Fuori dal mondiale per la terza volta di fila, Pil del calcio in caduta libera, senza Presidente federale dopo la sbornia di Bosnia, senza ct della nazionale maggiore appaltata per il momento (e chissà…) al selezionatore della Under 21 Silvio Baldini, senza una squadra titolare, con un nugolo di ragazzini proiettati in prima squadra sotto l’ala di Gigio Donnarumma, con qualche componente federale (gli arbitri) più o meno attraversata da scosse telluriche. E chi più ne ha più ne metta. Ma la presentazione del calendario della Serie A è stata l’occasione per ritrovarsi. Un must. Guai a mancare, belli, eleganti, sorridenti, in attesa delle 38 ‘forche caudine’ del campionato che ci farà urlare una giornata sì e l’altra pure.
Quest’anno è Parma la location della tre giorni di appuntamenti, forum, incontri, dibattiti. Moderati come al solito con competenza ed esuberanza dal direttore di Sportitalia, Michele Criscitiello. Che si alterna brillantemente da giornalista della Tv (non a pagamento) del calcio a presidente della Caratese, neopromossa in Lega Pro.
Il gran ballo delle (ri)debuttanti
Sulla traiettoria di avvicinamento al varo del calendario, c’è un’oretta dedicata al ‘gran ballo delle (ri)debuttanti’, le 3 neopromosse: il Venezia rappresentato dal direttore sportivo Filippo Antonelli, il Frosinone dal presidente Maurizio Stirpe e il Monza dall’amministratore delegato Mauro Baldissoni.
Il leit motiv dei 58’ di dibattito è uno: Criscitiello pungola, i dirigenti si aprono ad un confronto di grande interesse. Tifosi, sistema, fondi (al Frosinone in vista una nuova èra, parole di Stirpe), settore giovanile, costi, ricavi, il presidente federale che verrà (Giovanni Malagò, un nome praticamente non a caso uscito dal cilindro nemmeno 30’ dopo la figuraccia di Bosnia).
Si parte in ordine di… arrivo dalla Serie B. Quindi dal Venezia. E Antonelli è uno che in 8 stagioni da direttore, ha vinto già 5 campionati. “E’ stato un campionato bellissimo, emozionante – ha sottolineato Antonelli – Avere il fiato sul collo delle nostre avversarie ci ha aiutato a dare qualcosa in più. Ogni fine gara, ci guardavamo attorno e le vedevamo là, uno stimolo a moltiplicare gli sforzi. Mi piace sottolineare che lo scorso anno abbiamo perso la categoria ma non certamente la rotta. E con una identità forte ci siamo ritornati in Serie A. Il nostro concetto è voler vincere”.
Antonelli sottolinea come in Serie B ci sia un’importante nouvelle vague dei direttori sportivi. “E’ vero, in serie B ci sono tanti direttori giovani che stanno facendo bene (Criscitiello cita Lovisa, appena passato al Sudtirol e Polito del Catanzaro, ndr). Il nostro mestiere è una gavetta, si costruisce con un percorso. Io sono partito dalla serie D, poi ho avuto la fortuna di incontrare Berlusconi e Galliani, adesso ho una proprietà americana. Andiamo avanti tutti insieme con l’obiettivo di crescere e continuare a metterci passione, cercando anche di insegnare qualcosa agli altri”.
Stirpe: la differenza la fanno competenze e scelte
Dal Venezia che ha vinto con una proprietà straniera (passaggio del testimone tra americani, praticamente sul filo del gong), il Frosinone che sbarca per la quarta volta in A con la Proprietà più longeva tra A e B, ben 23 anni di presidenza Maurizio Stirpe: “Faccio innanzitutto i complimenti ai miei amici del Monza e del Venezia perché sono stati veramente bravi. In serie B l’equilibrio regna sovrano, il confine tra il fare bene o male è davvero sottile. Basta vedere come è stata affollata la zona retrocessione in questa stagione, per parecchie giornate e fino alla fine. Questa cosa è capitata a noi lo scorso anno. Anche per errori nostri”.
