Quasi 6 colonscopie urgenti su 10 in Italia vengono prenotate oltre i tempi previsti. È il dato più netto che emerge dalla Piattaforma Liste d’Attesa dell’Agenas per il 2026: nella classe U, quella che dovrebbe garantire la prestazione entro 3 giorni, il 59,9% delle colonscopie risulta fuori soglia. E anche quando l’urgenza si attenua, il problema non scompare: il 25,2% delle prestazioni brevi supera i 10 giorni, il 22,6% delle differite va oltre i 60 giorni e il 35,7% delle programmate oltrepassa i 120 giorni con punte oltre i 300.
Numeri che pesano perché la colonscopia non è un esame qualunque, ma una prestazione decisiva per la diagnosi delle patologie del colon-retto e rappresenta un passaggio essenziale nei percorsi di prevenzione oncologica, che può risultare salvavita. Può essere necessaria anche in persone giovani, in presenza di sintomi, familiarità, condizioni di rischio o indicazioni cliniche specifiche. Per questo i tempi di accesso non sono un semplice indicatore organizzativo, ma un tema di sanità pubblica e di equità.
I dati Agenas analizzati riguardano le prenotazioni di primo accesso a carico del Servizio sanitario nazionale e considerano la prima disponibilità proposta nell’ambito dell’Asl di assistenza dell’assistito.
Oltre 160mila colonscopie prenotate tra gennaio e aprile
Tra gennaio e aprile 2026 risultano prenotate in Italia 160.788 colonscopie, il dato mensile si mantiene sopra quota 40mila nei primi tre mesi dell’anno. La quasi totalità delle prenotazioni riguarda appuntamenti fissati dal lunedì al venerdì: 39.183 a gennaio, 40.162 a febbraio, 40.881 a marzo e 34.837 ad aprile. La quota del sabato e della domenica resta quindi residuale.
Nel complesso degli esami diagnostici prenotati a livello nazionale, sempre nel periodo gennaio-aprile 2026, le prestazioni sono oltre 5,5 milioni. Le colonscopie rappresentano circa il 2,9% delle prenotazioni diagnostiche del quadrimestre, ma hanno un peso clinico particolarmente rilevante.
Il quadro nazionale: criticità soprattutto nelle urgenze
La criticità principale riguarda la classe U, cioè le prestazioni urgenti da garantire entro 3 giorni. A livello nazionale solo il 36,9% delle colonscopie urgenti risulta entro soglia, mentre il 3,2% è prossimo alla soglia e il 59,9% è fuori soglia. In valori assoluti significa 458 prestazioni entro i tempi, 40 prossime alla soglia e 744 oltre soglia.
La classe B, cioè le prestazioni brevi da garantire entro 10 giorni, mostra una performance migliore ma ancora lontana dalla piena garanzia: il 69,6% è entro soglia, il 5,2% prossimo alla soglia e il 25,2% fuori soglia. In numeri assoluti sono 7.448 oltre il limite previsto.
Per la classe D, differita entro 60 giorni, il 73,6% delle prestazioni è entro soglia, il 3,9% prossimo alla soglia e il 22,6% fuori soglia. La classe P, programmata entro 120 giorni, presenta invece una quota più elevata di mancato rispetto dei tempi: il 59,8% è entro soglia, il 4,6% prossimo alla soglia e il 35,7% fuori soglia.
La distribuzione per classi di priorità mostra che le colonscopie si concentrano soprattutto nelle classi D e P: il 44,5% delle prenotazioni riguarda la classe differita, il 31,2% la programmata e il 23,3% la breve. Le urgenze rappresentano una quota molto più contenuta, ma proprio su questa classe si registra la percentuale più alta di prestazioni fuori tempo.
Le attese: la coda pesa anche sulle classi meno urgenti
Il dettaglio dei giorni di attesa conferma il problema della classe U. A livello nazionale, l’8,6% delle urgenze trova disponibilità a 0 giorni e il 28,3% tra 1 e 3 giorni. Ma il dato più critico è la quota del 36,9% che attende almeno 31 giorni, del tutto incompatibile con la logica di una prestazione urgente.
Per la classe B, la concentrazione maggiore è nella fascia 6-10 giorni, pari al 34,4%, quindi ancora entro il limite previsto. Tuttavia, il 6,7% delle prenotazioni brevi finisce nella fascia oltre 121 giorni, segnale di una coda estrema che incide sulla capacità di risposta del sistema.
