Prima scossa dentro la neoformazione, non ancora completa della squadra assessoriale della sindaca Andreana Patti: Linda Licari rinuncia all’incarico da assessora e resta in consiglio comunale.
L’accordo durante la campagna elettorale era quello di dimettersi in caso di vittoria e quindi di far scorrere la lista del PD, la prima dei non eletti è Anna Caliò.
Ed è stata proprio Caliò ieri sera ad essere indicata assessora. Insieme a lei gli altri assessori che hanno giurato sono: Enrico La Sala, Salvatore Vullo, Daniele Nuccio. Ne mancano altri tre.
Il caso Pd
Linda Licari ha giocato le sue carte durante la campagna elettorale: era indicata assessora, quindi partiva con un vantaggio maggiore rispetto agli altri compagni della sua lista.
Alla direzione di partito, che ha convocato mercoledì scorso, ha comunicato l’intenzione di non accettare il ruolo ma di restare in consiglio comunale. A Licari era stato pure chiesto di lasciare la segreteria di partito, per evitare conflitti di interessi. Resta la domanda: visto che il contratto di Patti era chiaro e non ammetteva deroghe, perché Licari ha accettato sapendo che poi avrebbe deciso per il passo indietro?
Politicamente è un atto scorretto nei confronti proprio del Pd e anche della sindaca, è evidente che non c’è sufficiente fiducia e il domani resta troppo incerto.
Il Comune e la nicchia
Hanno giurato ieri pomeriggio i nuovi assessori della giunta Patti. Dal comunicato stampa diffuso successivamente trapela anche un dettaglio politico non irrilevante: tra i quattro neo nominati potrebbe esserci già il futuro vicesindaco. Nella stessa giornata, inoltre, la sindaca avrebbe chiesto al Partito Democratico di indicare una donna che possa subentrare a Linda Licari, nonostante deleghe e assetti definitivi siano ancora tutti da assegnare.
Fin qui la cronaca. Poi c’è il metodo.
Accade infatti che al giuramento siano presenti alcuni esponenti del Pd, invitati per l’occasione o comunque informati dell’evento. Accade anche che tra i giornalisti ne venga invitato solo uno, che naturalmente ha svolto il proprio lavoro come qualsiasi altro avrebbe fatto.
Una scelta che lascia più di qualche perplessità. Perché risuonano ancora le parole pronunciate dalla neo sindaca Andreana Patti all’indomani della vittoria, quando promise un Palazzo Comunale aperto a tutti, improntato alla partecipazione e alla trasparenza. Evidentemente, tra gli slogan della campagna elettorale e la pratica amministrativa, qualcosa si è già perso per strada.
Nessuno pretende che sia il sindaco a compilare personalmente la lista degli invitati. Ma il sindaco ha il dovere di dettare un metodo, fissare regole uguali per tutti e garantire che le istituzioni non diventino terreno riservato a pochi privilegiati. Perché è dai dettagli che si comprende quale rotta si intende seguire.
Forse si è trattato di una semplice gaffe. Forse. Ma è una gaffe che racconta già molto. Del resto, parlare senza contraddittorio è sempre più semplice che confrontarsi con le domande. Vincere facile, come si dice.
Nel frattempo, a giudicare dalle presenze e dalle immagini circolate, sembra quasi che il circolo del Partito Democratico abbia traslocato direttamente al Quartiere Spagnolo: sorrisi, abbracci, baci e immancabili foto di rito.
Per essere il primo approccio con il tanto annunciato “Palazzo di tutti”, l’impressione è che qualcuno abbia già trovato la chiave d’ingresso. Gli altri, per il momento, restano fuori dalla porta.
Gli assessori “di nessuno”
Nella composizione della nuova giunta marsalese c’è un passaggio che merita una riflessione. Gli assessori Enrico La Sala e Salvatore Vullo non sarebbero espressione di alcuna lista politica.
Probabilmente nelle intenzioni dovrebbe rappresentare un valore aggiunto, in realtà rischia di tradire una scarsa dimestichezza con la natura stessa delle istituzioni democratiche e del governo di una città.
I Comuni non sono aziende private. Un sindaco non è un amministratore delegato che seleziona i propri dirigenti in autonomia sulla base di un curriculum. La politica locale si fonda sulla rappresentanza, sul consenso e sul rapporto tra eletti, forze politiche e cittadini.
Naturalmente il rapporto fiduciario tra sindaco e assessori è fondamentale. Ma proprio perché esiste questo rapporto fiduciario è del tutto normale che un assessore sia anche il riferimento di una lista, di un movimento o di una componente politica che ha contribuito alla vittoria elettorale.
Perché governare significa anche rappresentare. Anche perché dietro la formula degli assessori “di nessuno” si nasconde un effetto politico molto concreto: si tengono aperte partite ancora tutte da giocare.
Ma gli assessorati non sono un jackpot da distribuire successivamente. Sono incarichi di governo che dovrebbero rispondere a una logica chiara e trasparente.
Una città non si governa soltanto con i curricula, così come non si governa soltanto con i voti. Servono entrambe le cose.
Cosa si muove
La sindaca Patti spera di coinvolgere nella sua amministrazione anche il PSI e il M5S, quelli dell’1.96%. I socialisti e i Cinque Stelle chiedono spazio anche perché lo ha trovato Daniele Nuccio, con AVS che non ha raggiunto il 5%.
Ma dentro la maggioranza c’è già chi indica le postazioni: 2PD, 1 Verdi, 1 Marsala Civica, 1 ProgettiAmo Marsala. Ed è sempre dentro la maggioranza che si conferma l’idea che Vullo e La Sala sono sì tecnici della sindaca ma, appunto, che fanno riferimento alle liste di Patti.
La segnalazione anonima
Un cittadino segnala, a mezzo mail, che La Sala non figuri tra gli iscritti all’albo degli ingegneri. Scrive il cittadino: “L’assessore La Sala viene indicato con il titolo di Ingegnere. La stessa qualifica sembrerebbe essere stata utilizzata anche in diversi post e comunicazioni pubbliche, nei quali l’assessore si definisce, o viene definito, “Ingegnere”. Segnalo tuttavia che, da una verifica sull’Albo Unico degli Ingegneri, tale iscrizione non risulterebbe. La questione potrebbe avere rilievo pubblico, anche perché l’utilizzo del titolo professionale di ingegnere, in assenza dei relativi requisiti e dell’iscrizione all’albo, non è una semplice imprecisione formale, ma può assumere rilevanza anche sul piano giuridico”.
La segnalazione arriva ma in maniera anonima, cosa che toglie sostegno alle affermazioni scritte, metterci la faccia sarebbe già segno di maturità e responsabilità.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@tp24.it (Redazione)
Source link



