Non basta mappare e rendicontare i fattori di sostenibilità, ma avere la capacità di tradurre questi temi, complessi, dal rischio climatico a quello di filiera, in dati misurabili e auditabili nel linguaggio che banche, assicurazioni e revisori sanno leggere. Ed è proprio nella capacità di sostenere le aziende in questa fondamentale esigenza che si distingue l’approccio di Atlante Group. Nata nel 2022, la società si è affermato nella consulenza alle imprese con un approccio concreto e orientato ai risultati su finanza agevolata, innovazione e sostenibilità. Un alleato per rispondere alle esigenze reali delle aziende, in bilico tra consapevolezza e adempimento normativo, è Atlantecore, la piattaforma con cui Atlante riunisce in un unico ecosistema strumenti e servizi per le imprese.
“Ma gli strumenti sono solo un lato della questione: resta da capire quanto la sostenibilità sia entrata nel modo di lavorare delle aziende”, sostiene Simone Pasquali, Operations manager sostenibilità in Atlante, che, in questa intervista a ESGnews, rivela quali saranno i driver della transizione dei prossimi anni. Tra le sfide più urgenti c’è l’adattamento ai rischi climatici, a cui il gruppo risponde con il nuovo servizio Climate Risk Statement, pensato per valutare l’esposizione al clima e comunicarla in modo credibile.
Nata nel 2022, Atlante è cresciuta rapidamente e si è affermata nel settore della consulenza sulla sostenibilità. Quali sono gli elementi che distinguono il vostro approccio?
Atlante Group è un’azienda giovane, ma affonda le proprie radici in una storia professionale di ormai 5 lustri. Il Fondatore, Roberto Furini, ha portato in Atlante una solida credibilità legata alla sua storia personale, un modello consulenziale il cui valore è riconosciuto dai clienti, e una leadership moderna. Atlante nasce da questa visione: in una fase di trasformazione del sistema economico, le aziende avranno bisogno di un interlocutore capace di accompagnarle dalla definizione della strategia alla sua realizzazione, compreso il reperimento delle risorse necessarie ad attuarla. L’obiettivo è offrire un unico punto di riferimento, capace di integrare consulenza strategica, sostenibilità e supporto finanziario.
Quali sono le principali esigenze che le aziende manifestano in ambito di sostenibilità?
In realtà vi sono diversi approcci alla sostenibilità. La maggior parte delle aziende, superata la questione degli adempimenti, sta cominciando solo ora a capire che, andando oltre, si possono cogliere opportunità per creare un vantaggio competitivo stabile nel tempo. Allo stesso tempo, i piani europei e nazionali impongono un’agenda fitta di adempimenti: pensiamo a CBAM, EUDR e PPWR, la nuova normativa sugli imballaggi, solo per citarne alcuni. La sfida, quindi, è riuscire a trasformare gli obblighi in un percorso di crescita, integrando la sostenibilità nelle scelte strategiche dell’impresa.
Avete lanciato una nuova piattaforma Atlantecore. Di cosa si tratta e quali servizi offre alle imprese?
Si tratta di un nuovo modo di fare consulenza strategica. Atlantecore non è solo una suite completa di strumenti digitali, ma anche un vero e proprio ecosistema di consulenza digitale. Al suo interno si trovano strumenti per il calcolo dell’impronta carbonica, per la gestione delle pratiche doganali CBAM e per la redazione del Bilancio di Sostenibilità, solo per citarne alcuni. Il punto non è infatti soltanto digitalizzare alcune attività, ma mettere questi strumenti al servizio di un percorso strategico più ampio, nel quale dati, analisi e consulenza contribuiscono a supportare le decisioni dell’impresa. È al tempo stesso un luogo in cui la consulenza tradizionale moltiplica i benefici degli strumenti digitali.
Su quali aspetti della sostenibilità vedete maggiore consapevolezza da parte delle imprese e quali, invece, vengono ancora affrontati soprattutto quando diventano un obbligo normativo?
Al di là degli obblighi normativi, la maggior parte delle imprese è concentrata nel trovare il modo di stabilizzare i costi, ad esempio quelli energetici: una sfida davvero importante, in particolare per le aziende italiane. Vi è comunque un numero crescente di aziende che colgono le opportunità di mercato offerte dalla transizione. Sono proprio queste le imprese che stanno trasformando la transizione da vincolo a opportunità di crescita e competitività.
