C’è un’immagine plastica che riassume bene il convegno sullo stato del SIN nella Valle del Sacco, tenutosi venerdì pomeriggio alla Casa della Cultura di Anagni: la replica molto calda del segretario del PD di Anagni Francesco Sordo all’esponente di LiberAnagni Valerio Ponza, che aveva appena contestato il centrosinistra sul lavoro fatto in materia ambientale. La fotografia evidente di due anime progressiste che proprio non riescono a trovare elementi per aggregarsi.
Il convegno, incentrato sui cronici ritardi nell’avanzamento delle attività del SIN (Sito di Interesse Nazionale) nella Valle del Sacco, doveva essere — nelle intenzioni dei promotori — il grimaldello per scardinare il silenzio delle destre al governo in Regione e a Roma. E per testimoniare l’esistenza di un centrosinistra unito su un tema importante come la difesa dell’ambiente. È invece diventato, per l’ennesima volta, l’autopsia politica delle diverse anime del centrosinistra locale. (Leggi qui: Anagni, la denuncia del centrosinistra: “Valle del Sacco fine Sin Mai”).
La cronaca istituzionale: dal 2016 al nulla
Ad introdurre i lavori è stato il professor Mauro Meazza, che ha rinfrescato la memoria collettiva su una vicenda aperta dal 2016, quando fu disegnato il perimetro del SIN. Ci fu uno sversamento da una fabbrica nella Valle del Sacco, avvelenò le acque del canale in cui si abbeverava una mandria di vacche e ne uccise diverse. Venne preso a pretesto per dire che l’intera Valle era avvelenata dal Betaesaclorocicloesano buttato sui terreni attraverso l’irrigazione dei campo. Così venne delimitata un’area potenzialmente a rischio e vietata ogni coltivazione. Quell’area era vastissima, al punto da arrivare quasi al centro abitato. Il sospetto che sia stato fatto solo per mirare ai soldi della bonifica ambientale non si è mai diradato. Ma le analisi sul reale inquinamento, compiute negli anni, hanno confermato sempre di più i dubbi.
Nel 2019 l’allora ministro dell’Ambiente Costa e la Regione Lazio a guida Zingaretti stanziarono 50 milioni di euro per la caratterizzazione e la bonifica. Poi, con l’arrivo delle destre, il nulla. Un vuoto normativo e operativo in cui si è inserito lo scorso anno il Consiglio di Stato, sancendo che per vincolare un’area servono prove certe di contaminazione. (Leggi qui: Valle del Sacco, il Consiglio di Stato chiude una stagione: il Sin era illegittimo).
Anche l’ARPA ha stabilito di non aver rilevato tracce evidenti di avvelenamento da attività industriali nella zona. Una sponda perfetta per il centrodestra, che su questo «liberi tutti» ha parzialmente costruito la propria narrazione di difesa dello sviluppo economico contro vincoli ambientali ritenuti eccessivi. (Leggi qui: “Addio Sin, bentornata Ciociaria”: Savoriti smonta la Valle dei Veleni).
Il quadrato dei Progressisti
Di fronte a questo scenario, il centrosinistra ha fatto quadrato. Maria Teresa Russo, del Coordinamento della segreteria regionale di Sinistra Italiana ha parlato di «abominio» territoriale a cui mettere fine. La consigliera regionale del PD Sara Battisti ha rivendicato il lavoro svolto tra il 2016 e il 2020 dalle giunte regionali progressiste e ha attaccato duramente l’attuale gestione della Pisana, accusando la maggioranza regionale di aver fatto sparire i fondi dal radar del dibattito consiliare, concludendo con un appello a mobilitarsi per proporre un futuro diverso per il territorio, meno legato all’industria tradizionale e più alle eccellenze del comparto, dal turismo alla cultura.
Sulla stessa linea la deputata M5S Ilaria Fontana, che ha ricordato come la destra regionale abbia cancellato le scadenze per le attività di bonifica e ha spinto sulla necessità di transizione ecologica e formazione, lanciando anche una stoccata critica sul via libera alla riapertura dello stabilimento KNDS ad Anagni, che riporterebbe la produzione bellica in città. Gianmarco Capogna della segreteria nazionale di Possibile ha puntato l’attenzione sui giovani: «Non sono il futuro, sono presente. Dobbiamo dare loro spazi, proprio perché questa terra finora non ne ha dati».
Ponza accende la miccia, Sordo risponde
Fino a qui la cronaca istituzionale. Ma la politica vive di dinamiche, di sguardi e soprattutto di presenze. Il primo dato saltato all’occhio è stata la non eccezionale affluenza di pubblico: il centrosinistra tradizionale dei Partiti scalda poco i cuori e fatica a mobilitare. Un segnale che dimostra quanto sia consistente la distanza tra i palazzi e la cittadinanza.
A incendiare la scena ci ha pensato Valerio Ponza, esponente di LiberAnagni, il cui intervento ha puntato l’indice direttamente contro il sistema partitico progressista, ricordando che anche la Regione Lazio a guida centrosinistra ha molto da farsi perdonare sulla gestione della Valle del Sacco.
L’affondo ha innescato una vivace polemica, degenerata in un botta e risposta al vetriolo con il segretario locale del PD Francesco Sordo. Nel dibattito successivo, tra gli altri, gli interventi di Sara Missori di Possibile Anagni e di Rita Ambrosino del Consiglio Nazionale di Legambiente, che ha ricordato il ruolo fondamentale svolto all’epoca della creazione del SIN da due sindaci di centrosinistra: Fausto Bassetta ad Anagni e Domenico Alfieri a Paliano.
Il problema è elettorale
Il dibattito è poi continuato anche dopo la chiusura dei lavori, a dimostrazione di come la tensione legata all’evento non si fosse esaurita con l’evento stesso. Una tensione che, al di là del tema ambientale in senso stretto, ha mostrato ancora una volta le due facce di una scena progressista strutturalmente incapace di sintesi. Da una parte il centrosinistra istituzionale che rivendica i propri meriti; dall’altra quello alternativo, che fa riferimento a LiberAnagni e usa ogni palco utile — una polemica simile c’era stata qualche settimana fa in Piazza Cavour sulla sanità — per marcare la propria alterità rispetto ai partiti tradizionali, marchiati con il timbro dell’inaffidabilità strategica. Il punto, è bene ripeterlo, non è chi ha ragione e chi ha torto: il fronte progressista risulta, ancora una volta, drammaticamente spaccato.
Il problema, oltre che strutturale, è squisitamente elettorale. Con le elezioni comunali di Anagni che potrebbero materializzarsi ben prima della scadenza naturale della primavera 2028, il tempo stringe. Se il tema del SIN — che dovrebbe essere il collante naturale di un’opposizione progressista ed ecologista — diventa il ring per il regolamento di conti interno, la strada verso una coalizione unitaria è sbarrata in partenza.
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