Nella prima giornata dell’incontro dedicato all’esortazione apostolica di Papa Francesco, suor Helen Alford tiene una meditazione alla presenza di Leone XIV. Esorta a cercare modi per incoraggiare i giovani ad affrontare la “grande sfida” della vita familiare, accogliendo stress e tensioni risvegliando fiducia e coraggio. Il cardinale Farrell: necessario creare ambienti che custodiscano la vita cristiana. Il cardinale Grech: ascoltare le preoccupazioni dei focolari sparsi per il mondo
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Chi pensi che ci sia lassù nei cieli?” chiedono due genitori al proprio figlioletto, al quale volevano iniziare a parlare di Dio lungo le rive del Lago Trasimeno, non lontano da Assisi. Le risposte sono inizialmente quelle classiche: il sole, la luna, le stelle. “Ma non pensi che anche Dio sia in cielo?”, domandano infine i due adulti. Il bambino risponde con tono deciso: “Oh no, no. Dio è qui, con noi”. Da questa breve storia vera prende le mosse la meditazione guidata da suor Helen Alford, domenicana di Santa Caterina da Siena e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, pronunciata oggi pomeriggio, 7 ottobre, in Aula Paolo VI alla sessione iniziale dell’incontro con i capi delle Chiese Orientali e i presidenti delle Conferenze Episcopali dal titolo “A dieci anni di Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”. Ad aprire i lavori, il discorso di Papa Leone XIV, introdotto dagli indirizzi di saluto del cardinale prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Kevin Joseph Farrell, e dal cardinale segretario generale del Sinodo, Mario Grech.
Gioia e responsabilità
Parlando ai presenti in Aula Paolo VI, Grech sottolinea che essi, in quanto rappresentanti della “linfa vitale della Chiesa universale”, nei prossimi giorni, porteranno gioie e speranze ma anche preoccupazioni di tante famiglie sparse nel mondo. Una responsabilità che conduce all’ascolto e al discernimento, guidati dall’azione dello Spirito Santo “lungo i sentieri della sua missione”. La presenza del Pontefice all’incontro è definita dal cardinale Farrell “motivo di immensa gioia” e occasione per rileggere il cammino compiuto dalle diverse Chiese, con uno sguardo alle difficoltà che le attendono: “È tempo di guardare alle sfide affinché le famiglie riscoprano il Vangelo con maggiore consapevolezza”.
In un mondo segnato da secolarizzazione, individualismi e pervasività della tecnologia, traumi che convergono nel “progressivo indebolimento della trasmissione della fede nelle famiglie”, diventa essenziale ribadire la necessità di creare ambienti che custodiscano la vita cristiana, prendendo forma in relazioni, affetti, fede e scelte di vita.
Annunciare il Vangelo alle famiglie
Suor Alford prende parola subito dopo Leone XIV e ne rievoca il messaggio dello scorso 19 marzo che ha portato all’incontro odierno, indicando la necessità di annunciare il Vangelo “sia delle famiglie sia alle famiglie”. Molto spesso, infatti, la Buona Novella viene ricevuta e annunciata alle categorie di persone più svantaggiate proprio a partire dai focolari, spiega la domenicana, vivendo, quindi, la loro duplice natura di “Chiesa domestica” e di “cellula vitale per trasformare il mondo”.
Evitare le rotture
Momenti di stress e tensione caratterizzano la vita di numerosi nuclei familiari, evidenzia ulteriormente suor Alford, generando tensioni e fratture che, nel mondo odierno, dovrebbero essere affrontate alla luce delle sofferenze di Cristo, come affermato da Amoris laetitia: “Nei giorni amari della famiglia c’è una unione con Gesù abbandonato che può evitare una rottura”. Un concetto ripreso da Leone XIV nel suo messaggio, in cui afferma che la “bellezza della vocazione al matrimonio va ricercata attraverso, con e nella sua fragilità, anche perché la debolezza può risvegliare la fiducia in Dio, e la fiducia in Dio risveglia il desiderio di santità”.
