di Rocco Tripodi
“Dove vai così di prescia?”, mi chiede un conoscente giovedì mattina. “Ad assistere ad un consiglio comunale”, rispondo. “Ma cu ti chiama?”, mi schernisce, con risatina sfottente ma velatamente compassionevole. Già, CHI MI CHIAMA? Non certo lo strido acuto e lacerante da pennuto reale del consigliere GIUSEPPE CUTRULLA’ (oggi qui domani la’), così molesto e disturbante che t’arrizzanu i carni che, se fosse un italiano di seconda generazione, un attimo e la Sgarbatellata de Roma gli confeziona un decretino sicurezza per tutelare le orecchie sane degli Italiani, e lo manderebbe a zappare pecore al paesello suo.
Con timbri e tonalità fastidiosi, tra l’altro allerta e mette in guardia i presenti confidandoci una sua esperienza diretta: I COMUNISTI SONO PEGGIO DEI FASCISTI. Ora analizziamo il soggetto così arguto e illumunato: lui nasce politicamente, con l’elezioni comunali del 2015, proveniente dalle vulcaniche fucine insurrezionaliste del Pd Piscopisano, che sostenevano il candidato, Comandante ANTONIO LO SCHIAVO, detto il C’È… O CI FA, per poi spostarsi più comodamente, con l’aplomb composto che caratterizza da sempre i politici suoi conterranei, con lo schieramento avversario in compagnia dei fascisti. Non nell’immediatezza, giusto il tempo che venissero rimossi i 12.000.000 di manifesti elettorali, con cui nel 2015, con lui effigiato in camicia rossofalcemartellizzata aveva fatto tappezzare ogni spazio verticale della città, tanto che sembrava di essere in Cina ai tempi di MAO. Si becco’ allora, una denuncia dalla nostra lista civica CAMBIAMO VIBO, quando la città era diventata ormai una sorta di pacco postale avvolto interamente dalle sue FACCETTE ROSSE PISCOPISANE di carta, tanto che la gente non riusciva più a trovare l’uscio di casa. E poi la svolta quando lo scopre il tondo pelosetto talent scout con sicarro, che lo avvolge col mantello, lo incappuccia e gli fa indossare anche a lui il grembiulino, il consigliere regionale VITO PITARO, che se lo accoccola carinamente al centro con lui.
Anche lui, Vito detto PIRROCCIOLO, nasce addirittura, più, a sinistra, ma quelli erano gli anni in cui c’era tanta disinformazione e confusione e molti come lui erano convinti che la compagna ROSA LUXEMBURG per la quale manifestava morbosa passione, fosse una spogliarellista del Moulin Rouge. E che esistesse un gruppo filosovietico pronto ad ospitarlo: i MATRIOSKISTI, che predicavano la politica “Dell’uscire per entrare sempre in un corpo più capiente”. Ora, dal mio punto di vista, quando l’assordante aquila della Valle del Mesima ammonisce con: “Occhio che i comunisti sono peggio dei fascisti”, non mi pare abbia titolo a farlo, non potendo certo vantare un profilo del suo percorso politico, affidabile, coerente e soprattutto credibile. Ci aspetteremmo invece una RIVELAZIONE, dalla sua nuova collocazione centrista, che in comune è rappresentata dall’ ultima creatura di VITO PITARO, il gruppo CUORE VIBONESE (per capirci quelli che nelle riprese delle sedute appaiono sempre intenti a pugnettare col cellulare in mano); ci aspetteremmo, da un fine dicitore quale lui è, una sua CONFIDENZA sulla MAFIA, e capire se per lui ESISTE o è soltanto una pericolosa invenzione dei giornalisti, come dichiara il suo Gran Maestro goduriosamente impoltronato alla Regione, e se è MEGLIO O PEGGIO del TRAFFICO che afflige la città.
Ma torniamo al Consiglio comunale. Buona parte della mattinata è stata occupata dalla messa in onda della solita stucchevole replica estiva della commedia “SCIARRA in casa PD”. In realtà ci hanno ammorbato le prugne già secche e sofferenti a causa delle impietose temperature estive, con resoconti dettagliati, che chiamarli PETTEGOLEZZI significherebbe nobilitarli. E neanche andando all’origine veneta della parola “petolo”, che si traduce “PICCOLO PETO”, si giustificherebbe il bisogno di sottoporre chi si reca in consiglio per partecipare o assistere ad un ordine del giorno programmato, ad un lancio incrociato di…fango che si sono reciprocamente lanciato a palate, informando, non richiesto, noi attoniti ascoltatori, di cose dette, scritte, promesse, concesse, ritrattate, negate, rinfacciate tra di loro, nei privati salotti di partito, nei giorni precedenti.
