Il re-scafista ha regalato lo spettacolo di Ceuta a Trump



di Dante Barontini – Fonte: Contropiano 

A 48 ore di distanza dalla clamorosa ondata di cittadini marocchini che si sono riversati nell’enclave spagnola di Ceuta tutto è abbastanza chiaro. Chi ha qualche esperienza di “movimenti” sa che non si possono mobilitare quasi 60.000 persone, portandole anche rischiare loro la vita – ci sono ufficialmente 57 morti in mare, nel tentativo di aggirare le barriere – facendo conto solo sulla “spontaneità”.

Sono peraltro tornati indietro in quasi 50.000 e numerosi sono i testimoni che riferiscono di esser stati praticamente “invitati” dalle autorità di Rabat a fare l’esperienza di una salto nell’Occidente ricco, perché la frontiera sarebbe stata lasciata aperta per un giorno. Numerosi sono anche i video che mostrano camion fermarsi su indicazione dei poliziotti e scaricare decine di ragazzi cui veniva indicata la direzione per il confine.

In sintesi, il re del Marocco, Hassan II, ha deciso di usare i propri sudditi come massa di manovra per dare un colpo al governo spagnolo. Un caso da manuale di “guerra ibrida”, ma stavolta “i russi” non possono proprio essere chiamati in causa. Il problema è capire bene il perché. La tattica usata, in fondo, è la stessa degli scafisti libici – tipo quell’Almasri rimpatriato dall’Italia con volo di stato, o quell’Abd al-Rahman al-Milad, detto Bija, ospitato addirittura per un vertice con ufficiali italiani nel Cara di Mineo, entrambi ricercati per traffico di esseri umani –: voglio qualcosa da un certo paese, apro le porte a chi vuole andare lì, provoco una crisi umanitaria e politica, e ottengo quel che mi serve.

Ma cos’è che può servire al re del Marocco, proprietario in prima persona dell’80% delle ricchezze del suo paese, peraltro in crescita e in ottimi – ancorché servili – rapporti con l’Occidente, al punto di dedicare un’autostrada di 1.000 chilometri a Donald Trump?

Le reazioni internazionali hanno risolto in poche battute l’enigma. Tutte le formazioni di estrema destra, sia europee che statunitensi (tralasciamo qui i reggicoda come Milei o altri Quisling sudamericani), e persino i ministri israeliani come il genocida BenGvir, si sono lanciati come un sol uomo, quasi “a comando”, nell’incolpare dell’evento il “reprobo” governo di Pedro Sanchez, reo di avere una politica sull’immigrazione solo leggermente diversa dalla media dei “colleghi”, ma soprattutto reo di dirazzare continuamente rispetto ai desiderata di Washington in materia di operazioni belliche nonché di essere poco entusiasta in materia di ReamEurope (con relativo maxi-acquisto di armi Usa) e di acquistare ancora gas e petrolio dalla Russia anziché dall’America a costo triplo o quadruplo.

Aggiungiamoci anche che era reo di aver vinto i Campionati mondiali di calcio, che Trump avrebbe voluto regalare all’Argentina – visto che proprio non poteva vincerli con quella squadretta che si ritrova, nonostante i favori di Infantino (si sta rifacendo privatizzando per sé la Fifa) –, con una schiera di campioni “rimasti umani” al punto da farlo mettere da una parte nelle foto ricordo, e il quadro assume una certa coerenza.

In più, e di suo, il monarca marocchino poteva scaricare in qualche modo anche l’irritazione per la recentissima visita di Sanchez in Algeria – “nemico storico” per l’appoggio dato ai sahrawi del Fronte Polisario – dove aveva ovviamente sottoscritto anche contratti commerciali.

Un re che fa lo scafista, mandando allo sbaraglio – a nuoto – i suoi stessi sudditi, senza neanche l’ausilio di barconi ancorché fatiscenti, sembra il massimo oggi come “amico della civiltà occidentale”… E infatti ne sono state dette di ogni, mentendo in modo così spudorato che persino Goebbels avrebbe avuto un leggero moto di disgusto. Momentaneo, sia chiaro.

Il governo italiano – spalleggiato dalle superpotenze Finlandia e Danimarca – ha chiesto di chiudere lo spazio Shengen con la Spagna, “per motivi di sicurezza”, come se una qualsiasi persona arrivata a Ceuta – peraltro senza documenti, visto l’aveva raggiunta nuotando – potesse automaticamente esondare in un qualsiasi paese europeo.

Non c’è voluto molto a leggere i trattati che regolano la questione. Ceuta è in Africa, geograficamente parlando, e da lì entrano liberamente in Europa, attraverso la Spagna, solo i cittadini con un passaporto europeo (o americano). Gli altri sono e restano “extracomunitari” e quindi non possono neanche raggiungere la Spagna, se non rimettendosi in acqua e nuotare fino a Gibilterra.

Infatti sono quasi tutti tornati indietro, dopo ”una giornata particolare”. La questione non può però finire qui. Il re-scafista ha in tutta evidenza agito per esaudire una richiesta di Trump, che ha tra i molti deliranti obbiettivi quello di promuovere quanti più governi di estrema destra possibile in Europa. Un po’ perché sono “servi naturali” di chi è più forte, un po’ perché questo potrebbe indebolire drasticamente le residue velleità “indipendentiste” dell’Unione Europea.

Un po’ molto, soprattutto,  perché nel modello antico-coloniale che prevale oggi a Washington gli unici alleati “buoni” sono dei viceré – proprio come Hassan II – liberi di strangolare i propri popoli, purché totalmente obbedienti all’unico “Re” che conta. Basta con questa finzione della “democrazia”, anche in “madrepatria” stelle-e-strisce, che ha illuso i singoli di poter contare qualcosa persino nel cuore dell’Impero.

L’”Europa” farfuglia,  guidata com’è da imbecilli senza pari, capaci soltanto di gridare “E’ inaccettabile” davanti a qualsiasi problema dovrebbero risolvere in prima persona – lo ha fatto ieri Ursula von der Leyen – mentre tacciono timorosi davanti a genocidi, guerre, massacri e altre amenità compiute dai loro “partner” seduti al posto di comando. L’unico vagito “indipendentista” è arrivato paradossalmente dalla Uefa, che si è resa conto di star diventando una concessionaria della famiglia Trump…

Tutte le pseduo-argomentazioni buttate nel calderone dai post-para-proto-fascisti e “liberali” italo-europei sono emerite menzogne senza un briciolo di fondamento. Persino un giornalucolo sionista come Repubblica è in grado di confutare le più evidenti.

Si potrebbe andare avanti, ma è praticamente inutile. Come mormora in stanze chiuse persino Tajani – incapace di imbroccarne una, se non per errore – “I fascisti capiscono solo la forza”. Sulle popolazioni dell’Occidente imperialista è calato un “velo di Maya” che impedisce di distinguere e capire alcunché. Squarciare quel velo è il nostro compito e il nostro lavoro. Ma naturalmente non si fa solo con un’informazione migliore.


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