Premio De Sanctis Sport 2026: Brignone e Del Piero


Il dato da fissare subito riguarda il criterio della scelta. La seconda edizione della declinazione sportiva del Premio De Sanctis legge il campione dentro il contesto in cui agisce. Mette in relazione il podio, il gesto corretto, il progetto sociale e la memoria sportiva. Questa è la chiave che rende coerente una platea apparentemente molto ampia.

Nota redazionale: le righe che seguono ricostruiscono il perimetro dell’evento, spiegano le motivazioni dei riconoscimenti e chiariscono perché la cerimonia del 2026 pesa nel rapporto fra sport, istituzioni e responsabilità pubblica.

Il perimetro esatto della cerimonia

La cerimonia del 3 giugno 2026 porta la sezione Sport, Rispetto e Legalità dentro una sede istituzionale nazionale. La scelta della Presidenza del Consiglio dei Ministri pesa più di una semplice cornice: colloca i riconoscimenti in un punto in cui lo sport viene letto come pratica pubblica, cioè come linguaggio capace di educare al rispetto delle regole anche quando la pressione del risultato spinge nella direzione opposta.

Il premio nasce per valorizzare figure che hanno espresso condotte legate all’osservanza delle regole della competizione e al rispetto dell’avversario. Nel 2026 questo principio diventa concreto attraverso casi molto diversi: la carriera di un campione, l’impresa olimpica, il percorso paralimpico, il tifo costruito come comunità e il gesto di fair play compiuto in partita.

Brignone: il merito sportivo diventa prova di tenuta

Federica Brignone entra nel Premio De Sanctis 2026 con un profilo che unisce risultato e tenuta personale. I due ori olimpici di Milano Cortina 2026, in SuperG e slalom gigante, bastano già a spiegare il peso agonistico della scelta. Il passaggio ulteriore riguarda il modo in cui quel risultato è arrivato: dentro una stagione segnata dal rientro competitivo e da una pressione emotiva amplificata dai Giochi in casa.

Per il premio, la parte sportiva resta il punto di partenza. La parte decisiva è la trasformazione del successo in esempio leggibile. Brignone viene premiata perché il suo percorso mostra come l’eccellenza possa restare comprensibile anche fuori dalla pista: preparazione, gestione della fragilità fisica e capacità di riportare il confronto sul terreno del lavoro quotidiano.

Del Piero: il calcio come responsabilità pubblica

Alessandro Del Piero porta nel premio una memoria calcistica riconoscibile e ancora operativa nel discorso pubblico. Il riferimento al Mondiale 2006 con la Nazionale azzurra supera il richiamo biografico e colloca il calcio dentro una traiettoria in cui il talento individuale assume valore quando resta compatibile con squadra, disciplina e rappresentanza.

La scelta di Del Piero è particolarmente significativa in una fase in cui il calcio italiano cerca spesso parole forti per raccontare le proprie difficoltà. Il Premio De Sanctis lo usa come figura di continuità: un campione capace di parlare oltre la nostalgia e di restituire al calcio un vocabolario centrato su misura, responsabilità e capacità di rialzarsi.

Mazzel e Calciosociale: l’inclusione entra nel cuore del premio

Chiara Mazzel allarga il campo della cerimonia allo sport paralimpico. Il suo 2026 a Milano Cortina ha un profilo netto: oro nel SuperG e tre argenti fra discesa libera, supercombinata e slalom gigante. In un premio costruito sul rispetto delle regole, la sua presenza dà concretezza a un principio spesso usato in modo generico: l’accesso alla prestazione sportiva passa anche dalla capacità di rendere visibili percorsi tecnici che il grande pubblico segue ancora troppo a intermittenza.

Calciosociale, premiato per il progetto Curva dei Miracoli, sposta invece il discorso sugli spazi. Il punto centrale è Corviale, dove il campo e la curva diventano strumenti educativi prima ancora che luoghi di tifo. Il progetto lavora sull’idea di una comunità sportiva capace di rifiutare sopraffazione e linguaggi violenti, costruendo una forma di partecipazione che usa il calcio come palestra civica.

