Negli ultimi due decenni, la transizione ecologica del settore immobiliare e delle costruzioni si è concentrata in prevalenza sull’efficienza energetica, sulla riduzione dei consumi e sulla decarbonizzazione degli asset. Se il traguardo del Net Zero Carbon rimane imprescindibile, il dibattito internazionale e le direttive comunitarie più recenti stanno guidando il settore verso una nuova consapevolezza: la tutela e il ripristino del capitale naturale.
L’ambiente costruito interagisce in modo profondo con il territorio. La cementificazione, la frammentazione degli habitat e l’impermeabilizzazione del suolo sono tra le prime cause di perdita di biodiversità negli ecosistemi urbani e periurbani. Oggi, l’obiettivo non è più soltanto “ridurre i danni” o contenere l’impronta ecologica, ma adottare un approccio attivamente nature-positive, capace di rigenerare le funzioni ecosistemiche e reintegrare gli elementi naturali all’interno delle città.
Integrare la biodiversità nei progetti di sviluppo urbano, nelle riqualificazioni e nella gestione del patrimonio esistente rappresenta un pilastro strategico per la resilienza climatica (mitigazione dell’effetto isola di calore, gestione delle acque meteoriche, miglioramento della qualità dell’aria) e per il benessere psicofisico delle persone attraverso il Biophilic Design. Inoltre, risponde a requisiti stringenti di rendicontazione ESG (Environmental, Social, Governance) sempre più richiesti da investitori, enti regolatori e comunità locali.
I Capisaldi Normativi e Metodologici: Biodiversity Net Gain e UNI/PdR 179:2025
Per trasformare la biodiversità da concetto astratto a parametro misurabile, la legislazione internazionale e la normativa tecnica italiana hanno sviluppato framework rigorosi e strumenti di calcolo scientificamente fondati.
1. Il pionieristico Biodiversity Net Gain (BNG) nel Regno Unito
L’Inghilterra ha tracciato una strada fondamentale nel panorama internazionale applicando il principio del Biodiversity Net Gain (BNG) all’interno dei processi autorizzativi edilizi. Il BNG stabilisce che ogni nuovo sviluppo immobiliare o infrastrutturale debba lasciare l’ambiente naturale in uno stato quantificabile migliore rispetto alle condizioni pre-esistenti.
Il meccanismo si articola su quattro pilastri operativi:
- Innesco autorizzativo (Trigger): ogni intervento soggetto a permesso di pianificazione territoriale deve presentare e far approvare un Biodiversity Net Gain Plan formale all’amministrazione competente prima dell’avvio dei lavori
- Obiettivo minimo del +10%: il valore di biodiversità del sito post-intervento deve superare di almeno il 10% la baseline calcolata prima dello sviluppo. L’incremento può essere ottenuto prioritariamente mediante interventi on-site (miglioramento degli habitat interni al lotto), oppure tramite la creazione di habitat registrati off-site o l’acquisto di crediti di biodiversità
- Vincolo dei 30 anni: gli interventi di compensazione ed esaltazione ecologica devono essere garantiti ed essere oggetto di manutenzione monitorata per almeno tre decenni tramite accordi legali vincolanti
- Valutazione metrica oggettiva: il calcolo viene eseguito mediante metriche ecologiche ufficiali (es. Biodiversity Metric di Natural England), che valutano tipologia, estensione, condizione e connettività degli habitat. Sono previste deroghe unicamente per piccolissimi interventi privi di impatto sugli habitat esistenti
2. Il quadro europeo e la prassi italiana: UNI/PdR 179:2025
A livello continentale, la EU Biodiversity Strategy 2030 fissa target ambiziosi per il ripristino degli ecosistemi degradati, l’espansione della rete di aree protette (Natura 2000) e il finanziamento delle infrastrutture verdi. Parallelamente, gli standard di rendicontazione delle direttive europee (CSRD, con i criteri ESRS E-4 dedicati alla biodiversità, e gli standard internazionali GRI 101) impongono alle organizzazioni di misurare e dichiarare in trasparenza la propria impronta ecologica.