La disamina di Stirpe è come al solito di estrema lucidità. “Quest’anno invece, partendo da una base buona e mettendo le cose che mancavano, tutti i tasselli si sono incastonati nel modo migliore – ha osservato Stirpe– Il merito maggiore è stato dei dirigenti che hanno creduto nell’obiettivo e poi hanno saputo trasmetterlo ai calciatori. Salire nella massima serie e scendere subito? Noi abbiamo dimostrato di saper far bene a salire negli ultimi 12 anni, al contrario non c’è mai riuscito di tenere la categoria. Anche se l’ultima volta siamo retrocessi al 3’ di recupero dopo una stagione decorosa”.
Originali e sorprendenti: la ricetta di Stirpe. “Non possiamo limitarci ad evidenziare anche che il livello che devi avere in Serie A è diverso da quello che affronti in B.Se vogliamo pensare di mettere i capitali delle grandi squadre, siamo nettamente fuori strada – ha puntualizzato il patron giallazzurro – Per quanto ci riguarda dovremo escogitare qualcosa di originale e di sorprendente. Chiaramente i budget tra una promozione in A e una salvezza in B hanno una differenza importante.E poi dipende dalle disponibilità che puoi mettere sul campo. Io credo che la vera differenza la devono fare la competenza organizzativa, la capacità dirigenziale, la capacità di saper scegliere le cose giuste che servono”.
Baldissoni: “Bisogna cambiare faccia al calcio”
E’ la volta dell’ad Mauro Baldissoni. Grande esperienza nella Roma di Pallotta, manager, romano. E punto di riferimento della proprietà a stelle e strisce dei brianzoli. Sbarcato in A col cuore in gola, alla fine del doppio confronto con il Catanzaro che avrebbe meritato una wild card.
Come ci arriva, chiede Criscitiello, in serie A? Con le stimmate della squadra di qualche anno fa o da ultimi arrivati?“Bisogna cambiare faccia nel calcio. Non possiamo pensare che quello che valeva tre anni fa sia sufficiente ora – ha ricordato Baldissoni –Il Monza lo scorso anno ha avuto dei problemi a partire, perché probabilmente si portava dietro delle scorie della passata stagione. E’ stato fatto un grande lavoro, dallo staff tecnico ai giocatori”.
“E condivido quello che ha detto poc’anzi Maurizio (Stirpe, ndr) in riferimento alla necessità di portare competenza, idee e innovazioni. Piuttosto faccio una notazione di fondo: il divario tra Serie A e Serie B continua ad allagarsi e questo è un problema di Sistema – ha aggiunto Baldissoni – Noi dovremmo fare una riflessione seria sulla separazione tra Lega di A e B e con noi dovrà farlo anche la federazione. Riunire quindi le due Leghe, lasciando la Lega Pro in un alveo di semiprofessionismo”.
“Serie A e Serie B, proprio per lo scambio continuo che c’è, debbono avere un livello di competitività simile, anche guardando alla proiezione della stessa competitività della Serie A verso le altre Leghe. Non si può tornare indietro? Adesso abbiamo davanti una nuova fase federale che verrà votata dai vari club e delle varie componenti. E quindi dare seguito a questo atto di buona volontà. Per il bene del calcio italiano”, ha chiosato Baldissoni.
Stirpe: “Troppo divario tra le leghe”
Ma che interesse hanno quelle 6-7 big della Serie A ad aprire quella porta che condurrebbe ad una riunificazione delle due Leghe? Alla provocazione di Criscitiello replica Stirpe con un dato statistico: “Noi abbiamo partecipato a 2 mondiali nel 2014 e nel 2014 e ci hanno eliminato in un modo non proprio decoroso, nei 12 anni successivi non ci siamo nemmeno arrivati alle fasi finali. Ecco, per dire che la separazione tra la Serie A e la Serie B non ha portato bene al calcio italiano. Ma questo ha fatto aumentare la differenza tra le due categorie”.