Quanto è effettivamente entrata la sostenibilità nei processi operativi delle aziende, dalla produzione alla gestione delle risorse, fino alla supply chain?
Agli albori, la sostenibilità era percepita quasi come una filosofia. Oggi, invece, sta diventando progressivamente un vero e proprio modello gestionale, che coinvolge le scelte produttive, la supply chain, gli investimenti e la gestione delle risorse. Le prime radici di questo approccio le possiamo far risalire al 2001. Adesso, ad esempio, ci chiediamo come aiutare le aziende ad andare oltre la globalizzazione senza comprometterne la capacità di generare profitto. Ed è proprio su questi temi che vediamo crescere la domanda di supporto da parte delle imprese.
L’aspetto finanziario rappresenta ancora un ostacolo: come aiutate le aziende in questo ambito?
L’aspetto finanziario è chiave. Non esiste sostenibilità senza almeno il mantenimento della capacità dell’impresa di generare profitto nel tempo. Le aziende vanno quindi sostenute sia nel ricercare quel vantaggio competitivo che consenta di alimentare la top line, sia nel sostenere i piani di transizione tecnologica dovuti al cambiamento del quadro normativo o al mutare delle richieste di mercato. In Atlante uniamo queste due dimensioni: la consulenza strategica e il supporto nel reperire le risorse finanziarie necessarie a realizzare i piani di transizione. Sono due delle nostre attività principali e, molto spesso, la ragione per cui i clienti ci scelgono.
Quali sono i passi che un’azienda deve compiere per affrontare le nuove sfide ambientali legate al cambiamento climatico? E, in particolare, a che punto è il percorso di adattamento ai rischi climatici?
Il tema del cambiamento climatico è emblematico perché non riguarda più soltanto la dimensione ambientale. Pensiamo, ad esempio, all’impatto delle ondate di calore sulle persone che lavorano in determinati settori: qui emerge con chiarezza la dimensione sociale. Allo stesso tempo, il tema è entrato nell’agenda normativa e sta assumendo implicazioni sempre più finanziarie. Basti pensare alle polizze catastrofali o alle valutazioni sugli asset aziendali che le banche europee sono chiamate a condurre: le conseguenze, in questo caso, sono destinate a pesare sempre di più anche sui bilanci. Il cambiamento climatico evidenzia, inoltre, alcuni limiti di una disciplina ancora giovane: disponiamo di una serie di strumenti di analisi che spesso non dialogano tra loro. Atlante Group ha dato il proprio contributo anche in questo ambito. Con partner come Standard & Poor’s e Oxford Economics abbiamo creato il Climate Risk Statement, uno strumento che integra e declina tutte le dimensioni di cui abbiamo parlato. Il riscontro delle prime aziende che hanno adottato questo approccio ci conferma la necessità di integrare queste diverse dimensioni in un’unica lettura del rischio.
Ci può raccontare un caso di successo di un vostro cliente che ha tratto benefici dal proprio percorso di sostenibilità?
“Abbiamo iniziato questo percorso con un approccio di compliance. Atlante ci ha preso per mano e ci ha accompagnati. All’epoca non sapevamo dove saremmo atterrati, ma Atlante lo sapeva e oggi abbiamo una visione e una conoscenza della nostra azienda che in precedenza non avevamo. Ci sentiamo pronti per il futuro”. Sentire parole come queste ci fa capire che siamo sulla strada giusta.
Quali saranno i driver più importanti per guidare la transizione nei prossimi anni?
Le competenze, anzitutto. Non siamo abituati a considerarle risorse, ma la velocità del cambiamento tecnologico, geopolitico e sociale sta aumentando costantemente. Essere al passo con i tempi è una sfida nella sfida. Saper attrarre talenti e sviluppare nuove competenze è fondamentale per la visione di business a lungo termine. Su questo fronte, un rafforzamento della collaborazione tra aziende e università potrà contribuire in modo significativo. In secondo luogo, credo che assisteremo a un profondo cambiamento del sistema economico. Da un lato, vi saranno processi di aggregazione sempre più frequenti, perché le aziende hanno compreso che la scala dimensionale è un fattore molto importante. D’altro canto, credo che la collaborazione e la condivisione delle risorse, soprattutto tra aziende di piccole dimensioni, possano costituire un’alternativa alle acquisizioni. Penso in particolare ai recenti tentativi di ripensare i distretti industriali in chiave contemporanea.
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