Alla fine il dado è tratto. Ma non nel modo in cui si aspettavano i 1.200 cittadini che avevano firmato la Proposta di Iniziativa Popolare. Il Consiglio Comunale di Gaeta ha approvato la mozione per l’acquisizione del piazzale dell’ex stazione ferroviaria. Non la delibera popolare che giaceva sulla scrivania del presidente Gennaro Dies dall’autunno scorso. Una mozione della maggioranza. Un atto di indirizzo. La stessa cosa ma con un percorso diverso.
È la storia di una bomba politica abilmente disinescata. O, a seconda di dove si siede, di un obiettivo condiviso raggiunto attraverso la strada giusta. Il sindaco Cristian Leccese esce dall’aula con un risultato che riesce a rivendicare come proprio, anche se è stato il pressing popolare a metterlo nell’angolo e a costringerlo ad accelerare. La politica, in fondo, funziona anche così.
Il colpo di teatro
Ripercorriamo la storia. Da novembre scorso il presidente d’Aula Gennaro Dies aveva sul tavolo una bozza di Delibera di Iniziativa Popolare, cioè una richiesta avanzata dai cittadini e sostenuta con le loro firme. Chiedeva al Comune di ricomprare il piazzale della Stazione Ferroviaria che negli anni scorsi era stato venduto ad una società privata. Le firme a sostegno della proposta le aveva raccolte un comitato coordinato dall’ex presidente del Consiglio Comunale Damiano Di Ciaccio: ben 1.200 firme a fronte delle 200 richieste dallo Statuto. La proposta era tecnicamente blindata: non poteva essere emendata. Il Consiglio avrebbe dovuto votarla così com’era o respingerla. (Leggi qui: La bomba politica di Piazzale Stazione: la maggioranza Leccese al bivio. E leggi anche Il Consiglio sul piazzale della stazione si fa il 4 giugno: la maggioranza balla).
Per la maggioranza Leccese era una trappola. Approvare la delibera popolare significava ammettere implicitamente che il Comune aveva aspettato troppo, facendosi indicare la rotta dai cittadini. Soprattutto significava sconfessare la Giunta del due volte sindaco Cosmo Mitrano, della quale l’attuale sindaco Cristian Leccese faceva parte come vicesindaco. Quell’amministrazione era in carica nel 2019 quando il piazzale fu venduto dall’ex Consorzio Industriale del Sud pontino alla società Cavour Immobiliare per la cifra di 409mila euro, avviando una vicenda poi approdata in tribunale a Cassino. Al tempo stesso, respingerla, invece, avrebbe significato un regalo elettorale all’opposizione a poco più di un anno dalle comunali.
La via d’uscita è stata tecnica prima ancora che politica. Il parere della dirigente del dipartimento finanziario sulla proposta di iniziativa popolare è stato «non favorevole». Perché? Come ha spiegato il sindaco, l’atto era strutturato come un provvedimento direttamente gestionale, non come un atto di indirizzo: l’unica forma «ritualmente corretta al caso di specie». Con questo paracadute burocratico in mano, la maggioranza ha lavorato a una propria mozione, sostituendo di fatto la delibera popolare con un atto che raggiunge gli stessi obiettivi ma porta la firma della giunta.
«Cajeta Anima Vitri»
Il tratto più interessante della mozione approvata è che il piazzale della ex stazione non viene trattato come un problema isolato da risolvere ma come un pezzo di un mosaico urbanistico molto più ambizioso. L’area oggetto dell’acquisizione si estende da via del Piano fino a via Marina di Serapo e comprende non solo il piazzale dove un tempo arrivava la Littorina ma anche l’area dell’ex fabbrica del vetro Avir: la stessa che con la sua crisi e chiusura aveva privato Gaeta del collegamento ferroviario nel 1982. E inoltre, nel perimentro, anche le aree pertinenziali e lo stadio di calcio Riciniello.
Il tutto va inserito nel progetto di rigenerazione urbana «Cajeta Anima Vitri», sviluppato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Costruttori Edili della provincia di Latina. Viene definito nella mozione come «uno dei più importanti e ambiziosi progetti di recupero di aree industriali dismesse dell’intera regione». Se il progetto dovesse prendere davvero corpo, si tratterebbe della trasformazione più radicale che Gaeta abbia conosciuto dai tempi della ricostruzione post-vetreria. Un hub strategico di sosta, viabilità, verde pubblico e servizi: esattamente quello che manca alla città da quarant’anni.
Intanto la mozione sollecita il presidente del Consorzio Industriale del Lazio Raffaele Trequattrini a comunicare la stima patrimoniale del bene. È il primo passo concreto di una trattativa che era già stata avviata formalmente con la nota del sindaco del 24 ottobre 2024 e riscontrata dal Consorzio l’11 novembre dello stesso anno.
La dichiarazione del sindaco
Il sindaco Leccese ha scelto il tono della rivendicazione bonaria, con un tocco di rammarico finale. «Ribadisco ciò che ho sempre sostenuto in audizioni e incontri pubblici: l’Amministrazione comunale mantiene un forte interesse circa l’acquisizione al suo patrimonio dell’area della ex stazione, per l’inserimento della strategica area in un progetto di più grande respiro urbanistico». E ancora: «La ferma volontà dell’Amministrazione comunale resta quella di acquisire il piazzale della ex stazione ferroviaria da parte del Consorzio industriale».
Il passaggio più politico è quello in cui Leccese riconosce implicitamente che la proposta popolare e la mozione di maggioranza puntano alla stessa meta: «Intendo sgombrare il campo da qualunque dubbio in tal senso. Avendo appurato le medesime finalità da perseguire, si è lavorato a un testo condiviso che impegnasse formalmente il sindaco e gli uffici comunali a porre in essere tutte le azioni necessarie per l’acquisizione dell’area». E la chiusura rivela che non tutto è filato liscio: «Dispiace che sulla nostra mozione non vi sia stata l’unanimità, ma l’atto approvato resta davvero significativo».
La lettura dell’opposizione
L’assenza di unanimità dice molto. Significa che l’opposizione del PD (i consiglieri Emiliano Scinicariello, Franco De Angelis e Sabina Mitrano) non ha votato a favore della mozione di maggioranza. Il motivo è intuibile: per i Dem la sostituzione della delibera popolare con un atto di indirizzo della maggioranza rappresenta un’operazione di appropriazione politica di un’istanza civica. I 1.200 cittadini avevano chiesto una cosa precisa con una forma precisa. La maggioranza ne ha approvata un’altra, invocando ragioni tecniche.
Quanto al comitato di Damiano Di Ciaccio: i firmatari della proposta popolare ottengono l’obiettivo sostanziale ma non il riconoscimento formale della loro iniziativa. La politica ha trasformato la loro bomba in un mattone del proprio edificio. È una vittoria? È una sconfitta? Dipende da cosa si considera più importante: il risultato o la paternità.
Quello che è certo è che il piazzale della ex stazione — abbandonato, degradato, estratto dalla vita della città nel momento in cui i treni smisero di arrivarci quarant’anni fa, torna ufficialmente nell’agenda politica di Gaeta con una prospettiva concreta. Se «Cajeta Anima Vitri» diventasse realtà, la città ritroverebbe non solo un parcheggio, ma un pezzo della propria identità. Quella che se ne andò insieme all’ultimo treno della Littorina.
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