Non soltanto un incontro tecnico, ma un momento di verifica su una delle principali sfide sociali che attraversano il territorio: la lotta alla povertà e l’inclusione delle famiglie più fragili.
Al Complesso Monumentale San Domenico di Trapani si è svolto il seminario formativo territoriale promosso dal Distretto Socio-Sanitario 50 dal titolo “Politiche di contrasto alla povertà nel Mezzogiorno: l’attuazione dell’ADI e il modello operativo del Distretto 50”.
Un incontro che ha riunito amministratori locali, operatori sociali, rappresentanti di Regione, Ministero del Lavoro, INPS, Centro per l’Impiego, Ordine degli Assistenti Sociali e servizi territoriali.
L’obiettivo era fare il punto sull’attuazione dell’Assegno di Inclusione (ADI), la misura che dal 2024 ha sostituito il Reddito di cittadinanza per le famiglie con minori, anziani, persone con disabilità o in condizioni di particolare fragilità.
Un tema centrale per la Sicilia
Il dibattito assume un significato particolare in Sicilia, una delle regioni italiane con il più alto numero di beneficiari della misura. Secondo i dati nazionali aggiornati a fine 2025, oltre il 67% dei nuclei percettori dell’Assegno di Inclusione risiede nel Mezzogiorno e la Sicilia rappresenta da sola circa il 20% del totale nazionale, con oltre 187 mila famiglie beneficiarie.
Numeri che spiegano perché i Distretti socio-sanitari siano diventati un nodo strategico nella gestione delle nuove politiche di welfare, chiamati non soltanto a erogare sostegni economici ma anche a costruire percorsi di inclusione sociale e lavorativa.
Il ruolo del Distretto 50
Il Distretto Socio-Sanitario 50 comprende i comuni di Trapani, Erice, Paceco, Valderice, Misiliscemi, Custonaci, Buseto Palizzolo, San Vito Lo Capo e Favignana.
Ad aprire i lavori è stata la direttrice del Distretto, Marilena Cricchio, che ha sottolineato come la misura finanziata attraverso il Fondo nazionale per la lotta alla povertà stia consentendo di affiancare centinaia di nuclei familiari con interventi che vanno dall’educativa domiciliare al sostegno familiare, fino alla costruzione di progetti personalizzati di inserimento sociale e lavorativo.
“La povertà non è soltanto economica – ha spiegato Cricchio – ma riguarda anche la povertà educativa, la dispersione scolastica e la difficoltà di accesso al mondo del lavoro. Per questo servono interventi integrati e non soltanto assistenza economica”.
Le critiche del sindaco Tranchida
Tra gli interventi più politici quello del sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, che ha espresso un giudizio critico sulle strategie nazionali di welfare.
Secondo il primo cittadino, l’Assegno di Inclusione non sarebbe sufficiente a rispondere alle esigenze del Mezzogiorno dopo l’abolizione del Reddito di cittadinanza.
“La povertà è più presente nel Sud e servirebbero strumenti più forti di inclusione e occupazione”, ha affermato Tranchida, chiedendo politiche che incentivino maggiormente le assunzioni e sostengano le imprese del territorio.
Il sindaco ha inoltre richiamato il tema dei servizi per la disabilità, ponendo il tema che alcuni interventi scolastici di supporto agli studenti con disabilità continuino a gravare sui bilanci comunali.
Il lavoro di rete
Molti degli interventi hanno evidenziato la necessità di rafforzare la collaborazione tra servizi sociali, Centri per l’Impiego e amministrazioni locali.
L’assessora di Erice Carmela Daidone ha ricordato come l’ADI consenta una presa in carico approfondita delle famiglie, mentre l’assessore trapanese Giuseppe Virzì ha sottolineato l’importanza del confronto tra tutti gli attori coinvolti nella gestione delle situazioni di disagio.
Dai comuni più piccoli è arrivata la testimonianza dell’assessora di Custonaci Maria Pia Zichichi, che ha definito il sostegno economico “una risorsa fondamentale per intercettare anche forme di povertà spesso nascoste”.
Dello stesso tenore l’intervento di Irene Pizzimenti, consigliera comunale di San Vito Lo Capo, che ha evidenziato come il potenziamento dei servizi sociali territoriali abbia permesso di individuare più rapidamente situazioni di fragilità e intervenire in modo preventivo.
L’occupazione come obiettivo finale
Uno dei temi centrali emersi durante il seminario riguarda il collegamento tra sostegno economico e inserimento lavorativo.
La referente del Centro per l’Impiego, Tiziana Fodale, ha spiegato che il lavoro degli operatori si concentra soprattutto sui beneficiari considerati occupabili dopo la valutazione multidimensionale dei servizi sociali.
L’obiettivo, ha sottolineato, è fare in modo che il sostegno al reddito rappresenti una fase temporanea e che le persone possano essere accompagnate verso opportunità occupazionali attraverso le politiche attive del lavoro.
Dalla Regione agli assistenti sociali
Nel corso della giornata sono intervenuti anche il presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Sicilia, Giuseppe Ciulla, e la dirigente generale del Dipartimento regionale Famiglia e Politiche Sociali, Maria Letizia Di Liberti.
Entrambi hanno richiamato l’importanza di costruire percorsi personalizzati e duraturi di inclusione, mettendo al centro le persone e non soltanto i numeri delle misure assistenziali.
Una sfida che riguarda il territorio
L’incontro si è concluso con la consapevolezza che il contrasto alla povertà non può essere affidato a un singolo strumento economico.
La povertà che emerge nei territori del Trapanese, come in gran parte del Mezzogiorno, è sempre più multidimensionale: riguarda il lavoro, l’istruzione, l’accesso ai servizi e le fragilità familiari.
Per questo, il modello costruito dal Distretto 50 punta a rafforzare il lavoro di rete tra enti locali, servizi sociali, terzo settore e istituzioni, nella convinzione che l’inclusione sociale passi prima di tutto dalla capacità di accompagnare le persone fuori dalle condizioni di marginalità e non soltanto dal sostegno economico.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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