Il 4 ottobre torna festa nazionale. La celebrazione di San Francesco ha effetto anche sugli stipendi
Da quest’anno nel calendario delle festività dell’anno scolastico e lavorativo si aggiunge una nuova data.
Il 4 ottobre torna ad essere festa nazionale: si celebrerà San Francesco, patrono d’Italia e più in particolare i valori della pace, della fratellanza, della tutela dell’ambiente e della solidarietà.
Al pari delle altre festività previste dalla Legge anche questa giornata comporta l’astensione dal lavoro o, nel caso di attività lavorativa effettivamente prestata, l’applicazione dei relativi trattamenti economici e retributivi previsti dalla legge e dai CCNL.
La nuova festività, dunque, produrrà effetti anche sulla retribuzione di lavoratori e lavoratrici, evidenti nella busta paga.
Dato che quest’anno il 4 ottobre cade di domenica, la maggior parte dei dipendenti non si asterrà dal lavoro ma comunque potrà beneficiare del trattamento previsto per la festività non goduta.
Questo significa che in busta paga arriverà una quota giornaliera aggiuntiva oltre alla normale retribuzione, tipicamente 1/26 dello stipendio.
Come detto, chi domenica 4 ottobre sarà comunque al lavoro, oltre alla normale retribuzione globale di fatto giornaliera (dove è già compreso ogni elemento accessorio), riceverà la retribuzione per le ore effettivamente lavorate con la maggiorazione per il lavoro festivo, la cui percentuale è stabilita dal contratto collettivo di riferimento (il CCNL commercio, ad esempio, prevede una maggiorazione del 30 per cento). In alcuni casi potrebbe essere previsto anche un giorno di riposo compensativo.
DPFP: scostamento da 29 miliardi, Giorgetti chiede prudenza
Intanto, prosegue il cantiere della prossima Manovra. Il 2 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), chiamato a fissare i primi punti fermi sul pacchetto di novità da inserire nella prossima Legge di Bilancio.
All’approvazione dei dati tendenziali e di previsione sugli obiettivi di finanza pubblica si è affiancata anche la decisione di attivare la NEC, la clausola di salvaguardia sulle spese per energia e difesa, per uno scostamento da 29 miliardi che spinge il deficit al 3,4 per cento per il 2027 e al 3,3 per cento nel 2028.
Lo scenario è meno positivo di quanto previsto inizialmente, tanto che lo stesso Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa ha invitato alla prudenza. Il DPFP è stato approvato “in un contesto particolarmente complesso, in cui fare previsioni diventa sempre più complicato, cosi come i percorsi di finanza pubblica”, ha detto. Servirà “un approccio più prudente rispetto alle cose annunciate” ha precisato, riferendosi alla moltitudine di richieste che si sono susseguite nelle ultime settimane e che sono entrate nella lista dei desideri e promesse per la prossima Manovra.
L’attivazione della clausola di salvaguardia incide direttamente sul margine di Manovra che il Governo avrà a disposizione per mettere in pratica tutte le misure che stanno animando la discussione. Per il solo capitolo fiscale, il conto è già salato e si aggira intorno ai 7 miliardi di euro tra nuovo taglio IRPEF per il ceto medio, detassazione delle tredicesime, eliminazione del bollo auto e flat tax per i giovani, senza dimenticare tutte le flat tax sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori dipendenti che devono essere confermate e soprattutto gli altri capitoli: c’è il lavoro, le pensioni, la sanità, la scuola, le spese che derivano dalle crisi internazionali.
Con l’approvazione del DPFB e l’invito alla prudenza del Ministro, l’ipotesi che si debba restringere il campo di azione è concreta. L’obiettivo è quello di una Legge di Bilancio espansiva, hanno chiarito più volte esponenti di Governo, anche in vista delle prossime elezioni. La lista di richieste, proposte e promesse di partiti e ministeri è già molto lunga e potrebbe crescere ancora. Andranno fatti dei tagli e qualcosa resterà fuori.
Le scadenze del 730 non sono finite
La finestra per l’invio del modello 730 si è chiusa il 30 settembre ma la stagione della dichiarazione dei redditi continua con il modello Redditi e con una serie di altre date di scadenza da segnare in rosso sul calendario.
