MedMaquis: per proteggere un bosco, ci vuole una comunità


Per fare un bosco, ci vuole una comunità. Per difenderlo dal fuoco, anche. È questo, in estrema sintesi, il cuore di MedMaquis, il progetto di cooperazione transfrontaliera tra Sicilia e Malta partito il 2 maggio 2025, che si concluderà il 2 novembre 2027.

Del progetto abbiamo parlato nell’ultimo numero di VITA, dedicato all’Italia dei paesi-persona, luoghi che hanno messo al centro la comunità e che nelle relazioni hanno il loro bene più prezioso.

C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA

E proprio queste relazioni sono al centro del progetto, il cui nome dice già molto: Med sta per “Mediterraneo”, Maquis sta per “macchia mediterranea”, quella che il progetto vuole proteggere. La macchia è, in particolare, quella del bosco di Santo Pietro, in provincia di Catania, che per secoli ha rifornito di legna i forni delle ceramiche di Caltagirone.

Una risorsa preziosa, che ogni estate rischia di scomparire. È questo bosco una delle sei aree studio, tra Sicilia e Malta, del progetto finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia-Malta e che ha come capofila la Fondazione Avsi.

Si tratta di territori pilota, che diventano “palestra” per gli studiosi ma anche per le comunità, che qui imparano ad affrontare due minacce che accomunano le due sponde del canale di Sicilia: gli incendi e l’arrivo di specie vegetali aliene. Alcune delle aree siciliane sono seguite dall’Università di Catania, ma il comune capofila per l’area interna del Calatino è Caltagirone, dove si concentra gran parte delle attività.

Un patrimonio fragile e non protetto

«Il bosco di Santo Pietro custodisce una biodiversità unica, che da sola basterebbe a raccontare l’identità di questi territori», ci spiega Costantino Laureanti, project manager del progetto. «In passato è stato un’importante fonte di approvvigionamento di legname per i forni delle ceramiche di Caltagirone: un legame tra natura e comunità che vogliamo far riemergere».

Il problema, ricorda Laureanti, è che il bosco non è un’area naturale protetta, e questo lo espone a rischi enormi, «soprattutto agli incendi, che quest’anno sono già iniziati a fine maggio».

A complicare il quadro c’è la presenza di specie aliene, piante cioè che non appartengono alla biodiversità locale e che, una volta insediate, finiscono per impoverire il suolo.

Il caso più evidente è quello dell’eucalipto, introdotto decenni fa dalla regione Siciliana per interventi di rimboschimento. «È stato un errore», dice Laureanti. «Gli eucalipteti si sono moltiplicati, ricacciano continuamente e sono difficilissimi da debellare».

Droni maltesi per mappare le specie invasive

Nei 24 mesi di attività, MedMaquis punta innanzitutto a costruire una mappa precisa del problema. «I colleghi maltesi hanno già effettuato rilevamenti con droni sia a Malta sia in Sicilia, per riconoscere la distribuzione delle specie aliene», racconta Laureanti. Su quell’analisi si baserà la strategia di eradicazione e la successiva rinaturalizzazione delle aree colpite, con la messa a dimora di specie autoctone.

Gran parte di queste attività si concentrerà proprio a Santo Pietro, dove opera da anni Il Ramarro, l’associazione di volontariato che gestisce 12 ettari di bosco di proprietà del Comune di Caltagirone, occupandosi di antincendio, rinaturalizzazione ed educazione ambientale.

«Da sola l’associazione non avrebbe le risorse per fare tutto questo», osserva Laureanti. «È l’opportunità offerta da Avsi e dal progetto europeo, ad aprire uno scambio di esperienze che altrimenti resterebbe confinato alla dimensione locale».

Grazie al confronto con i partner scientifici, i volontari del Ramarro stanno imparando tecniche per monitorare il territorio, scegliere le specie locali da piantare e prevenire gli incendi. Recentemente, i volontari del Ramarro sono stati impegnati in una missione a Malta: «Il primo incontro si è svolto in Sicilia, quando i colleghi maltesi sono venuti qui e abbiamo incontrato insieme tutte le autorità competenti in materia di prevenzione incendi», spiega Laureanti. «Poi sono stati i volontari del Ramarro a recarsi a Malta, dove le aree naturali sono piccole e sempre più erose dalla pressione del turismo. Il loro compito è assorbire quante più esperienze possibili, per aiutare a prevenire un incendio che, in un contesto così fragile, farebbe perdere per sempre le poche aree naturali rimaste».

Intorno a un tavolo e a scuola

Uno degli effetti meno visibili ma più significativi del progetto, secondo Laureanti, riguarda proprio il metodo di lavoro sul territorio. «A livello locale questa attività ha fatto incontrare forze che normalmente operano per conto proprio, senza un tavolo di scambio», racconta.

«Mettere insieme tutti i soggetti che si occupano di prevenzione incendi, soprattutto in un’area come Santo Pietro che ogni anno viene devastata da roghi estesi, è già di per sé un risultato». Fondamentale è il coinvolgimento della comunità. Il progetto prevede infatti una campagna di comunicazione e sensibilizzazione, insieme ad attività didattiche nelle scuole.

Quest’anno le iniziative si svolgeranno separatamente a Malta e in Sicilia, ma con materiali didattici condivisi tra i due Paesi; dal prossimo anno scolastico confluiranno in vere e proprie visite di scambio tra studenti siciliani e maltesi, per costruire tra le due sponde del Mediterraneo una consapevolezza comune sul valore, e sulla fragilità, della macchia mediterranea.

Al progetto, oltre alla Fondazione Avsi e all’associazione Il Ramarro, partecipano il Comune di Caltagirone, l’Università di Catania, l’Università di Palermo, la Lipu e i partner maltesi Nature Trust – FEE Malta, University of Malta e il Civil Protection Department di Malta.

Foto Fondazione Avsi

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 Chiara Ludovisi

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