Dalla fonderia bresciana alla nuova filiale in Germania: crisi finanziarie, pandemia e mercati in tempesta non hanno fermato MAK, che oggi produce 400.000 ruote l’anno interamente in Italia e guarda al futuro con energia autoprodotta
Trentacinque anni sono tanti in qualsiasi settore. Nel mondo dell’aftermarket automotive, attraversato da crisi finanziarie, rivoluzioni tecnologiche, una pandemia globale e una concorrenza asiatica sempre più aggressiva, sono quasi un record. MAK, l’azienda di Carpenedolo in provincia di Brescia, festeggia questo traguardo nel 2026 non da sopravvissuta, ma da protagonista: leader nazionale e riferimento europeo nel mercato delle ruote in lega, con un fatturato 2025 di circa 65 milioni di euro.
Un’idea nata nel 1991 dall’incontro tra due mondi
Tutto comincia nel 1991, quando due competenze molto diverse decidono di unire le forze. Da una parte l’esperienza metallurgica di Fonderie Cervati, dall’altra la conoscenza profonda della distribuzione automotive del Gruppo Magri. Chi sa fondere l’alluminio e chi sa come portarlo sul mercato: una combinazione che ancora oggi rappresenta il DNA dell’azienda.
Fin dal primo giorno MAK ha fatto una scelta controcorrente per l’epoca: coinvolgere designer industriali nello sviluppo dei cerchi. Non semplici componenti tecnici, dunque, ma oggetti in cui estetica e ingegneria devono parlare la stessa lingua.
MAK
L’intuizione delle ruote dedicate
Da questa cultura del prodotto nasce l’idea che ha reso MAK riconoscibile in tutta Europa: le ruote dedicate. Si tratta di famiglie di cerchi progettate per sposare lo stile dei principali marchi automobilistici, senza però rinunciare a un’identità propria e originale. Un equilibrio sottile, che ha permesso all’azienda di conquistare la fascia media e alta e il segmento premium dell’aftermarket, dove il cliente non cerca solo un ricambio ma un dettaglio coerente con la propria auto.
Le crisi affrontate a testa alta
La vera forza di MAK, però, si misura nei momenti difficili. Nel 2007, alla vigilia della grande crisi finanziaria che avrebbe travolto l’economia mondiale, l’azienda avvia partnership produttive in Asia. Una mossa che a prima vista potrebbe sembrare una fuga dall’Italia e che invece si rivela l’esatto contrario: ampliando la gamma e avvicinandosi logisticamente ad alcuni mercati, MAK riesce a mantenere pienamente operativi gli stabilimenti italiani proprio nelle fasi economiche più dure.
Poi sono arrivati gli anni della pandemia di Covid, delle catene di fornitura spezzate, dei rincari energetici che hanno messo in ginocchio molte realtà manifatturiere energivore come le fonderie. Ogni volta MAK ha reagito con la stessa ricetta: investire invece di arretrare. Una tenacia che oggi le consente di celebrare i 35 anni restando davanti a tutti nel proprio settore.
Back to Italy: dal 2024 tutto torna a casa
Il capitolo più significativo di questa storia si chiude nel 2024 con il progetto Back to Italy. Grazie agli investimenti in automazione nella fonderia di Gussago e nel reparto di verniciatura di Carpenedolo, l’azienda ha riportato in patria l’intera filiera. Da allora tutte le ruote in lega MAK sono progettate e prodotte in Italia: un percorso inverso rispetto a quello di tanti concorrenti, che conferma come il Made in Italy possa essere competitivo anche in un mercato dominato dai volumi.
I numeri parlano chiaro: 400.000 ruote prodotte ogni anno, un magazzino con oltre 100.000 referenze e consegne rapide in 24/48 ore grazie a una rete commerciale che copre l’Italia in modo capillare, affiancata da distributori esteri e agenti dedicati.
Non solo cerchi: NPK, MATE e TRK
Negli anni l’offerta si è allargata ben oltre il cerchio in lega per auto, van e camper. Oggi il gruppo comprende NPK per i ruotini di scorta, calze da neve, MATE per i sensori TPMS, le valvole di controllo della pressione degli pneumatici e la diagnostica, e TRK per le ruote destinate al trasporto pesante. Un ecosistema che pesa in magazzino oltre 5 milioni di euro di articoli brandizzati e che permette ai professionisti di trovare in un unico interlocutore buona parte di ciò che serve attorno alla ruota.
2026, l’anno della Germania
Il compleanno coincide con l’apertura di una nuova fase. Nel 2026 nasce MAK GmbH, la società tedesca con cui l’azienda bresciana rafforza la propria presenza diretta sul mercato più importante d’Europa. Una scelta ambiziosa, che porta il marchio italiano a giocare in casa dei grandi costruttori premium e di una clientela tra le più esigenti al mondo.
Alluminio riciclato ed energia autoprodotta
Sul fronte della sostenibilità, MAK utilizza da molti anni alluminio da riciclo e ha programmato nei prossimi mesi nuovi investimenti legati al piano Transizione 5.0: circa un megawatt aggiuntivo di fotovoltaico e batterie di accumulo, con l’obiettivo di coprire la maggior parte del fabbisogno elettrico aziendale con energia prodotta in proprio. Accanto all’ambiente, l’azienda mette al centro anche il benessere delle persone che ogni giorno rendono possibile questa storia.
Perché sempre più automobilisti scelgono un secondo treno di cerchi
Il successo di MAK si spiega anche con un cambiamento nelle abitudini di chi guida auto di fascia medio alta. Sempre più automobilisti scelgono un doppio treno di ruote per rendere più semplice e veloce il cambio gomme stagionale, oppure puntano sui cerchi per personalizzare la propria vettura con un design elegante o sportivo. Esattamente il terreno su cui l’azienda di Carpenedolo lavora dal 1991.
Trentacinque anni dopo, la lezione di MAK è semplice: le crisi passano, chi investe con coraggio resta.
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