Anatomia di una conversazione
Nell’ambito di un incontro internazionale e gremito, la religiosa richiama quello intimo di Gesù con la samaritana. Un’interazione che avviene nel momento più caldo della giornata, dinanzi a un pozzo, nell’ambito di una “fragile e precaria situazione familiare”, come verrà rivelato in seguito. La conversazione si dispiega in varie fasi, analizzate dalla religiosa alla luce delle meditazioni del padre domenicano Michael Paluch. Il primo approccio viene definito, in modo “utilmente provocatorio”, un “flirt“: una conversazione tra un uomo e una donna soli che mantiene un’iniziale ambiguità, finché Gesù non la mette di fronte alla verità: “Va’ a chiamare tuo marito”. La donna risponde con tutta onestà: “Io non ho marito”. Al che lui replica: “Hai detto bene: ‘Io non ho marito’, infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”. Da qui, la samaritana comprende di trovarsi di fronte a un profeta e sente infine il bisogno di raccontare agli altri abitanti del suo villaggio ciò che le è accaduto.
Le fasi dell’evangelizzazione
Analizzando l’episodio del Vangelo, si possono tracciare anche i vari passaggi dell’evangelizzazione, secondo suor Alford: un iniziale risveglio del desiderio di credere, seguito dalla fase “che vorremmo evitare”, quella del confronto con la fragilità e la debolezza dell’interlocutore. Esso non viene condannato, ma esortato all’apertura e alla comprensione di un insegnamento, che culmina nella sua condivisione.
Lo “sguardo di Gesù”
Un’ulteriore prospettiva, tuttavia, si può trarre dall’idea cara allo stesso Papa Francesco dello “sguardo di Gesù”, capace di trasformare una donna sola, che voleva evitare gli altri, in una degna di fiducia, aiutandola a ritrovare il senso della propria importanza. Ciò accade perché in lei Gesù vede la “sua piena realtà creata”: i suoi difetti ma anche la promessa della vita nuova che porta in sé. Una visione, quella di Gesù, estremamente significativa nel mondo odierno, perché “per vedere le relazioni dobbiamo cercarle”. Esse, sottolinea la domenicana, non sono oggetti fisici, eppure esistono e vanno ritrovate attraverso uno “sguardo relazionale”. Ciò riveste un’importanza fondamentale nella famiglia, poiché la realtà sociale umana, e il focolare in primo luogo, “è costituita da relazioni”.
Le esortazioni apostoliche sulla famiglia
Papa Francesco, nota suor Alford, menziona la samaritana quattro volte in Amoris laetitia. All’interno di Familiaris consortio, l’altra esortazione apostolica sulla famiglia, san Giovanni Paolo II non la menziona direttamente, ma fa riferimento ad alcuni passaggi del dialogo tra Gesù e lei. Leone XIV presenta entrambi i testi come stimolo per “l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, dei coniugi e delle famiglie”. Nello specifico, uno dei concetti che hanno in comune è quello della “legge della gradualità”: l’essere umano, infatti, “conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita”. Non si tratta di una “gradualità della legge”, riflette la religiosa, “ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge”. La preoccupazione comune dei Pontefici è quindi di mantenere l’ideale, “la legge è dono di Dio che indica la strada”, riconoscendo al tempo stesso che molti non sono in grado di “comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge”.
Sperimentare la fragilità
Trentacinque anni separano i due documenti, un periodo durante il quale “la realtà della vita familiare cristiana ha subito numerosi cambiamenti”. E proprio quando “le situazioni sociali sono turbolente e in rapida evoluzione può essere necessario trovare nuovi modi per conciliare sia le esigenze oggettive della legge sia la ‘legge della gradualità'”. La meditazione si conclude esortando a cercare modi per “incoraggiare i giovani ad affrontare la grande sfida del matrimonio e della vita familiare”, accogliendola con la piena consapevolezza che “sperimenteranno una grande fragilità come parte del processo di scoperta della sua bellezza, e che in quella fragilità troveranno fonti nuove e inaspettate della grazia di Dio e proveranno un desiderio di santità che è proprio loro”.
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