Secondo dati ISTAT, 8 milioni di persone in Italia sono Caregiver, il 15% della popolazione del nostro Paese. Un lavoro volontario, portato avanti soprattutto dalle donne, che vale decine di miliardi di euro: se smettessero improvvisamente di occuparsi dei loro cari, il Sistema Sanitario Nazionale collasserebbe. È questo il quadro generale da cui parte l’importante mostra d’arte contemporanea Caregiver, curata da Rebecca Russo, collezionista e Presidente di Videoinsight Foundation – ETS, che promuove il progetto, presso i Magazzini dell’arte contemporanea di Trapani.
La mostra Caregiver in Sicilia
21 artisti, da Julie Machallova a Chiara Manetti, da Nunzio Paci a Cosimo Veneziano, da Maria Pogorzhelskaya a Greta Pilana, si sono confrontati sul tema della cura, da sempre centrale per Russo e la sua fondazione, e su tutte le declinazioni che esso presenta. Ne viene fuori una costellazione complessa di una porzione di umanità silente, ma che sempre di più ha bisogno di essere guardata, supportata ed ascoltata. Magari, anche con l’arte.
Intervista a Rebecca Russo
Perché una mostra sulla figura del Caregiver? Quali aspetti si vuole sensibilizzare con questo progetto e come si inscrive all’interno del tuo percorso e quello di Fondazione Videoinsight?
L’esposizione Caregiver si propone come un’indagine profonda e polifonica sul tema cruciale della cura. Attraverso lo sguardo di artisti internazionali, la mostra esplora le declinazioni del concetto di caregiving: non solo come assistenza fisica o sanitaria, ma come attitudine esistenziale, responsabilità etica, legame interpersonale e strumento di rigenerazione psicofisica e sociale. L’arte si fa Caregiver: accoglie, trasforma e rigenera. Ha lo straordinario potere di farsi ponte, catarsi. Il progetto si inserisce nella mission storica di Videoinsight Foundation – ETS, da sempre pioniera nell’esplorazione del potenziale terapeutico e trasformativo dell’arte.
Nello studio della figura del Caregiver che cosa hai rilevato e quali sono i dati in proposito? Cosa hai scoperto?
In Italia il numero dei caregiver è impressionante e riflette quanto il nostro sistema di assistenza sociale poggi quasi interamente sulle spalle delle famiglie. Secondo i dati ISTAT e Censis del 2026 la stima complessiva dei caregiver famigliari è di 8 milioni di persone: il 15% della popolazione italiana. Oltre il 70% sono donne, definite la “generazione sandwich”, schiacciate tra la cura dei figli e quella dei genitori. La fascia più colpita è quella tra i 45 e i 65 anni, ma circa il 17% ha meno di 35 anni (i cosiddetti ”Young Caregivers“). Circa il 30% dei caregiver dedica più di 20 ore a settimana all’assistenza. Circa il 60% ha dovuto modificare o abbandonare la propria attività lavorativa per prestare cura.
![Maria Pogorzhelskaya Turchese mask [oil canvas, 18 x 24 cm] 2014](https://i1.wp.com/www.artribune.com/wp-content/uploads/2026/07/maria-pogorzhelskaya-turchese-mask-oil-canvas-18-x-24-cm-2014-1024x776.jpg?ssl=1)
Cosa significa essere un caregiver?
Essere un caregiver, colui o colei che dona la cura, significa ricoprire uno dei ruoli più nobili, complessi e spesso invisibili della nostra società. Non è tanto svolgere un compito, ma integrare assistenza, supporto emotivo e dedizione costante verso un’altra persona. Il caregiver è il pilastro silenzioso che permette a migliaia di persone di vivere con dignità nonostante la malattia, la fragilità, la solitudine. Il ruolo richiede pazienza, coraggio e generosità; merita gratitudine, diritti e supporto concreto. La vita del caregiver, cuore pulsante del welfare fai-da-te, è in equilibrio costante tra amore e sacrificio. I caregiver, eroi di famiglia, sono spesso lasciati soli.
Addirittura, parli di malattia dei caregiver e di burnout. Ci spieghi meglio?
Non si può avere cura degli altri se non si impara ad avere cura di sé. Il caregiver che si annulla non sta curando, si sta consumando. Il paradosso del caregiver è che, nel tentativo di proteggere la salute di un altro, finisce per consumare la propria. Molti caregiver cadono nella trappola del trascurare sé stessi, dell’annullarsi per occuparsi dell’altro, andando incontro ad uno scompenso psicofisico. La sindrome del burnout si manifesta con sensazione di iper-responsabilità, tristezza, impotenza, rabbia e sensi di colpa. I sintomi del burnout sono affaticamento, difficoltà di concentrazione, ansia e preoccupazione, disturbi psicosomatici, indebolimento delle difese immunitarie, ridotta cura del proprio stato di salute, isolamento sociale, depressione.

