Carburanti, il governo non proroga lo sconto sulle accise e aspetta l’Ue


Gli automobilisti italiani hanno trovato una brutta sorpresa ad attenderli nella mattinata di mercoledì 7 ottobre. Lo sconto sulle accise che nei mesi precedenti ha limitato parzialmente la crescita dei prezzi del gasolio non è stato prorogato, il che si è tradotto in immediati rincari alla pompa.

Vanificato di fatto il price-cap introdotto da Eni

La misura scaduta a mezzanotte valeva ormai solo 6,1 centesimi (era scesa nel corso del tempo rispetto allo sconto iniziale). Al suo posto, era stata paventata dal governo Meloni la possibilità di adottare un meccanismo di sconti fiscali che avrebbero dovuto essere finanziati senza gravare sui conti pubblici.

Ciò avrebbe dovuto prendere la forma di un nuovo decreto, che avrebbe coinvolto i ministeri dell’Economia e della Sicurezza energetica. Ma per ora nessun nuovo provvedimento è stato approvato.

“Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo”, ha specificato la premier da Spalato, in Croazia, dove ha partecipato al vertice Med9.

“Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap. Vediamo cosa accade nelle prossime ore”, ha concluso la presidente del Consiglio italiana rispondendo ai giornalisti.

La stessa compagnia petrolifera Eni, che per il 33% è di proprietà del ministero dell’Economia e della Cassa depositi e prestiti, ha spiegato che la mancata proroga dello sconto sulle accise vanifica di fatto il tetto temporaneo ai prezzi annunciato nei giorni scorsi dell’azienda.

Von der Leyen ipotizza acquisti congiunti e flessibilità sulle norme climatiche

Nei giorni scorsi il G7 ha deciso di attingere a 100 milioni di barili di greggio presenti nelle riserve nazionali, con l’obiettivo di aumentare l’offerta sul mercato e, a parità di domanda, tentare di contrastare gli aumenti della materia prima. Al contempo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ipotizzato acquisti congiunti, sempre allo scopo di rispondere all’inflazione settoriale.

La stessa responsabile dell’organismo esecutivo di Bruxelles punta a concedere agli esportatori un anno supplementare di flessibilità rispetto alle norme che impongono ai fornitori di dichiarare le emissioni di gas ad effetto serra legate alle loro produzioni. Un obbligo che, dunque, potrebbe essere procrastinato al 2028.


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