In questo contesto si inserisce la UNI/PdR 179:2025, la Prassi di Riferimento pubblicata dall’Ente Italiano di Normazione, che costituisce la prima guida metodologica nazionale strutturata in due sezioni chiave:
- Gestione e valutazione dell’impronta aziendale sulla biodiversità: definisce il percorso con cui un’organizzazione stima la propria baseline, elabora un Piano di Biodiversità con aggiornamento quinquennale ed effettua il monitoraggio con rendicontazione annuale. La norma raccomanda fortemente il coinvolgimento di professionisti qualificati (ecologi, biologi, agronomi, ingegneri ambientali)
- Generazione dei crediti di biodiversità: codifica la metodologia di calcolo per i progetti di rigenerazione ambientale, stabilendo le fasi di progettazione, misurazione dello stato di fatto, esecuzione, monitoraggio nel tempo e certificazione di terza parte, abilitando l’emissione di crediti trasparenti per il mercato volontario
La Certificazione Dedicata all’Immobile: Biodivercity
Se il BNG e la prassi UNI definiscono standard territoriali e corporate, la Certificazione Biodivercity, promossa da CIBI – Conseil International Biodiversité & Immobilier (nota anche nella traduzione inglese come IBPC – International Biodiversity and Property Council), è lo strumento internazionale concepito specificamente per il settore immobiliare urbano.
Biodivercity valuta e valorizza la presa in carico della natura in tutti i tipi di progetti immobiliari (residenziali, terziari, commerciali, rigenerazioni urbane), integrando l’architettura con l’ecologia del paesaggio.
Punti di forza della certificazione Biodivercity:
- Sinergia con i protocolli green consolidati: Biodivercity non si sostituisce ma si integra perfettamente con i framework di sostenibilità diffusi globalmente come LEED, BREEAM e WELL, approfondendo in modo specialistico gli aspetti legati alla flora, alla fauna e alla continuità ecologica
- Approccio sistemico: analizza quattro assi fondamentali, ovvero la strategia ecologica dell’edificio, l’architettura orientata al verde, la costruzione/realizzazione dell’opera e il valore d’uso per gli occupanti (integrazione biofilica e benessere)
- Valore dell’Assessor qualificato: il percorso richiede l’intervento di un Assessor accreditato dotato di competenze scientifico-ecologiche e di sviluppo immobiliare, garantendo che le scelte progettuali siano fondate su evidenze botaniche e zoologiche coerenti con il contesto locale
Panoramica degli Altri Strumenti e Framework di Mercato
Oltre ai tre pilastri principali sopra descritti, il panorama internazionale offre diversi strumenti complementari con target, finalità e ambiti d’applicazione differenti.