Stirpe ha battuto dove il dente duole.“C’è evidente sproporzione, impensabile costruire dei progetti dove non c’è rapporto di complicità e solidarietà tra Leghe e un rapporto di complementarità di progetti. Il prodotto è questo. Come si fanno a innovare o costruire infrastrutture o destinare risorse ai settori giovanili? Una volta la B aveva una qualità elevata, oggi si fa sempre più fatica. Le Leghe vivono in compartimenti stagni, distanti. E tutto questo fa malissimo al calcio. Il prodotto finale è quello che vediamo: scadente. Non vai ai mondiali, non hai gli stadi, non hai i settori giovanili”.
Si aggancia al ‘treno-Stirpe’ anche Baldissoni: “Lo scadere della qualità media, della competitività del campionato va anche a danno delle big. E’ importante la formazione del talento. E come lo formi se non affidandolo al campionato di Serie B?”.
C’è anche da dire – a proposito di dati statistici – che il presidente uscente Gabriele Gravina l’ultima volta (3 febbraio 2025) venne rieletto in modalità bulgara per la terza volta con il 98.68% dei voti, la prima (dopo Tavecchio, e quindi dopo l’eliminazione con la Svezia) nel 2018 portò a casa un 97.20% di voti, più… incerta la seconda elezione chiusa con un 73.45% dei voti. Poteva essere messo sui carboni ardenti per tutto quanto emerso nel dibattito sui problemi cosiddetti di sistema? Anche sì, ben oltre i flop ripetuti della Nazionale maggiore.
Poca connessione tra leghe sul calciomercato
E allora Criscitiello ricorda il percorso di Pio Esposito: dallo Spezia lo scorso anno finalista per la A, all’Inter. Ma la Serie A acquista sempre meno dalla Serie B, preferisce strizzare l’occhio all’estero. “Le due Leghe devono parlarsi anche per quanto riguarda i regolamenti di impiego dei calciatori – interviene il ds del Monza, Antonelli -, Perché magari un Under in B non lo è per la A e per la Lega Pro. Tutte queste cose non aiutano nessuno. E poi i campionati che non partono in simultanea è un’altra criticità. Oppure i costi ridotti per un calciatore straniero che si potrebbero applicare anche in Italia. Tutte queste cose porterebbero a stimolare il mercato interno”.
Si associa Baldissoni: “Il problema della stanza di compensazione lo sollevai già ai tempi di Tavecchio: non possiamo rendere sconveniente l’acquisto di un giocatore italiano rispetto ad un pari età straniero”. “Il mercato del credito – aggiunge Stirpe, che tocca anche il tema-fondi, probabilmente per un’ipotesi di vicinanza al club giallazzurro – negli ultimi 20 anni è cambiato. Una volta era più semplice trovare una Banca che erogasse una fidejussione per l’acquisto di un calciatore, oggi è diventato un lavoro impossibile. Non ci possono essere ancora in vigore regole di 40 anni fa. Noi dobbiamo ringraziare i fondi che sono venuti in Italia”.
Stirpe non si nasconde: guardiamo all’estero
Criscitiello sente la parola ‘Fondi’ (che non è la città della provincia pontina…) e la butta là:se dovesse venire in fondo a Frosinone, lei cosa risponde. “Se serve a far crescere il Frosinone, io dico che Stirpe compie senza indugi un passo indietro e fa entrare il fondo. Lo farei certamente”. Baldissoni a 20 centimetri di distanza: “Forse è già arrivato…”.
Stirpe riprende: “Ancora no ma non nascondiamo che già da qualche anno noi stiamo guardando all’estero. In un territorio come il nostro, qualora si aprisse ad un investitore estero bisognerà dare delle garanzie alla gente perché non si può sparire da un momento all’altro. Il fondo non è il problema, è la soluzione del problema. Ben venga chi ha voglia di investire”.