Anche chi ha già inviato la sua dichiarazione ha ancora tempo per correggere o integrare le informazioni già trasmesse.
Il modello 730, infatti, non è l’unico modo per rispettare l’obbligo dichiarativo: tutti i contribuenti possono scegliere di utilizzare il modello Redditi come via principale di trasmissione dei dati, ma anche come strumento per correggere o integrare i contenuti del modello già trasmesso.
In questo caso, infatti, l’ultimo giorno per inviare la dichiarazione dei redditi è fissato al 31 ottobre che quest’anno, vista la concomitanza con il fine settimana, slitta al 2 novembre.
| Le ultime scadenze della dichiarazione dei redditi |
|---|
| Scadenza | Adempimento |
|---|---|
| 12 ottobre | Comunicazione al sostituto d’imposta di non voler effettuare il secondo o unico acconto dell’Irpef o di volerlo effettuare in misura inferiore |
| 15 ottobre | Annullamento tramite l’applicativo web il modello Redditi (e i modelli RPF correttivi ad esso collegati) inviato senza modello F24 |
| 26 ottobre | Presentazione, solo tramite Caf o professionista abilitato, del 730 integrativo. Possibile solo se l’integrazione comporta un maggiore credito, un minor debito o un’imposta invariata |
| 2 novembre | Presentazione del modello Redditi e invio del modello Redditi correttivo del 730. Ultimo giorno utile per la presentazione di Redditi aggiuntivo del 730 (frontespizio e i quadri RM – Sezione IV, RS e RU) |
| 10 novembre | Presentazione del 730 correttivo di tipo 2 all’Agenzia delle Entrate direttamente tramite l’applicazione web |
| 30 novembre | Versamento del secondo o unico acconto per i contribuenti con 730 senza sostituto d’imposta o con modello Redditi |
| 1° febbraio | Presentazione del modello Redditi tardivo (entro 90 gg, dalla scadenza) |
Il 30 settembre, come detto, si è chiusa chiude la stagione del modello 730/2026, con l’ultima coda dei rimborsi IRPEF sulle buste paga o sulle pensioni.
A questo proposito l’Agenzia delle Entrate ha segnalato l’intensificarsi di una nuova campagna di phishing, truffa online, a teme rimborsi.
L’AdE mette in guardia contro le false comunicazioni che invitano a verificare lo stato di un rimborso cui si avrebbe diritto: si tratta di truffe per carpire i dati personali dei malcapitati.
Rottamazione quinquies: contribuenti alla cassa
I contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quinquies hanno ancora tempo per pagare la seconda rata. La scadenza è fissata al 30 settembre ma per via dei consueti 5 giorni di tolleranza il termine definitivo è quello del 5 ottobre.
In questa nuova stagione di pace fiscale la decadenza non è immediata, ma non ci sono sconti sugli importi da versare.
Chi non ha versato la rata scaduta il 31 luglio scorso non è automaticamente fuori dal perimetro della definizione agevolata. Scatterà la decadenza in caso di due appuntamenti mancati.
Questo, però, non vuol dire che si può evitare di effettuare uno dei versamenti previsti dalla tabella di marcia. La possibilità di non pagare una delle rate senza perdere i benefici della pace fiscale si traduce in un ritardo nella successione degli appuntamenti da rispettare.
Per concludere il percorso, sarà necessario in ogni caso pagare tutta la cifra indicata nella comunicazione delle somme dovute.
Per chi paga le rate della rottamazione quinquies tramite il canale PagoPA è possibile diluire ulteriormente la scadenza. Come? Con l’opzione di pagamento in tre quote senza interessi aggiuntivi.
Per la rata dovuta entro il 30 settembre 2026, infatti, così come per la generalità dei pagamenti all’Agenzia delle Entrate Riscossione, l’utilizzo dei servizi Buy Now, Pay Later come PayPal e Klarna permette di frazionare l’importo dovuto in tre quote, senza interessi aggiuntivi.
Un meccanismo che permette di ridurre l’importo prelevato al momento del versamento senza il rischio di decadenza: all’AdER la rata della rottamazione risulterà integralmente versata.
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