Per lungo tempo la sostenibilità è stata percepita come un tema di responsabilità sociale ed un valore reputazionale utile a rafforzare l’immagine di un’azienda più che una leva concreta di competitività. Oggi questo scenario è cambiato radicalmente e, per capirne il motivo di questa transizione, lo abbiamo chiesto a chi osserva da vicino l’incrocio tra innovazione sostenibile e tutela legale delle imprese, come APTA, società di consulenza specializzata nella protezione della proprietà industriale e intellettuale, che da oltre vent’anni affianca aziende, startup e centri di ricerca in questo ambito.
“La transizione ecologica sta ridisegnando le regole della competizione industriale – osservano da APTA – e la capacità di progettare prodotti sostenibili non è più soltanto un obbligo normativo, ma un vero fattore di vantaggio competitivo, sia per i grandi gruppi che per le piccole e medie imprese”.
L’ecodesign cambia il modo di progettare
Tutto parte dalla fase di progettazione, il momento in cui nasce l’ecodesign, con un approccio che integra criteri ambientali per l’intero ciclo di vita del prodotto, fin dalle prime fasi di sviluppo, considerando la scelta delle materie prime e dei processi produttivi, passando per l’utilizzo e la manutenzione, fino al riuso e al riciclo. Non si tratta di una semplice evoluzione culturale, ma di una vera svolta produttiva. Progettare meglio significa ridurre costi, consumi di risorse ed emissioni, aumentando al tempo stesso qualità, durata e valore del prodotto.
“Il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’Ecodesign for Sustainable Products Regulation, l’ESPR, ha dato a questo approccio una cornice normativa precisa, divenendo un riferimento per quasi tutti i beni immessi sul mercato europeo”, specifica la società di consulenza. Tra gli strumenti introdotti dal regolamento spicca il Passaporto Digitale del Prodotto, destinato a raccogliere informazioni sulla composizione dei materiali, sulle prestazioni ambientali, sulla manutenzione e sul fine vita, diventando un pilastro della trasparenza dell’intera filiera produttiva.
“Interpretare queste novità come un semplice aggravio regolatorio sarebbe un errore strategico – avvertono da APTA – Le grandi trasformazioni normative, infatti, hanno sempre premiato le imprese capaci di anticiparle e di tradurle in innovazione”.
L’innovazione sostenibile cresce, i numeri lo confermano
I dati confermano questa lettura. Secondo l’European Patent Office, le domande di brevetto europeo restano su livelli record, con oltre duecentomila richieste annue, in crescita dell’1,4% rispetto al 2024. A trainare l’innovazione sono soprattutto la digital communication e la computer technology, spinte dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale, ma un contributo rilevante arriva anche dalle tecnologie per l’energia, dai macchinari industriali e dalle apparecchiature elettriche. Il filo che lega questi settori è evidente. L’intelligenza artificiale ottimizza consumi energetici e processi produttivi, i nuovi materiali riducono il peso dei prodotti e ne facilitano il riciclo, le batterie più efficienti accelerano la transizione energetica, mentre sistemi di automazione sempre più sofisticati rendono possibile una produzione più sostenibile. La sostenibilità, in questo senso, non è più un settore economico a sé stante, ma una direttrice trasversale dell’innovazione tecnologica.
Perché innovare non basta, bisogna anche proteggere
È a questo punto che entra in gioco la proprietà industriale, e su questo aspetto abbiamo raccolto il punto di vista di APTA, società di consulenza specializzata nella tutela della proprietà industriale e intellettuale, che segue da vicino le imprese alle prese con questa trasformazione. “Il vero valore dell’innovazione è dato anche dal vantaggio competitivo che essa produce per l’impresa, ed è essenziale che questo vantaggio sia adeguatamente protetto – spiegano da APTA – Brevetti, marchi, design e tutela del know-how sono strumenti strategici che permettono di trasformare gli investimenti in ricerca in un vantaggio economico concreto e duraturo”.
Il brevetto, sottolineano dalla società, è molto più di una descrizione tecnica. La sua funzione, infatti, è attribuire al titolare un diritto di esclusiva che rafforza la posizione competitiva dell’impresa e ne accresce il valore. “Un portafoglio di proprietà industriale ben strutturato diventa un asset aziendale spendibile nelle operazioni di finanziamento, nelle partnership industriali e nei processi di internazionalizzazione”, aggiungono da APTA, evidenziando come questo patrimonio immateriale contribuisca in modo diretto al valore complessivo di un’azienda.
Nell’era dell’ecodesign, anche il design industriale assume un ruolo sempre più strategico, perché protegge la forma del prodotto come espressione visibile della sua sostenibilità, si pensi ai prodotti modulari o progettati per essere facilmente smontati e riciclati. “Proteggere questi elementi significa preservare un vantaggio competitivo che altrimenti rischia di essere facilmente replicato dai concorrenti”, osservano da APTA, ricordando come, accanto a questa forma di tutela, un ruolo fondamentale sia svolto anche dalla tutela dei marchi e del know-how aziendale, componenti essenziali che, se gestite correttamente, rappresentano uno degli asset più importanti dell’impresa.
La strategia conta quanto l’innovazione stessa
Da questa lettura emerge una necessità che accompagna l’intero percorso progettuale, quella di tutelare l’innovazione in ogni sua forma. Valutare tempestivamente la brevettabilità di una soluzione, definire una strategia di protezione internazionale o individuare il corretto equilibrio tra brevetto e segreto industriale può fare la differenza tra un’innovazione capace di creare valore e una facilmente sfruttabile dai concorrenti. “La crescente complessità tecnologica e normativa rende indispensabile un approccio integrato, in cui competenze tecniche, giuridiche e strategiche operino in stretta sinergia”, affermano da APTA, descrivendo quello che considerano il proprio modello operativo.
È proprio su questo modello che APTA ha costruito la propria identità professionale. Nata nel 2005 come spin-off dello Studio Legale Feltrinelli & Brogi, la società è attiva da oltre vent’anni nella protezione e valorizzazione di brevetti, marchi, design e know-how. Il team multidisciplinare unisce consulenti tecnici, con competenze che spaziano dall’ingegneria alla chimica fino alle biotecnologie, e professionisti legali abilitati a rappresentare i clienti sia presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi che presso le competenti autorità europee ed internazionali.
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