Criscitiello tocca il tasto della futura presidenza federale: il 22 giugno a Roma si vota il presidente, è Malagò. Ma riuscirà a cambiare le cose del calcio anche un grande politico e uomo di sport? Toccherà palla? “Giovanni Malagò ha il curriculum, passione e professionalità per provarci – ha detto Baldissoni – Ma senza la presa di coscienza e il contributo di tutte le componenti anche lui non riuscirà a muovere le acque. Serve una collaborazione reale di tutte le componenti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Stirpe: “Non penso che un uomo solo al comando se non trova la cooperazione del mondo che deve governare potrà riuscire a fare granché. Serve un programma condiviso, poche cose da fare e che vanno fatte. E dove non può intervenire il mondo sportivo, è il Governo che deve farsene carico“, ha proseguito Stirpe.
“Ad esempio il Betting: tutti scommettono, tutti guadagnano meno chi produce questo tipo di attività. Oppure la legge sul vincolo sui giovani: chi investe se dopo 2 anni rischia di perdere quei ragazzi sui quali ha messo tanti soldi per la crescita? – ha incalzato il presidente dei canarini – Tutti debbono fare un passo indietro e il sistema compie un passo in avanti. Avendo sempre come punto di riferimento i tifosi, il calcio è il loro non dei Presidenti o delle Società. Il calcio esiste perché ci sono i tifosi”.
Capitolo-tecnico: meglio la continuità
Capitolo allenatore: il salto dalla Serie B alla Serie A cosa induce a fare un presidente? Criscitiello scava. “Io mi sento di dire – ha aperto Antonelli – che nella precedente promozione con Vanoli volevamo tenere il tecnico ma lui aspirava ad altro. Dopo la retrocessione dalla Serie A con Di Francesco saremmo ripartiti da lui ma scelse di cambiare. La nostra politica è continuare con il tecnico. Noi vogliamo andare avanti con il nostro progetto tecnico, con Stroppa. A meno di una sua scelta differente”.
“A Frosinone – ha spiegato Stirpe – la storia è quella degli ultimi 12 anni, abbiamo sempre confermato gli allenatori della promozione. Nell’unica situazione in cui questa non è avvenuto, è stato per scelta del tecnico quando Fabio Grosso decise di intraprendere un’altra esperienza. Mi sembra anche giusto e doveroso oltre che un segnale di rispetto per chi ha conseguito l’obiettivo”.
“Non ne farei una questione di nome – dice tra il politichese e il criptico Baldissoni – perché l’allenatore deve essere l’espressione del progetto tecnico della società. Non deve essere un terzo al quale si appalta un servizio e ql quale si mette in mano un patrimonio.Col tecnico si condivide tutto. Io vorrei alla lunga formare un allenatore, cosa che abbiamo iniziato a fare con Paolo Bianco. Peraltro noi siamo arrivati e lo abbiamo trovato annunciato dalla precedente Società”.
“Il Gruppo Fininvest in maniera estremamente corretta disse: lo abbiamo annunciato noi ma se lo volete mandare via paghiamo noi il costo dello staff tecnico – ha rivelato Baldissoni – Noi avevamo l’opportunità di sceglierne un altro ma ci siamo confrontati con Bianco su tutto il progetto tecnico. Abbiamo trovato un allenatore estremamente aperto e collaborativo. E vorremmo proseguire nel rapporto, fino a prova contraria. Ma sempre partendo dalla base che si tratta di un progetto della Società e non dell’allenatore”.
Le carte al campionato e il fenomeno-Como
Uno sguardo alla zona… minata: chi potrebbe essere, facendo i debiti scongiuri, destinata a scendere? Il lotto non è granché ampio… “La salvezza è sempre più difficile – è intervenuta il presidente del Frosinone – E il ‘tasso di mortalità’ tra quelle che sono salite lo scorso anno è stato di 2 su 3. E non si può dire che Cremonese e Pisa hanno risparmiato. Servono risorse economiche non banali, scelta di dirigenti capaci e regole chiare. Se te ne manca solo una, salti”.
