 dollari, dove coincidono il 38,2% di ritracciamento e la media mobile esponenziale a 100 giorni;

  • •

    4.415 dollari, successivo livello di Fibonacci.

Soltanto il recupero stabile di 4.300-4.315 dollari fornirebbe un segnale più credibile di inversione. Fino ad allora i rialzi possono essere considerati semplici rimbalzi all’interno della correzione iniziata dai massimi di agosto.

Sul lato inferiore, i supporti sono individuabili a 4.100, sulla trendline ascendente in area 4.030-4.050 e infine sul minimo di 3.940 dollari.

Il quadro tecnico dell’argento

L’argento quota poco sopra 60 dollari e resta sotto la media mobile esponenziale a 50 giorni, passante intorno a 63,20 dollari. Quest’area, precedentemente utilizzata come supporto, si è trasformata in resistenza.

Oro e argento deludono nonostante inflazione e tensioni geopolitiche: ecco perché

Il metallo sta sviluppando una fase laterale-ribassista compresa tra:

  • •

    55-56 dollari, supporto principale;

  • •

    63-64 dollari, resistenza e area della media mobile;

  • •

    68-70 dollari, ostacolo successivo.

Un ritorno sopra 63-64 dollari migliorerebbe il quadro e permetterebbe un nuovo tentativo verso 68-70. La rottura di 55 dollari completerebbe invece la fase distributiva e aprirebbe spazio a una correzione più profonda.

La combinazione più favorevole sarebbe composta da:

  • •

    discesa dei rendimenti reali statunitensi;

  • •

    indebolimento del dollaro;

  • •

    stabilizzazione o riduzione del petrolio;

  • •

    aspettative di una Fed meno restrittiva;

  • •

    persistenza dell’incertezza geopolitica;

  • •

    segnali di tenuta dell’attività industriale, soprattutto per l’argento.

In sintesi, oro e argento non stanno ignorando inflazione e geopolitica. Stanno semplicemente attribuendo maggiore importanza al fatto che liquidità e obbligazioni offrono rendimenti reali molto elevati.

Per l’argento si aggiunge il timore che la stretta finanziaria e il caro-energia rallentino l’economia.

L’oro potrebbe quindi recuperare prima qualora i rendimenti iniziassero a scendere.

L’argento avrebbe probabilmente bisogno anche di prospettive industriali più solide per sviluppare una ripresa altrettanto convincente.

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Informazioni sull’autore:

Alessandro Magagnoli

Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell’agosto 1992. La mia passione per l’analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all’Università Bicocca e all’Università Cattolica.


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