Le menzioni speciali: il comportamento entra nel dossier

La menzione a Tommaso Fumagalli riguarda un gesto di fair play in Reggiana-Südtirol. L’attaccante si è trovato in una situazione potenzialmente favorevole dopo il problema fisico accusato dal portiere avversario Alessio Cragno e ha scelto di fermare l’azione indirizzando il pallone fuori. In un premio sulla legalità sportiva, questo passaggio conta perché separa la regola scritta dal comportamento atteso: il regolamento permette molte cose, la cultura sportiva ne seleziona alcune come esemplari.

La menzione al Parma Calcio si colloca su un altro piano. La campagna Stop Domande Stupide, lanciata in occasione dell’8 marzo, ha affrontato il tema dei pregiudizi di genere nel calcio con il coinvolgimento del club e della squadra femminile. DAN Europe porta infine dentro il premio la dimensione della sicurezza subacquea, un settore dove la cultura della prevenzione ha la stessa importanza del gesto tecnico.

La giuria e il peso istituzionale

La giuria presieduta da Gabriella Palmieri Sandulli include Andrea Abodi, Gianni Letta, Marco Mezzaroma, Michele Uva, Giuseppe Chinè, Marco Tardelli, Flavio Siniscalchi, Chiara Palermo e Gianfranco Coppola. La composizione mette insieme istituzioni, sport praticato, governo delle regole e comunicazione pubblica. Questa architettura assegna al premio una funzione precisa: consegnare riconoscimenti e ordinare una gerarchia di comportamenti da portare fuori dall’evento.

Il passaggio su Alex Zanardi chiude il cerchio simbolico. L’omaggio alla memoria inserisce nel racconto una figura che ha già superato il confine della singola disciplina. Qui il premio osserva il modo in cui una storia sportiva può diventare patrimonio civile condiviso, oltre la cronaca di una carriera.

Il confronto con la prima edizione chiarisce il salto di scala

Il 2026 assume un peso diverso se letto accanto alla prima edizione. Nel 2025 il Premio De Sanctis Sport, Rispetto e Legalità aveva già costruito un perimetro autorevole con figure come Giovanni Malagò, Stefano Milone, Luca Pancalli e Dino Zoff. L’edizione successiva amplia la grammatica del riconoscimento: aggiunge l’impatto olimpico casalingo, la dimensione paralimpica recente, il progetto territoriale e la comunicazione sociale di un club professionistico.

La crescita del premio si misura quindi nella qualità degli incastri. Brignone e Del Piero garantiscono riconoscibilità immediata, Mazzel e Calciosociale aumentano la profondità sociale, le menzioni speciali fanno entrare il singolo comportamento nel sistema del premio. La sintesi finale è chiara: lo sport viene valutato per ciò che produce nei contesti reali, dentro e fuori la competizione.

Il collegamento interno con il racconto del Quirinale

Nel nostro archivio recente, Brignone e Del Piero compaiono anche nel racconto di I Volti della Repubblica al Quirinale, dove lo sport era parte di una narrazione civile più ampia sugli ottant’anni del Referendum del 1946. Il Premio De Sanctis sposta quel ragionamento in un luogo diverso: il focus diventa la selezione di esempi sportivi che aiutano a definire quali comportamenti meritano visibilità pubblica.

Il collegamento fra i due articoli è utile perché mostra una continuità di linguaggio. In entrambi i casi lo sport viene chiamato a rappresentare qualcosa che va oltre il risultato. Nel contesto del Quirinale la funzione era simbolica e televisiva; nella cerimonia De Sanctis diventa criterio di valutazione, con nomi e progetti scelti per sostenere una precisa idea di responsabilità.

Cosa cambia nella lettura del premio

La novità più interessante è metodologica. Il Premio De Sanctis Sport, Rispetto e Legalità 2026 tiene il campione dentro il contesto che lo rende esemplare. Dentro la stessa cerimonia convivono medaglie olimpiche, memoria calcistica, tifo educativo, gesto di correttezza in partita, parità di genere e sicurezza. Questa composizione impedisce una lettura puramente celebrativa e costringe a guardare allo sport come infrastruttura sociale.

Da oggi il premio ha un’identità più riconoscibile: premiare il risultato quando resta legato a una condotta, valorizzare il comportamento quando produce un effetto collettivo e dare spazio a progetti che trasformano campi, curve e club in luoghi di educazione. È una traiettoria che parla direttamente a federazioni, società e territori.


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 Junior Cristarella

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