Protocolli di progettazione del paesaggio e biofilia
- SITES (GBCI): è il protocollo di riferimento per la progettazione e gestione di paesaggi sostenibili e spazi aperti resilienti (piazze, parchi, aree commerciali, campus). SITES misura i servizi ecosistemici erogati dalle aree esterne (gestione acque, suolo, vegetazione) ed è ritenuto altamente strategico per integrare i dati ambientali nella rendicontazione ESG
- Living Building Challenge (LBC) – Imperativo 09: promosso dall’International Living Future Institute (ILFI), LBC rappresenta uno degli standard più sfidanti al mondo. L’Imperativo 09 (Biophilic Environment) impone di integrare la natura nel progetto attraverso elementi storici, culturali ed ecologici che riconnettano l’uomo con gli elementi naturali
- Biophilic Design Toolkit (ILFI): insieme di linee guida e schemi metodologici volti a guidare i progettisti nella trasposizione pratica dei principi biofilici negli ambienti interni ed esterni del fabbricato
Framework strategici
- Framework for a Nature Positive Built Environment (UK GBC): un framework concettuale sviluppato dal Green Building Council britannico che fornisce linee guida strategiche per accompagnare i decision-maker nell’integrazione del concetto nature-positive in tutte le fasi del ciclo di vita dell’opera, dalla fattibilità al facility management
Strumenti di auto-valutazione e analisi del rischio (Corporate & Policy)
- Biodiversity Risk Filter (WWF): strumento di libero accesso pensato per la valutazione del rischio d’impresa o di portafoglio. Consente a fondi e corporate di mappare i rischi fisici e reputazionali legati alla perdita di biodiversità nelle diverse aree geografiche del mondo
- B-Intact (FAO): tool orientato all’analisi di impatto ecologico per grandi infrastrutture, politiche pubbliche e grandi investimenti agricoli e territoriali (Biodiversity Integrated Assessment and Computation Tool)
Matrice Comparativa degli Strumenti di Biodiversità
Per orientarsi tra i diversi riferimenti di mercato, la seguente tabella riassume i target, la tipologia e i principali ambiti applicativi delle soluzioni mappate:
| Strumento | Ente / Proprietario | Target Prevalente | Tipologia Strumento | Ambito Applicativo Prevalente |
| Biodivercity | CIBI (IBPC) | Real Estate / Sviluppatori | Certificazione di Progetto | Edifici singoli e complessi urbani |
| UNI/PdR 179:2025 | UNI | Corporate / Territorio | Prassi di Riferimento / Crediti | Impronta aziendale e progetti di ripristino |
| Biodiversity Net Gain (BNG) | Governo UK | Real Estate / PA | Vincolo Normativo / Metrica | Permessi di costruire e pianificazione |
| SITES | GBCI | Real Estate / PA | Certificazione di Sostenibilità | Spazi aperti, piazze, parchi e paesaggio |
| Living Building Challenge | Living Future Institute | Real Estate | Certificazione (Imp. 09) | Edilizia ad altissima prestazione |
| UK GBC Framework | UK Green Building Council | Real Estate / Advisory | Framework Strategico | Advisory sul ciclo di vita del fabbricato |
| Biophilic Design Toolkit | Living Future Institute | Progettisti / Architetti | Guida Metodologica | Progettazione architettonica e biofilia |
| Biodiversity Risk Filter | WWF | Corporate / Fondi | Auto-assessment Gratuito | Analisi dei rischi di portafoglio |
| B-Intact | FAO | PA / Investimenti istituzionali | Auto-assessment Gratuito | Politiche territoriali e infrastrutture |
Prospettive Future: Integrazione e Valore nel Lungo Periodo
L’introduzione della biodiversità nel settore delle costruzioni sta superando la fase embrionale per diventare elemento centrale nelle decisioni strategiche di pianificazione e investimento. La convergenza tra stringenti normative europee (CSRD, Tassonomia UE), quadri nazionali evoluti e protocolli volontari sta delineando un percorso chiaro:
- Dal singolo elemento verde alla rete ecologica: non è più sufficiente inserire fioriere o prati decorativi; occorre progettare spazi aperti ed edifici come nodi di corridoi ecologici urbani, capaci di ospitare flora autoctona e favorire la fauna locale
- Resilienza e mitigazione dei rischi: gli asset dotati di soluzioni nature-based ben integrate mostrano una maggiore resistenza agli eventi climatici estremi (gestione delle bombe d’acqua, raffrescamento naturale tramite evapotraspirazione)
- Trasparenza scientifica e metriche oggettive: l’adozione di metriche riconosciute (come la prassi UNI/PdR 179 o i tool BNG) tutela gli operatori dal rischio di greenwashing, fornendo dati solidi e verificabili per i report di sostenibilità e la rendicontazione verso gli investitori
In conclusione, la biodiversità rappresenta il naturale completamento della transizione ecologica dell’ambiente costruito. Integrarla sin dalle prime fasi di fattibilità garantisce che i fabbricati di domani non siano solo efficienti e decarbonizzati, ma attivamente capaci di promuovere la vita e la salute degli ecosistemi urbani.
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