Sbattendosene che, in un consesso pubblico, educazione avrebbe voluto che il tutto si limitasse ad un comunicato del presidente per annunciare l’uscita dal Pd della consigliera ANTONELLA PETRARCA e l’ingresso della stessa nella compagine di minoranza con il gruppo misto; e la nomina di capogruppo del Pd di MARIA FIORILLO e del suo vice UMBERTO LOBIANCO. No! Hanno trasferito la SCIARRA dal salotto di partito ai banchi dell’aula, con feroci e squalificanti interventi degli interessati e di esponenti anche di altri partiti. Per onestà, udite udite, segnalo il comportamento composto e non speculativo del consigliere di FdI, SCHIAVELLO, che ha brevemente licenziato l’argomento classificandolo correttamente come questione privata interna ad un partito, che non meritava un tale coinvolgimento pubblico. Concordo; sarebbe infatti come se la decisione del ragioniere Occhiofino del primo piano di pianificare un incontro garbatamente ruffiano a casa sua tra la suocera e il neopensionato appuntato Tagliacozzo del quarto piano, venisse portata in riunione di condominio che ha nell’ordine del giorno il rifacimento del tetto. Il posto di capogruppo del Pd è stato liberato dalla consigliera LAURA PUGLIESE, la quale, con insolito ritardo, cambia partito (ben dopo i quattro/cinque mesi a cui ci aveva abituati) per abbracciare, questa volta, Italia Viva di Renzi, che, a occhio (scudo) e croce, ci pare la collocazione più coerente. Purtroppo il nome della consigliera compare nella prima informazione data in apertura dal presidente: la sua macchina in nottata è stata data alle fiamme con MODALITÀ MAFIOSE.
E qui ci ritroviamo a parlare di MAFIA! Che piaccia o no di questo si tratta. Anche se negli ultimi episodi non c’è la firma e l’inquadramento del reato in un contesto di evidente ritorno, assestamento, equilibri e dinamiche di appropriazione del territorio e distribuzione di mercati e movimenti di capitali tra vecchie nuove famiglie di mafia, dal mio punto di vista sono sufficienti le modalità e il ricorso a messaggi di terrore che sono propri di chi nelle cosche si riconosce, per catalogarle AZIONI MAFIOSE. Tutti a turno hanno espresso solidarietà sincera per il vile atto, e tutti a turno confidano nelle forze dell’ordine. La parola Mafia non pervenuta. Confidano anche che i mafiosi si presentino con il PACCO, come i corrieri seri che indossano divise con impresso il logo della DITTA CHE LI MANDA. È anche vero che, a seguito della ripresa senza soste nell’ultimo anno di azioni violente programmate con uso spesso di armi da fuoco contro cose e cittadini politici e non, e alle denunce o segnalazioni alla procura e alle forze dell’ordine, qualcosa in più sappiamo, per bocca del comandante della compagnia provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia, colonnello Antonio Parillo, che intervistato ha dichiarato, per tranquillizzarci che “come direbbe il boss Mancuso/Vetrinetta, questi non sono mafiosi, questi sono QUATTRO STORTI”. Ora, essendo stati arrestati TRE individui, all’indomani di questa dichiarazione, dobbiamo pensare che la città è tenuta sotto scacco da un UNICO individuo e pure STORTO. Se può servire per il ritorno ad un vivere civile offendere verbalmente chi questo vivere civile lo destabilizza, allora tutti insieme incontriamoci e gridiamogli oltre che STORTO: BABBASUNI, CAZZUNI, PACHYOCHYU, CUNNU, FISSA, MINCHYUNI, SCIMUNITU, TURDUNI e altro ancora. Se comunque ci spara, se sopravviviamo, nulla ci impedisce di rincontrarci e gridargli pure: “Non ci hai fatto niente faccia di serpente”. E poi vuoi mettere la soddisfazione: Sì ci ha sparato, ma noi QUANTE GLIENE ABBIAMO DETTE! Gli sviluppi del consiglio comunale, che con rassegnata mestizia ho abbandonato con la prima pausa, potete conoscerli attraverso le DILIGENTI REGISTRAZIONI dei tanti giornali locali.
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