Spiegaci meglio
Esiste una letteratura medica specifica sulla Malattia del Caregiver. Il corpo e la mente di chi assiste sono sottoposti a uno stress cronico che altera i normali processi biologici. Le cause principali sono l’iper-cortisolemia (lo stress costante mantiene alti i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, che a lungo andare indebolisce il sistema immunitario), la deprivazione del sonno (le interruzioni notturne frequenti impediscono il recupero psicofisico), la trascuratezza di sé (il caregiver tende a evitare le proprie visite mediche, a mangiare in modo sregolato). Le malattie che colpiscono chi assiste sono disturbi psicosomatici, depressione e ansia, la sindrome di burnout (un esaurimento emotivo che porta a distacco, irritabilità e senso di fallimento); l’insonnia cronica (la difficoltà a prendere sonno anche quando l’assistito riposa, a causa dell’ipervigilanza). I caregiver sviluppano patologie fisiche, come disturbi muscolo-scheletrici, malattie cardiovascolari, l’indebolimento immunitario. È fondamentale riconoscere i “segnali di allarme”, prima che diventino patologie croniche: la stanchezza, la perdita di interesse per le attività quotidiane, la rabbia sproporzionata seguita da forti sensi di colpa, la difficoltà di concentrazione, i vuoti di memoria.
A livello normativo invece cosa accade? Cosa fa la società per i caregiver? E la politica?
Il dibattito pubblico sta finalmente portando alla luce la necessità di tutele legali e previdenziali per i Caregiver. Riconoscere il loro valore significa garantire supporto psicologico, tutele giuridiche ed economiche. Nel 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge volto a dare finalmente dignità giuridica a queste persone. L’obiettivo è trasformare il caregiver da volontario per necessità a soggetto riconosciuto dallo Stato, con l’introduzione di tutele previdenziali e assicurative, bonus e incentivi per conciliare vita e lavoro. In Italia, il valore economico del lavoro svolto gratuitamente dai Caregiver è stato stimato in decine di miliardi di euro ogni anno; senza di loro, il Sistema Sanitario Nazionale rischierebbe il collasso immediato.
Cosa si potrebbe fare di più?
L’Organizzazione Mondiale riconosce all’arte un ruolo chiave nella prevenzione della salute, nel supporto psicologico per la gestione dello stress, nel miglioramento della qualità della vita. Per supportare i caregiver è consigliabile l’esperienza dell’arte, un vero e proprio dispositivo di cura, efficace per la rigenerazione mentale, affettiva, psicofisica.
Come gli artisti hanno interagito con questo tema?
Gli artisti hanno affrontato il nodo tematico con linguaggi eterogenei, offrendo al pubblico opere che provocano “insight”, attivano risorse interiori e promuovono la salute. Prendersi cura significa accogliere l’altro, riconoscerne la fragilità e trasformarla in un punto di forza condiviso.
Ci sono anche delle importanti connessioni con la robotica e il mondo dell’intelligenza artificiale…
Esiste dal 2021 un robot caregiver creato con l’intelligenza artificiale e la robotica per la cura. Si chiama Grace ed è un robot umanoide progettato specificamente per il settore sanitario e l’assistenza agli anziani o alle persone in isolamento. Il suo obiettivo principale è supportare il benessere psicofisico dei pazienti, offrendo compagnia e stimolazione sociale per combattere la solitudine. Ha le sembianze di un’infermiera, con tratti del viso molto realistici ed è espressiva. È programmata per replicare le espressioni facciali umane, facilita l’empatia e la fiducia con i pazienti anziani.
Come si comporta?
Grazie all’intelligenza artificiale, Grace è in grado di sostenere conversazioni, fare esercizi di lettura e fare sessioni di “talk therapy” (terapia della parola). È dotata di sensori avanzati e di una termocamera posizionata sul petto, che le permette di misurare la temperatura corporea, il battito cardiaco e altri parametri vitali dei pazienti, aiutando i medici nella raccolta dati e nella diagnosi. L’idea alla base di Grace non è quella di sostituire completamente i caregiver umani, ma di alleggerire il loro carico di lavoro occupandosi dell’intrattenimento, del supporto emotivo e dello screening iniziale dei parametri vitali.
Santa Nastro
Trapani//fino al 29 agosto 2026
Caregiver
Magazzini dell’arte contemporanea
Via Custonaci 5
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Santa Nastro
Source link



