Dal welfare alla mobilità, dalle emissioni alle disuguaglianze di genere: il Bilancio sociale 2025 prova a misurare i risultati delle politiche pubbliche
Quanto vale una pista ciclabile se non sappiamo quante persone hanno smesso di usare l’automobile? E come si misura l’efficacia di un servizio sociale: contando gli utenti che vi accedono oppure verificando quanti riescono a superare una condizione di difficoltà? Sono domande che raramente trovano risposta nei tradizionali bilanci comunali, costruiti per rendere conto soprattutto dell’impiego delle risorse pubbliche.
Il Comune di Udine prova ad affrontarle con il Bilancio sociale 2025, un documento di 136 pagine che integra in un’unica rendicontazione le dimensioni sociale, ambientale e di genere. L’obiettivo è andare oltre la contabilità e mettere in relazione la spesa pubblica con i risultati delle politiche adottate.
È un approccio che richiama la rendicontazione di sostenibilità delle imprese, ma con una differenza sostanziale: mentre un’azienda misura gli effetti delle proprie attività sull’ambiente e sulla società, un’amministrazione pubblica deve valutare anche le conseguenze delle decisioni che assume per un intero territorio.
Il percorso non nasce dal nulla. Diversi Comuni italiani hanno sperimentato negli anni forme di bilancio sociale e di genere. Udine, che nel 2025 aveva già pubblicato un primo Bilancio di sostenibilità, cerca ora di riunire queste prospettive, utilizzando anche indicatori internazionali GRI e una lettura delle politiche attraverso sei capitali, da quello naturale a quello umano e relazionale.
Dalle piste ciclabili al welfare, i numeri della sostenibilità
Il documento fotografa una città di circa 98 mila abitanti, nella quale oltre una persona su quattro ha più di 65 anni. Un dato demografico che assume un significato preciso quando viene collegato alla domanda di assistenza, ai servizi sociali e alla distribuzione del lavoro di cura.
A Udine vivono 9.642 ultraottantenni, il 65% dei quali donne. Il Comune calcola un indice di carico di cura pari a quasi 78 persone con più di ottant’anni ogni cento donne tra 50 e 64 anni. Non significa che tutte queste donne assistano direttamente un anziano, ma il rapporto aiuta a rappresentare la pressione potenziale sulle famiglie e sui servizi.
La prospettiva di genere diventa così uno strumento per leggere bisogni che i soli dati di spesa rischiano di nascondere. Lo stesso Comune riconosce, per esempio, che alcuni servizi destinati alle persone in condizioni di marginalità sono stati storicamente progettati intorno a un’utenza prevalentemente maschile, con possibili difficoltà di accesso per donne e madri sole.
Sul versante ambientale, il bilancio registra una riduzione dell’8,7% dei prelievi idrici dell’amministrazione rispetto al 2024 e una lieve diminuzione dei consumi energetici complessivi. Le emissioni dirette di gas serra, invece, rimangono sostanzialmente stabili.
Più evidente l’avanzamento delle infrastrutture ciclabili, passate da 50,8 a 60,7 chilometri tra il 2023 e il 2025, mentre nello stesso anno sono stati piantati 903 nuovi alberi, più del doppio rispetto al 2024.
Sono risultati che mostrano un’attività amministrativa misurabile, ma chiaramente non sempre permettono di valutarne gli effetti. Ad esempio, i nuovi chilometri di ciclabili non dicono, da soli, quanto sia diminuito il traffico automobilistico. Così come il numero degli alberi piantati non misura ancora il contributo alla riduzione delle temperature urbane.
Una distinzione che riguarda anche il welfare. Nel 2025 il Comune ha destinato 52,6 milioni di euro alla missione di bilancio dedicata ai diritti e alle politiche sociali. Sono aumentati gli interventi sugli alloggi a protezione sociale e gli utenti dei servizi di prima accoglienza. Ma una crescita delle persone assistite può indicare sia una maggiore capacità di intercettare i bisogni sia un aggravamento delle condizioni di disagio.
La sfida è passare dalle attività agli impatti
È questo il nodo centrale che emerge dalla rendicontazione udinese. Il bilancio raccoglie numerosi indicatori relativi alle risorse utilizzate, ai servizi erogati e alle attività realizzate. Più complesso è il passaggio alla misurazione dei cambiamenti effettivamente prodotti nella comunità.
Non è una difficoltà esclusiva di Udine. La stessa Global Reporting Initiative, che sviluppa gli standard internazionali di rendicontazione di sostenibilità, ha evidenziato le particolarità del settore pubblico: un’amministrazione deve considerare sia gli impatti della propria organizzazione sia quelli generati attraverso politiche, investimenti e regolazione.
La differenza è rilevante anche sul piano della responsabilità. Sapere quanti soldi sono stati spesi consente di controllare l’utilizzo delle risorse. Conoscere i risultati raggiunti permette invece di valutare l’efficacia delle scelte pubbliche e, almeno in prospettiva, di orientare quelle successive.
Il bilancio sociale di Udine rappresenta un tentativo di collegare queste due dimensioni. Il confronto fra gli indicatori del triennio 2023-2025 costituisce una prima base per osservare l’evoluzione della città, anche se non può dimostrare automaticamente che i cambiamenti registrati siano conseguenza delle politiche comunali.
La prova più impegnativa arriverà con le prossime rendicontazioni: verificare se l’aumento dei servizi corrisponda a una riduzione delle fragilità, se gli investimenti ambientali producano benefici misurabili e se l’attenzione alle disuguaglianze si traduca in risultati concreti.
Perché un bilancio pubblico può raccontare con precisione quanto un Comune ha speso e che cosa ha realizzato. Stabilire se, grazie a quelle risorse, la città sia diventata un posto migliore in cui vivere è una questione diversa. Ed è quella sulla quale la rendicontazione di sostenibilità delle amministrazioni locali potrà dimostrare la propria utilità.
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