Per la classe D, il 22,5% delle prenotazioni si colloca tra 1 e 5 giorni, ma resta un 11,3% oltre 241 giorni. Per la classe P, il dato più critico è il 21,0% delle prenotazioni oltre 301 giorni, pur in presenza di una quota rilevante entro i primi 10 giorni, pari al 24,7%.
Le Regioni più virtuose: Veneto, Emilia-Romagna e Toscana
Il confronto regionale restituisce un quadro molto differenziato. Tra le Regioni più virtuose spicca il Veneto, che presenta valori elevati di rispetto dei tempi nelle principali classi di priorità: l’88,0% delle colonscopie brevi è entro soglia, così come il 97,4% delle differite e il 95,8% delle programmate, ma mancano i dati sulle urgenze. Le quote fuori soglia sono molto contenute: 5,4% nella classe B, 0,5% nella D e 1,7% nella P.
Buona anche la performance dell’Emilia-Romagna: l’86,4% delle colonscopie brevi è garantito entro i tempi, così come l’85,3% delle differite e l’89,2% delle programmate. Il dato sulle urgenze è poco significativo in termini di volume, ma il profilo complessivo sulle classi più numerose risulta tra i migliori.
Tra le Regioni con i risultati più solidi si colloca anche la Toscana. Le colonscopie brevi sono entro soglia nell’88,4% dei casi, le differite nell’88,8% e le programmate nell’83,1%. Anche in questo caso il dato indica una capacità di risposta superiore alla media nazionale, soprattutto nelle classi B e D.
Le maggiori criticità: Sicilia, Puglia e Umbria
Sul versante opposto emergono tre Regioni con criticità particolarmente marcate. La Sicilia presenta uno dei quadri più difficili: nella classe U il 57,4% delle prestazioni è fuori soglia, nella B il 41,0%, nella D il 57,7% e nella P il 52,0%. In pratica, per le classi differita e programmata più di una colonscopia su due non rispetta i tempi previsti.
La Puglia mostra difficoltà diffuse su tutte le classi di priorità. Il dato più critico riguarda le urgenze: il 72,8% è fuori soglia e solo il 23,0% risulta entro i tempi. Ma il problema si estende anche alle altre classi: il 45,6% delle brevi supera il limite previsto, così come il 39,9% delle differite e il 50,7% delle programmate.
Critica anche la situazione dell’Umbria. Nella classe B solo il 29,7% delle prenotazioni è entro soglia, mentre il 52,3% è fuori soglia. Nella D le prestazioni entro soglia sono il 30,4%, con il 41,8% fuori soglia. Il dato più problematico riguarda però la classe P: appena il 25,1% è entro soglia, mentre il 61,0% supera i 120 giorni.
Lazio e Lombardia: performance intermedie
Un andamento intermedio si osserva invece in Lazio e Lombardia, due Regioni con volumi rilevanti e performance complessivamente migliori della media nazionale su alcune classi, ma non prive di criticità. Nel Lazio il dato è positivo soprattutto sulle urgenze: il 90,0% delle colonscopie in classe U risulta entro soglia, mentre nella classe B il 75,3% è garantito entro 10 giorni. Più contenuta la performance sulle classi D e P, dove le prestazioni entro soglia sono rispettivamente il 71,6% e il 71,8%, con quote fuori soglia intorno a un quarto delle prenotazioni. Anche la Lombardia presenta valori superiori alla media nazionale nelle classi più numerose: il 76,1% delle colonscopie brevi è entro soglia, così come il 78,0% delle differite e il 74,4% delle programmate. Resta però più debole il dato sulle urgenze, dove solo il 44,4% è garantito nei tempi e un altro 44,4% risulta fuori soglia, pur su numeri assoluti contenuti.
Dunque a livello nazionale, la colonscopia presenta una capacità di risposta ancora insufficiente sulle urgenze e anche nelle classi meno urgenti resta una quota rilevante di prestazioni oltre i tempi previsti, in particolare tra le programmate. Permane un forte divario territoriale con Regioni con livelli di garanzia elevati, e altre che mostrano criticità diffuse e persistenti. Nel 2026, secondo i dati della Piattaforma Liste d’Attesa dell’Agenas, il luogo in cui si vive continua a incidere in modo rilevante sulla possibilità di ottenere una colonscopia nei tempi previsti.
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