Il Venezia può essere il nuovo Como? “Abbiamo fatto un certo percorso – ha ripreso il ds dei lagunari – sono stati fatti dei sacrifici ed abbiamo deciso di patrimonializzare. Una settimana fa abbiamo fatto una plusvalenza di 25 milioni (Doumbia, giocatore attenzionato anche dal Frosinone nel mercato di gennaio 2024, ndr) che reinvestiremo nel mercato“.
“E alziamo il nostro budget, provando a pagare di più, a starci in questa categoria con l’idea di non buttare via i soldi. Grazie agli investimenti della proprietà nel centro sportivo abbiamo intrapreso il progetto ‘Venezia futuro’ partendo dagli Under 8 e provare a crescere dei ragazzi. Purtroppo siamo una squadra senza nessun giocatore proveniente dal settore giovanile. Doumbia lo abbiamo preso dall’Albinoleffe in Lega Pro, pagandolo 1 milione. Lui, peraltro, è italianissimo”.
“Anche noi – gli fa eco Baldissoni – avevamo provato a fare un’operazione identica con Zoma sempre dall’Albinoleffe ma poi il ragazzo decise di andare in Germania. Il suo Club di appartenenza a gennaio ha rifiutato 22 milioni”.
Tasto-Como: è un modello o non può esserlo in considerazione delle grandi disponibilità? “E’ un modello non facilmente replicabile – ha sorriso Maurizio Stirpe -, difficilmente si trova la disponibilità di investire quel tipo di risorse. Dico in generale, ma nel calcio italiano si fa più fatica. Questa proprietà ha avuto il Como per tanti anni. Per un certo periodo di tempo il comportamento faceva pensare al modus operandi di un club italiano con risultati non esaltanti, quando hanno deciso di cambiare il paradigma sono arrivati le vittorie”.
“Hanno investito bene – ha aggiunto Baldissoni – in profili corretti dal punto di vista del valore e del rendimento immediato. Hanno avuto capacità di investire su tanti calciatori, pagati comunque tanto. Noi come il Como? Apprezziamo quello che fa il club lariano ma noi vogliamo essere il Monza. Con specificità innovative che metteremo in pratica”.
La chiusura è con il Settore Giovanile
“L’unico neo di questa stagione – ha chiuso il presidente del Frosinone – è la retrocessione dalla Primavera 1. Avevamo secondo me anche una buona base. Per il resto sono soddisfatto del Settore Giovanile sul quale investiremo tanto, sia nel completamento delle strutture che nella competenza dei tecnici che fanno le fortune della Società. E poi siamo molto attenti sui profili di giocatori di Lega Pro. E’ un bacino importante”.
Baldissoni ha guardato invece alle norme di impiego dei giovani nel campionato Primavera, un’altra annotazione di sistema come ama definirla: “Per formare dei giovani devi metterli in condizioni di disagio. Noi abbiamo fatto esordire due 2009 in Primavera 1. Quindi, è più importante mantenere la categoria schierando giocatori fuoriquota o mettere in campo ragazzi da formare? Qualche nome? Sette-otto ragazzi del 2008 che durante la settimana si sono allenati anche con la prima squadra e verranno in ritiro con la prima squadra”.
Gran finale: l’avversaria che vorreste alla prima di campionato? Alla fine non ci indovinerà nessuno. Baldissoni: “L’Inter o il Milan al Meazza”. Stirpe: “Il Monza” mentre strizza l’occhio a Baldissoni. Antonelli: “La Juventus in casa”. Il computer, ‘educato’ in maniera debita dopo le polemiche su incroci calcio-tennis-derby-Coppe ha detto altro: Venezia-Lecce, Frosinone-Juventus e Inter-Monza.
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